Battaglia laica o sterile anti-religiosità?

dawkins-ateismo

Gentilissimi lettori,

conoscete il mio passato da attivista “senza se e senza ma“, su varie tematiche, in particolare quella per la laicità delle istituzioni.

Se un tempo la laicità delle istituzioni era di interesse liberale, socialista, radicale, di un certo tipo di pensiero di sinistra, ma non solo, oggi sembra quasi che gli unici battaglieri di questa causa siano le associazioni atee e le associazioni LGBT.
Pensateci bene: tutti gli altri, dopo divorzio e aborto, si sono sentiti abbastanza soddisfatti, e hanno deposto le armi.
Se oggi ci fosse la breccia di Porta Pia, a sparare non sarebbero tutti massoni ma probabilmente tutte persone LGBT.

Alla luce di questo, forte per me è l’esigenza di mettere una premessa: per quanto chi proviene da un attivismo più dotto e moderato possa biasimare i modi di questi attivisti, finché saranno gli unici, o quasi, a dedicarsi alla causa, dovrà essere loro grato.
Penso che l’obiettivo non sia nascondere sotto il tappeto chi fa un attivismo “urlato”, ma invitarlo a riflettere sul suo modo di fare attivismo, affinché diventi più efficace e meno “attaccabile”.

Non essendo io per primo uno da attivismo da strada o da condivisione fb, le mie instancabili ricerche mi hanno però messo in contatto con una serie di anime del movimento laico, conosciute tramite il web, ma anche tramite la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, ma in particolare il mio grazie va al Circolo UAAR di Milano, coordinato da Valeria Rosini, che ha saputo davvero andare oltre ai dogmi e dialogare veramente con chi, nel mondo delle confessioni, concilia la fede personale all’obiettivo della laicità delle istituzioni.
Col Circolo UAAR di Milano infatti l’associazione di cui sono presidente (Circolo Culturale Harvey Milk di Milano), collabora spesso, e organizza conferenze di argomenti collaterali al tema laico (le origini del razzismo, essere gay e credente, oltre le gabbie dei generi…).

Di contro, mentre ringrazio fortemente l’enorme possibilità che i valdesi, i socialisti, i radicali, le femministe, i cristiani illuminati, di varie tradizioni, della Consulta Milano Laica, il circolo UAAR di Milano, e tutti gli altri esempi virtuosi che propongono tentativi di laicità e interculturalità, devo rammaricarmi del livello di attivismo laico proposto dai social networks e da alcune esperienze di strada relative a movimenti spontanei e poco strutturati.

Sappiamo già che i social hanno incrementato il fenomeno complottista, ripetendo “viralmente” concetti fin quanto sono diventati, per le menti poco elevate, veri (è pericoloso vaccinare, l’alimentazione veg è la più completa, esistono le scie chimiche, esiste il complotto gender, quello giudaicomassonico, e gli illuminati).

Quello che forse si nota meno è il tam tam virale di slogan, cartelli, immagini,  e status, che propongono uno spirito antireligioso ed anticlericale che da fuori appare gratuito, e quindi controproducente, che spesso presenta rabbia, aggressività, errori concettuali e filologici, e diventa dannoso per la battaglia per la laicità.

Pensiamo ad un gruppo facebook, che era nato per parlare delle leggi contro la blasfemia e la bestemmia (che prevendono da una multa alla pena di morte) presenti nel mondo, con la proposta di cancellarle o ridimensionarle.
Sarebbe dovuto essere un confronto tra avvocati e giuristi, con paragoni di diritto internazionale, ma è diventata una cloaca di rutti e bestemmie libere. Non sono di per se contro la bestemmia (dovreste sentirmi a casa quando sbatto l’alluce contro la porta), ma contro tutto ciò che è gratuito si.

In altri gruppi si prende in giro la bibbia tramite citazioni di cui si fa una lettura letterale per sottolineare quanto la bibbia sia cruenta e quindi disprezzare i cristiani, senza tener presente, per esempio, che i cristiani si rifanno maggiormente al vangelo.
Il problema non è quindi sottolineare un passo cruento (lo sono davvero cruenti, basti pensare alla candid camera “Bibbia o Corano?”, che ha visto l’uomo e la donna media intervistati in strada attribuire violenti e cruenti versi biblici ai soliti perfidi islamici…), ma la finalità per cui lo si fa. Spesso i passi non sono citati bene, o contengono errori di interpretazione, oppure ancora, anche quando li si cita correttamente, lo si fa per giungere a conclusioni logicamente non inerenti.
Quindi continuano a girare condivisioni di post inutili alla battaglia laica, nonché (mi ripeto) dannosi.

Spesso si condividono post di notizie di cronaca anti-vaticaniste, relative a preti pedofili o ladri. Peccato che non siano verificate le fonti.
Non ci vuole molto: al peggio si guarda il dominio di origine dell’articolo, e se si tratta di un blog o di un sito dall’aspetto di un sito civetta, si evita di rischiare di postarlo, per poi essere presi per mistificatori e pretestuosi (“come tutti i laicisti, direbbe qualcuno.).

Da anni girano invece condivisioni che risultano totalmente superflue. Ad esempio quella, che per la prima volta vidi negli anni novanta, al liceo, che ricostruiva il viso di Gesù con tratti somatici mediorientali, per smentire tutta l’iconografia europea che lo vuole di pelle chiara, coi capelli lisci e lunghi, e gli occhi azzurri. Questa testimonianza dovrebbe in qualche modo attaccare il cristianesimo? e come?
Aprendo un qualsiasi libro di storia dell’arte del liceo, si sarebbe potuto verificare la motivazione che ha portato l’iconografia cristiana in quella direzione.
Quindi che immagine passa di chi posta e diffonde questo materiale al fine di screditare il cristianesimo? L’immagine di una persona ignorante.

Oppure il grande equivoco sul concetto di Immacolata Concezione, che non riguarda la verginità di maria durante il concepimento di Gesù, eppure molti laici e anticlericali hanno postato viralmente status e immagini che li hanno fatti apparire semplicemente dei somari di catechismo, e ancora una volta, controproducenti per la battaglia laica.

Avete scoperto che Maddalena non faceva la meretrice? Ok, la Chiesa lo ha scoperto prima di voi. Quindi uno status virale sull’argomento non è molto utile.

Avete scoperto che Gesù era gay perchè “questi tredici uomini da soli…”. Ok, allora non avete studiato bene come funzionava la società maschilista dell’epoca di Gesù, in cui era assolutamente normale che un gruppo di uomini legati spiritualmente andasse in giro insieme senza donne tra i piedi.

Avete scoperto che Adamo ed Eva non sono mai esistiti? Bravi. Aprite la Bibbia (pure quella delle Edizioni Paoline) e vedete che persino la chiesa dice che sono personaggi allegorici.
La lotta contro il creazionismo nelle scuole c’è, ma in america. E ad essere coinvolte sono le chiese neoprotestanti, non il cattolicesimo.

Non sto invitando l’attivista laico a studiarsi concili, encicliche, passi biblici, ma semplicemente a limitarsi su ciò che conosce bene. E , credetemi, di punti deboli delle grandi chiese ce ne sono davvero tanti: perché avventurarsi su un terreno poco sicuro?

Si finisce per fare citazioni storiche errate, o collocate cronologicamente in modo errato. Non tutti siamo storici o abbiamo la passione per la storia e le date, ma a volte è meglio non esprimersi se non si è sicuri.
Dire che le streghe uccise sono 6 miliardi non è molto intelligente, e riconduce l’attenzione ai numeri e non sul fatto che qualcuno, magari molti meno, la pelle ce l’hanno lasciata davvero.
E si diventa attaccabili da persone che, malgrado portatrici di idee bigotte, violente e intolleranti, dal punto di vista filologico hanno ragione, e in quel momento, demolendo le nostre tesi, stanno pugnalando l’istanza relativa alla Laicità delle Istituzioni.

Ho la sfortuna (o forse l’elasticità mentale) di frequentare, non proprio come amici ma direi come conoscenti (in ambienti di lavoro), delle persone bigotte. Questo, se da un lato mi avvelena le giornate, mi fa rimanere attaccato alla realtà, mi permette di non alienarmi in punti di vista errati ed ideologici.

Alcune non rappresentano un pericolo per la battaglia laica, anzi la loro ignoranza è facilmente strumentalizzabile da noi.
Ad esempio non sanno neanche distinguere il concetto di ateo da quello di “persona a favore della laicità delle istituzioni. E su questo equivoco, ad esempio, il movimento laico avrebbe grande spazio di manovra per operare nel campo dell’informazione.

Altre invece sono loro a strumentalizzare il tallone d’achille del movimento per la Laicità, giovani nerd ignoranti che postano e condividono materiale attaccabile e opinabile.
E, credetemi, quando un bigotto di quelli “sgamati” usa questi ingenui attivisti pro laicità, visto da fuori, ad un osservatore neutro ed esterno, appare credibile (altrimenti non si spiega il successo di chi usa parole come laicista, omosessualista, o parla di teorie gender).

E se una persona padroneggia la differenza tra credere e professare, tra religione e pratica,  tra ateo e non praticante, tra anticlericale ed antivaticanista, un ragazzetto che posta contenuti virali, come interlocutore  non ha speranza.

Anche alcuni atteggiamenti più che altro emotivi mi lasciano perplesso.
La rabbia con cui certe persone fortemente antireligiose offendono chi ha un percorso spirituale, spesso gratuitamente, mi fa riflettere.
Io stesso, come persona LGBT, sono stato personalmente ferito dalle grandi religioni e umanamente sento di volerne prendere le distanze.
Questa rabbia è comprensibile da un punto di vista emotivo, ma l’attivismo, per essere efficace, non può lasciare spazio all’emotività.
Che utilità ha, per la causa laica, dire che chi crede deve essere per forza un idiota, un credulone, che la bibbia è fantascienza o fantasy, che Gesù è uno Zombie, che Giuseppe era un povero cretino che si era messo con una ragazzina incinta di chissà chi?

Alcune di queste cose possono essere divertenti nel salotto di casa, tra amici, oppure per sfottere bonariamente un amico credente con cui si ha confidenza, ma sono efficaci come strumenti di attivismo per la laicità?

Rabbrividisco per le generalizzazioni che fanno dei miei conoscenti, colti guenoniani*, parlando degli atei, considerandoli tutti uguali, disprezzandoli, esaminando il mondo in modo binario, creando uno spartiacque tra loro e gli atei, ma poi lo stesso binarismo lo vedo in chi fa un gruppo unico dei “non atei” per offenderli, per offendere anche quella parte di loro che magari è interessata alle battaglie a favore della laicità.

Ed è questo che mi fa soffrire quando mi considero impotente in una conversazione in cui degli evoliani* parlano di atei e laici (spesso sovrapponendoli) come dei mentecatti ignoranti che, se solo avessero studiato le scritture, sarebbero osservanti, e il cui ateismo (o battaglia laica) dipende semplicemente dalla loro ignoranza.

I nostri oppositori però preferiscono far finta che gli attivisti laici formati non esistano. Non si confrontano di certo con la Consulta Milano Laica.
La chiesa quando parla di omosessualità convoca gli attivisti gay, non convoca di certo Gianni Geraci, un teologo mancato, presidente del guado, che a livello teologico è un loro pari, se non superiore, e li farebbe a pezzi.
E’ molto più facile confrontarsi con attivisti poco formati. Ogni ragazzino che posta una bufala è un’arma dei nostri oppositori bigotti.

Cosa manca in Italia? una “scuola di laicità”. Come c’erano una volta le scuole di partito. Oppure le scuole femministe interne alle associazioni lesbiche o di donne.
Sulla laicità invece non esiste un vero percorso, che studi i contenuti, in  modo da avere strumenti per affrontare la “battaglia”.

A questo punto, da quando, invecchiando, sono diventato un “moderato”, penso che questo articolo non piacerà a nessuno.
Non sarà abbastanza conservatore per quel tipo di laico credente che mira più all’ecumenismo e all’interreligiosità che alla laicità vera e propria.
Non sarà abbastanza open per le truppe di bestemmiatori che vorrebbero eliminare le religioni dalla terra con una bomba atomica.

Di contro, credo che la mia recente moderazione sia un dono da coltivare, anche se risulterà impopolare alle orecchie dei miei lettori e dei lettori casuali della più disparata estrazione culturale/spirituale.

 

 

*Sostenitori di René Guenon e di Julius Evola

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Nome…di battesimo

Battesimo

Molte persone transgender sono cristiane, ma si allontanano dalle religioni poichè le associano alla parte della loro vita fatta di imposizioni, tra cui ad esempio l’appioppamento di un nome anagrafico alla nascita, dunque di un “genere” ad esso associato, di tutti gli stereotipi e le aspettative sociali relative a quel genere, e infine del famoso nome “di battesimo”.

Nel caso della chiesa cattolica romana, la persona rimane legata alla comunità religiosa con quel nome, e quel genere, e non c’è possibilità di cambiarlo, visto che la chiesa cattolica romana non accetta le persone transgender.

Di contro, oggi esistono delle chiese cristiane che accettano le persone transgender e il loro genere d’elezione,e sarebbero pronte ad accettarle col loro nome scelto.
Per questo spesso alcune di loro chiedono di essere ri-battezzate, anche se non tutte le chiese extra-cattolicesimo romano “ripetono” il battesimo.
Alcune chiese lo fanno perché considerano non valido un sacramento avvenuto senza consapevolezza (pedobattesimo), altre considerano i sacramenti irripetibili, e quindi “tengono buono” il battesimo celebrato dalla chiesa cattolica, da cui ovviamente poi la persona ha preso le distanze.

Il battesimo, di per se, non è “l’attribuzione del nome”, anche se nel sentire popolare il battesimo coincide con questo, e il “sentire” spesso è più importante del fatto oggettivo.
Si pensi al film “L’importanta di chiamarsi Ernest”, dove i due “Ernesti” decidono di farsi ribattezzare dal prete con questo nome.
La persona Transgender non conosce il diritto canonico, e sogna un nuovo “nome di battesimo” , e quindi un nuovo “battesimo”, per iniziare un nuovo percorso spirituale senza la “zavorra” del precedente, non scelto ma appioppato.

Di contro, le chiese, anche quelle GLBT friendly, in realtà si sono sempre più interrogate sul problema “omosessuale”, quindi sui matrimoni gay e lesbici, e quindi non si sono poste il problema di come raggirare il problema delle persone transgender non rettificate anagraficamente, o anche di quelle rettificate (ma che rimangono battezzate col nome dell’estratto di nascita). Come ci si pone con questa persona, se ad esempio volesse fare la cresima? Oppure, se cresimata, come ci si pone se volesse sposarsi?
Ammesso che queste chiese sposino sia coppie etero che coppie omo, come ci si pone verso una persona trangender? Sposarla “come da documenti” (indipendentemente se la si sposa con un uomo o con una donna) è mancarle di rispetto, ma come si risolve il problema? ribattezzando questa persona? Oppure modificando il certificato del battesimo? O magari facendo una cerimonia in cui la persona viene accolta nella chiesa? (cerimonia non legata a un sacramento, ripetuto o non ripetuto).

Nelle ultime settimane sto contattando le chiese Gayfriendly per capire insieme come possono diventare delle chiese accoglienti anche per le persone transessuali e transgender.

Non faccio questo tanto per un interesse personale. Credo che tutte le persone trans (quindi anche quelle cristiane) debbano avere delle opportunità per essere se stesse anche nel percorso spirituale che sentono proprio.

A presto con aggiornamenti in merito.

Sbattezzo o semplice disaffiliazione da “santa” romana chiesa?

Gentili Lettori,

cosa c’entra questo post col blog?
Lo scoprirete in itinere.

sbattezzo2og

Ormai da decenni si sente parlare di “Sbattezzo”, nome dato (con una geniale operazione di marketing che confonde sacramenti ed effetti burocratici, nonchè confonde cattolicesimo con cristianesimo) da Famiglia Cristiana alla pratica di “disaffiliazione burocratica dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana”.

Per un ateo, un agnostico, un aconfessionale, un deista, un credente non cristiano, o una persona che non dà importanza alla ritualità, poco cambia tra “disaffiliazione burocratica” e “cancellazione di un sacramento”.
Per questo da anni l’attivismo ateo ha ripreso il termine sbattezzo, rapido e chiaro, per fare informazione sulla cancellazione degli effetti burocratici dell’adesione alla Chiesa Cattolica, avvenuta per molti di noi da neonati, sicuramente senza il nostro consenso (al pedobattesimo si lega l’iscrizione alla Chiesa come aderente, che, se non revocata, è a vita).
Quindi oltre a un sacramento “imposto” da minore e non da consenziente (quindi potete immaginarne il valore di consapevolezza pari a zero), vi è l’iscrizione imposta a un’associazione della quale, da adolescenti o da adulti, si potrebbe rifiutare l’appartenenza.

In alcuni casi però sono persone cristiane a voler uscire dalla Chiesa Cattolica Romana, o perchè appartenenti a percorsi cristiani “non romani” (Ortodossi, Valdesi, Luterani…), o perchè intimamente cristiani ma in modo libero e personale, o perchè dottrinalmente cattolici ma ostili alla Chiesa, per come è diventata oggi, per le sue discriminazioni (sessuofobia, omotransfonbia, ostilità al progresso scientifico), o perchè si è semplicemente dei cattolici anticlericali.

In questo caso si crea un paradosso: la persona non vorrebbe cancellare il sacramento del battesimo (che, a rigor di logica, è comune a tutto il mondo cristiano), ma vorrebbe semplicemente essere depennato da un’associazione di cui sente di non voler far parte e/o a cui è stato “iscritto” da minore e senza il suo consenso.

A questo punto una procedura che già ha il nome di “sbattezzo”, ma che soprattutto viene considerato come qualcosa che cancella o revoca il sacramento potrebbe essere, per questa tipologia di persona, fastidiosa a livello concettuale.
Per questo spesso i cristiani che vogliono uscire dalla Chiesa Romana, decidono di desistere.

Per coloro che vogliono aderire ad un’altra chiesa, si crea un paradosso spirituale: da un lato essi, se escono dalla Chiesa Cattolica, sono considerati “sbattezzati”, ma , essendo che il battesimo spiritualmente è a vita e non si cancella, la Chiesa in cui entra a volte riconosce loro il “battesimo cancellato”, oppure li ri-battezza.
Ad ogni modo sarebbe tutto più semplice se esistesse una semplice procedura di disaffiliazione, che non cancellasse un sacramento che, come già detto, è comune a tutte le chiese cristiane, in cui la persona in questione potrebbe voler approdare.
Ovviamente per un ateo, agnostico, o un credente non cristiano, il discorso dell’impossibilità di cancellare un sacramento suona come irrilevante, visto che non solo non crede nei sacramenti, ma non ha alcun interesse a cancellare il sacramento o meno, visto che il suo interesse è semplicemente di uscire dalla chiesa cattolica, senza particolari attaccamenti a quanto concerne la parte spirituale propria della ritualità cristiana.

Si pensi a una persona GLBT, a un ricercatore, o a un convivente etero: perchè dovrebbe rimanere (magari anche se cattolico in pectore), in una chiesa che continua a sentenziare contro di lui?

L’altra enorme contraddizione è che la richiesta di disaffiliazione non viene realmente attesa.
In realtà nei registri si rimane, con una  bella scritta “apostata” accanto, e la cancellazione dei sacramenti, questo perchè la chiesa, che “universale” e unica si sente fin dal nome (“cattolica”, etimologicamente, significa proprio universale), nonostante le varie riunioni con altre chiese, e incontri pseudoecumenici, alla fine se richiedi di uscire ti cancella un sacramento, che di fatto sarebbe comune agli altri cristianesimi (ma dimostra con tracotanza di considerarlo come proprio appannaggio).

La cosa davvero triste di tutto ciò è che di queste contraddizioni nessuno si occupa.
Un ateo non cura questi sofismi. Lui vuole cancellare gli effetti materiali, mentre non crede a quelli spirituali (quindi non si preoccupa di queste contraddizioni e differenze.
Un cristiano anticlericale alla fine desiste e non manda avanti lo sbattezzo (rimanendo dentro i registri e ingrossando la chiesa e le sue statistiche, a cui sono legate anche questioni economiche di non trascurabile rilevanza).
Ed effettivamente anche io, presentando questa questione in ambienti di credenti laici (nel senso di laicisti, anche se odio questo termine pseudodispregiativo), ho trovato il silenzio, l’imbarazzo, e poco contraddittorio.

Di conseguenza non mi rimane che scrivere io stesso alla chiesa, che mi custodisce con nome femminile, dichiarando in ogni dove che non ci sarà alcun riconoscimento per me, e chiedere la rimozione dalla loro associazione non tanto per motivi dottrinali, ma perché essendo un attivista in vista, non voglio assolutamente associare il mio nome ad una associazione sessista e omotransfobica, nonchè dogmatica ed oscurantista. Del resto altrimenti mi iscriverei anche alla Lega e a Forza Nuova.

Segnalo questo link di uaar che dà maggiori spiegazioni a quanto io scrivo
http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/

Laici o laicisti?

Tatuajes de ateos 40

In un precedente articolo, ho parlato del fatto che le correnti “anti gender” delle Chiese usano la parola “omosessualista” per definire un attivista per i diritti gay, insinuando che sia uno strumento del demonio per plagiare poveri etero confusi e fare propaganda gay. Anche su “laicista” si potrebbero fare simili chiarimenti, in quanto le chiese rivendicano l’uso della parola “laico” come sinonimo di “colui che è nella condizione laica e non religiosa, che non ha preso gli ordini maggiori“, e non come “attivista per la laicità delle istituzioni” o “persona che ha una visione laica del mondo“, e attribuiscono a questa figura l’appellativo di “laicista“, con una visione negativa e propagandista. Per sicurezza preferisco linkare wikipedia, per calmare gli animi bigotti capitati per errore sul blog http://it.wikipedia.org/wiki/Laico

Vorrei condividere una nota di una persona che stimo (Alessio Giandomenico Mameli) e che chiarisce in modo limpido la differenza tra Laicità e Laicismo

Posted by Alessio Giandomenico Mameli on Thursday, August 19, 2010

La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.
Laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria e l’altrui libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria e l’altrui libertà all’autorità di un’ideologia o di un credo religioso.
Nel significato originario del termine, ancora utilizzato in ambito religioso, il laico è un fedele della religione non ordinato sacerdote o non appartenente a congregazioni religiose. Nella società protocristiana dei primi secoli il laico veniva distinto dal presbitero ed alle cerimonie religiose i laici e i presbiteri partecipavano fisicamente separati. Nelle basiliche protocristiane esisteva un elemento architettonico divisorio, perlopiù marmoreo, chiamato iconostasi; al di là e al di qua di esso prendevano posto rispettivamente il clero e il popolo dei fedeli. L’iconostasi è ancora presente nelle chiese di rito bizantino, sia ortodosse sia cattoliche. Il termine, riferito ad una struttura politica o amministrativa, ne esprime l’autonomia dei principi, dei valori e delle leggi da qualsiasi autorità esterna che ne potrebbe determinare, compromettere o perlomeno influenzare l’azione.
La laicità, per estensione, si configura anche come assenza di un’ideologia dominante nell’opera di governo di uno Stato, e come equidistanza dalle diverse posizioni religiose ed ideologiche presenti.
 Ad esempio, nel caso di un regime totalitario, definire lo Stato come “laico” è un errore, in quanto in esso vi è posto solo per l’ideologia ufficiale e l’ideologia non ha l’imparzialità dell’atteggiamento veramente laico.
Il laicismo è la branca del liberalismo volta alla tutela della laicità, la quale, a sua volta, non è altro che la libertà degli Individui, della Società e dello Stato nei confronti delle ideologie volte a limitare la libertà senza alcun reale beneficio (in queste rientrano anche le religioni che non sono da meno nel configurare dittature, se lasciate libere di imporre una legge su di esse fondate, esattamente come avviene con le ideologie illiberali atee, quali sono state il comunismo, il fascismo e il nazionalsocialismo).
E’ laico solo lo Stato che emana leggi, non per imporre dottrine e valori morali, ma per garantire la libertà e la sicurezza degli individui

Spirituali e laici, radicali e liberali…possono portare istanze LGBT?

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Da anni collaboro , tramite l’associazione Milk e anche personalmente, con atei, laici, radicali, liberali e persone appartenenti a spiritualità alternative (buddhisti, valdesi, cristiani esterni alla chiesa romana, olisti, vegani e indipendenti).

Ho sempre pensato che queste persone, se attiviste, possano avere significative intersezioni con le istanze LGBT, in quanto sia una visione laica (per la laicità delle istituzioni), sia una visione liberale (in stile John Locke e John Stuart Mill), possa essere estremamente pertinente con la tematica dei diritti civili, dell’egalitè, della libertà di essere, dell’uguaglianza e delle pari opportunità.

Eccellente è il lavoro condotto da John Suart Mill e ispirato/supportato dalla moglie Harriet Taylor dimostra che il pensiero liberale (e libertario) dei fondatori del Liberalismo sia estremamente pertinente alle battaglie di emancipazione delle minoranze (o maggioranze) oppresse.
Mill parla di tre fasi, per quanto riguarda l’emancipazione di una categoria (che sia, ad esempio, dare il voto alle donne o l’emancipazione dei neri d’America). Ve le presento rivisitandole profondamente.
– la fase dello scherno (in cui alcuni pionieri, liberi pensatori occidentali e WASP* parlano di una possibile emancipazione di un gruppo, e la cosa viene schernita)
– la fase della discussione (si comincia a parlare della cosa, ipotizzandola e non più schernendola)
– la fase finale, dell’emancipazione.
Credo che ciò possa essere applicato a nuove battaglie. Questa tripartizione in tre fasi viene anche citata da Valerio Pocar in “Animali non umani, parlando di antispecismo.

A volte però recepisco delle profonde resistenze da parte dei laici.
E’ come se volessero insistere su quelle che chiamano “le priorità”, e quindi più che ragionare sugli effetti della mancanza di laicità (ovvero la discriminazione di non credenti, di credenti in modo alternativo, di persone che non sono conformi alla morale cattolica, e quindi non vengono discriminate anche giuridicamente e socialmente a causa della mancanza di laicità delle istituzioni), filosofeggino in modo astratto.
Ci si perde in discussioni sulla multiculturalità, per estendere i diritti ad “altre religioni“, di immigrati del terzo mondo (soprattutto islam, nuovi protestantesimi del sud america…), e non del fatto che modificare leggi che creino commistioni tra stato e chiesa cattolica, tentando di estendere queste leggi anche alle altre religioni, ha un vizio di fondo, in quanto si tratta di leggi “costruite” su religioni impostate in modo piramidale e con legami “temporali”, e quindi sarebbe difficile estendere la legge per tutelare i praticanti di religioni impostate in modo diverso, ai liberi pensatori, agli spiritualisti indipendenti, agli atei e agli agnostici, e a chiese strutturate in modo frammentato e con piccoli poli autonomi.
Di conseguenza, se i laici sono impegnati nella speculazioni filosofiche o nell’emergenza “multiculturale”, è legittima l’insistenza delle associazioni LGBT più illuminate a collaborare con associazioni a tema laico ed anticlericale?

Per quanto riguarda i liberali, a volte li vedo più spinti a parlare di liberismo, di politica estera (israele), o, nel caso dei radicali di ultima generazione, piu’ che altro mi sembrano piu’ impegnati in temi “libertini” , che non liberali e libertari.
Di conseguenza, mi chiedo se questo link con le cause relative ai diritti civili (in particolare parità tra i generi, antibinarismo, diritti civili LGBT) abbia senso o meno, o se la tanto citata “egalitè” sia ormai uno sterile stendardo di perduta memoria della rivoluzione francese e di pensieri nobili del passato e non qualcosa di utile.
Ad esempio non si riesce davvero a fare informazione sulla differenza tra Uguaglianza ed Eguaglianza, visto che il primo concetto appiattisce tutto ad una indiscriminata mancanza di diversificazione, l’altro è più legato a dare pari strumenti a persone diverse, che ne faranno uso a seconda delle proprie attitudini e capacità.

Infine, mi chiedo cosa possano dare gli illuminati ricercatori spirituali nel buddhismo e in altre correnti alternative al cattolicesimo (magari anche cristianesimi più “illuminati”) alla causa dei diritti civili.
Una cosa che mi turba, sentita spesso da buddhisti et similia, è il desiderio di dedicarsi esclusivamente al miglioramento di se stessi, con un conseguente miglioramento automatico del mondo (ovviamente se fossero tutti buddhisti et similia, ma non è così), e quindi invitando anche me a disinteressarmi di società e curare solo la mia crescita, mentre però le discriminazioni continuano, e fare il “Gandhi” non mi aiuti molto a cambiare la mentalità della gente che non è nè spirtualista, nè illuminata.
Ho citato il buddhismo ma simili atteggiamenti li ho riscontrati in molte correnti spiritualiste detentrici di altissimi valori, che però spesso chi le pratica non è intenzionato a sviluppare.

Alla luce di tutto questo, ho trovato tra i laici, i liberali, i radicali e gli spiritualisti, delle splendide persone con la stoffa per prendersi cura delle battaglie LGBT e di antibinarismo.
Molti altri invece sono e rimarranno sempre fuori, perché le loro priorità sono altre e i “link” tra battaglie non vanno mai forzate.

Ad ogni modo sono un grande sostenitore della “mixitè”, e della condivisione di contenuti tra realtà contingenti.

Ricercatore spirituale e/o attivista per la laicità delle istituzioni?

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Questa volta non parlo di identità di genere e chiedo scusa a me stesso di usare questo spazio che dovrebbe essere riservato alla lotta al binarismo, anche se tecnicamente binarismo si tratta:
poche persone, realmente illuminate, comprendono che si può essere SIA ricercatori spirituali, SIA attivisti per la laicità delle istituzioni.

Premetto che nasco come attivista per la laicità delle istituzioni, dopo un allontanamento dalla chiesa cattolica romana (seguita solo passivamente da piccolo) molto remoto, ma proprio grazie questa esperienza di attivismo mi sono avvicinato alla spiritualità.
Devo ammettere che mi aspettavo di trovare nel mio cammino atei, agnostici, comunisti e radicali, ma non buddhisti, deisti, ebrei ed ebraici, appartenenti a piccole chiese cristiane, cattolici romani avanguardisti, e massoni.

Anche io ero figlio di quel “binarismo”, che spesso ritrovo negli attivisti “atei”, per cui esiste una dicotomia feroce che prevede l’ateismo OPPURE la chiesa cattolica romana (o al massimo l’islam).
Ancora adesso quando mi confronto con attivisti atei, mi trovo molto distante dal loro modo di fare più che attivismo per la laicità delle istituzioni, proselitismo ateo, satira di cattivo gusto, bestemmie, scherno verso chi crede, incapacità di distinguere tra “non ateo” e “cattolico romano bigotto”, quando di sfumature ce ne sono tante (dal materialista, all’ateo spiritualista, al panteista, a colui che crede in un dio extra-abramitico, al cristiano indipendente o gnostico, al cristiano non cattolico, al cattolico open, al bigotto totale).

Lo stesso binarismo l’ho trovato purtroppo in ambienti di cultura che hanno avuto atteggiamenti di scherno verso l’attivismo per la laicità in generale e il mio in particolare. Spesso non accettavano il confronto, ma si ponevano in modo dogmatico verso l’interlocutore, e inutili sono stati i miei tentativi di spiegazione del fatto che l’attivista per la laicità delle istituzioni non è per forza un ateo, un blasfemo, un anticlericale, ma che questo attivismo accoglie, come dimostra anche il sito http://www.milanolaica.it (e il progetto a cui questo sito fa riferimento), moltissime anime, anche credenti, anche in chiese strutturate, e che quello che si contesta è ciò che non dovrebbe esistere, ovvero l’influenza politica e sociale che le religioni e la morale hanno sugli stati laici, sulle istituzioni, con imposizioni verso le minoranze religiose, i credenti indipendenti, gli aconfessionali, gli agnostici e gli atei.

A quel punto ho scoperto che queste persone non riuscivano realmente a parlare di quello che all’antica potremmo definire “potere temporale della chiesa”, perché inconsciamente consideravano giusto il fatto che la morale della religione predominante influisse sullo stato intero.
A volte l’ignoranza (o la malafede) raggiungeva il punto da confondere la condizione laicale con la “laicità”.

Per questo credo che la scaltrissima famiglia cristiana ha marchiato col nome di “sbattezzo” la pratica burocratica di disaffiliazione dalla chiesa cattolica romana.
Premetto che non ho mandato questa raccomandata, e non so se lo farò, ma non ci vedo nulla di male a procedere in tal senso, a disaffiliarsi da qualcosa la cui affiliazione è avvenuta da neonati, e comporta non solo un rito religioso (a cui un ateo potrebbe non dare valore, e un credente indipendente potrebbe continuare a dar valore anche dopo la disaffiliazione), ma una pesante affiliazione burocratica, che gonfia il numero dei fedeli di una chiesa, quella cattolica romana, a cui in tanti aderiamo passivamente e da cui dipendono statistiche, incentivi ed altro.

Il nome “sbattezzo”, oltre a creare scompiglio e confusione tra spiritualità e burocrazia (ma tutto questo era voluto: altrimenti i sopracitati benpensanti non si sarebbero ma potuti scatenare nel considerarlo un gesto stupido, inutile, esibizionista e blasfemo), crea un paradosso: la chiesa cattolica romana non è l’unica detentrice di sacramenti  e un può far coincidere la sua disaffiliazione con  la cancellazione di un sacramento, che ha in comune con le altre chiese cristiane.

Se il rito non puo’ essere cancellato, cosa dovrebbe fare colui che vuole passare semplicemente ad un’altra chiesa cristiana?
Ai più esperti lascio la parola…