Il confine dell’accettabilità T

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Un mio amico ha portato alla mia attenzione una polemica nata nelle pagine dei soliti noti attivisti gay (in senso stretto: uomini omosessuali), atti a cercare, su siti sconosciuti americani, personaggi transgender “falsi” o “non accettabili” , al fine di screditare chi è transgender in percorsi non medicalizzati.

Il punto della situazione è polemizzare sul fatto che, se sparisce un vincolo fisico, l’obbligo di una trasformazione fisica definitiva, chiunque puo’ potenzialmente dirsi transgender (come del resto già oggi chiunque puo’ definirsi gay o lesbica, senza incappare nell’accusa di opportunismo, provocazione, soprattutto senza che quest’accusa parta dalla comunità LGBT stessa, e soprattutto senza che debba dimostrarlo, o debba garantire riti di passaggio tribali per essere considerato/a tale).

La ricerca verte verso persone che non solo non prendono ormoni, ma non hanno effettuato un cambio di look verso lo stereotipo del genere a cui appartengono a dispetto del sesso, quindi, venuto meno l’ormone, e venuto meno anche il look, loro obiettano che la persona in questione sia veramente trans, sostengono che si spacci per trans per dei vantaggi sociali (infondo tutti sanno che dichiararsi trans in una qualsiasi parte del mondo oggi porta innumerevoli vantaggi sociali…), o per deridere e beffeggiare i “veri” trans (ovviamente coloro che loro hanno protocollato come detentori delle caratteristiche che li qualifica come trans DOP bollino blu banana chiquita).

Innumerevoli sono i casi che questi “gay all’antica” riescono a trovare su siti americani, spesso di orientamento transfobico (la notizia a me segnalata proveniva addirittura da https://twanzphobic.wordpress.com , un sito che già dal nome è tutto un programma), delle persone che si definiscono donne trans pur senza bisogno di ricorrere a gonne, parrucche e tacchi dodici, ma mentre una donna biologica puo’ rivendicare il suo essere donna anche con giacca, cravatta, capelli rasati, ovviamente se dovesse farlo una persona di identità di genere femminile, ma cromosomi xy, essa verrebbe catalogata dalla nostra simpatica commissione di attivisti Gay vecchio stampo come una “falsa persona trans. Le si negherebbe, insomma, di essere un vero tonno pinne gialle.

Questi attivisti gay binari cercano inoltre la simpatia delle persone transessuali binarie, quelle “nate nel corpo sbagliato”, che passano dal femminile al maschile o viceversa in modo netto, chiarendo che questi personaggi antibinari e anticonformisti “danneggiano” le “vere” persone trans, perchè “le usano” (???) si “prendono beffa di loro” (???), sono in realtà dei fondamentalisti cristiani contro i “veri” trans (…).

Inoltre se uno di noi accusasse di transfobia questa “commissione gay alla ricerca del vero transgenderismo”, loro direbbero indignati e basiti di non esserlo, perchè per loro la transfobia è un atteggiamento di ostilità al mondo trans in toto, mentre ci tengono a precisare che loro sono tanto tanto tanto solidali a Luana, donna nata nel corpo sbagliato, che “diventa” donna e si sposa con matrimonio etero col suo “eterissimo” Pedro.
Non riescono a capire, insomma, che transfobia è anche schifare le persone transomosessuali, le persone trans non medicalizzate, e le persone trans portatrici di identità di genere non conformi e non binarie, ed è anche trattare con pietismo e finta solidarietà quelle persone trans canoniche che loro hanno deciso, dall’alto del loro magistero, di considerare accettabili.

Non mi sto chiedendo se la donna trans che non vuole fare la laser al viso, che esce in giacca e cravatta, e che è “pelata” e non sente l’esigenza di coprire il tutto con una parrucca, sia “realmente” trans. Non mi sto chiedendo questo perché non ce n’è bisogno. Non mi interessa “verificare” che la sua identità di genere sia femminile, perchè non ve n’è alcuno bisogno, e la dinamica che porta a definire uno spartiacque tra accettabile e non accettabile, tra “vero” e “falso” trans, all’interno della nostra comununità è solo altamente pericolosa, e non mi spaventa tanto la cricca di quei quattro vecchi gay che propongono questi temi, ma di tutta la zona grigia e disinformata di attivisti LGBT che, senza riflettere sulle implicazioni, esalta queste posizioni, mette like a status transfobici, matura dentro di se un odio per cio’ che non è conforme ai suoi parametri, quando lui stesso o stessa non è conforme ai parametri di coloro che combatte.

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Shopping Transgender

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Gentili amici, vengo dallo shopping degli sconti. [ok direte che dedicare un post allo shopping non è da uomo…ma io sono gay quindi posso…]. Due giorni di fila  a vagare per Milano. Per la prima volta quest’anno ho soldi da investire nei vestiti, e non perché prima vestissi al femminile, ma perché prima ero semplicemente ciccione!

Il primo giorno, 6 gennaio, sono partito da Loreto e setacciando Buenos Aires, Babila, Duomo, via Torino, Colonne, Navigli… ho iniziato a guardare i negozi che potevano soddisfare il mio stile, ovvero “finto sportivo” (odio lo sport) neutro unisex…in modo che ci vado al lavoro senza che si scateni il panico (mica posso mettermi giacca e cravatta..).
– Acquisti della categoria “ok, vestiti maschili ma che potrebbe mettere una donna

– Acquisti della categoria “cacchio, sono un ragazzo, non una lella trasandata!” [fatti in un negozio SOLO maschile, in cui nessuno ha fatto domande del cacchio]

Infine, essendo che la femmina ha le occhiaie e il maschio no, ho provato a comprare (ebbene si, in un negozio di trucchi) un copriocchiaie, non perchè io ne abbia (nelle foto del blog sono io al naturale) ma perché dormo 4 ore a notte e sembro ciclato 24 ore su 24.

Mentre ero là, le premurose commesse si sono accorte del mio povero brufolo solitario e mi appioppano un gel della Clinique da sparare sul brufolo. “ma io uso topexan“,” ma quelli sono prodotti per ragazzini“…arrivando a casa l’ho provato…l’ho sentito irritare un po’ la mia pelle…ma sono un vero duro, mica mi formalizzo! poi mi sono guardato allo specchio e , cacchio! il prodotto mi ha spellato la pelle! Sono proprio allergico ai prodotti per signora!I

nfine alla cassa della Champion, dove ho preso lo scaldacollo, mi hanno ignorato totalmente, mentre rivolgevano la parola ad una signora sui 35 accanto a me. Dopo le mie proteste, mi hanno detto che “credevano che fossi il figlio della signora“…passato si, ma come infante!
Poi mi hanno fatto pagare, e dopo otto ore di fila vorrei ben vedere!

I pantaloni militari (da adattare alla bellissima camicia regalatami dalla famiglia D’Agnolo e alla sopracitata tracolla) sono l’unica cosa che non sono riuscito a trovare.
Mi arrendo: prenderò quello della cineseria di fronte.

L’unica cosa che mi turba è che pure per comprare un rotolo di carta igienica devi incappare nella divisione uomo/donna…e poi il fissato sarei io. Bah…