Perché il matrimonio gay è affare delle persone transgender

Ho litigato miliardi di volte con attivisti gay e lesbiche che volevano mettere come prima, e a volte unica, istanza GTLB, quella dei matrimonio same sex.
Finché un giorno, mentre studiavo le leggi dei paesi europei e non, ho scoperto che tutti gli stati con leggi all’avanguardia sulle persone transgender e i loro documenti, avevano sempre e inesorabilmente approvato delle leggi all’avanguardia sui matrimoni omosessuali.
Ho pensato che anche in quegli stati la maturità politica e sociale fosse arrivata prima alla comprensione dei gay, e poi a quella dei transgender, e che avesse agito così anche la rispettiva comunità di attivisti.
Poi ho riflettuto sui vincoli che uno stato come il nostro pone alle persone transgender per cambiare documento: transizione medicalizzata e sterilità.
In uno stato privo di legislazione sulle coppie gay, c’è ancora una fondamentale differenza tra maschi e femmine. Un maschio può sposare esclusivamente una femmina, e viceversa. Questo è contrario a cià che si dice: ovvero che maschi e femmine hanno pari diritti. Se un maschio può sposare una femmina, ma una femmina non può sposare una femmina, vi è un evidente problema di disparità.

Ora immaginiamo che un ragazzo ftm eterosessuale cambiasse i documenti senza prendere ormoni, e sposasse la sua compagna, legalmente, ottenendo tutti i diritti di una coppia etero.
Agli occhi di chi vuole osservare le persone transgender solo per la loro biologia e riproduttività, sarebbe di fatto una coppia tra due femmine, magari anche fertili, in uno stato dove non esiste il matrimonio gay.
Lo stessa sarebbe se una ragazza mft non in transizione sposasse, dopo la rettifica dei documenti, secondo il modello di legge Argentina, un maschio biologico.
Omofobi, fascisti, cattolici e benpensanti potrebbero pensare che, alla luce del fatto che per loro non esiste una reale differenza tra identità di genere ed orientamento sessuale,  un sacco di gay e lesbiche, magari gay effeminati e lesbiche butch, avrebbero potuto fare il “sacrificio legale” di cambiare genere per poter sposare la persona amata.
E chi dice, con tutta onestà, che non sarebbe successo?
In uno stato in cui ovviamente c’è una legislazione che permette ad ogni persona di sposarne un’altra, questo “imbarazzo” non esiste.

Pensiamo ad un altro caso. Ftm Gay e Mtf Lesbiche, di cui è piena zeppa l’associazione “genitori rainbow”, i quali, consapevoli o no della loro situazione di identità di genere, si sono sposati legalmente (e magari anche in chiesa).
A queste persone, dopo il cambio dei documenti (che loro ottengono tramite una regolare transizione), viene cancellato il matrimonio, anche se il o la partner vogliono continuare la relazione. Agli occhi dello stato sarebbero una coppia omosessuale, e ovviamente l’italia in tal senso non vuole imbarazzi.
Un amico ftm italoamericano in U.S.A. è divorziato, ma nei documenti italiani da poco ottenuti è single, in quanto lui, adesso legalmente uomo, non può essere divorziato da un altro uomo, anche se quel rapporto risaliva alla sua vita al femminile.

L’imbarazzo continua per quanto riguarda i figli (anche se su questo scriverò in separata sede).
Se la persona trans, pre T, ha adottato con il o la partner, e dopo transiziona, alla cancellazione del matrimonio c’è il rischio che i figli vengano portati via.
C’è questo pericolo anche nel caso di figli naturali, ma più che altro se il o la partner non accetta la transizione della persona T, e quindi fa ostruzionismo, anche se ci sono stati alcuni casi in cui la coppia impotente ha subito l’intervento degli assistenti sociali, spesso coinvolti tramite insegnanti bigotti, e anche la coppia unita ha dovuto vedersela brutta.

In sostanza, quello che voglio dire è che sbagliano gay e lesbiche a porre sempre al centro il matrimonio gay, ma sbagliano anche le persone transgender di qualsivoglia orientamento sessuale a sottovalutare questa battaglia.

Ringrazio Francesco Cerri, che anni fa mi stimolò  a riflettere sulla causa matrimonio gay 🙂