Le nostre identità

Oggi nel bar sotto casa, cinese, un ragazzo (che abita a milano) napoletano, insegnava al barista cinese frasi come “accà nisciun’è fess”, o altro.
L’ho visto più volte. Parla sempre del fatto che è napoletano, e fa spettacolo con altri spettatori casuali del bar su come insegna il dialetto napoletano al barista cinese.
Osservandolo guardavo come per lui è importante l’identità di..luogo, soprattutto ora che, magari, è lontano da casa. Altri invece, come me, alla loro “identità di luogo”, neanche ci pensano più di tanto.
Quindi credo che si possa dire che ognuno di noi ha mille identità  (di genere, di provenienza, di professione, di “passione”), ma che alcune di queste assumono per noi maggiore importanza…altre le viviamo con indifferenza.

Una volta, a natale a casa di “uno dei miei fidanzati”, i nonni, milanesi, insistevano sulla mia “sicilianità” e su “come facciamo noi le cose in sicilia”. Ero basito: io da anni non ci torno e ho sempre considerato la mia nascita in sicilia come “casuale”. Non credo che la mia “identità di luogo” sia importante o significativa nella mia personalità.
Devo anche dire, che, a parte persone anziane, ormai all’identità di luogo non si fa più neanche caso, nelle grandi città. A volte, in un gruppo di persone che condividono una passione, una condizione, un’ideale, ci dimentichiamo chi proviene da altre città e chi dalla città in cui si riunisce il gruppo.
Per l’identità di genere invece…è ancora la prima cosa che balza all’occhio. Infondo quando siamo in metropolitana e osserviamo, la nostra mente fa una prima divisione in uomini e donne…e solo dopo si pensa al colore della pelle, all’età o altro.
E’ per questo che mentre chi non ha una particolare identificazione con la sua provenienza vive piuttosto sereno, e chi non l’ha col suo sesso di nascita vive infelice e frustrato.

Una volta in un coordinamento di associazioni dovevamo scrivere un comunicato stampa un gay propose “i membri si rechino alla conferenza se interessati”. dopo diverse proposte lesbofemministe si passo’ ai “soci” , poi ai “soci e le socie” e poi alle “socie e i soci”.
Timidamente proposi “le persone interessate” oppure “coloro che hanno interesse”…,ma subito la lesbica mi accuso’ di “volere in modo strisciante annullare l’identità femminile come del resto fanno i patriarchi”. In quel momento pare che fosse molto importante l’organo genitale di chi voleva recarsi a quella cazzo di conferenza. Era importante, quindi, non annullare le vagine ma , possibilmente, annullare tutti coloro che non solo non si identificano in questa insistente dicotomia vagina/cazzo, o che forse si considerano persone, persone ricche delle loro mille identità (non solo di genere), e che considerano il fatto che c’è più differenza tra individuo e individuo che da maschietti e femminucce.

A dirla tutta a volte siamo noi stessi alienati dalla nostra identità di genere, a causa delle pressioni binarie della società. E’ per questo che, mediamente, quando chiedo “come stai” a una persona trans, inizia un assurdo discorso su ormoni, transizione, perizie, e non si parla mai delle loro passioni, ambizioni, desideri, paure, umanità.
Che altro dire? tutto questo fiume di ragionamenti è nato da un drag-napoletano caricatura di se stesso attaccato alla sua identità di luogo….

Completate voi il fiume di riflessioni dicendo la vostra. A presto.