Misgendering e “non binary”

Le vignette, come tutte le vignette, “perculano” chi ne è protagonista.
Qualcuno penserà che io abbia voluto prendere in giro il “possibilismo” con cui spesso, le persone non binary” non riescono ad essere risolute nel chiedere il genere che preferiscono. Qualcun altro penserà che abbia voluto “perculare” i/le veteromosessuali, pronti ad accomodarsi, se un minimo spiraglio lo suggerisce, ad usare il genere grammaticale che il corpo suggerisce.
Qualunque sia l’intento di questa vignetta, eccola per voi 😀

esportazione finale per simposio

 

La vignetta appartiene alla mia collezione di vignette per la rivista “Il Simposio”.

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Agender, un progetto di Chloe Aftel

Eventi Culturali Magazine

2setgenderCon la denominazione “agender” si fa riferimento a quella nuova identità di genere con la quale vengono indicate le persone che non si riconoscono come donne né uomini. La terminologia in questione è ricca e varia: androgino, transessuale, neutro e bigenero sono solo alcuni esempi. Nel febbraio del 2014, negli USA, Facebook ha aggiunto ben cinquanta opzioni di questo tipo per dare maggiore libertà ai propri utenti nello scegliere l’identificazione del proprio genere.Gli “agenders” preferiscono ai consueti pronomi di genere definiti quali “lui” e “lei” l’utilizzo della forma plurale “essi”, più “neutra” e generica (d’ora in poi, quindi, in questo articolo verrà fatta menzione si singoli “agenders” con il pronome di terza persona plurale). Potrebbe sembrare una banalità eppure il riconoscimento della propria identità è un diritto sacrosanto, una necessità fondamentale, specialmente quando questa non è così “ortodossa” ed incontra ancora difficoltà nell’essere accettata. Ci troviamo, di fatto, di fronte…

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Identità di genere non binarie: dizionario

Visto che negli ultimi anni si è fatta molta confusione, voglio fare ordine tra i gender-qualcosa, e sulle relative differenze

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Transgender – cappello che racchiude tutte le persone portatrici di una qualsiasi non conformità di genere

GenderQueer – persona che rifiuta completamente la dicotomia M/F

BiGender – persona che si considera di entrambi i generi

NOGender/AGender – persona che si considera di nessun genere

GenderNeutral – persona in cui la componente “genere” è neutrale, o il cui genere è neutro e non polarizzato verso M o F

GenderBender – persona che si considera di un terzo genere, “altro”.

GenderRebel – persona che si ribella alle etichette di genere

GenderFluid – persona che ha un’identità cangiante nel tempo, e fluttuante tra due poli (M/F)

E’ molto importante chiarire che il fatto che esistano persone esterne alla dicotomia binaria, o anche persone con idendità di genere cangiante nel tempo, non significa che “l’identità di genere è sempre fluttuante“, così come il fatto che esistano i bisessuali non rende l’orientamento sessuale di tutti cangiante e fluttuante.

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La definizione non è un’etichetta: riflessione sulla “semantofobia” del popolo LGBTQ

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Mentre una parte del movimento, soprattutto gay/lesbico, rivendica con orgoglio l’essere omosessuale, spesso tutto il bacino che riguarda orientamenti intermedi e il grande mondo dell’identità/ruolo di genere si nasconde dietro ad un “basta etichette“, “non voglio definirmi“, “le etichette sono prigioni“.

Innanzitutto non amo che le definizioni vengano chiamate “etichette“.
Una definizione ha spesso una importante valenza sia personale, che sociale, che politica.
A volte ho riscontrato nei “nonvogliodefinirmi” non tanto un rifiuto di una definizione binaria e restrittiva, in contrapposizione alla proposta di un’auto-definizione, oppure al voler e saper argomentare la propria condizione, piuttosto ho riscontrato che, in loro, a un rifiuto di significante, corrispondeva spesso un rifiuto del “significato” della loro identità.
Si tratta ovviamente di statistiche non significative, perché riguardano le persone che ho incontrato nel mio attivismo di strada e virtuale.

Mentre le persone omosessuali spesso usano la propria identità di orientamento sessuale come orgoglio “politico”, spesso i più restii a definirsi sono coloro a cui corrisponderebbero definizioni “meno amate” (ancor meno di gay e lesbica), e che quindi fanno fatica a usarle su se stessi.
E cosi’ il bisessuale “semplifica” definendosi gay o etero, ben conscio del pregiudizio esistente sulla bisessualità.
Un transessuale/trans preferira’ termini soft perchè questi termini ricordano il sex working ai più…
E infine una persona non in transizione preferirà “non definirsi“, perché verrebbe sommersa da domande sul perché non transiziona se ha una disforia di genere etc etc etc.

Questa gente, non definendosi, rende la propria condizione invisibile….con tanti rischi connessi:
– chi è come lui/lei non trova riferimenti
– non si fa informazione sull’argomento
– non si portano avanti istanze politiche
– la gente sarà sempre stupita e diffidente su persone di questo tipo, perché nessuno si espone.

Tante persone, proprio per incapacità di autoanalisi, autocritica, introspezione, o semplicemente per disinformazione, si sono date per anni un’ “etichetta” sbagliata, e non avevano voglia e coraggio per cambiare vita.
Spesso neanche sapevano che esistessero altre definizioni per descriverli, e quando l’hanno saputo è stato, per loro, qualcosa di rivoluzionario.

– Ho conosciuto persone T in direzione FtoM che per anni sono state convinte di essere butch perché avevano conosciuto solo e soltanto ambienti lesbici femministi che castravano il loro spontaneo uso del maschile per parlare di se stessi…

– Ho conosciuto persone che si definivano “travestiti” e frequentavano forum di fetish perché non sapevano che una persona “portatrice di un tema di identità di genere“, anche se non interessata alla medicalizzazione, puo’ comunque definirsi transgender

– Ho conosciuto persone che hanno vissuto da uomini etero e da donne etero pur avendo una disforia di genere perché non immaginavano neanche che, visto che identità di genere e orientamento sessuale sono indipendenti, si potesse essere ftm gay o translesbiche.

– Ho conosciuto persone bisessuali che non si definivano o consideravano tali perché convinte, dal movimento gaylesbico, che “i bisessuali non esistono.

– Ho conosciuto uomini sicuri del fatto che il loro desiderio di essere penetrati dalle compagne li rendesse “gay” o “bisessuali” perché non sapevano che la penetratività non ha niente a che fare con l’orientamento sessuale.

Queste persone avevano un’idea sbagliata di se stesse per via della scarsa informazione, non solo sulle definizioni (significanti) ma anche sulle condizioni (significati), ed erano confuse, nervose e infelici. E  per quanto sembri non “politically correct“, possiamo dire che, si, le definizioni che avevano cercato di darsi in un momento di disinformazione, erano “errate“.

Vi faccio un esempio grossolano su quanto certi ambienti possano “veicolare” termini diversi per descrivere situazioni omologhe.
Nel grande marasma di persone “T”, che hanno un grado variabile di disforia di ruolo o di identità di genere, ho trovato molte persone che, non essendo in transizione medicalizzata,  avevano conosciuto dei termini alternativi a “transgender che li descrivessero.
Coloro che erano xx si definivano “genderbender, genderrebel, genderqueer…” e coloro che erano xy si definivano “crossdresser, travestito…”.
Eppure si trattava della medesima condizione. Persone con una tematica di identità di genere e non medicalizzate, ma a seconda degli ambienti frequentati avevano imparato termini diversi, talvolta vicini alle battaglie di ruolo (xx), talvolta vicino alle parafilie (xy), termine che uso in modo neutro, come parola composta proveniente dal greco.

Tra i servizi che cerco di dare col mio blog, ci sono anche le definizioni. Il queerzionario è stato il progetto più che altro del primo anno di vita del blog. Ora mi occupo di articoli più discorsivi. Anche le statistiche inerenti a chi clicca da google dimostrano che c’è gente che cerca queste parole per capire cosa significhino e se siano opportune a definirli, e che si tratta di persone spesso esterne alla comunità LGBT.

Non ho mai sentito le definizioni come prigioni, e non penso che esista una definizione per tutti o per tutto, o comunque spesso una definizione non ci accompagna per tutta la vita…ma ho sempre avuto il sospetto che le persone che insistono a non definirsi raramente siano degli idealisti anarchici…spesso sono persone insicure di cio’ che sono…e non del nome che ha cio’ che sono.

Per me la vera prigione è non comprendersi per via della scarsa informazione. Se i glossari e i blog informativi possono aiutare in questo, ben venga.

Io stesso per anni non capivo cosa ero o se esistessero altri come me perché non conoscevo il “nome” di cio’ che io ero, nè conoscevo altri come me, nè potevo raggiungerli non sapendo come si chiamasse cio’ che ero, neanche informaticamente.
Il primo “ftm” che vidi lo vidi al liceo, nel 99, quando Ada DeUsanio invitò “Antonio che prima era Antonella”, ma senza usare termini come transessuale o ftm.
L’indomani andai a scuola a chiedere a un mio professore, gay e illuminato, se fosse possibile!!! Lui mi rispose che lo riteneva improbabile, e ricaddi nella solitudine.

Un anno dopo vidi “tutto su mia madre“, vidi li quelle che ora chiamerei translesbiche.  La cosa mi sorprese molto, perchè avevo capito che orientamento sessuale e identità di genere erano indipendenti. Ma non sapevo che il fenomeno si chiamasse translesbismo.
Negli anni internet divenne molto più fine e completo, e potetti trovare persone simili a me, anche se a fatica…

Ancora adesso parlo con persone come me soprattutto tramite liste “supersegrete”, piene di persone che non si definiscono per quello che sono, e quindi il silenzio cade sulla mia condizione, e c’è isolamento e solitudine.
E in meno siamo, più saremo vittime di domande morbose e incomprensioni, ma più saremo vittime di ciò, in meno saranno ad esporsi (il solito circolo vizioso).

Spero, nel mio piccolo, con la mia visibilità, di poter aiutare qualcuno, anche se so di essere una goccia infinitesima in un grande mare.

Perchè la causa genderqueer è appannaggio delle persone XX?

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Ho spesso notato che  tutte le persone autodefinite queer, genderqueer, genderrebel, genderbender, sono persone XX, e che inoltre poche di queste hanno anche una questione di identità di genere /transgenderismo/transessualismo ma fanno una discussione interna al tema del ruolo, e non appunto all’identità (spesso non sono coscienti che le due cose sono ben diverse e indipendenti).

Mi chiedo quindi se non sia un problema storico del ruolo femminile.
Infondo questo “rifiuto del ruolo” si trova raramente in persone XY (che ne so…l’uomo stanco di non poter dire fieramente di amare l’uncinetto).

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.Queste persone “xy” sono realmente poche, e non raramente si definiscono queer, gendeerqueer o altro, e molto stesso fanno propri i termini come travestito e crossdresser invece che termini come genderbender o genderqueer (soprattutto coloro che sono velate, con la doppia vita, e on/off)

Per non parlare del fatto che quasi tutte le persone cisgender che si definiscono queer sono di fatto persone provenienti da un passato di omosessualità (maschile o femminile) e di militanza gaylesbica.

Addirittura il gruppo queer di milano si è divisa in femmine queer (tomboys don’t cry) e maschi queer (ponrflakes):mi chiedo che senso abbia per un gruppo queer dividersi in base all’organo genitale in dotazione, a meno che non si tratti di gruppi di persone omosessuali che socializzano con finaltà di incontro, e quindi con persone dello stesso sesso.

Pare che ci siano invece, nel mondo trans, molte più persone in transizione medicalizzata verso il femminile che verso il maschile. Forse è una questione di coraggio? o che forse ci si “arrabatta” più come xx androgino che come xy androgina visti gli stereotipi machisti vigenti?

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Se fosse cosi’, si comprenderebbe perché è più “sostenibile” vivere “queer” come persona xx che va verso il maschile, mentre nel caso inverso l’unica alternativa al velatismo totale o all’on/off sia una transizione.

Spesso i blog queer sono, in soldoni, blog di tematica lesbica.
Un tempo dicevo, con goliardica arroganza, che “definirsi queer è il trucco per poterci provare con me senza che possa incacchiarmi“. In effetti lesbiche e uomini etero “queer” credono che questa definizione mi distragga dal fatto che sono attratti, sostanzialmente, solo da persone vaginodotate (seppur maschili o androgine).

In sostanza, questo blog ha pochissime lettrici lesbiche. Forse per come mazzulo sia il lesbismo, sia il femminismo, sia la teoria queer tradizionale.
Di contro mi ha messo in contatto con uomini di ogni orientamento sessuale, con persone trans non binarie, con persone etero che volevano mettere in discussione i ruoli, e con persone bisessuali.

Di cio’ sono solo contento, perché la causa “non binaria” coinvolge tutti/e/u, anche se indubbiamente renderebbe la vita più semplice soprattutto alle persone LGBT

Ragazza in smoking esclusa dall’annuario

Aveva indossato uno smoking per la foto di rito e per questo il suo istituto l’ha estromessa dall’annuario, ora è pronta ad andare in tribunale.

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Una ragazza americana, Ceara Sturgis, 18 anni, ha intentato causa contro la sua scuola. L’istituto sarebbe stato responsabile di averla estromessa dall’annuario perchè la ragazza indossava uno smoking nella sua fotografia personale.

Ceara è lesbica e non ne ha mai fatto mistero, preferendo sempre indossare abiti maschili, anche a scuola. Per la foto sull’annuario aveva scelto uno smoking, ma il Wesson Attendance Center le aveva detto che se non avesse indossato un abito femminile sarebbe stata cancellata. E così è stato, il nome di Ceara non era neanche presente sull’annuario, nonostante le numerose proteste della ragazza.

Ceara ha quindi deciso di fare causa al Copiah County School District del Missisipi ritenendolo responsabile di aver violato non solo i suoi diritti, ma anche il Titolo IX che proibisce discriminazioni nella scuola in base al sesso e agli sterotipi sessuali, e il 14esimo emendamento che garantisce uguale protezione. Verrà assistita dalla American Civil Liberties Union, la quale ha ricordato come: “L’annuario dell’ultimo anno è un rito di passaggio per tutti gli studenti, ed è una vergogna che a Ceara sia stata negata l’opportunità di farne parte. E’ ingiusto ed è contro la legge costringere gli studenti a piegarsi a queste convinzioni su come ragazzi e ragazze dovrebbero vestirsi, senza tenere in nessuna considerazione quello che sono veramente“.

L’istituto in questione si è rifiutato di commentare l’accaduto.

Un altro caso simile aveva visto protagonista un’altra ragazza lesbica del Missisipi, che si era vista negare dalla sua scuola il permesso di portare al ballo studentesco la sua compagna. Costance McMillen aveva anche lei intentato causa al suo liceo vincendo 35.000 $ di danni morali, una norma integrativa obbligatoria per l’Itawamba County School District contro le discriminazioni e il supporto personale della cantante Lady Gaga.

FONTE

L’Australia riconosce il diritto a dichiararti di genere “neutro”

Il governo dello stato australiano del New South Wales ha, per la prima volta al mondo, riconosciuto ad una persona il diritto di dichiararsi di “sesso non specificato“.
E ’la fine di un lungo viaggio per Norrie, 48 anni, registrat* come maschio in Scozia e che, a 23 anni, aveva avviato il processo di ri-assegnazione di genere attraverso una cura ormonale, e un trattamento chirurgico.
A Zie (pronome a-specifico di genere) è stato successivamente rilasciato un attestato che lo dichiarava di sesso femminile, ma Norrie non si sentiva a suo agio con una identità unicamente femminile.
Zie ha quindi cessato il trattamento ormonale, ed ha assunto una identità neutrané maschio né femmina – resistente a qualsiasi ulteriore definizione come femminile o maschile.

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Fonte