Attivismo bisessuale: ce ne parla Francesca di BProud

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Intervistatore: Nath
Intervistato: Francesca, ragazza attivista dichiarata e bisessuale
Data: 22 giugno 2010

I bisessuali sono una realtà spesso “nascosta” e che attira non di rado pregiudizi da parte sia delle persone  Gay e Lesbiche, sia dal mondo eterosessuale. Oggi intervistiamo Francesca, 34 anni, di Milano, bisessuale dichiarata e attivista che insieme alla sua compagna Silvia, 34 anni, lesbica. Francesca gestisce il blog www.bproud.it, tramite il quale cerca di fornire informazioni reali e concrete sulla bisessualità. Ci aiuterà a comprendere questa realtà e a prendere in esame alcuni dei luoghi comuni che riguardano i bisessuali.

1) Come ti sei scoperta bisessuale? Come hai vissuto la tua presa di coscienza? E il coming out in famiglia, con gli amici, al lavoro?

Mi sono scoperta bisessuale nello stesso modo in cui tanti si scoprono gay o lesbiche, ovvero nel momento in cui mi sono innamorata di una persona del mio stesso sesso. O meglio, in realtà da quel momento ho preso coscienza del fatto che da sempre mi piacevano sia gli uomini che le donne; la differenza è che prima cercavo di “spiegarmi” le mie attrazioni per le ragazze in un altro modo – come un’amicizia profonda, un’ammirazione per la bellezza femminile… Quando poi mi sono innamorata non ho potuto più ignorare l’evidenza dei fatti e da lì ho iniziato a capire che non ero tanto etero quanto credevo. Il percorso con me stessa è stato particolarmente travagliato, perché venivo da trentun anni di vita da etero quando improvvisamente mi sono innamorata – per la seconda volta – di una donna, la mia attuale compagna. Per mesi l’intensità della mia nuova storia mi ha fatto credere di essere lesbica, anche se in realtà sapevo bene che gli uomini non mi erano indifferenti. Perciò ho incominciato a fare qualche ricerca sulla bisessualità, ma tutto ciò che leggevo era negativo e non rispecchiava il mio sentire. Finché per fortuna ho capito che il problema era la non-cultura italiana sulla bisessualità. Mi sono documentata su siti e libri stranieri e ho incominciato a frequentare una community online di bisessuali (www.bisexual.com). Da allora ho cominciato a costruire più serenamente la mia identità di bisessuale ed è stato tutto molto più facile. Sono dichiarata praticamente con tutti, tranne che con i miei genitori, che sono molto religiosi e non sarebbero in grado di comprendere se non con molto dolore da entrambe le parti. Mia sorella, invece, lo sa ed è tranquilla. Con gli amici non ho avuto particolari problemi e sul lavoro, essendo libera professionista, posso valutare di volta in volta se dirlo o meno, ma in generale ho avuto solo reazioni positive.

2) Spesso c’è molta confusione su cosa è un bisessuale. A volte si chiama, erroneamente, bisessuale una persona gay/lesbica dal passato eterosessuale. Si chiama bisessuale una persona che, integrata in una storia etero, di nascosto vive relazioni di solo sesso omosessuali. Vogliamo spiegare bene chi è la persona bisessuale?

Il/la bisessuale è semplicemente una persona che prova attrazione fisica e/o emotiva sia per il proprio sesso che per il sesso opposto, a prescindere dal genere a cui appartiene il suo partner attuale. Nello specifico, per i casi che mi hai citato, non penso che una persona gay/lesbica dal passato eterosessuale possa dirsi bisessuale. Se le sue relazioni passate potevano anche essere basate su una reale attrazione per il sesso opposto che ora comnunque non c’è più, la bisessualità è stata caratteristica di una fase di comprensione dell’omosessualità. Se invece questa attrazione non c’è mai stata, probabilmente il punto era una reale non-consapevolezza/accettazione della propria omosessualità. Può capitare che si abbia una preferenza fisica o emotiva per uno dei due sessi, ma si tratta di una preferenza, non di un’esclusività. È questa la grande differenza tra omo- e bisessualità. In quest’ottica, poco importa se una persona arrivi o meno a “concretizzare” le sue attrazioni: si può vivere tutta la vita da eterosessuali o da omosessuali e non avere mai rapporti o relazioni con uno dei due sessi, ma comunque esserne attratti. E questo basta per essere bisessuali.

3) E’ raro trovare attivisti bisessuali, anche se alcuni attivisti che militano in associazioni gay e lesbiche sono in realtà bisessuali. Tu sei un’attivista del movimento GLBT e curi un sito e un gruppo che diffonde la cultura e la visibilità bisessuale. Secondo te per un bisessuale è più importante lottare contro i pregiudizi interni di questa condizione oppure lottare con gli altri per le cause dei diritti civili, della visibilità, dell’omofobia?

Purtroppo i pregiudizi all’interno della comunità GLBT sono ancora tanti ed è fondamentale sradicarli per far capire che il bisessuale non è una minaccia per la comunità, ma è parte di essa. Il bisessuale ha in sé una parte omosessuale a cui vengono negati gli stessi diritti per cui si batte il resto della comunità. Lottare per questi diritti è quindi fondamentale anche per un bisessuale. Però è altrettanto importante che la comunità stessa riconosca l’esistenza e la dignità della bisessualità come un orientamento sessuale al pari degli altri.

4) I pregiudizi contro i bisessuali sono sempre gli stessi. Il bisessuale come confuso o come maniaco, come opportunista, come attraversatore di una fase, o come infedele, o come tendente a instaurare relazioni parallele omo ed etero, discorsi sulla bisessualità “pura” o sulla tendenza a preferire un genere. Potresti brevemente “confutare” questi pregiudizi?

Molti di questi pregiudizi sono gli stessi che spesso la società ha contro gli omosessuali. Per esempio, tanti genitori quando scoprono di avere un figlio gay si autoconvincono che sia solo una fase, o che semplicemente il figlio sia un po’ confuso. Oppure spesso è stata associata l’idea di omosessualità alla promiscuità, o addirittura alla pedofilia. Sappiamo molto bene che sono solo pregiudizi, ma anche che vanno confutati per non lasciare dubbi su cui è facile giocare in modo negativo. Quindi:

– i bisessuali non hanno nessuna confusione: sono semplicemente attratti da entrambi i sessi. Ciò che crea confusione in loro è la spinta a dover scegliere a tutti i costi tra etero- e omosessualità;

– il bisessuale non è né maniaco, né sesso-dipendente: essere attratti da uomini e donne non significa volere fare sesso con tutti!

– il bisessuale non è opportunista: spesso si pensa che la vita per noi sia più facile perché si può “passare per etero”, ma in realtà nascondere una parte importante di sé agli altri comporta una sofferenza enorme. Anche per un gay cosiddetto “velato” è la stessa cosa, con la differenza che un bisessuale “velato” si deve nascondere due volte e rischia di essere discriminato da entrambe le parti;

– un comportamento bisessuale, per alcuni, può essere una fase di passaggio verso la comprensione o accettazione della propria omosessualità (o eterosessualità). Più spesso, però, la bisessualità è un orientamento che rimane tale nel tempo, con sfumature e gradazioni diverse;

– l’infedeltà e il tradimento prescindono dall’orientamento sessuale: essere attratti da entrambi i sessi non significa volerli contemporaneamente;

– infine, spesso si pensa che i bisessuali, per definirsi tali, debbano provare esattamente lo stesso tipo di attrazione per entrambi i sessi. In realtà è più semplice pensarla in termini di “non esclusività”, ovvero: se tendenzialmente mi piacciono le donne ma mi capita anche di provare attrazione per gli uomini, o viceversa, posso definirmi bisessuale.

5) Sei mai stata discriminata come bisessuale da persone interne al movimento GBLT? O da un/una possibile partner?

Sì, mi è successo. Una persona omosessuale è arrivata a definirmi meno “pura” e quindi meno affidabile della mia compagna, solo per il fatto di essere bisessuale. Non ho avuto esperienze di rifiuto da parte di possibili partner perché la mia attuale compagna è la mia prima partner donna.

6) hai preferenza a legare con partner omo/bi/etero? Hai una relazione adesso? Come la vivete? Posso passare la parola alla tua ragazza?

F: Tendo a preferire relazioni con persone non etero, per una questione di affinità mentale ed emotiva. Da tre anni ho una relazione con la mia compagna e direi che la viviamo bene.

S: Ciao io sono la compagna :-) All’inizio non ero molto tranquilla, anzi ero abbastanza terrorizzata all’idea che Francesca potesse essere bisessuale e speravo che prima o poi mi dicesse di essere improvvisamente diventata lesbica. In realtà queste erano le paure date dai pregiudizi (e che mi tenevo per me perchè ho sempre saputo che erano solo paure…), ma per me è sempre stato fondamentale che lei fosse libera di essere se stessa fino in fondo, perchè è un diritto inalienabile di tutti! Ho avuto bisogno di parlarne tanto, di capire e di sradicare nella quotidianità tutti i pregiudizi per combattere quelle paure che poi sono le stesse che hanno tutte le persone innamorate: la paura di perderla, che si innamorasse di qualcun altro/a, eccetera. Il pregiudizio/paura più grosso era legato al fatto che potesse innamorarsi del 100% della popolazione (uomini o donne) e per sradicarlo mi è bastato capire che se succedesse non farebbe nessuna differenza il sesso dell’altra persona. Soffrirei semplicemente perché mi ha lasciata. Inoltre, come io, lesbica, non mi innamoro di tutte le donne, lei, bisessuale, non si innamora di tutti gli uomini E di tutte le donne. Direi che adesso siamo proprio serene anche su questo punto.

7) C’è più facilità ad annunciare in casa la bisessualità o l’omosessualità?

Credo che in Italia qualsiasi orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità possa potenzialmente creare conflitti in famiglia. Forse la bisessualità anche in questo frangente viene presa meno sul serio, perché ha meno visibilità e lascia aperte le porte a un possibile futuro “da etero”, anche se sono entrambe armi a doppio taglio.

8 ) Come rispondi alle tante persone che dicono che la bisessualità non esiste?

Che spesso si dice che qualcosa non esiste perché non lo si conosce o non si riesce a comprenderlo. Ci sono esempi di bisessualità ovunque: nella storia, nel regno animale, persino nel cinema e nella letteratura. Molti non sanno che Giulio Cesare era bisessuale: Cicerone lo definì “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”. Il bonobo, una scimmia antropomorfa che ha in comune con noi il 96% del patrimonio genetico, è totalmente bisessuale. Chi afferma che la bisessualità non esiste spesso lo fa per paura o per ignoranza. Eppure è un orientamento sessuale che è stato ampiamente osservato anche negli uomini: negli anni ‘50 in America, il professor Alfred Kinsey ha condotto uno studio (basato su un questionario che garantiva il totale anonimato) su decine di migliaia di uomini e donne al fine di documentarne il comportamento sessuale. I risultati sono stati sorprendenti: contrariamente a quanto si pensasse, le “sfumature” intermedie tra omosessualità ed eterosessualità pure sono molto frequenti e variegate, tanto che da tali studi è derivata la scala Kinsey, una specie di “continuum” che mostra quante gradazioni diverse ci possono essere nella sessualità umana. Sebbene sia poco conosciuta, la troviamo molto interessante ed è per questo che ne parliamo sul nostro sito e l’abbiamo anche riportata sul retro delle cartoline che distribuiremo il 3 di luglio in occasione del Treviglio Pride, a cui abbiamo aderito ufficialmente come associazione.

9) che ne pensi di Veronesi, che dice che le nuove generazioni saranno totalmente bisessuali, o a chi dice che tendenzialmente siamo tutti bisessuali?

In realtà non sono del tutto d’accordo con questa affermazione. Tutti o quasi potremmo, nelle giuste circostanze, trarre piacere dal contatto fisico con un uomo o con una donna, e potrebbe anche capitare di vivere una situazione in cui il confine tra amicizia e amore è talmente labile che può portare a farsi domande sulle proprie preferenze. Ma l’orientamento sessuale è molto più di questo: è qualcosa che si avverte dentro di sé spesso fin da ragazzini, che ci fa sentire che “schierarsi” da una parte o dall’altra significherebbe dover ignorare o soffocare una parte fondamentale della nostra identità.

11) Pare che più spesso siano le donne a definirsi bisessuali, degli uomini. In generale comunque sia donne che uomini in ambienti gay preferiscono definirsi omosessuali per paura di pregiudizi o diffidenza, ed eterosessuali in ambienti esterni. Cosa ne pensi?

Il fatto che la bisessualità sia più dichiarata dalle donne rispetto agli uomini può derivare da due fattori: a) una donna bisessuale viene, in apparenza, accettata di più perché rientra in una serie di stereotipi che la rendono “appetibile” anche agli occhi degli uomini etero, anche se alla fine rischia di venire presa poco sul serio, se non peggio; b) sembra che, statisticamente, le donne siano più predisposte alla bisessualità, o per lo meno a un orientamento sessuale più fluido, rispetto agli uomini. Uno studio condotto negli Stati Uniti dalla dottoressa Lisa Diamond su un campione di donne non etero, monitorate per dieci anni, ha dimostrato che la bisessualità femminile non si riconduce sempre all’omosessualità, ma può rimanere un orientamento costante nel tempo. Purtroppo non ci sono studi simili sugli uomini. È vero però che, negli ambienti gay e lesbici, dichiararsi bisessuali suscita spesso diffidenza, se non addirittura ostilità. È per questo che sono convinta che in realtà i/le bisessuali siano molti di più di quanto sembri. Nella community online di cui ho parlato prima, ci sono diversi racconti di uomini gay che a un certo punto si sono resi conto di provare interesse anche per le donne, e la stessa cosa vale per alcune donne lesbiche. Queste persone hanno paura a dichiarare quello che sentono, perché temono di perdere i loro amici e il supporto della comunità. È per questo motivo che credo che sia indispensabile far capire che non è una questione di “o con noi, o contro di noi”, ma piuttosto di accettare e valorizzare l’unicità di ogni singolo individuo, in modo che anche i bisessuali possano sentirsi a pieno titolo parte della comunità LGBT e, di conseguenza, dare un contributo ancora maggiore alle battaglie che porta avanti. Negli altri paesi le cose sono molto diverse: nel Regno unito le prime organizzazioni di bisessuali risalgono a metà degli anni ‘80 (BiCon), e dal 1991 si tiene, ogni due anni, una conferenza internazionale sulla bisessualità (International BiCon). Ma anche in Spagna abbiamo già uno splendido esempio di apertura alla bisessualità in un’organizzazione universitaria LGBT di Madrid, Arcòpoli. Proprio per sensibilizzare la comunità “dall’interno”, un gruppo di ragazzi e ragazze bisessuali ha dapprima tenuto degli incontri formativi, e poi ha organizzato, in occasione della giornata internazionale dedicata alla bisessualità (il 23 settembre, giorno della morte di Sigmund Freud, che per primo ha parlato di questo orientamento) una manifestazione in centro a Madrid, che ha riscosso un certo successo. Quest’anno saranno alla terza edizione. Speriamo di averne presto una anche noi.

Intervista ad Alex, ragazzo gay ftm

Intervistatore: Nath
Intervistato: Alex, ftm gay in transizione
Data: 28 aprile 2010
Intervista redatta per MilkBlog

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1) Quando hai scoperto che la tua identità di genere era maschile? E quando lo hai accettato?

Non ho scoperto la mia identità da un giorno all’altro, chiaramente. Credo che per nessuna persona transessuale questo sia possibile! Credo semplicemente di aver sempre allontanato questa possibilità, perché non fa parte della cultura in cui sono cresciuto sapere e accettare serenamente che esista anche questa realtà.  La cosa che mi ha praticamente sempre accompagnato è stato più un senso di disagio, vergogna e non appartenenza in generale; con la pubertà si è concretizzato di più in un senso di repulsione verso il corpo, la sessualità e il riconoscermi nel genere femminile. Spesso mi trovavo a chiedermi perché non fossi maschio, ma il fatto di sentirmi attratto da altri maschi è stato a lungo un deterrente molto forte al riconoscere un problema di identità di genere.
L’ho accettato definitivamente a 27 anni, con un pazzesco rimorso verso tutta la violenza che io stesso mi sono fatto per “accettare ed essere orgogliosa della mia femminilità”, così come va molto di moda dire fra le donne che sono a disagio con la loro condizione… purtroppo non era questo il mio problema, e il fatto che nessuno ci avesse mai pensato mi fa ancora molto male, ma questa è un’altra storia.
Credo che la coscienza della mia identità mi abbia accompagnato “sotterraneamente” da sempre, purtroppo però quando un bambino nasce viene subito e univocamente inquadrato dal sesso prima ancora che da un nome… Ho sempre sentito di non appartenere a nessuno (o a poche cose di entrambi) dei modelli che mi venivano proposti (per fortuna mai imposti, almeno per quanto riguardava i miei genitori), ma la dipendenza affettiva dalla famiglia (ovvero il desiderio di non dispiacere ai genitori) e dalle aspettative altrui, mi ha fatto assumere sempre comportamenti molto contrastanti.  Cerco di spiegarmi meglio: facevo un mare di capricci per mettere un vestito da principessa a carnevale così come per avere la più gettonata auto telecomandata o andare sugli autoscontri alle fiere di paese competendo con i maschietti. Apro una piccola parentesi: parlo di queste banalità perché è uno standard, ma in realtà non credo sia indice di un problema di identità di genere se ti piacciono le bambole o le macchinine… a me piaceva giocare con entrambi, era forse più diverso il modo con cui ci giocavo, diverso dal modo di interpretare questi giochi sia dai maschi che dalle femmine. Devo dire che purtroppo nella mia famiglia ci sono sempre stati anche altri tipi di problemi di relazione, per cui ho trovato difficoltà ad esprimermi e capire cosa stesse succedendo a me, ai miei familiari e come affrontare tutto, per cui il mio passato è un groviglio di confusione e sofferenza che faccio fatica a scomporre cosa è conseguenza di cosa.
Ad ogni modo, per non andare troppo fuori tema, la consapevolezza di avere un corpo femminile per me ha avuto la meglio sui sentimenti: dovevo accettarlo, era “naturale” per quanto detestassi l’idea di crescere. E poi il fatto che mi innamorassi dei miei coetanei maschi era del tutto “nella norma” per quello che è il modello di amore eterosessuale sottinteso nella nostra cultura, cosicché prima della pubertà la mia mente era piuttosto candida e viveva in un mondo di sogni parallelo alla realtà, più che altro, un mondo platonico dove le relazioni andavano secondo i miei piani e il sesso non esisteva proprio, ed io ero io, senza accenti sul genere. La cosa che più mi confortava era che gli angeli non avessero sesso, ed io speravo che prima o poi avrei trovato il mio angelo, qualcuno che l’avrebbe pensata come me e mi avesse salvato da tutta questa confusione.
Fuori dal mio mondo c’era il mondo reale, che per me era una sorta di incubo, ma avevo i più disparati motivi per pensare che fosse un incubo non a causa del mio malessere interiore quanto di una serie di problemi di relazione fra le persone intorno a me, problemi che io non capivo, o mi sembrava fossero così semplici da risolvere ma a quanto pareva non per la maggior parte di loro. Ah, non ho detto che dove sono nato e cresciuto il livello culturale della gente era piuttosto basso, e per fare un esempio, fra il bigottismo e i tabù dire “culattone” era un po’ come dire sfigato più degli altri, ma il fatto che significasse persona che ama qualcuno dello stesso sesso era una descrizione pressoché inesistente (mi e vi risparmio il turpiloquio veneto sulle descrizioni di che insulto fosse ): non sono stato a conoscenza di questa realtà fino agli anni del liceo. Dopodiché, per quanto pensassi alla possibilità di lasciarmi andare con donne anziché con uomini, non sentivo di poter essere lesbica, il che ha ulteriormente complicato le cose, senza contare che nel mio paese d’origine non ho mai neppure sentito parlare di qualcuno che fosse omosessuale.
Più tardi, negli anni, cercando di accettare che il sesso non doveva fare poi così schifo e che le pulsioni comunque le avevo e sembravano piacevoli, ho sempre vissuto la mia sessualità in modo orribile: per quanto cercassi di rilassarmi e percepire sensazioni positive dal mio corpo, non ho mai provato piacere, solo un senso di mancanza e di frustrazione enorme, anche quando andavo con ragazzi che mi piacevano molto, in incontri occasionali in cui non dovevo spiegare nulla e addirittura quando cercavo di appagarmi con l’autoerotismo.  Non riuscivo a sopportare la sensazioni che provavo nel momento in cui mi si toccava il seno o attraverso la penetrazione vaginale, tuttavia mi costringevo a provare ad accettarlo pensando che fosse un blocco mentale (adesso posso dire che niente mi convincerà più che il mio sia un problema solamente mentale ma che è strettamente legato al fisico, ed è proprio per questo che ho intenzione di completare il percorso di transizione).
Tutto questo sia prima che dopo il mio coming out a me stesso; le cose hanno cominciato ad andare meglio fisicamente solo dopo le prime iniezioni di testosterone. E’ stato come se tutto il mio sangue avesse cominciato a circolare finalmente nel senso giusto, e le sensazioni spiacevoli hanno cominciato ad affievolirsi. Invece la semplice accettazione della mia condizione di uomo nato donna mi ha salvato dal credere la mia vita priva di senso, una condanna “incondivisibile” e dal pensiero di suicidio e mi ha dato la forza di essere me stesso, di combattere per affermare io stesso chi sono e non lasciarlo decidere agli altri cercando in qualche modo di adattarmi. Sopravvivere è molto diverso dal vivere veramente la propria vita, per quanto difficile possa essere e per quanto altre persone possano non accettarlo e lasciarti solo.
Ho avuto esperienze sessuali solo con uomini e ho amato solo uomini, anche se come accennato poco fa non provavo del reale appagamento né sessuale, né personale in vece di donna, ma sentimenti ambigui e contrastanti ai quali ho cercato di dare le più diverse spiegazioni senza risultati soddisfacenti fino alla mia presa di coscienza consapevole. Mi è invece capitato di provare attrazione anche per alcune donne e probabilmente come uomo non disdegnerei qualche esperienza sessuale, ma sicuramente non c’è la stessa intensità che provo per gli uomini, né l’empatia che io cerco per rendere appagante e completa una relazione.

2) Molte persone, anche appartenenti alla comunità GLBT, che non conoscono la differenza tra identità di genere e orientamento sessuale, direbbero che visto che sei in un corpo femminile e ti piacciono gli uomini sarebbe stato molto più semplice rimanere nel corpo femminile. Vuoi spiegare il perché della tua scelta?

Credo che questa domanda sia veramente azzeccata e anche molto complessa (anche se per il modo GLBT mi viene di primo acchito da rispondere: provate a pensarci sopra un po’ e a mettervi nei miei panni in quanto gay e troverete da soli le risposte, se non siete superficiali). Credo che una transessuale (mtF) arriverebbe prima degli altri a capire, un omosessuale probabilmente un po’ dopo ma vi invito a riflettere bene su alcuni concetti:  anzitutto essere gay non vuol dire trovare il proprio corpo irreparabilmente e costantemente inadeguato, né provare frustrazione perché non si riesce ad interagire né con la propria sessualità né con le persone a causa di una propria natura che non si può vedere con gli occhi, né toccare con mano. Non so se sia possibile essere effettivamente compresi da chi non vive questa stessa situazione sulla propria pelle…ma il concetto in sé mi sembra piuttosto semplice.
Per chi invece non ha mai fatto i conti con questa realtà penso sia utile ribadire il concetto che appunto l’attrazione verso una persona che ci piace (orientamento sessuale) è molto diverso dal trovarsi a raffrontarsi con le persone in generale sotto una sorta di maschera “intoglibile” che ci nasconde la nostra vera natura, classificandoci in un ruolo radicato fortemente nella nostra cultura, “automatizzato” se mi passate il termine, che non dice nulla di noi, anzi, è fonte di malintesi che si sciolgono solo accettando che esista la possibilità che biologia e interiorità a volte non coincidano.
Aggiungo anche che ho la profonda convinzione che anche in un ipotetico clima di piena tolleranza, accettazione e riconoscimento della mia anima maschile (parlo per me ma credo sia cosa comune a molti transessuali) io vivrei comunque una condizione di disagio verso la mia  fisicità ed avrei difficoltà a sentirmi a mio agio in intimità. Mi sento di dirlo perché con i ragazzi eterosessuali coi quali ho avuto delle relazioni non ho mai subito traumi, violenze anche solo psicologiche o costrizioni, semplicemente non venivo compreso ed era nella loro natura cercare in me una donna,  poiché quello era il mio aspetto, anche con i capelli rasati a zero. Il dire ad un ragazzo “non sto bene perché voglio che mi tratti come se fossi un uomo” non ha mai funzionato nella pratica. A pensarci bene ha fatto scappare impaurita più di una persona! D’altra parte nessun ragazzo omosessuale mi ha mai corteggiato per la mia “mascolinità interiore”, per cui la mia è stata una storia di isolamento e solitudine fino a quando non ho accettato di vedere dove stava davvero il mio problema.
Da qui la mia scelta: dopo aver provato in tutti modi a trovare cosa ci fosse in me che non andava bene ed essere arrivato ad avere anche problemi psicosomatici, aiutato da diverse terapie (psicologiche e non) che hanno smosso le mie resistenze (e non parlo di quelle che seguo ora nella fase di transizione, ma di quelle che seguivo per cercare di accettarmi come donna! ) ho finalmente capito che se volevo davvero vivere questa era la mia strada.

3) Da quando il tuo corpo, la tua voce, stanno cambiando, come si rapportano le persone con te?

Gran bella domanda!! XD  In una parola: è un gran casino!  Diciamo che questo è il momento più interessante della transizione, ma anche quello più difficile, frustrante e complesso.  Ho chiaramente la voce di un uomo, ma l’aspetto è così ambiguo che ogni persona vede in me quello che vuole vedere. Vedo sguardi straniti, ma in ogni caso tendono a darmi della signora, credo perché nella stupida etichetta sociale risulterebbe meno offensivo dare della donna ad un ragazzo piuttosto che dell’uomo ad una donna. Per alcune transessuali donne (mtF) se non specifico passo per una di loro, per molte persone passo per una lesbica dichiarata, per il resto non saprei; noto un grande imbarazzo generale più che altro. In qualche raro caso sono stato preso per uomo (li conto sulle dita: 3 in 8 mesi di terapia…): diciamo che è ancora presto per i risultati della terapia ormonale e che per quanto io possa non avere un seno visibile e avere una voce del tutto maschile (senza contare l’abbigliamento da uomo, i capelli con taglio maschile e un accenno di baffi ) non è sufficiente per vedermi riconosciuto come ragazzo (io lo trovo veramente incredibile, ma è chiaro che non faccio testo). Sinceramente non capisco come mi vedono gli altri, vivo molto in solitudine e ho pochissimi contatti con le persone, quelli che ho avuto finora non sono stati piacevoli, né con chi già conoscevo ( fatte un paio di eccezioni ), né con la gente comune nella vita quotidiana.
Per quanto riguarda il mondo omosessuale, ho pochi contatti con ragazzi gay (escluso il Milk), per cui non so dire come mi possano percepire, ma dato che mi pare di capire che quasi tutti mi inquadrino ancora in un’identità femminile mi crea molto imbarazzo l’idea di espormi adesso che non mi sento ancora completo. Non ho idea se qualche persona abbia pensato che io sia un ragazzo molto giovane, perché non l’ho mai saputo, ma dati i “signora” che mi appioppano nei negozi direi di no… spesso i ragazzi/e giovani mi danno molto meno della mia età, ma come ragazza…

5) Come ha reagito la tua famiglia alla notizia della transizione?

La mia famiglia (mamma, papà e mia sorella minore) lo ha accettato, nel senso che non mi hanno assalito o contraddetto o insultato. Sapevano che nascondevo qualche grosso disagio, per cui un po’ si aspettavano qualcosa, ma non si aspettavano che si trattasse di identità di genere.
In questo momento non abbiamo molti contatti che non siano piuttosto superficiali ( del tipo ”ciao, com’è li il tempo”, “come va?”, “sai tra poco andiamo nel posto x”). Io non mi sento a mio agio con loro e non mi sento ancora di essere spontaneo, però si danno da fare per approfondire la situazione, seguono un gruppo di auto-aiuto ed è ancora tutto da scoprire.

6) Al lavoro ci sono stati problemi e pregiudizi legati a questa scelta?

Sul lavoro non ci sono stati problemi, a parte il fatto che non se ne parla se non è necessario, mi chiamano Alex ma mi parlano al femminile e mi sento un po’ compatito da uno dei colleghi che crede che io abbia un trauma mentale. Diciamo che non c’è molta spontaneità ma i rapporti sono gli stessi di prima. C’è molta tolleranza ma poca vicinanza, comprensione. Più complesso il contatto con il pubblico (lavoro in un circolo con ristorazione): chi mi conosceva prima fa finta che non stia succedendo nulla, credo che quasi tutti mi prendano per una lesbica e basta e altri si mantengono distaccati. Non ho idea di cosa si dicano fra loro (l’ambiente è molto informale), ma chi mi ha visto da poco per la prima volta e mi ha dato del lui torna dandomi della lei ed è quindi chiaro quello che succede: è molto fastidioso ma non posso che sopportarlo per ora, non ho intenzione di attaccarmi un cartello con la scritta: “sono transessuale, sono un uomo grazie” dato che i soci sono circa 3000 e spesso si vedono 1 volta l’anno… preferirei parlare solo a chi si interessa a me, o aspettare che i cambiamenti siano più evidenti prima di espormi.

7) Come hanno reagito, invece,  gli amici?

Il capitolo ex e amici mi mette abbastanza a disagio, perché quello che sento è che non ho nessun vero amico, qualcuno su cui poter contare davvero nei momenti di difficoltà, o anche solo per rilassarmi un po’ e sfogare la tensione che ho dentro. Credo questo sia dovuto soprattutto al fatto che non sono in un ambiente che sento mio in questo momento: è come se ci fosse la volontà da parte di 3-4 amici di essermi vicini, ma di fatto è molto difficile condividere quello che sto passando e affermare quello che sono con persone che in me vedevano un’altra persona…

8 ) Per quanto riguarda le persone con cui hai avuto relazioni, qual è stata la reazione?

Per quanto riguarda le relazioni affettive, col solo uomo che considero di rilievo nella mia “vita precedente”, quello con cui ho condiviso di più tutto il mio disagio e la prima parte della mia presa di coscienza, ho troncato di netto la relazione perché non ho avuto nessun riconoscimento della mia situazione, per lui ero solo una donna che andava accompagnata per tutta la vita nel suo delirio ed era disposto ad accettare unicamente questo.

9) Tu sei già in terapia ormonale e fra poco dovrai decidere a quali interventi demolitivi e ricostruttivi relativi alla rassegnazione del genere fare e non fare. E sulla genitorialità trans? Hai già un’idea a riguardo?

Fin da quando avevo 12 anni sognavo un chirurgo plastico che regalasse l’intero seno a qualche mia coetanea ansiosa di essere donna e un po’ meno “fortunata” di me, per cui non vedo l’ora di togliermi questo peso, e direi con pari urgenza vorrei rimuovere l’apertura vaginale, con tutto quello che sta dietro. Sinceramente credo che la mia salute fisica e mentale abbia la priorità sull’avere un figlio che altrimenti ne potrebbe solo soffrire e devo dire che il solo pensiero di una gravidanza (sul mio corpo) mi fa impazzire, non ho rimorsi per questa perdita. Per me è un figlio qualunque bambino abbia bisogno di affetto e protezione, non importa il vincolo di sangue.
Per quanto riguarda gli interventi ricostruttivi, ne sento la necessità, ma so che sono spesso deludenti per cui aspetto di vedere come procede la terapia ormonale e come si modificherà la mia percezione. Probabilmente cercherò di ottenere solo una metoidioplastica.

10) Essendo tu un transessuale omosessuale, saprai che in Italia non è consentito il matrimonio omosessuale, e che alcune transessuali lesbiche, ad esempio, hanno evitato il cambio dei documenti per sposare legalmente la propria compagna, tramite un matrimonio civile tecnicamente omosessuale (che chiaramente verrebbe annullato nel caso si richieda in seguito la conversione dei documenti). Hai mai pensato a questa strategia per poterti unire in matrimonio, eventualmente, a un ragazzo omosessuale?

Direi che a questo escamotage non avevo neppure pensato ancora… sarà che non credo più di tanto nel matrimonio in generale… Certo però potrebbe essere utile per questioni di diritti civili, ma non ho molta voglia di avere costantemente problemi con i documenti per una cosa che forse non accadrà mai. Preferisco conquistare a pieno titolo la mia identità e sperare in un futuro dove per restare vicino alla persona amata in ospedale non serva più (e per nessuno) un pezzo di carta dove si certifica un vincolo che ha valore solo per una tradizione.

11) Infine, da cosa deriva la scelta del tuo nome?

Beh, qui andiamo molto sul personale e mi limito a dire il minimo.. :-P Ho scelto due nomi: uno è un segno del destino, è il nome che sapevo di avere in un sogno che ho fatto quando avevo quattro o cinque anni; l’altro l’ho aggiunto perché mi è sempre piaciuta l’idea di avere un doppio nome e ho scelto quello che riuniva in sé più qualità, tipo suonare bene con l’altro nome e il cognome, essere un nome abbastanza comune ma importante, poter essere abbreviato e altre cose simili.