Richieste Politiche

Transgender-flag-triangle

Il Progetto GenderQueer nasce dalla fusione delle esperienze di ricerca su se stessi e di se stessi e sulle dinamiche sociali svolta da parte di un gruppo di ragazzi xx.

Durante questa ricerca abbiamo dovuto non di rado scontrarci con gli stereotipi relativi al genere del mondo eterosessista ed eterocratico, ma anche con gli stereotipi interni alla comunità (attivista e non attivista) LGBT e alla chiusura, ghettizzazione, esclusività e diffidenza del mondo Trans canonico.
Nel frattempo è cresciuta sempre di più la voglia di condividere i risultati di una serie di riflessioni, confronti, studi, esperienze, e di aiutare persone confuse e figlie di questa diffidenza ed incomprensione già vissuta da noi in prima persona, usando contatti, di figure qualificate, istituzionali e non, creati con perseveranza e fatica negli anni di ricerca.

Il Progetto GenderQueer ha quindi diversi obiettivi:

diffondere la cultura su: identità di genere – ruolo di genere – orientamento sessuale, non binarismo di genere, transizioni non medicalizzate, pluralità dellE identità di genere, trans-omosessualità e  translesbismo,  uso corretto della declinazione genere maschile e femminile quando si parla di/con persone trasgender, gli orientamenti affettivi al di là della netta omosessualità o eterosessualità;
combattere il binarismo sociale (uomo/donna, omo/etero), le generalizzazioni circa i generi,gli stereotipi di maschile e femminile, il sessismo, la confusione tra omosessualità e transgenderismo, i pregiudizi verso i partners delle persone transgender.
usare i nuovi social media, che poi sono i primi consultati da chi è nascosto, confuso, solo, per indirizzare coloro che altrove hanno trovato solo diffidenza, presso psicologi competenti, centri accoglienza per ragazzi scappati o cacciati di casa, avvocati specializzati, centri di auto aiuto per genitori, siti internet dove si possono ordinare fasce, protesi e accessori per transgender, punti di riferimento per gli stranieri LGBT che hanno bisogno di asilo politico o permesso di soggiorno, punti di riferimento web, transgender in transizione con cui consultarsi…

Le posizioni politiche del Progetto GenderQueer sono le seguenti:

– Possibilità di cambiare nome e genere anche per transgender non medicalizzati
Legge che tuteli le persone omosessuali, bisessuali, transessuali, transgender e queer da episodi di violenza e discriminazione
Matrimonio “egualitario”. Che il concetto di “genere” sia irrilevante nell’unione tra due persone, in modo che la persona transgender, indipendente dai suoi documenti, possa sposarsi senza subire l’umiliazione di poterlo fare solo usando un’identità che non sente sua o possa farlo solo al prezzo del cambio dei documenti/sterilizzazione dei genitali.
Adozioni per la coppia che ha una o due persone transessuale, transgender o queer o del single
Possibilità di genitorialità “genetica” (senza l’uso del proprio utero) per il genitore transgender a origine femminile

Questo progetto non vuole essere un’associazione:  niente tessere, niente statuto, niente riunioni.
E’ su internet perché è qui che c’è bisogno. I promotori del progetto si trovano in Lombardia, ma è un progetto che si rivolge a tutto il territorio italiano e si appoggia sulla buona volontà e sul consenso che gruppi sparsi nel territorio ci stanno mostrando.
Non entriamo in competizione con le associazioni transgender, anche perché questo progetto vuole rivolgersi soprattutto al mondo non-transgender e spiegare la nostra realtà: consultori e associazioni rimangono un nostro punto di riferimento per reindirizzare persone che chiedono un aiuto per il quale non siamo competenti (trattiamo l’identità di genere ma non siamo competenti in campo medico).

Nonostante nasciamo ed agiamo soprattutto su internet, siamo attivisti liberi e in varie realtà associative. Spesso siamo convocati in convegni, conferenze, proiezioni, presentazioni, dibattiti come uditori, come testimonianze viventi o come attivisti trans-gender. Il nostro gruppo nel 2009 ha aderito al Pride di Treviglio e di Torino. Collaboriamo con molte realtà associative, o meglio, loro ci offrono ore, numeri di telefono e momenti di riflessione insieme.

Abbiamo organizzato (insieme a Pietro Galeoto e Ivano Cipollaro) la Fiaccolata “E io non ho paura” del 21 settembre 2010 a Milano, facendo parte dell’omonimo comitato cittadino e invitando i singoli cittadini, attivisti, liberi pensatori, associazioni LGBT e non, istituzioni.

Abbiamo un volto: sul blog trovate le nostre storie, per dare esempio di visibilità prima di tutto in prima persona.

La nostra identità di genere è maschile, ma abbiamo deciso, per vari motivi che spieghiamo nel blog, di transizionare di genere (coerentemente con le nostre inclinazioni) ma non di sesso (senza terapia ormonale o interventi).

Apparentemente potrebbe sembrare una decisione comoda. In realtà comporta il protrarsi all’infinito nel tempo di quelle problematiche che invece un transgender a origine femminile che fa la transizione ha solo per i primi mesi.
Infatti il testosterone in poco tempo trasforma voce e peluria in modo da rendere, da vestito, il ragazzo ftm indistinguibile da un ragazzo biologico. Questo fa si che molti ftm possano scegliere di essere “velati” e che il fenomeno ftm sia quasi invisibile, nonostante sulla carta gli ftm siano quasi quanto le trans mtf.

Purtroppo spesso la nostra visibilità è soggetta a fraintendimenti:
mentre una donna trans viene comunque riconosciuta come tale, perchè alcuni elementi di scelta estetica sono inequivocabilmente associati alle donne (ma qui il discorso sarebbe lungo, ne parliamo molto sul blog), un transgender a origine femminile che si muove verso il maschile viene scambiato per una donna sportiva o trasandata, o, quando va “bene”, per un ragazzino minorenne.

Non abbiamo un colore politico, o se lo abbiamo non lasciamo che “sporchi” il nostro progetto. Non appoggiamo fazioni all’interno del movimento storico: la nostra realtà invisibile, nascosta, apparentemente piccola non può permettersi di chiudersi ma deve dialogare con tutti e creare una rete.

Nath (e Rudy)

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