Erotismo e Pornografia: quando la spettatrice è donna…

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Il mondo lesbico è un mondo che conosco solo da fuori. Il mondo femminile invece lo conosco in parte “da dentro“, avendo un corpo xx e in parte certi istinti ed esigenze, e avendo subìto aspetattive sociali al femminile per decenni, e in parte ancora adesso.

Spesso le attiviste lesbiche devono spiegare la loro estraneità al “sesso lesbo tanto conosciuto, creato, e desiderato dagli uomini etero, in cui porno-attrici etero fanno pratiche gradite al voyeurista maschio eterosessuale.

Non voglio giudicare l’amore per il sesso lesbico da parte dell’uomo etero. Le frociare (morbosamente amiche dei ragazzi gay) e le ragazze etero amanti dello yaoi/loveboy (manga con ragazzini omosessuali efebici) o delle fanfiction gay (storie su personaggi di manga o serie tv che si scoprono omosessuali) non sono da meno,
ma a volte temo che l’attivista lesbica spesso, per distanziarsi da tale “ciarpame binario“, debba, per motivi “politici“, presentare il suo modo di amare in modo casto e spirituale, come, fisiologicamente, invece non è.

Al mondo degli uomini gay associamo saune e cruising, al mondo etero associamo fetish, scambismo, e BDSM…e cio’ che unisce questi due mondi è la presenza dell’uomo, quindi è lui il” tentatore“, anche nel caso di coinvolgimento di donne etero e bisex.

Infondo anche gli oggetti del “piacere” femminile, i vibratori, nacquero nei manicomi per curare l’isteria, attribuita alla repressione sessuale.

Ma esiste un piacere pensato dalle donne per le donne? Una regista etero americana ha fatto una collana porno per donne. Per donne etero.

Ma…le lesbiche? Ci sono tra loro feticiste, scambiste, sadomaso?
Usano oggetistica? Giochi di ruolo? lattice?
Sono voyeriste? sono esibizioniste?

Dopo uno dei miei status provocatori su fb, mi è stato segnalato questo link

http://natafemmina.blogspot.com/2011/01/post-porno.html

ma anche questo..

http://queerporn.tv/

che riprendono il modello femminile della “suicide girl (modello erotico del mondo alternativo…punkettone, darkettone, tatuate…pin-up post moderne e cyberpunk), associandolo a modelli lesbici (dyke, butch) e modelli transgender ftm (queer, genderqueer, transgender)…

A dirla tutta in un mondo in cui l’erotismo si basa sui generi e non sui sessi, mi sarei aspettato modelle transgender mtf..ma vabbeh..l’ennesima conferma che alla fine una lesbica preferisce comunque un portatore di patata a una donna senza patata…alla faccia dell’identità di genere.

Post semiserio: un po’ di “frociologia” for dummies

Cari amici,
questo post vuole essere volutamente semiserio.
Ero in treno, di ritorno dal lavoro, un anno fa, quando sono entrato in contatto con questo articolo:
Cercasi butch astenersi tomboy“. Era un articolo che spiegava la sottile differenza tra infiniti tipi di lesbiche dicendo che solo le donne hanno tutte queste sottocategorie mentre esse non sono presenti nell’universo gay maschile.
Le categorie erano più o meno le seguenti:

Butch: lesbica mascolina, mei modi e nell’estetica. Spesso è una mascolinità di un certo tipo, ovvero legata a piercing (soprattutto al sopracciglio), tatuaggi, muscoli.
Soft Butch: lesbica mascolina ma che mantiene elementi di femminilità.
Tomboy: ragazza maschiaccia spesso dal fisico snello, ambiguo ed androgino. Molto amanta da un certo tipo di eterello curioso. Di solito viso molto fine e bello
Femme: la grande famiglia delle lesbiche più o meno femminili. della serie “nessuno direbbe che è lesbica”
Lipstick/Chopstick: lesbica da locale modaiolo, molto legata alle griffe, ai “contatti ganzi” e al mondo etero “coi soldi”.
Quasi mai questo tipo di lesbica viene vista pascolare nell’attivismo.

Inoltre, come termini generici per parlare di lesbiche abbiamo “lelle“, “sgundule“, “sgrulle” e a volte anche “finocchie“.
Raramente una lesbica si dice “gay“, qui in Italia. Anche per il termine omosessuale, diverse donne associano “omo” (che deriva dal greco, uguale) con homo (dal latino, uomo), e rifiutano questo termine pensando che sia solo per omosessuali uomini.
Alcune donne preferiscono rifiutare la parola “lesbica” perchè associata alla pornografia. E per il suono sgraziato e forte di “sb“.

E’ in realtà inesatto dire che non ci sono simili categorie nel mondo dell’omosessualità maschile, e probabilmente chi curava quel blog non lo conosceva abbastanza:
Twink/efebo: ragazzo dalle sembianze efebiche che, pur essendo oltre i vent’anni, richiama l’estetica di un ragazzino
Androgino: ragazzo dai tratti estetici ambigui e parzialmente femminili. Sebbene abbia qualcosa in comune coi twink (una voce non profonda, l’essere sbarbato), visto che vi sono similitudini fisiologiche tra una donna e un ragazzino, esso ha tratti che lo riportano di più verso il femminile, spesso anche fianchi non stretti, le mani, i capelli non sono molto corti.
Checca: (in Nord Italia anche “sfranta” o “sciampista“): ragazzo, indipendentemente dall’estetica, che si atteggia in mondo frivolo ed effeminato. Spesso si trucca e di depila, ama la moda e segue il gossip. Frequenta spesso discoteche gay e si circonda di amiche etero alla moda a cui fa da consigliere.
Bear: I bear è una grande famiglia interna al mondo gay, che comprende un tipo di omosessuale esteticamente virile ma professa uno stile di vita schietto, semplice, e basato sui valori.
I bear sono in genere contraddistinti dai non pochi peli, la barba, i capelli rasati e il fisico robusto.
I “muscle bear” sono muscolosi e asciutti,
i “chubby” sono grassi,
le “lontre” sono magre ma pelose”,
i “cub” sono giovani “cuccioli” d’orso con caratteristiche appena accennate,
i “daddy bear” sono orsi over 40
Poi vi sono diverse categorie di “fan” dei bear, dagli admirer ai chaser (cacciatori d’orsi).
Daddy: generico per gay over 40
Leather: gay appassionati di pelle, BDSM, feticismi vari tra cui uniformi.

Sono presenti inoltre diversi termini, nati come dispregiativi, ma rivendicati dalla comunità gay: finocchio, finocchia, frocio, frocia, passiva..

Sono visibili, frequentano i “locali giusti“, episodi sociologici interessanti, in cui vi è un dissapore di base tra le mascoline e le femminili, e allo stesso modo vi è un disprezzo dei bear per le checche, del bear di 100 kg per quello di 80kg, dei modaioli per i gay nerd, degli attivisti per tutti gli altri.
E’ utile segnalare anche questi altri significati più che altro legati al mondo attivista.

Il “Velato” è una persona (spesso gay uomo ma ci sono ovviamente, e sono molte di più, le “velate” lesbiche, che vivono da “finte etero“) omosessuale che vive la sua omosessualità di nascosto tramite locali e portali e vivendone principalmente la dimensione sessuale. Il termine credo sia nato nell’attivismo e viene usato in modo dispregiativo.
Ultimanente si riscontrano tanti “velati” nel transgenderismo ftm, essendo che la terapia ormonale consente la non distinzione di un ftm da un uomo biologico (da vestito, ovviamente).

Il “Gender Fucking” è l’atteggiamento, tipico dell’attivismo storico, di usare liberamente il genere soprattutto per definire omosessuali maschi col genere femminile in modo giocoso.
Si tratta di un tipo di attivismo in cui (si faccia presente che si tratta di una fase in cui i trans ftm erano poco conosciuti), mediamente le associazioni erano popolate da omosessuali maschi, trav e transessuali mtf (chiamate I trans, all’epoca, mentre si sarebbe detto LE trans per gli ftm, così come anche all’epoca si coniugava in psichiatria). Non vi era ancora il concetto di transgender svincolato da pratiche ormonali, ed era uso dare il genere “genetico” a chi non fosse in transizione.
E’ un tipo di attivismo che tende a vedere con diffidenza l’attivismo LGBT da parte di persone etero (tra l’altro fenomeno all’epoca quasi inesistenti) e che accusava chi era bisessuale dichiarato o queer di un semi-velatismo verso una reale omosessualità.

In ambienti omosessuali viene usato il termine “ndocojocojo” per descrivere persone bisessuali, come a voler intendere che chi è bisessuale si scopa non solo indifferentemente uomini e donne, ma qualsiasi cosa respiri, cosa chiaramente non sempre (anzi, quasi mai) vera.

Un personaggio “inquietante” di questo mondo di termini poco ortodossi è la “frociara” o “Frociarola“:
secondo le mie ricerche presso blog e forum, la frociara è anche lei un po’ disforica, in quanto sarebbe una checca isterica nel corpo di una donna di solito anche corpulenta.
Sarebbe la classica migliore amica frivola di un gay lì pronta a raccogliere le sue confidenze promiscue. Riderebbe in modo sguaiato per rompere l’imbarazzo di essere l’unica donna nella comitiva di gay e, non si sa secondo quale legame genetico, sarebbe spesso caratterizzata da una cofanata di capelli ricci.
Di sinistra, anticlericale e paladina dei gay, ovviamente zitella o sfruttata dallo stronzo di turno, con una vita sessuale imparagonabile all’amico promiscuo checcoso, di cui invidia la libertà sessuale…in realtà sogna di sposare il principe azzurro. Eterosessuale di solito reduce da un trauma con gli uomini etero, che la porta a non frequentarli, come del resto non frequenterebbe le donne perché uscirebbe esteticamente sconfitta dalla classica competizione femminile.
Conoscerebbe bene il mondo mondano gay, locali, discoteche, e a volte anche quello dei Pride, fiaccolate, in cui la frociara infoiata sarebbe in prima linea a difendere i diritti del “suo” gay. Spesso vive sola in città. Magari ha anche avuto una fase di esperimenti lesbici o bisessuali, finita perché anche li è stata vittima dell’estetismo tipico di certi ambienti modaioli lesbici. Sono a loro insaputa prese in giro dai gay. A volte sono una specie di figura materna per il gay di turno, magari rifiutato in famiglia, e che loro segretamente ambiscono. Si crea a volte un rapporto un po’ morboso…si parla di frociare parcheggiate dietro al cespuglio mentre il gay si sollazza, pronte a raccogliere le confidenze fresche, ma a questo punto credo che siano leggende metropolitane.
Insomma, per capirci..se avete in mente Grace di “Will e Grace” avete capito cos’è una frociara.
Non tutte le amiche dei gay sono frociare. Nelle frociare vi è un “compiacimento” a dire di avere l’amico gay e l’essere gay diventa quasi più importante dell’amico stesso.

Finita la carrellata di termini, una nota demenziale rispetti a certi modi di dire, tipo “pisellabile“, quando un tipo è appena sulla soglia del decente.

Nath