Chi è l’autore: Risposte per i pruriginosi

IL MIO ORIENTAMENTO SESSUALE

Voglio un chiarimento sul MIO orientamento sessuale, che definisco pansessuale
anche se con grosse preferenze.
Direi: 75% verso uomini, 20% verso persone transgender, 5% verso donne.Chiaramente ho difficoltà ad attrarre ragazzi androgini o efebici, mentre riscuoto un discreto interesse
da parte di persone T, anche se preferisco le persone transgender a quelle transessuali, sia in direzione mtf che in direzione ftm, perché mi attraggono le figure androgine, e spesso l’androginia si perde con la medicalizzazione.

LA MIA IDENTITA’ DI GENERE

La mia lotta antibinaria non deve lasciare pensare che io abbia una visione di me fluida, indefinita, che mi percepisca di entrambi i generi, o di nessun genere, o di un terzo genere.
La mia identità di genere è maschile, anche se non ho un’unica visione di maschile, stereotipata e machista, ma concepisco infiniti (e tutti legittimi) tipi di maschile e di femminile.
Essendo, quindi, appartenente al genere maschile, vivo come tale, apertamente, senza che ciò comporti trattamenti medicalizzati.
Essere è essere percepiti: ognuno vedrà in me ciò che la mia esperienza lo guida a vedere.
La mia istanza principale come attivista è l’applicazione in Italia della proposta di legge Argentina sul cambio di nome e genere sui documenti senza la richiesta di medicalizzazione obbligatoria.

KeepCalmPansex

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Intervistati su “Oltre le Differenze”

Giovedì 28 Ottobre 2010 17:00

La comunicazione sui temi GLBTQ.
Se ne parlerà su Antenna Radio Esse
Venerdì 29 ottobre alle 21, nel format radiofonico che parla di omosessualità e dintorni anche l’intervista a Nathan uno dei fondatori del Progetto GenderQueer.
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Le campagne contro l’omofobia
e gli spot per promuovere una cultura della diversità a confronto in Italia e nel resto del mondo. Tutto questo e molto di più rientra nella comunicazione sui temi GLBTQ, argomento dell’ottava puntata della nuova stagione di Oltre le differenze, il format radiofonico condotto da Natascia Maesi e Eleonora Sassetti in onda venerdì 29 ottobre alle 21.00 sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 e 99.10) e in diretta online su www.antennaradioesse.it. Se ne parlerà insieme a Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, con il quale commenteremo anche i recenti accadimenti che hanno riguardano il mondo omosex e non solo.Nel momento dedicato alla testimonianza, sarà presentata una nuova realtà: Progetto GenderQueer, uno spazio di condivisione e confronto su temi dell’identità di genere e del trangenderismo aldilà delle scelte di transizione di sesso, attraverso l’intervista a Nathan, uno dei fondatori del progetto.Nello scaffale, lo spazio con i consigli su libri, film e appuntamenti a tema e inoltre l’intervista aDaniele Del Pozzo, il direttore artistico del Festival Internazionale Gender Bender che si terrà a Bologna dal 30 ottobre al 6 novembre.Per chi ascolta “Oltre le differenze”, come sempre c’è la possibilità di interagire con la redazione del programma chiamando il 366 2809050 o scrivendo a redazione.oltreledifferenze@gmail.com.E’ possibile inoltre visitare la pagina facebook e il bloghttp://oltreledifferenze.splinder.com/ nei quali si trovanoi video della puntata, e leggere gli approfondimenti delle storie nella rubrica speciale Oltre le differenze de La Nazione on line al sito www.lanazione.it/siena

OmoFobia, BiFobia e TransFobia

transfobia

Prima di affrontare questo tema, voglio partire dall’etimologia di tutte le parole che contengono il suffisso -fobia, comprese sessuofobia, xenofobia…
Tutti noi siamo abituati a conoscere la parola italiana “fobia”, che significa “paura” quasi inspiegabile. Le cosidette “fobie”.
In realtà quando -fobia è un suffisso, significa “avversione“, un’avversione non per forza consequenziale alla paura.
Spesso quando usiamo il suffisso -fobia, interiorizziamo il passaggio “avverione=paura”, non sempre scontato.
Quindi quando diciamo omofobia, transfobia, parliamo più che altro di omoavversione, trans-avversione.
Poi si potrebbe fare un ragionamento a parte sul fatto che in alcuni casi ad esempio lo xenofobo odi lo straniero perché teme (per ignoranza) che egli gli rubi in casa o violenti le sue figlie, ma ritenevo giusto fare questo inciso.

L’omofobia è l’avversione verso persone gay, lesbiche e bisessuali. Per una sorta di sessismo diffuso, l’omofobia colpisce più che altro omosessuali di sesso maschile, ma anche omosessuali (uomini e donne) dichiarati e attivisti, ed omosessuali (anche non dichiarati, uomini e donne) molto “visibili“, poiché nel sentire comune una donna mascolina o un uomo effeminato “probabilmente” sono omosessuali, e potrebbero quindi essere vittime di omofobia senza per forza essere omosessuali.
Quando si parla di omofobia, vengono subito in mente episodi di pestaggi in luoghi pubblici di coppie o soggetti molto “visibili” come omosessuali. In realtà l’omofobia riguarda, ad esempio, le discriminanti, palesi o “striscianti“, sul lavoro o presso qualsiasi attività svolta all’esterno degli ambienti gay e delle tematiche gay.

L’omofobia interiorizzata è forse ancora più diffusa. Si tratta di persone che non accettano la propria omosessualità e la vivono come una colpa. E’ diffusa nei soggetti non dichiarati, i cosiddetti “velati“, ma a volte rimangono tracce di omofobia anche nei più sfrenati attivisti.
A volte l’omofobia interiorizzata si rivolge a “certi” tipi di vivere l’omosessualità: L’omosessuale sobrio che critica le “checche” oppure gli attivisti, oppure chi è dichiarato, o chi (a sua detta) “ostenta“.

La Transfobia riguarda le persone transessuali. Purtroppo è più diffusa sia perché la persona transessuale è qualcosa di più raro e “diverso” e quindi più soggetto ad essere presa di mira, ma anche perché suo malgrado è visibile al di là della sua scelta di visibilità.
La transfobia riguarda anche persone omosessuali. In particolare omosessuali uomini che criticano aspramente le trans mtf e omosessuali donne che criticano i trans ftm, come a rimprovero della “migrazione” che queste persone fanno allontanandosi dalla natura che loro cosi’ tanto elogiano.
In particolare le persone trans etero vengono viste dal mondo gay/lesbico (da una parte di esso) come persone in cerca di “etero-normatività“. Questa idea naturalmente si basa sull’ignoranza e sulla confusione diffusa tra orientamento sessuale e identità di genere.
Esiste naturalmente anche la transfobia interiorizzata, soprattutto da parte di quelle persone che decidono di vivere se stesse solo di nascosto vivendo un “on/off” del genere che presto causa una sorta di esasperazione, o in coloro che, finito il percorso, rinnegano l’essere t.

La Bifobia (per questa voce cito Wikipedia) indica la paura o il rifiuto della bisessualità, in base alla convinzione che solo l’eterosessualità e l’omosessualità siano “reali” orientamenti sessuali e corretti stili di vita. I bisessuali possono anche essere l’obiettivo di omofobia da parte di coloro che considerano soltanto l’eterosessualità come appropriato orientamento sessuale. Al contrario, alcuni bisessuali possono essere oggetto di critiche sia da parte di coloro che hanno atteggiamenti eterofobi, sia da una parte della comunità gay.

In Italia non esiste una legge contro l’omofobia. Paola Concia nell’Ottobre 2009 aveva proposto una legge contro l’omofobia ma non contro la transfobia scatenando le meritate proteste del mondo transgender.
Qualcuno (bigotti e benpensanti) pensa che una legge contro l’omofobia “avvantaggerebbe” i gay, che la strumentalizzerebbero per ricattare o usarla come pretesto per ogni contesa.
L’Italia è uno dei paesi più soggetti ad episodi di omofobia. Si vocifera all’estero, e lo testimoniano anche le guide gay, che l’Italia sotto questo fronte èsconsigliata” come meta turistica per coppie gay.

Matrimonio…trans

Gentili amici.
Come sapete in Italia esiste il matrimonio etero e nessun tipo di unione civile
nè per etero nè per gay.

Infiniti sono i mix esistenti in altri stati:
1) matrimoni etero e gay
2) matrimonio etero e unioni civili per etero e gay
3) matrimonio etero e unioni civili gay
4) solo matrimonio etero

Anche le persone transgender hanno relazioni: relazioni con persone che legalmente sono uomini, che legalmente sono donne,
e magari alcune, o molte, di loro vorrebbero sposarsi.

Piccolo glossario:
Uomo transgender = Ftm = da femmina a maschio (il trans)
Donna transgender = Mtf =da maschio a femmina (la trans)

Espongo i casi possibili, mettendo il corrispettivo speculare

1) donna transgender non legalmente rettificata (legalmente maschio) + uomo biologico o transgender rettificato  (legalmente maschio)
legalmente è un’unione “luixlui”
in Italia queste due persone non possono sposarsi o fare unioni civili…
se fosse possibile sarebbero sposate come due uomini, a meno che il celebrante
non decidesse di usare il nome “non anagrafico” (d’elezione) per la donna transgender,
ma sarebbe solo un’accorgimento per non rovinare la cerimonia.

2) donna transgender legalmente rettificata + uomo biologico o transgender rettificato  (legalmente maschio)
risultano una coppia etero anche per lo stato, quindi possono sposarsi in Comune.

3) donna transgender non legalmente rettificata (legalmente maschio) + donna biologica o transgender rettificata  (legalmente femmina)
Nonostante di fatto sia una coppia lesbica, legalmente sono di genere opposto e quindi possono sposarsi “come coppia etero”, a meno che il celebrante
non decidesse di usare il nome “non anagrafico” (d’elezione) per la donna transgender, ma sarebbe solo un’accorgimento per non rovinare la cerimonia.

4) donna transgender legalmente rettificata + donna biologica o transgender rettificata  (legalmente femmina)
Legalmente sono una coppia lesbica.
Non possono sposarsi, ma se ci fossero le unioni civili o i matrimoni omosessuali, si sposerebbero come coppia lesbica.

SPECULARE DEL CASO 1: uomo transgender non legalmente rettificato + donna biologica o transgender rettificata
SPECULARE DEL CASO 2: uomo transgender legalmente rettificato + donna biologica o transgender rettificata
SPECULARE DEL CASO 3: uomo transgender non legalmente rettificato + uomo biologico o transgender rettificato
SPECULARE DEL CASO 4: uomo transgender legalmente rettificato + uomo biologico o transgender rettificato

Ovviamente ci sono poi le coppie di persone entrambe transgender ed entrambe non rettificate 😀

Ci sono quindi varie problematiche:
– quando le persone risultano dello stesso genere per la legge italiana, esse non possono sposarsi
– quando risultano di genere opposto per la legge, ma sono in realtà dello stesso genere, allora ci si puo’ sposare, al prezzo di mortificare la propria identità di genere
– rinuncia alla rettifica per potersi sposare o salvare un matrimonio che, anche se i partner sono consenzienti, verrebbe eliminato
– paradosso: il diritto di sposarsi si perde e si ottiene se si cambia sesso legalmente…

Come mai il tema del matrimonio per la persona transgender è così poco discusso?
Credo che uno dei motivi sia il fatto che, per paura del bigottismo dei legislatori, questa sia una tematica che scoraggi e possa essere un deterrente ai diritti dei cisgender (non transgender).
Nonostante questo, per persone transgender che amano il proprio compagno o compagna sono tanti, e vorrebbero farlo senza mortificare la propria identità di genere.

Qualcuno potrebbe rispondere che servirebbe più che altro una migliore legge sui transgender, ma è anche vero che se esistesse il matrimonio “neutro”, e uguale per tutte le combinazioni di individui, molti di questi problemi non esisterebbero.

 

Nath

Obiettivi del Progetto


Questo progetto, giovane e portato avanti da persone giovani, si pone questi obiettivi:

1) confrontarci con persone che in qualche modo stanno mettendo in discussione la loro identità di genere (transgender medicalizzati e non, portatori di identità di genere binarie e non), in Italia e nel mondo, siano essi dichiarati, non dichiarati, attivisti.

2) accogliere i contatti con persone che si stanno facendo domande sulla loro identità di genere, o quella dei loro amici, parenti, partner, e indirizzarli a organismi competenti, siano essi psicologi, psicoterapeuti, centri accoglienza, avvocati, associazioni, consultori, gruppi familiari di auto-mutuo-aiuto, persone con esperienze simili.

3) accogliere senza pregiudizio domande di persone disinformate sulla nostra realtà. La maggior parte delle persone ftm e genderqueer considera morbose le domande e evita il dialogo, dimenticando che spesso le domande sono morbose e fastidiose proprio per via della poca informazione, e il muro di silenzio, da qualcuno, va rotto.

4) far capire la multiforme natura della comunità trasgender, facendo capire che ognuno di noi ha esigenze diverse, equilibri diversi, modo di vivere il proprio genere diverso

5) confrontarsi con ogni tipo di attivista o associazione LBGTQIAE che non conosce la nostra realtà o vuole approfondirla

6) instaurare collaborazioni con associazioni, aderire ad eventi e manifestazioni pubbliche come pride, conferenze, proiezioni, fiaccolate, cortei, assemblee, eventi in piazza riconoscibili come “progetto genderqueer

7) collaborare come “free lance” esterni con piccole associazioni che chiedono materiale informativo sull’identità di genere, segnalando organi competenti quando necessario

8) fare attivismo web tramite forum, blog, liste transgender, scrivendo e lavorando dall’interno (con chi nella comunità LGBT non conosce la nostra realtà) e all’esterno (il mondo eterosessuale cisgender), perchè pensiamo che oggi l’attivismo tramite il web sia importante quando quello in carne ed ossa, soprattutto per realtà piccole e poco visibili come la nostra.

9) puntare sulla visibilità, visto che la realtà transgender non conforme é spesso poco visibile e il primo passo è presentare se stessi e quello che si è con coraggio, dando spiegazioni quando chieste in modo educato.

Nath

Storia di Progetto GenderQueer

[Post creato il giorno dell’apertura, il 5 agosto 2010, e aggiornato nel corso dei mesi di agosto e di settembre, creando una sorta di reportage sulla storia del progetto e del blog]

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Dopo un anno come Responsabile del Progetto Blog per l’associazione LGBT Milk Milano, Nathan, ragazzo xx, decide di aprire un proprio blog dove poter osare maggiormente nell’esprimere le proprie idee avanguardiste e iconoclaste.

Già nel settembre del 2009 l’autore aveva creato un gruppo facebook dedicato al tema, con più di 1000 iscritti, e nel marzo del 2010 viene creata la pagina facebook, che raccoglie in poche settimane più di 7000 like.
Ed è in uno strano agosto di ferie a Milano (il 5 agosto 2010) che, su wordpress, viene aperto “Progetto Genderqueer”.

L’autore sceglie volutamente una piattaforma free promettendo a se stesso di non spostarlo mai su hosting a pagamento.
La scelta del nome Progetto GenderQueer viene suggerito da Rusty Borgonovo, ragazzo genderqueer amico dell’autore, che pensa che questo termine, oltre a definire una particolare identità di genere, possa racchiudere e sintetizzare tutte le identità e gli orientamenti esterni al binarismo di genere, e tutti i percorsi, anche quelli non medicalizzati.

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Tramite la pagina facebook e la relativa mail creata, progettogenderqueer@gmail.com, attiva in varie mailing list, tra cui Androidi Generici e Spazio Queer, arrivano tantissimi contatti di attivisti, che propongono collaborazioni di carattere culturale:  l’Agedo Toscana, Marinella Zetti, Mirella Izzo e il prof. Paolo Valerio, studioso di identità di genere e docente all’Università Federico II.

Oltre a contattarci attivisti e riferimenti culturali del panorama italiano, ci contattano tante persone che, tramite parole chiave, arrivano ai nostri spazi web da google, e a cui diamo i contatti necessari: ospitalità, riferimenti psicologici, giuridici, sanitari.

Ci hanno fatto domande sulla differenza tra crossdresser e transgender, o sull’orientamento affettivo delle persone t, o sul genere da usare per rivolgersi alle persone transgender, o ancora sull’orientamento dei partner delle persone T, o sulla legittimità di percorsi non canonici o non medicalizzati, e ciò ha fatto emergere la necessità di un blog che desse risposte su questi dubbi, poichè le note facebook che avevamo pubblicato, e che avevano anche raccolto un certo numero di like, erano comunque strutturate in modo disorganico e difficilmente consultabili, quindi le sposteremo in questo blog, revisionandone i contenuti, in modo che non appaiono come risposte ad personam.

nuovologo

Già dalle prime pubblicazioni sul blog, riguardanti la rubrica “queerzionario”, si evince che il blog risponde a tante “domande latenti” (credo di essere trans, credo di essere bisessuale, mi piacciono le donne maschili, sono gay?, cosa è il crossdressing? ) contenenti talvolta concetti e termini poco trattati dai blog in lingua italiana.
Anche a causa di questo, il blog non disdegna l’uso di definizioni.
I lettori salgono presto a 600 al giorno, ed aumentano le associazioni e gli attivisti che chiedono lo scambio link.

Oltre ai post destinati a fare informazione su definizioni e condizioni personali, nasce l’esigenza di prendere posizione su fatti di attualtà importanti.

Nel giugno 2010 Progetto Genderqueer aderisce al Torino Pride 2010 e al Treviglio Pride 2010

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Nell’agosto 2010, in prossimità del giorno di apertura del blog, Nathan, insieme al consigliere Milk Ivano Cipollaro, a Rusty Borgonovo, a Leonardo Meda e al creativo Pietro Galeoto, dopo l’ennesimo episodio di violenza omotransfobica, decide di organizzare una fiaccolata, in data 21 settembre 2010, contro omofobia, bifobia e transfobia, che prenderà il nome di “E io non ho paura“, che vede la partecipazione del movimento tutto, e anche di alcune persone che diventeranno importanti per la formazione dell’autore come Deborah Lambillotte, qui fotografata da Giovanni Dall’Orto, ma anche personaggi pubblici come Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso, storico presidente Arcigay, tutte le associazioni LGBT nazionali, molte associazioni LGBT-friendly (radicali, democratici, laici, UAAR) e l’adesione di molti personaggi della politica (l’augurio di Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità, quello di Anna Paola Concia, la presenza del consigliere milanese Ines Patrizia Quartieri). L’evento è stato mandato online su una tv e segnalato da Repubblica. La manifestazione ha avuto più di mille adesioni.

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Nel settembre 2010, appena dopo la fiaccolata, l’autore del blog, Nathan, prende il timone del Circolo Milk Milano, ma decide di continuare a seguire il blog, facendo si che si affianchi al lavoro di volontariato fatto tramite l’associazione.
La storia futura di questo blog non ha più bisogno di essere narrata tramite questo post. La leggerete voi stessi sulle nostre pagine…

fattodame