Checche, Froci e Frociare

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Per la collana “la fiera dello stereotipo”, oggi approfondisco un tema toccato anni fa all’apertura del blog, ma poi abbandonato.

Mi perdoneranno i lettori per l’uso di parole come “checche“, “froci” e “frociare“, ma penso che come i neri possano darsi del “negro“, lo stesso valga per noi.

E’ facile parlare di binarismo pensando a un ragazzo etero macho e machista e a una sciacquetta che gli ballonzola attorno con una gonna giropassera e un tacco tredici.
Ma abbiamo mai riflettuto sulla misoginia del mondo gay, e persino dei gay che consideriamo “effeminati”?

I froci, e le loro frociare: quante volte li abbiamo visti insieme, in locali sbarluccicosi e frivoli, e quante volte ci siamo chiesti cosa cercassero l’una dall’altrA?

Un certo tipo di donna eterosessuale, attratta esclusivamente dall’uomo eterosessuale E virile.
Il suo binarismo le impedisce di vedere anche solo un androgino o un efebico etero come portenziale partner, si tiene alla larga dai bisessuali, considera i gay virili come dei “fuoricatalogo“, e che considera il gay effeminato come una sua simile.
Diventa amica della checca effeminata e passiva, che, spesso esterna ai giri dell’attivismo, è ancora vittima degli stereotipi eterosessisti, e si ritrova con lei a sospirare, a confrontarsi sul loro non dissimile “ruolo di genere e sessuale femminile” e di quanto sono stronzi “gli uomini” (come se la checca non lo fosse o tale non si considerasse).

Non si tratta quasi mai di donne avvenenti. Spesso molto femminili, o frustrate dal non esserlo. Molto alla moda o comunque nel tentativo di esserlo, lettrici accanite di riviste femminili. Avvezze a gonne, trucchi. Un po’ meno ai tacchi, visto che spesso le frociare sono corpulente e si danno di non poter volteggiare in modo leggiadro su quelle trappole dodici.

Le frociare hanno un meccanismo perverso tramite il quale inconsciamente “invidiano” il dramma dell’essere gay, e spesso si sforzano di immaginarsi lesbiche, per subire anche loro la “sorellanza della minoranza“. Ma poi sorridono, guardano la checca, dicono quando ad entrambi piaccia il “cazzo”, e tornano “etero”, o meglio, come amano dire per gioco, “checche in corpo da donna”, e non per una qualsivoglia disforia di genere, ma per connotare una vicinanza all’amico gay.

La frociara è di centrosinistra, area piddina. Ha il tipico buonismo inconcludente da PD sui diritti civili, che affronta in modo totalmente irrazionale e sentimentale. Parla di matrimonio gay, di adozioni gay e di poco altro, condendo il tutto di frasi fatte e strappalacrime in stile trasmissione di Barbara D’Urso.
Ama parlare molto della sua amicizia con la checca. Ogni volta che nomina quel suo amico, lo caratterizza con l’etichetta “il mio amico gay” e, dopo una pausa, ci tiene a farci sapere che non ha alcun problema ad avere un amico gay, che non è poi così diverso dai “normali“, che si trova bene, che lui è sensibile, che la capisce,e un’altra vagonata di stereotipi che la poveretta introduce più che altro per ignoranza, e non per cattiveria.

La frociara non ha molte amiche. Ha un rapporto controverso con la sua comitiva di amiche al femminile, tutte zitelle, ma le altre più curate, magre, belle e in tiro. Sono tutte single, ma le altre chiavano. Sono spregiudicate, lei invece si porta dietro il bigottismo di sua madre, e lo supera solo a chiacchiere.
Lei spesso si confida con “lui” dicendo che le amiche non la capiscono, che sotto sotto sono invidiose di lei (non si capisce di cosa, ovviamente, ma la checca la asseconda ridendo di lei, dentro di lui)…

La checca invece non è temuta. Al massimo è solo invidiata per il suo rapporto diretto col sesso, per la disinvoltura con cui esclama “ah, peeeerò” quando sale un bel ragazzo virile in metro, con cui va agli incontri da gayromeo (mentre lei ha sempre paura che chi la contatta su meetic sia un maiale che di lei si vuole approfittare, o ha paura ad andare in metro da sola la sera…).
Inconsciamente al “buonismo” del desiderio di dare diritti civili al suo amico, c’è un senso di rivalsa. Lei è brutta, corpulenta, ma è comunque “normale”. Non so quando e come lo dica a se stessa, ma sotto sotto lo pensa. Compatisce il suo amico, sa che lui, diversamente da lei, non è “normale” e che il massimo che si può fare è “accettarlo“.

Molto peggiore è il comportamento della checca sfranta. Se la frociara ha pennellate omofobe per ignoranza, la checca ha pennellate misogine per cattiveria e rodimento di culo.
La checca sfranta è un personaggio da Borgo del Tempo perso o locali simili in altre città rispetto a Milano. E’ modaiola, si parla al femminile (genderfucking), e non è molto interessata alle associazioni: al massimo va all’Arcigay per via delle conoscenze che ha già li, conosciute tramite locali.

Essa è misogina. Guarda con compassione e invidia le donne eterosessuali, invidiando i loro maschioni eterosessuali che, dopo qualche esperimento da saunista, poi tornano dalla donna. Invidiano il fatto che loro debbano fare tanta fatica per attirare l’attenzione del maschio “vero” (a loro interessa l’etero, quello che le fa sentire “donne e cagne“, e schifano gli altri omosessuali, le “amiche” checche, a causa dell’omofobia interiorizzata di cui non sono coscienti).

E’ chiaro che la misoginia della checca sfranta fatica ad apparirci allo sguardo. Siamo abituati all’uomo misogino trabordante di machismo e virilità ostentata, eppure anche una checca effeminata, nella sua stereotipizzazione e volgare imitazione della donna può essere misogina, persino più misogina.
La checca non riesce a credere che persino la donna più sciatta, essendo dotata di una vagina, e quindi essendo considerata donna nel samsara del binarismo, può avere uomini etero desiderabili, magari un bel bear (che nell’ottica etero non è che sia considerato tanto “bono”, quindi può andare tranquillamente in dotazione “d’ufficio” a una donna brutta e sciatta).

La checca fa battute sul ciclo mestruale. “Una donna sanguina tre giorni e non muore ah ah”. Del resto la frociara non batte ciglio a queste battute misogine. Non ha la necessaria coscienza di genere per rendersene conto.
Tuttavia, la checca, nel suo binarismo inconscio ed interiore non riesce a fare a meno di sentirsi “donna” nel suo ruolo passivo, e così pensa che quelle sciatte corpulente che segretamente disprezza e che inspiegabilmente gli vogliono essere amiche possano servire per sfogarsi su tematiche simili.
Così la checca stempiata si confida all’amica frociara dicendo che Davide non vuole lasciare la sua lei per lui, e anche la frociara ha un Michele che non vuole impegnarsi, o che non la guarda, e così le nostre eroine sospirano insieme dicendo “ah, gli uomini, sono figli delle donne, ma non sono come noi!” (cit Mia Martini).

Infine, lui non riesce a vederla così sciatta. Se lui avesse la fortuna di avere un corpo femminile, mica lo tratterebbe così, e allora spinge che lei si curi, in puro spirito eterosessista, per piacere all’ “uomo vero“, quello etero, che è il sogno anche di lui. La incoraggia con gonne, trucco e parrucco, rimproverandola se non è abbastanza femminile, se ha comprato qualcosa di unisex perché non si trova altro nel target delle taglie forti, o se la di lei incapacità di gusto le ha fatto comprare una gonna pantaloni bordeaux che ricorda per forma e dimensioni un tendone da circo, o se non si è curata la ricrescita della tinta, dello shatoush, o non si è rifatta il trucco in modo adeguato.

Allora quando lei si considera brutta, lui che sa che è la verità, la guarda e chiamandola “tesoro”, o “amore”, o “stella”, le dice che cambiando colore o piega sarà una regina (sapendo che sembrerà un elefante truccato e parruccato, ma le deve pur dare qualche speranza…e si diverte anche a farlo).
Segretamente, ma in modo malcelato, la considera microcefala. Sa che se l’uomo (che binariamente è quello etero) avesse il cervello, sceglierebbe lui, e non quella microcefala. Ma l’uomo ha il battito aniname, ragiona con l’uccello, e quindi…sceglie lei e non lui. Eppure se sapesse come lui fa i pompini, che in quel momento è piu’ “donna di tutte le donne”….La odia perché lei nonostante tutto si può sposare. Che nessuno l’ha mai riproverata da piccola, quando lei poteva giocare con le bambole.

Per anni noi persone transgender e bisessuali ci siamo chiesti chi fosse il disprezzato e chi il disprezzante in questo bizzarro connubbio “frocio + frociara“. Infondo abbiamo subito il loro disprezzo e incomprensione per anni, e ci possiamo permettere di sfotterli un po’.

In conclusione, sono convinto che l’amicizia tra froci e frociare si basi su un tacito disprezzo reciproco

La vecchia checca attivista

Elio_Veller

La vecchia checca attivista era giovane negli anni settanta/ottanta, ha l’età che avrebbe mio padre, solo… la versione “checca pelata” di uno dei nostri padri.
La vecchia checca ha fatto attivismo sulle piazze quando a fare attivismo c’erano solo le passive arrabbiate come lui, arrabbiate, direi anche giustamente, col mondo etero che non le contemplava (c’era il frocio, e ovviamente il normale), arrabbiate perché la visibilissima effeminatezza le aveva fatte pestare fin dall’infanzia, arrabbiate perché i velati ogni tanto se le bombavano per poi tornare da mogli e figli, perché ovviamente il frocio è il passivo!
La vecchia checca, infatti, è passiva. Le altre checche erano per lei quasi delle amiche, fare qualcosa con loro sarebbe stato come fare le lesbiche!
La vecchia checca aveva delle amiche donne (le frociare). Divorziate, disastrate, in sovrappeso. Con un sorriso le salutava, compatendole ma invidiandole, perché quei pachidermi in gonnella sotto sotto ogni tanto qualche etero separato o divorziato al karaoke riescono a scoparselo senza problemi, se riescono a vincere il muro di bigotteria dietro a quale sono intrappolate.

La vecchia checca ha un’amica, “checca” anch’essa. Insieme sognano il pisello Calogero, di un bel muratore ignorante e zozzo, velato, che tratta il loro culetto come quello delle donne. Passa, fa quello che deve fare, e se ne va, sentendosi ancora più masculu, perché ha cosi’ tanta voglia che “ogni buco è galleria”, ed è realmente convinto che buttarlo nel culo a una checca significhi, comunque, essere etero (o “normale”, o “masculu”…non credo arrivi a simili raffinatezze).
All’amica non basta sentirsi “donna” prendendolo in bocca di uno che si definisce etero. L’amica è donna dentro. L’amica vuole fare la transizione. L’amica vuole fare la vaginoplastica!
La vecchia checca lo sente come un tradimento, come se lei non si accettasse come uomo, come se volesse transizionare solo per competere meglio con le donne. Non capisce nulla della disforia dell’amica, non capisce nulla del fatto che l’amica è di identità di genere femminile e vivere da gay è stato solo un passaggio prima di comprendersi del tutto. Non capisce che l’amica vorrebbe vedere una donna anche quando è nuda davanti allo specchio, che vorrebbe essere chiamata al femminile non soltanto dal velato che se non usa il femminile non riesce a farselo venire duro. Che vuole avere i capelli lunghi, e non mettersi una parrucca o un perizomino di pizzo solo per illudere Calogero che “infondo è nommmmàle”.
E allora la checca odia, odia i velati, quelli che lui chiama “bisessuali”, anzi no! la bisessualità non esiste. Sono porci opportunisti che si approfittano di noi “ragazze”. Ma infondo è il destino di “noi ragazze” penare per i veri “masculi”, che ci trattano così, come, essendo “donne”, meritiamo. Se non lo facessero non sarebbero dei veri masculi, quindi possiamo odiarli, penare e sospirare per loro, ma se fossero “come noi”, sarebbero “amiche”, quindi così infondo li vogliamo!
E cosi’ la checca rimane sola, con l’amica che progetta la vaginoplastica e la checca pensa che sia un modo di autopunirsi perchè frocio. Pensa che voglia evirarsi, privarsi il piacere, rinunciare al piacere in uno spasmo, in un’impulso di autodistruzione. Da quel giorno odia le ragazze trans, e la facilità che esse hanno con gli uomini, coi “veri” uomini. Quelli che sembrano etero, il vero oggetto del desiderio. Il resto è merda.

La vecchia checca invecchia, passano anni in cui nell’attivismo arrivano i bisessuali. Non i muratori velati con moglie e figli, ma quelli che vogliono fare attivismo, esporsi, ma la checca anziana li molesta, li stuzzica con frasi del tipo “si, tu ti fai uomini, donne, cavalli, lavatrici…” o “sei un andocojocojo” o peggio “si si..tu sei bisessuale nel senso che lo prendi sia in bocca che in culo!“.
E odia le trans, tra cui riconosce le amiche vecchie checche del passato, a cui ha sempre dato il femminile (sai, il genderfucking), ma adesso improvvisamente dà il maschile. “tu non puoi dimenticare che eri frocio come noi”…

Se l’è cavata, la vecchia checca. E’ sopravvissuta all’AIDS, mentre amici piu’ piacenti si sono lasciati fregare dagli impulsi, dal “Battito animale”. La vecchia checca ci spiega che “noi non possiamo capire”, nè “noi donne”, nè “noi eterosessuali”, quando spasmo abbia una checca quando lo vuole ad ogni costo, subito e senza profilattico, perché, lei dice, è nel DNA di loro “ragazze“, per questo un sacco di sue amiche sono morte. Quando il battito animale chiama, non si può far niente. C’è un luogo di battuage dove attrarre il solito Calogero per un attimo di svago, oppure una frase su GayRomeo. “Ospiti?” Non stasera, non domani. Adesso. Perchè il battito animale ti sta chiamando adesso. Si, è vero. Sei carino. Potrei salvare il tuo numero e chiamarti domani, se ospiti, ma domani sarai già obsoleto. Perché io ho voglia adesso. 

Ma lui è ancora qua, e sono gli anni duemila. Sente parlare delle translesbiche. Non capisce. Non riesce a capire. Se le sue amiche avevano cambiato sesso per piacere ai manzi piu virili e piu appetibili, che senso ha fare tutta questa “parruccata” per poi andare con le donne?
Le amiche trans del passato si erano tutte sposate, diventate di destra, e di chiesa…ma queste translesbiche? perchè? “se volevano andare con le donne potevano rimanere uomini“, pensa e rimugina la vecchia checca. Non capirà mai che la condizione trans non c’entra nulla con l’orientamento sessuale, che la gente non cambia sesso per normalizzarsi o per essere più appetibile sessualmente. Chè c’è molta differenza tra un omosessuale passivo che si sente “troiA” quando va con Calogero, che usa il femminile su se stessa per gioco, o per tradizione, e una donna trans, ovvero una persona xy di identità di genere femminile.

Poi viene a sapere che c’è un ragazzo, un ragazzo ftm, che, ancora piu’ follemente rispetto alla translesbica sopracitata, va con gli uomini, e solo con gli uomini!

Che scempio! Lei che poteva averli tutti! quelli piu’ maschi, quelli appetibili, quelli che “se fosse veramente un gay” bramerebbe. Il muratore sporco che prima dal lavoro va a dare una bottarella alla checca disponibile…come fa questo “presunto uomo” a non desiderare di voler portare via questo bel maschione etero alle donne? dimostrare che i pompini li sa fare meglio lui?
Cosi’ la penserebbe se fosse un vero gay! ma non lo è!
Quando era piccolA, quell’ftm , ci poteva giocare con le bambole! ha avuto la vita facile lei! (pensa la checca indispettita!)
Ma cosa vuole questa da noi? povera pazza. Avra’ letto qualcosa della teoria queer, e si è rovinata. Poteva vivere da donna etero, con accanto un bravo ragazzo etero, ma no! lo discrimina, osessionata dalla teoria queer e piena di queste cazzate in testa! queste cazzate antibinarie che hanno rovinato tutto!
Un tempo c’eravamo noi! noi! le checche, le “ragazze”, ovviamente solo passive (figurati !) e i bei ragazzi etero, che ci contendevamo con le donne…ed eravamo molto piu brave noi a letto! (ricorda a se stessa la checca mentre prova a capire cosa vuole questo ftm!). E ora invece sono tutti versatili, tutti queer, e anche le donne si spacciano per noi per ingannare i pochi maschi che ci sono rimasti ora che le donne la danno allegramente! Come era bello quando le donne dovevano rimanere in casa a fare la calzetta e i bei maschioni si svuotavano le palle con noi! Come era bello il mondo antico, dove l’unico amore puro era quello tra uomo e fanciullino, e le donne stavano al loro posto!
E poi lei si puo’ sposare! cosa vuole! (ovviamente non si rende conto che l’ftm non vorra’ MAI sposarsi come donna etero), puo’ fare figli! puo’ partorire (idem con patate! il poveraccio non capisce cosa è la disforia, quindi immagina che l’ftm non veda l’ora di partorire!), insomma cosa ha questa in comune con noi! Cosa ne può capire di gay? perchè vuole fare attivismo coi gay? è una frociara mascherata da noi? Lei non veniva picchiata perchè non poteva essere effeminata da piccola! come può capire cosa abbiamo provato noi “ragazze”!!! che vada nelle associazioni trans! a farsela con gli altri trans! (ovviamente siccome i gay se la fanno coi gay, le lesbiche con le lesbiche, nella sua testa bacata i trans amano…i trans!).

Poi un giorno scopre che l’ftm, zitto zitto, se la fa col suo il suo pupilletto, con quel bel pargolo che si è coltivato per anni, dicendogli che no, non era bisessuale, che era gay, perchè i bisessuali non esistono, e sono solo i gay che non si sono ancora accettati, e che “persino lui a sedici anni è stato bisessuale” (non nel senso che ha visto la patata, nel senso che si è definito tale come compromesso), e cosi’ scatena su di lui tutta la sua sofferenza, quando i genitori, gli amici, e tutti gli altri, lo avrebbero voluto etero, o “almeno”, bisessuale, o meglio, che avrebbero tanto voluto che lui provasse a metterlo dentro alla Carmela del paese, che ce l’avrebbe fatta, e avrebbe frenato quel “prurito”, quello che, per i suoi amici etero, anzi, Nommàli, era solo una perversione, un capriccio, e non un orientamento. La vecchia checca, da giovane, ha dovuto dire a così tante persone, che era “solo frocio“, “solo passivo“, che “non c’era speranza“, che quando un ragazzo giovane ipotizza, nella scoperta di se stesso, che potrebbe essere attratto anche da donne (in un’epoca molto diversa da quella della gioventù della vecchia checca, quindi con presupposti totalmente diversi), subito lo censura e lo riporta verso l’identità politica,e quindi anche personale, di ragazzo totalmente omosessuale. Glielo ripete tante volte, come un mantra, che l’efebo alla fine matura provvisoriamente questa immagine di se, anche perché eterolandia lo sta allontanando e ha bisogno dell’accettazione e dell’accoglienza almeno della comunità frocia.
Inoltre la vecchia checca lo fa accedere a casa sua,  nei suoi simposi con altre vecchie “amiche” (ovviamente checche, a queste serate non accede chi ha Madame De La Fregne tra le gambe), e con altri giovani definetti che le amiche si stanno coltivando. La vecchia checca gli regala vecchie riviste, si legge Pasolini, si legge Mieli, ovviamente oscurando tutti i contenuti di mieli riguardanti il transgenderismo e la pansessualità. Il giovane efebo non vuole perdere tutto questo, ma si sente così attratto dalla fluidità, e sotto sotto considera obsoleto il suo mentore…

Ma quel ragazzino è diventato un ragazzo, e ha capito lui stesso cosa era e non era, e dei discorsi della checca, su adriano, antinoo, attivi e passivi, genderfucking, ne ha piene le palle, e un giorno, cercando informazioni sugli ftm, ha scoperto che ne esistono persino di gay, e che lui, efebo, puo’ anche essere attratto, se vuole, da un altro efebo, e persino se questo efebo è un ftm. Di un Calogero che si svuota le palle nel suo culetto “ma solo a patto che lui si metta una parrucca” non gliene può fregò de meno.
Cosi’ la rabbia della vecchia checca è duplice e si fa ancora più violenta. Non solo non accetta che l’ftm (che continua a chiamare al femminile) possa avere “tutti gli etero che vuole” (se avesse dato un’occhiata all’ftm avrebbe capito che non è cosi…ma sai, se unA ha la patata è ovvio che puo’ avere gli etero, perchè l’orientamento si riferisce ai genitali, no?), ma addirittura cerca di guarire e correggere i gay! forse è solo una pazza, inconsciamente omofoba, che vuole curare i ragazzi gay, obbligarli ad essere attratti anche dai trans! ma come osa! Non è altro che (scandisce) una- donna – eterosessuale! E’ oggettivamente questo!

E poi (continua), non capisco perchè Lei si arrabbia tanto se mi rivolgo a lei al femminile! Ma cosa vuole! Ha la bagianna! E’ solo una capricciosa che vuole darci ordini! vuole costringerci a chiamarla al maschile per assecondare il suo delirio, quando noi “donna l’abbiamo conosciuta” (nel senso che la prima volta che l’hanno visto, non è passato e quindi loro hanno pensato fosse una butch). E poi, anche quando ci sbagliamo, che importa del genere? Mica sono queste le cose importanti! (ovviamente per loro l’unica cosa importante è il matrimonio gay, quindi non capiscono che il riconoscimento del proprio genere è la cosa più importante per la persona T), insomma: questi trans dovrebbero starsene per conto loro!

E poi…cosa basta con questa sigla GLBTQIAHAGNAKDONCU ! Ma cosa vogliono? Cosa c’entriamo noi con gli intersessuali? Loro sono solo malati! Che c’entrano con le nostre istanze! E gli asessuali poi….un’altro prodotto marcio di queste teorie queer! Cosa c’entra questa gente con la nostra battaglia per il matrimonio. Io quasi quasi vorrei che anche le lesbiche se ne andassero per conto loro! cosa hanno in comune con noi? Non hanno impulsi, sono sessuofobe, non hanno il problema dell’AIDS! Un po’ d’ordine! maschi con maschi, e femmine con femmine! come nel mondo antico! E i bisessuali poi? Politicamente non ha senso definirsi tali! Che facciano attivismo per il matrimonio, e che, prima di fare altre confusioni, smettano di definirsi tali! Alla fine sono froci, sono froci come noi! Come tutti quei padri di famiglia che poi con noi “ragazzi” si mettono a culo aperto! Ahahha, sono signorine anche loro! come noi!

[continua…]

Nota a pié di pagina. La vecchia checca non è una persona fisica. E’ un insieme di persone, tutte omosessuali, tutte anziane, tutte più o meno con le stesse idee sulle donne, sui bisessuali, sulle lesbiche e sulle persone trans.