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Gentilissimi lettori,

conoscete il mio passato da attivista “senza se e senza ma“, su varie tematiche, in particolare quella per la laicità delle istituzioni.

Se un tempo la laicità delle istituzioni era di interesse liberale, socialista, radicale, di un certo tipo di pensiero di sinistra, ma non solo, oggi sembra quasi che gli unici battaglieri di questa causa siano le associazioni atee e le associazioni LGBT.
Pensateci bene: tutti gli altri, dopo divorzio e aborto, si sono sentiti abbastanza soddisfatti, e hanno deposto le armi.
Se oggi ci fosse la breccia di Porta Pia, a sparare non sarebbero tutti massoni ma probabilmente tutti LGBT.

Alla luce di questo, forte per me è l’esigenza di mettere una premessa: per quanto chi proviene da un attivismo più dotto e moderato possa biasimare i modi di questi attivisti, finché saranno gli unici, o quasi, a dedicarsi alla causa, dovrà essere loro grato.
Penso che l’obiettivo non sia nascondere sotto il tappeto chi fa un attivismo “urlato”, ma invitarlo a riflettere sul suo modo di fare attivismo, affinché diventi più efficace e meno “attaccabile”.

Non essendo io per primo uno da attivismo da strada o da condivisione fb, le mie instancabili ricerche mi hanno però messo in contatto con una serie di anime del movimento laico, conosciute tramite il web, ma anche tramite la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, ma in particolare il mio grazie va al Circolo UAAR di Milano, coordinato da Valeria Rosini, che ha saputo davvero andare oltre ai dogmi e dialogare veramente con chi, nel mondo delle confessioni, concilia la fede personale all’obiettivo della laicità delle istituzioni.
Col Circolo UAAR di Milano infatti l’associazione di cui sono presidente (Circolo Culturale Harvey Milk di Milano), collabora spesso, e organizza conferenze di argomenti collaterali al tema laico (le origini del razzismo, essere gay e credente, oltre le gabbie dei generi…).

Di contro, mentre ringrazio fortemente l’enorme possibilità che i valdesi, i socialisti, i radicali, le femministe, i cristiani illuminati, di varie tradizioni, della Consulta Milano Laica, il circolo UAAR di Milano, e tutti gli altri esempi virtuosi che propongono tentativi di laicità e interculturalità, devo rammaricarmi del livello di attivismo laico proposto dai social networks e da alcune esperienze di strada relative a movimenti spontanei e poco strutturati.

Sappiamo già che i social hanno incrementato il fenomeno complottista, ripetendo “viralmente” concetti fin quanto sono diventati, per le menti poco elevate, veri (è pericoloso vaccinare, l’alimentazione veg è la più completa, esistono le scie chimiche, esiste il complotto gender, quello giudaicomassonico, e gli illuminati).

Quello che forse si nota meno è il tam tam virale di slogan, cartelli, immagini,  e status, che propongono uno spirito antireligioso ed anticlericale che da fuori appare gratuito, e quindi controproducente, che spesso presenta rabbia, aggressività, errori concettuali e filologici, e diventa dannoso per la battaglia per la laicità.

Pensiamo ad un gruppo facebook, che era nato per parlare delle leggi contro la blasfemia e la bestemmia (che prevendono da una multa alla pena di morte) presenti nel mondo, con la proposta di cancellarle o ridimensionarle.
Sarebbe dovuto essere un confronto tra avvocati e giuristi, con paragoni di diritto internazionale, ma è diventata una cloaca di rutti e bestemmie libere. Non sono di per se contro la bestemmia (dovreste sentirmi a casa quando sbatto l’alluce contro la porta), ma contro tutto ciò che è gratuito si.

In altri gruppi si prende in giro la bibbia tramite citazioni di cui si fa una lettura letterale per sottolineare quanto la bibbia sia cruenta e quindi disprezzare i cristiani, senza tener presente, per esempio, che i cristiani si rifanno maggiormente al vangelo.
Il problema non è quindi sottolineare un passo cruento (lo sono davvero cruenti, basti pensare alla candid camera “Bibbia o Corano?”, che ha visto l’uomo e la donna media intervistati in strada attribuire violenti e cruenti versi biblici ai soliti perfidi islamici…), ma la finalità per cui lo si fa. Spesso i passi non sono citati bene, o contengono errori di interpretazione, oppure ancora, anche quando li si cita correttamente, lo si fa per giungere a conclusioni logicamente non inerenti.
Quindi continuano a girare condivisioni di post inutili alla battaglia laica, nonché (mi ripeto) dannosi.

Spesso si condividono post di notizie di cronaca anti-vaticaniste, relative a preti pedofili o ladri. Peccato che non siano verificate le fonti.
Non ci vuole molto: al peggio si guarda il dominio di origine dell’articolo, e se si tratta di un blog o di un sito dall’aspetto di un sito civetta, si evita di rischiare di postarlo, per poi essere presi per mistificatori e pretestuosi (“come tutti i laicisti, direbbe qualcuno.).

Da anni girano invece condivisioni che risultano totalmente superflue. Ad esempio quella, che per la prima volta vidi negli anni novanta, al liceo, che ricostruiva il viso di Gesù con tratti somatici mediorientali, per smentire tutta l’iconografia europea che lo vuole di pelle chiara, coi capelli lisci e lunghi, e gli occhi azzurri. Questa testimonianza dovrebbe in qualche modo attaccare il cristianesimo? e come?
Aprendo un qualsiasi libro di storia dell’arte del liceo, si sarebbe potuto verificare la motivazione che ha portato l’iconografia cristiana in quella direzione.
Quindi che immagine passa di chi posta e diffonde questo materiale al fine di screditare il cristianesimo? L’immagine di una persona ignorante.

Oppure il grande equivoco sul concetto di Immacolata Concezione, che non riguarda la verginità di maria durante il concepimento di Gesù, eppure molti laici e anticlericali hanno postato viralmente status e immagini che li hanno fatti apparire semplicemente dei somari di catechismo, e ancora una volta, controproducenti per la battaglia laica.

Avete scoperto che Maddalena non faceva la prostituta? Ok, la Chiesa lo ha scoperto prima di voi. Quindi uno status virale sull’argomento non è molto utile.

Avete scoperto che Gesù era gay perchè “questi tredici uomini da soli…”. Ok, allora non avete studiato bene come funzionava la società maschilista dell’epoca di Gesù, in cui era assolutamente normale che un gruppo di uomini legati spiritualmente andasse in giro insieme senza donne tra i piedi.

Avete scoperto che Adamo ed Eva non sono mai esistiti? Bravi. Aprite la Bibbia (pure quella delle Edizioni Paoline) e vedete che persino la chiesa dice che sono personaggi allegorici.
La lotta contro il creazionismo nelle scuole c’è, ma in america. E ad essere coinvolte sono le chiese neoprotestanti, non il cattolicesimo.

Non sto invitando l’attivista laico a studiarsi concili, encicliche, passi biblici, ma semplicemente a limitarsi su ciò che conosce bene. E , credetemi, di punti deboli delle grandi chiese ce ne sono davvero tanti: perché avventurarsi su un terreno poco sicuro?

Si finisce per fare citazioni storiche errate, o collocate cronologicamente in modo errato. Non tutti siamo storici o abbiamo la passione per la storia e le date, ma a volte è meglio non esprimersi se non si è sicuri.
Dire che le streghe uccise sono 6 miliardi non è molto intelligente, e riconduce l’attenzione ai numeri e non sul fatto che qualcuno, magari molti meno, la pelle ce l’hanno lasciata davvero.
E si diventa attaccabili da persone che, malgrado portatrici di idee bigotte, violente e intolleranti, dal punto di vista filologico hanno ragione, e in quel momento, demolendo le nostre tesi, stanno pugnalando l’istanza relativa alla Laicità delle Istituzioni.

Ho la sfortuna (o forse l’elasticità mentale) di frequentare, non proprio come amici ma direi come conoscenti (in ambienti di lavoro), delle persone bigotte. Questo, se da un lato mi avvelena le giornate, mi fa rimanere attaccato alla realtà, mi permette di non alienarmi in punti di vista errati ed ideologici.

Alcune non rappresentano un pericolo per la battaglia laica, anzi la loro ignoranza è facilmente strumentalizzabile da noi.
Ad esempio non sanno neanche distinguere il concetto di ateo da quello di “persona a favore della laicità delle istituzioni. E su questo equivoco, ad esempio, il movimento laico avrebbe grande spazio di manovra per operare nel campo dell’informazione.

Altre invece sono loro a strumentalizzare il tallone d’achille del movimento per la Laicità, giovani nerd ignoranti che postano e condividono materiale attaccabile e opinabile.
E, credetemi, quando un bigotto di quelli “sgamati” usa questi ingenui attivisti pro laicità, visto da fuori, ad un osservatore neutro ed esterno, appare credibile (altrimenti non si spiega il successo di chi usa parole come laicista, omosessualista, o parla di teorie gender).

E se una persona padroneggia la differenza tra credere e professare, tra religione e pratica,  tra ateo e non praticante, tra anticlericale ed antivaticanista, un ragazzetto che posta contenuti virali, come interlocutore  non ha speranza.

Anche alcuni atteggiamenti più che altro emotivi mi lasciano perplesso.
La rabbia con cui certe persone fortemente antireligiose offendono chi ha un percorso spirituale, spesso gratuitamente, mi fa riflettere.
Io stesso, come persona LGBT, sono stato personalmente ferito dalle grandi religioni e umanamente sento di volerne prendere le distanze.
Questa rabbia è comprensibile da un punto di vista emotivo, ma l’attivismo, per essere efficace, non può lasciare spazio all’emotività.
Che utilità ha, per la causa laica, dire che chi crede deve essere per forza un idiota, un credulone, che la bibbia è fantascienza o fantasy, che Gesù è uno Zombie, che Giuseppe era un povero cretino che si era messo con una ragazzina incinta di chissà chi?

Alcune di queste cose possono essere divertenti nel salotto di casa, tra amici, oppure per sfottere bonariamente un amico credente con cui si ha confidenza, ma sono efficaci come strumenti di attivismo per la laicità?

Rabbrividisco per le generalizzazioni che fanno dei miei conoscenti, colti guenoniani*, parlando degli atei, considerandoli tutti uguali, disprezzandoli, esaminando il mondo in modo binario, creando uno spartiacque tra loro e gli atei, ma poi lo stesso binarismo lo vedo in chi fa un gruppo unico dei “non atei” per offenderli, per offendere anche quella parte di loro che magari è interessata alle battaglie a favore della laicità.

Ed è questo che mi fa soffrire quando mi considero impotente in una conversazione in cui degli evoliani* parlano di atei e laici (spesso sovrapponendoli) come dei mentecatti ignoranti che, se solo avessero studiato le scritture, sarebbero osservanti, e il cui ateismo (o battaglia laica) dipende semplicemente dalla loro ignoranza.

I nostri oppositori però preferiscono far finta che gli attivisti laici formati non esistano. Non si confrontano di certo con la Consulta Milano Laica.
La chiesa quando parla di omosessualità convoca gli attivisti gay, non convoca di certo Gianni Geraci, un teologo mancato, presidente del guado, che a livello teologico è un loro pari, se non superiore, e li farebbe a pezzi.
E’ molto più facile confrontarsi con attivisti poco formati. Ogni ragazzino che posta una bufala è un’arma dei nostri oppositori bigotti.

Cosa manca in Italia? una “scuola di laicità”. Come c’erano una volta le scuole di partito. Oppure le scuole femministe interne alle associazioni lesbiche o di donne.
Sulla laicità invece non esiste un vero percorso, che studi i contenuti, in  modo da avere strumenti per affrontare la “battaglia”.

A questo punto, da quando, invecchiando, sono diventato un “moderato”, penso che questo articolo non piacerà a nessuno.
Non sarà abbastanza conservatore per quel tipo di laico credente che mira più all’ecumenismo e all’interreligiosità che alla laicità vera e propria.
Non sarà abbastanza open per le truppe di bestemmiatori che vorrebbero eliminare le religioni dalla terra con una bomba atomica.

Di contro, credo che la mia recente moderazione sia un dono da coltivare, anche se risulterà impopolare alle orecchie dei miei lettori e dei lettori casuali della più disparata estrazione culturale/spirituale.

 

 

*Sostenitori di René Guenon e di Julius Evola