LG vs BTQ

Binarismo ed antibinarismo

Gentili lettori,

non è forse arrivato il momento di analizzare, a livello di definizioni, l’argomento del blog?
Cosa è il binarismo?

Innanzitutto meglio chiarire che per “binarismo”, in questo blog, intendiamo il “binarismo riguardo ai ruoli di genere, alle identità di genere, agli orientamenti sessuali”,
anche se personalmente sono contrario a tutte le visioni dicotomiche e quindi binarie (anche su altri piani non legati all’universo LGBT)

Il binarismo di orientamento sessuale è quella visione dicotomica in cui una persona puo’ essere attratta solo dai maschi o solo dalle femmine (monosessismo), o nel caso di bisessualità, essa viene concepita in modo binario (la persona è attratta dagli uomini perché da loro cerca alcune cose, dalle donne in quanto in loro ne cerca altre opposte, e magari vive anche un’incompletezza quando è in coppia solo con una donna o solo con un uomo).

L’antibinarismo di orientamento sessuale propone infinite possibilità e combinazioni in uno spettro in cui ognuno di noi ha un orientamento sessuale (omo, etero o una via intermedia), o comunque ha un orientamento che dà precedenza al corpo (persone male-oriented o female-oriented, quindi attratte solo da maschi o da femmine in senso fisico) o ha un orientamento che dà la precedenza alla mente del partner (persone men-oriented o women-oriented, attratte quindi da persone di identità di genere maschile o da persone di identità di genere femminile).
L’antibinarismo di orientamento sessuale non “insinua” che l’orientamento sia scelto o variabile, innato o costruito, semplicemente che esistono infinite combinazioni ed è inutile, superfluo e deleterio indagarle e biasimarle.

Il binarismo di identità di genere è un’ottica “transessuale” che vede solo due identità di genere nette e definite (quella di uomo e quella di donna). Quando una persona ha un’identità di genere dissonante dal corpo biologico (maschio o femmina) si parla di persona “nata nel corpo sbagliato” e si individua la transizione come la cura, il riposizionamento, e quindi il ritorno al naturale “binarismo eterosessista“, in quanto spesso queste persone “nate nel corpo sbagliato” sono transessuali eterosessuali, che dopo la transizione si sposano, adottano, incarnano le identità tradizionali e soprattutto lasciano le associazioni.

L’antibinarismo di identità di genere rivendica l’esistenza di molte e variegate identità di genere, e soprattutto un’infinita possibilità di percorsi di transizione medicalizzata e non, tutti legittimi.
Non si fa una scala a chi è più o meno “legittimamente” T, nè si associa la polarizzazione più o meno netta di genere al percorso di transizione scelto (non è detto che un ftm non medicalizzato sia di identità di genere meno maschile, nè che uno medicalizzato non possa invece percepirsi come identità intermedia, ma aver comunque desiderato il percorso medicalizzato completo). Si ribadisce che l’orientamento sessuale non è affatto legato all’identità di genere.
Questa visione viene anche detta “transgender”

Il binarismo di ruoli e stereotipi di genere (quindi non più identità, ma ruoli) ha una visione innatista delle predisposizioni di chi nasce maschio e di chi nasce femmina, e ritiene che i ruoli sociali siano intrinsechi e non inculcati, che siano predisposizioni naturali, che ne avremmo conferma anche in una immaginaria società neutra  scevra da stereotipi, dove i bambini inseguirebbero comunque gli archetipi del rosa e del celeste. (visione giusnaturalista)

L’antibinarismo di ruoli e stereotipi di genere rivendica il fatto che ogni società ha attribuito ruoli diversi agli uomini e alle donne, che sono diventati, all’interno di quella subcultura, apparentemente “naturali”, ma il cambiamento di luoghi, e di tempi, dimostra una grande adattabilità delle persone a nuovi ruoli, ne conferma il ruolo prevalentemente di controllo sociale, e lascia intendere che l’essere umano sia una spugna che assimila i ruoli proposti, ma che potenzialmente può sceglierne e rivendicarne altri, al di fuori delle aspettative, secondo le sue personali predisposizioni (che variano non da maschi a femmine, ma da persona a persona)

 

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Passing, quanto aiuta per l’inclusione sociale?

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Ogni tanto vedo alcune persone T fare le ganze nei forum dedicati, dire che i loro coming out sono stati accolti tra mille abbracci.
Poi guardo le loro foto e vedo che hanno un aspetto inequivocabilmente coerente col genere mentale, gradevole e rassicurante.

Dalle frasi che riportano, è evidente che il loro “passing” ha favorito di molto il tutto.
“Guardandoti è chiaro che sei donna, e che lo sei sempre stata”
(magari la persona in questione ha fatto un abbondante uso della chirurgia ricostruttiva…)
Oppure “che sei uomo si vede a cento km” (e si tratta di un ftm alto, calvo e col pizzetto).

Siamo noi con un cattivo passing che generiamo sospetto, e questo perché usciamo dal binarismo, e ” l’uomo della strada” non vuole assolutamente che uno od una di noi “pretenda” un genere di cui esteticamente non sembra far parte.

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Ancora peggio se la nostra “normalizzazione ” non prevede un riposizionamento come etero.
E’ facile dire a una “ex lesbica“, ora ftm, che la sua “naturale” collocazione è di etero padre di famiglia.
E’ piu difficile dirlo a una ex donna etero, che ora “fa il gay” (cit.) Lo stesso per le translesbiche.

Quello che voglio dimostrare è che è tutta una questione di binarismo.
La persona trans, per avere il lasciapassare della società benpensante, deve passare da una gabbia all’altra (quindi speriamo che abbia intenzioni binarie per la ricerca della sua felicità e del suo vero io, altrimenti sono cazzi), per rassicurare, per non infrangere mai e poi mai il simpatico reticolo del binarismo.
Sia chiaro, che non sto giudicando chi ha un desiderio “binario“, di totale adesione al sesso opposto e a tutti i suoi rassicuranti stereotipi. Dico solo quanto sia difficile per chi non ha questa immagine di se stesso/a/* , nè un corpo che, di base, può favorire un passing “confortante” per la società civile…