Perché gay e lesbiche anziani/e considerano i queer dei minchioni!

Ragazzi, anni fa ho dedicato un post alle persone bisessuali e i pregiudizi che li opprimono, supportato dalle ricerche di Bproud…oggi mi esprimo sui cosiddetti queer.

Quanto iniziai il mio percorso di consapevolezza, e poi di attivismo, cercavo un “nome” a ciò che ero, una definizione che sintetizzasse “ftm gay non medicalizzato”.
Dopo sei anni ancora non trovo definizioni più stringate della sopra riportata, ma essere detentore di questi tre concetti (ftm passi, gay ancora adesso stranisce, non medicalizzato è inaccettabile!) mi rendeva isolato dalle comunità gay, lesbica e transessuale.

I primi e gli unici a tendermi la mano, in quel periodo, furono coloro che si definivano “queer”.

Si trattava di un grande calderone di persone molto diverse tra loro.
Quelle che provavano interesse e mi attenzionavano erano persone, di fatto, con una visione non binaria di ruoli, identità e orientamenti, a prescindere che poi personalmente avessero o meno un’identità di genere e/o un orientamento sessuale definito.
In sostanza, a prescindere dal fatto che fossero o meno detentori di un orientamento sessuale non nettamente omo od etero, un’identità di genere non nettamente maschile o femminile, e/o un’espressione di genere non polarizzata, essi avevano un atteggiamento rispettoso e “agnostico” verso una diversità rara e particolare come quella di cui io ero portatore.

Sono passati anni, e nonostante queste persone dall’orientamento fluido, dall’identità fluida, o semplicemente rispettosi della fluidità altrui continuino a definirsi (secondo me a torto) queer, ho conosciuto altre categorie di persone che usano queer per autodefinirsi. Onestamente questi “falsi fluidi” però non hanno intersecato realmente la mia vita. Essendo la loro “fluidità” solo teorica, accademica, o un paravento per l’incapacità di definirsi gay, non erano interessati a me, nè in senso eroticoaffettivo, e “di conseguenza” (conseguenza che non dovrebbe esserci…che di fatto c’è), neanche come interlocutore politico o compagno di battaglia.
Da un lato abbiamo persone poco risolte e con posizioni politiche deboli, altre sono inconcludenti e prive di istanze specifiche, altre addirittura esibizioniste e portatrici di un’ambiguità costruita a tavolino.

Presto presi le distanze da questi “profili” di sedicenti queer, sostituendo alla mia autodefinizione di persona antibinaria la definizione di trans-gender, considerandolo letteralmente “persona al di la dei generi”, pur continuando a militare anche nella lotta contro gli stereotipi di genere e i ruoli di genere, che opprimono persone GLBT e non, e facendo informazione a riguardo nel mondo dell’attivismo ma soprattutto nel mondo eterosessuale (che spesso ha assorbito questo punto di vista in modo sorprendente!).

Rifletterei sui meccanismi mentali di diffidenza dei GLT verso “i fluidi”.
Per immedesimarmi, provo a immaginare l’esistenza di qualcosa di ancora piu’ diverso e raro rispetto alla mia condizione, che quindi io potrei, egoisticamente, sentire come qualcosa che distrae dalle mie istanze.
Che ne so, ad esempio un “bigender”, che decantasse su internet questa appartenenza ma poi vivesse come da sesso genetico al lavoro, col partner e con la famiglia, portando tutto sul filosofico e teorico, senza  avere istanze concrete, se non speculative. Attaccherei questo bigender? Lo screditerei? direi che in realtà è un trans velato? Direi che le sue battaglie distraggono dalla mia? Promuoverei il fatto di non prenderlo sul serio? Lo accoglierei male se si presentasse nella mia associazione?

E ora esploriamo la visione che un gay, una lesbica, e la maggior parte dei transessuali hanno di coloro che si autodefiniscono “queer”…

– Questi queer sono dei cretini, pensano che l’orientamento sessuale e l’identità di genere siano una scelta: questo pregiudizio nasce dal fatto che i sedicenti teorici della teoria queer sono innumerevoli e i sedicenti queer sono ancora di più, ma spesso si dà una lettura distorta degli studi di genere e dei suoi contenuti, quindi l’autodeterminazione del proprio ruolo di genere (esempio: un uomo etero appassionato di uncinetto che non smette di sentirsi uomo ed etero e reinterpreta il suo ruolo di genere aldilà dei pregiudizi che subirà) viene confusa con l’autodeterminazione dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale.
Altro malinteso sul concetto di scelta deriva dal fatto che queer/antibinario è un’identità politica, quindi è una scelta, come lo è una posizione di partito o religiosa, ma una persona queer/antibinaria ha ANCHE un orientamento sessuale e ANCHE un’identità di genere, e quelle non le sceglie.

– i queer sono donne e uomini omosessuali velati. Un tempo si facevano chiamare bisessuali…non perché i bisessuali non esistano, ma perché parte degli autodefiniti bisessuali erano furbastri opportunisti che alternavano al loro matrimonio etero alcune avventurette con persone dello stesso sesso, ma anche persone che volevano fare attivismo ma non avevano il coraggio di autodefinirsi omosessuali (senza interagire mai con persone di sesso opposto, però! nè desiderandolo!). Questa seconda categoria a volte usava su se stesso la definizione di queer, associata a concetti riportati a copia e incolla maldestramente come “io mi sento uomo gay, ma anche donna etero! / io mi sento lesbica ma anche uomo etero” e facendo semplicemente incazzare i militanti gay con concetti idioti tipo la fica interiore e similari.
Continuo a precisare che queer è un’identità politica: la lotta al binarismo sociale, e che una persona queer può avere un orientamento sessuale qualsiasi e un’identità di genere qualsiasi, perchè queer non è nell’uno e nell’altro, e se una persona si definisce solo come queer credo che si, rientri nella categoria di velati malcelati!
Ultimamente alcune persone “accademicamente queer” (omosessuali donne e uomini, ma di ambiente accademico) mi hanno precisato il fatto che loro sono omosessuali (e solo omosessuali) ma politicamente e filosoficamente queer. A conferma che è una visione filosofica, non un orientamento o un’identità di genere.

– il queer è uno che, confondendo identità di genere e orientamento sessuale, si considera “di un terzo sesso”. Come i “froci” dell’epoca di Mieli (“io non sono una donna, non sono un uomo, sono frocio”). Ovviamente questa posizione è idiota, anacronistica, scientificamente confutata e non dice questo la teoria queer.

– il queer è un transessuale che non ha il coraggio di transizionare o di esporsi come trans.
Come il mucchio di persone sedicenti queer nasconde omosessuali velati/e, è possibile che nasconda persone che non hanno il coraggio di definirsi trans o di transizionare. Ma va ricordato che ci sono persone che desiderano non transizionare (ma è più corretto chiamarle transgender), e che comunque un trans puo’ essere o non essere ANCHE queer, essendo che queer NON è un’identità di genere, ma un’identità politica a cui si associa anche un’identità di genere cisgender, transgender, transessuale.

– il queer è uno che dice che tutti siamo bisessuali: attenzione…dire che i ruoli di genere sono convenzioni sociali, e che in realtà il 90% dei nostri comportamenti sono inculcati da un sistema binario e non dovuti a influssi ormonali/genetici, non significa dire che potenzialmente chiunque, caduti questi ruoli, sarà attratto indistintamente da persone con la figa o  con il pene. Se qualcuno dice questo, non è un profeta della teoria queer.

– il queer è un anarcoide vegano da centri sociali pieno di rasta e dilatatori: alcuni sedicenti queer professano una condizione di relativismo e anarchia che abbraccia anche tematiche non inerenti al genere e al sociale…inneggiano al precariato come forma estrema dell’essere queer (anche quello imposto? mah…). Di certo se questa gente si professa queer si capisce perchè gay e lesbiche militanti odino la teoria queer!

Se avete altri pregiudizi e altri stereotipi sui queer, segnalatemeli…
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Nath