Cambio di sesso? In Italia può concederlo solo un Giudice

Pubblicato il: 29 ottobre 2013, 19:38 da: Marco Calafiore

Intersessualità

In Italia il percorso di transizione di una persona transessuale è pieno di ostacoli, spesso inutili, spesso voluti: dopo aver ottenuto una relazione da un medico psichiatra o psicologo, che certifichi la “Disforia di genere”, e in seguito una terapia ormonale che ne cambia l’aspetto esteriore, il soggetto deve anche sottoporsi ad un interminabile iter giuridico. La Legge 164/82, che regolamenta il percorso di transizione, impone infatti il ricorso ad un Giudice sia per accedere alle operazioni chirurgiche per il cambio del sesso, che per ottenere il cambio del nome anagrafico. Tale iter, per gran parte a carico dei contribuenti, è lungo anni. Nel frattempo, la persona transessuale resta ‘parcheggiata’ in un limbo sociale a causa del pregiudizio.

Il 25 e il 26 ottobre scorso, a Napoli presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, si è tenuto il convegnodell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG), associazione partecipata da medici, avvocati ed operatori sociali che operano nel percorso di transizione sessuale. All’incontro è stata presentata la Proposta di Legge, già depositata in Parlamento (Atto Camera N.246 Scalfarotto (PD); Atto Senato N.392 Airola (M5S) e N.405 Lo Giudice (PD) – ndr) “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso”, scritta da Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBT – ndr) con l’accoglimento di diverse istanze di modifica proposte da associazioni e movimenti trans italiani. Tra le personalità intervenute, erano presenti Francesco Bilotta per la Rete LenfordKathy La Torre, Vicepresidente del MIT (Movimento Identità Transessuale) e Tito Flagella, VicepresidenteAssociazione Libellula, che con il loro contributo hanno migliorato la stesura del testo finale. All’interessante dibattito era presente anche il Senatore del Movimento 5 Stelle, Bartolomeo Pepe, il quale, su proposta dell’Avv. La Torre, ha confermato il suo impegno alla costituzione di un intergruppo parlamentare, con SEL e la parte del PD più sensibile alle tematiche in discussione, per portare in esame la Proposta di Legge nel più breve tempo possibile, onde restituire dignità ad una fetta di popolazione nettamente discriminata.

La Proposta di Legge “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso” faciliterebbe la vita a tante persone in attesa del cambio di sesso e permetterebbe anche allo Stato di eliminare un inutile iter giudiziario, con il relativo costo sociale a carico dei contribuenti, che concorre anche a rallentare i tempi della giustizia intasando di cause i Tribunali. Le principali novità che questa Legge introdurrebbe sono: 1. Nessuna necessità di dover affrontare un iter giudiziario per l’autorizzazione all’intervento per il cambio di sesso (Attualmente è necessaria la pronuncia di un Giudice: non meno di 4 anni di attesa tra sentenza; intervento; e nuova sentenza per la correzione anagrafica di sesso e nome – ndr). 2. Possibilità di cambiare il nome anagrafico effettuando una semplice richiesta al Prefetto, allegando la relazione psichiatrica che certifica lo condizione di “Disforia di genere” (Attualmente è necessaria la sentenza di un Giudice e, spesso, anche se la Legge non lo richiede esplicitamente, a causa di un’orrenda interpretazione giuridica è ‘consigliata’ la sterilità chirurgica del soggetto, ossia l’asportazione di pene e testicoli opure ovaie – ndr). 3. Divieto di interventi chirurgici sui neonati intersessuali(Bambini che alla nascita presentano caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili, e che tramite intervento chirurgico subiscono l’imposizione del sesso – ndr).

Nei giorni successivi al convegno ONIG abbiamo contattato il Senatore Bartolomeo Pepe del Movimento 5 Stelle, per chiedere come intenda procedere, e in quanto tempo, alla creazione dell’intergruppo parlamentare. Speriamo di pubblicare a breve le sue risposte, affinché le ‘promesse’ si trasformino in fatti concreti e non restino parole strumentali al consenso politico.

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