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Il femminismo binario ci ha tritato gli zebedei col concetto di uomo carnefice e donna vittima.
Non viene mai data attenzione all’atteggiamento vessatorio di donne, conniventi col modello femminile imposto dall’uomo o dalla società tutta, verso altre donne, spesso giovani.
Suocere, madri, nonne, che biasimano giovani donne e impongono loro modelli femminili obsoleti a cui loro stesse sono state sottoposte.
Potremmo immaginare questa problematica come superata, riguardante le nostre bisnonne, nonne e madri. Tuttavia quei comportamenti vessatori, che ho osservato (non soltanto) in meridione nei decenni passati, non si sono ancora estinti.
Basti pensare a colleghe vezzose, che hanno tra i primi valori della loro scala quello di essere desiderabili, che disprezzano chi non lo è, spesso attuando meccanismi, consapevoli o non consapevoli, di bullismo tra donne, disapprovando le “diverse” rispetto al modello eterosessista che loro stesse ricalcano e riconoscono come valido.
Vi è anche una disapprovazione per quelle donne che vogliono liberarsi dalla prigione del ruolo femminile e, magari, delegano alcuni compiti domestici al compagno. O, ad esempio, donne che non desiderano diventare madri.
Queste donne vengono subito colpite dal biasimo delle altre del branco femminile (di colleghe o parenti donne), a causa di un meccanismo misto di invidia e pretesa di conformismo.
Avete presente quell’odiosa pubblicità dell’ace candeggina, in cui una presuntuosissima vecchia, ostentante un camicione di un bianco accecante, vessava la figlia, o la nuora (a seconda della versione), per la sua incapacità di essere una buona donna di casa e serva del marito.
La pubblicità è specchio dei tempi e del costume, e non è un caso se oggi i prodotti domestici vengono pubblicizzati da bei fighi single, pronti ad intenerire (ed eccitare) la telespettatrice.