Discorso dal palco del Milano Pride 2018 (percorsi transgender non med)

Discorso dal palco del #MilanoPride
#civilimanonabbastanza

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Qui il video

come fai ad essere coerente con te stesso quando il tuo corpo dice il contrario di quello che sei?
questa frase è tratta da un noto monologo di un un famoso pioniere del percorso ftm: Davide Tolu.

Ci sono uomini e donne che sono uomini e che sono donne, senza che il loro aspetto li faccia apparire tali.
Molti di questi vorrebbero dichiarare al mondo di esserlo, ma come trovare il coraggio di farlo in un mondo che basa la definizione sociale di un uomo e di una donna sull’aspetto fisico?

Parlo a tutte le persone sotto a questo palco, che fossero portatrici di un’identità di genere divergente dalle aspettative generate dal proprio corpo.
Quante volte abbiamo provato vergogna a dichiararci uomini, donne, o “altro”, solo perché avremmo dovuto usare una voce acuta per dire “sono un uomo”, o una voce profonda per dire “sono una donna”?

Quante volte i primi a provare imbarazzo in un’affermazione così forte siamo stati noi? Quante volte abbiamo considerato ragionevole il ricevere un “no” ad una richiesta di rispetto della nostra identità di genere?

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Io chiedo a voi tutte e tutti di fare questo atto di coraggio, di autodeterminazione, di riuscire a dichiarare al mondo ciò che siete, ciò che siamo.

So benissimo che, differentemente rispetto al percorso tracciato all’estero, di cui l’Argentina e Malta sono solo due dei tanti esempi, dove il cambio del genere e del nome anagrafico è permesso con una semplice richiesta amministrativa, in Italia viene richiesta ancora una medicalizzazione ormonale obbligatoria, e spesso, un aspetto rassicurante rispetto alle aspettative di genere, quando non anche l’adesione a stereotipi di genere.

Ma se è vero che la società non cambia senza la spinta delle leggi, le leggi non cambiano mai senza la spinta della società: c’è un’interdipendenza, e la nostra visibilità può fare da volano a questo cambiamento.

Chiediamo una legge che ci tuteli dalle discriminazioni per la nostra identità ed espressione di genere, e chiediamo una legge che ci permetta di avere un documento che riconosca la nostra esistenza, e lo chiediamo a voce alta, prendendo la parola per i diritti che ci riguardano e ci spettano, perché la presa di parola transgender, in questo momento, è fondamentale.
Se non io per me, chi per me?

Ed è per questo che dobbiamo fare uno sforzo, andare a votare anche se qualcuno ci costringe a fare la fila dal lato sbagliato, ma soprattutto, dobbiamo far sentire la nostra voce, in senso simbolico, ma non solo, ricordando che l’autorevolezza di una voce non si misura dalla corrispondenza al timbro che ci si attende.

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Concludo nel ricordare tre persone che negli ultimi anni ci hanno lasciato.
Il primo è il giornalista Alessandro Rizzo Lari, che è stato vicepresidente negli anni in cui sono stato presidente del Circolo Culturale tbigl+ Harvey Milk Milano, e che ne era la vera anima e il vero motore e a cui adesso abbiamo dedicato il nome del Circolo.
La seconda è Deborah Lambillotte, la più importante attivista transgender in Lombardia, e, se mi permettete, in Italia, che ha per la prima volta presentato la possibilità che una donna transgender possa anche amare altre donne.
Infine, voglio ricordare Corry Scifo, una persona che frequentava il Circolo Rizzo Lari, forse non un attivista nel senso classico del termine, ma sicuramente una persona che, nonostante la giovane età, ha lottato col sorriso con la sua malattia, portando questo sorriso e questa speranza in ogni nostra serata al circolo.

Infine, ringrazio il Circolo Rizzo Lari, ex Harvey Milk, e tutto quello che ho imparato negli 8 anni che ne sono stato presidente, e a Gianni Geraci, che, dandoci una sede, lo ha reso possibile e i colleghi attivisti del Progetto Identità di Genere, Monica RomanoLaura Caruso e Daniele Brattoli, ma anche ad altri attivisti transgender di Milano, con cui c’è stato sempre un aperto confronto, Gabriele Dario BelliAntonia Monopoli e Gianmarco Negri, per tutto quello che potranno darmi in futuro. Un grazie anche allo staff diProgetto GenderQueer e della rivista LGBT Il Simposio.

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