Atteggiamenti mascolini/effeminati: innati o imitati?

Nel post precedente ho scritto una riflessione sul fatto che le persone nella condizione di uomo effeminato e di donna mascolina (siano essi eterosessuali od omosessuali), NON sono transgender.

Detto questo, spesso ci si chiede come mai alcune donne omosessuali abbiano atteggiamenti e aspetto mascolino e alcuni uomini omosessuali abbiano un aspetto e atteggiamenti effeminati.

Molti atteggiamenti dell’uomo gay (gesto del “polso rotto”, scheccate, sculettare…),e molte scelte estetiche subentrano nella persona dopo l’esposizione a frequentazioni gay, diventando una specie di “gioco interno” alla comunità, ma che per forza di cose viene esplicitato anche fuori. Qualcuno li considera dei dialetti” interni alla subcultura.

Determinate caratteristiche finiscono per fare parte dell’immaginario relativo ad un certo tipo di gay effeminato, magari molto magro, col capello emo o piastrato, un determinato modo di “appoggiare” la voce (permettetemi un termine dal mondo del doppiaggio), o di un certo tipo di lesbica mascolina (piercing al sopracciglio, capello a spazzola, fumo compulsivo, scelta veg…).

Si creano stereotipi e ci si chiede: innati o acquisiti?

Una ragazza lesbica, su un forum, si era divertita a postare la foto di una sua amica nel periodo in cui si avvicinava alla sua scoperta di essere omo o bisessuale (era ancora conforme all’immagine della ragazza media alla moda) e quella di quando, due anni dopo, era già completamente immersa in frequentazioni di giri e locali lesbici (una butch rasata e con i Ray Ban)

Di certo potremmo pensare che l’ambiente abbia influito, ma anche che questa ragazza magari desiderava già inconsciamente questa immagine su se stessa, ma era intrappolata in un ruolo a causa delle aspettative sociali eterosessuali.

Un caso simile era stato di un ragazzo da me conosciuto quando iniziava a credersi bisessuale, e rivisto due anni dopo, come gay convinto, all’interno di una comitiva gay, amava porsi come pieno stereotipo di un certo tipo di gay effeminato e modaiolo. Anche nel suo caso valgono le stesse riflessioni.
Ricerca di complicità e di visibilità? Chi può saperlo.

Rimane il fatto che diverse persone esterne al mondo gay (anche essendo gay) manifestano atteggiamenti di donne mascoline e di uomini effeminati. Certo, ok, c’è la televisione, che ormai ci bombarda di modelli stereotipati, ma forse è anche vero che alcune persone hanno tendenze spontanee e naturali e stolto è chi dà voce a quella caratteristica umana di “non capire e stupirsi di ciò che non viviamo in prima persona“, che colpisce gli umani trasversalmente, omo ed etero che siano. E’ frequente vedere persone interne all’ambiente gay criticare e discriminare uomini effeminati o donne mascoline perché non aderenti all’immagine di “vera donna” o di “vero uomo”.

Forse l’unica riflessione sensata è che infondo noi siamo un complesso sistema di interazione di influenze e predisposizioni, in costante evoluzione e formazione, e che è il caso di non giudicare la diversità altrui, perché siamo anche noi portatori sani di diversità.

Trans-omosessualità e translesbismo

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Come è stato detto in altri post, orientamento affettivo/sessuale e identità di genere sono caratteristiche che camminano parallelamente e indipendentemente.

Nello stereotipo etero-normativo, la persona nata maschio che sente di avere un’identità femminile, deve per forza essere attratta da uomini, quasi come se transizionasse per rendersi più appetibile alla maggior parte degli uomini, etero.
Questa è una visione ingenua spesso ricorrente da parte dell’opinionista etero di turno, ma anche del fruitore LGBT, e persino di qualche attivista.

Così come il transgender che non inizia o non ultima la transizione medicalizzata, per i motivi più svariati, è soggetto a discriminazioni addirittura interne al mondo trans, ciò capita anche alle persone trans-omosessuali, ovvero attratte da persone che hanno lo stesso genere mentale del loro.
Si tratta quindi di donne trans da maschio a femmina attratte da donne (biologiche e/o trans) e uomini trans da femmina a maschio attratti da uomini (uomini biologici e/o trans).

Due cose accomunano, di solito ma non sempre, le persone trans-omosessuali:

un approccio tardivo alla scoperta di se stessi, al coming out e all’inizio della vita da transgender
Questo è dovuto al fatto che vista la società eteronormativa, dove il pensiero comune porta a riflessioni accennate all’inizio del post, una persona ha una reale difficoltà, se attratta da persone di sesso opposto al loro sesso genetico (una condizione quindi di eterosessualità apparente), a considerarsi interno al mondo LGBT.
Di certo sentirà una certa inadeguatezza nel mondo etero/cisgender che non riuscirà bene ad inquadrare, avendo a volte un rapporto controverso con il mondo transessuale, a volte inizialmente addirittura transfobico, spaventato, irrazionale. Spesso si osservano “sfoghi” presso vari ambienti alternativi, musicali, politici, anarchici, come sintomo di un disagio crescente e difficilmente inquadrato dalla persona.

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sembianze estetiche, prima dell’accettazione, abbastanza aderenti allo stereotipo etero-normativo.
Ci sono persone che, prima di scoprirsi e accettarsi come trans-omosessuali, vivevano come persone etero e cisgender (ovvero seguendo le “regole” non scritte dell’essere socialmente maschio o femmina). Questo spesso perchè la persona, che ha in quel momento poca capacità di introspezione, aderisce a un modello che è l’unico che conosce per attrarre persone di sesso opposto. A volte contraggono anche matrimoni eterosessuali, che funzionano poco non poiché non si è attratti dall’altra persona, ma perché vi è una forte insofferenza nell’essere amati per qualcosa che si è solo apparentemente.
Vi sono dei casi in cui donne translesbiche, che prima dell’accettazione vivevano da uomini etero, hanno lasciato la moglie per poi tornarci insieme dopo la transizione, una volta abbattuto lo spettro di un amore “filtrato” da un’accettazione e comprensione non totale. Altre persone translesbiche hanno rivelato alle proprie compagne di sentire un’identità di genere diversa e sono state comprese, a volte per semplice “amore al di là del genere“, altre volte perché la compagna ha rielaborato il proprio orientamento sessuale scoprendosi comunque attratta o innamorata.

Altre persone trans-omosessuali invece provengono già da un vissuto da trans eterosessuale (ovvero attratti/e da persone di genere opposto al loro genere d’elezione). Probabilmente vivevano da omosessuali/lesbiche prima della transizione poiché il non potersi relazionare in modo etero con persone di sesso opposto aveva fatto elaborare loro una labile consapevolezza di essere omosessuali, per poi col tempo arrivando a capire di essere in realtà trans e in un secondo tempo, spesso dopo la transizione, riuscendo a rapportarsi con partner di sesso opposto a quello di nascita, quindi dello “stesso genere” considerando il genere d’elezione.
A volte queste persone non rinnegano del tutto punti di vista passati, ma si definiscono bisessuali o pansessuali.

La frase molto sentita nel mondo etero e non solo è “ma se ti piacciono le donne e sei nato uomo, che cacchio hai transizionato a fare?”
Questa frase molto fa capire della confusione ancora esistente su identità di genere e orientamento sessuale.

Ragazza in smoking esclusa dall’annuario

Aveva indossato uno smoking per la foto di rito e per questo il suo istituto l’ha estromessa dall’annuario, ora è pronta ad andare in tribunale.

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Una ragazza americana, Ceara Sturgis, 18 anni, ha intentato causa contro la sua scuola. L’istituto sarebbe stato responsabile di averla estromessa dall’annuario perchè la ragazza indossava uno smoking nella sua fotografia personale.

Ceara è lesbica e non ne ha mai fatto mistero, preferendo sempre indossare abiti maschili, anche a scuola. Per la foto sull’annuario aveva scelto uno smoking, ma il Wesson Attendance Center le aveva detto che se non avesse indossato un abito femminile sarebbe stata cancellata. E così è stato, il nome di Ceara non era neanche presente sull’annuario, nonostante le numerose proteste della ragazza.

Ceara ha quindi deciso di fare causa al Copiah County School District del Missisipi ritenendolo responsabile di aver violato non solo i suoi diritti, ma anche il Titolo IX che proibisce discriminazioni nella scuola in base al sesso e agli sterotipi sessuali, e il 14esimo emendamento che garantisce uguale protezione. Verrà assistita dalla American Civil Liberties Union, la quale ha ricordato come: “L’annuario dell’ultimo anno è un rito di passaggio per tutti gli studenti, ed è una vergogna che a Ceara sia stata negata l’opportunità di farne parte. E’ ingiusto ed è contro la legge costringere gli studenti a piegarsi a queste convinzioni su come ragazzi e ragazze dovrebbero vestirsi, senza tenere in nessuna considerazione quello che sono veramente“.

L’istituto in questione si è rifiutato di commentare l’accaduto.

Un altro caso simile aveva visto protagonista un’altra ragazza lesbica del Missisipi, che si era vista negare dalla sua scuola il permesso di portare al ballo studentesco la sua compagna. Costance McMillen aveva anche lei intentato causa al suo liceo vincendo 35.000 $ di danni morali, una norma integrativa obbligatoria per l’Itawamba County School District contro le discriminazioni e il supporto personale della cantante Lady Gaga.

FONTE

OmoFobia, BiFobia e TransFobia

transfobia

Prima di affrontare questo tema, voglio partire dall’etimologia di tutte le parole che contengono il suffisso -fobia, comprese sessuofobia, xenofobia…
Tutti noi siamo abituati a conoscere la parola italiana “fobia”, che significa “paura” quasi inspiegabile. Le cosidette “fobie”.
In realtà quando -fobia è un suffisso, significa “avversione“, un’avversione non per forza consequenziale alla paura.
Spesso quando usiamo il suffisso -fobia, interiorizziamo il passaggio “avverione=paura”, non sempre scontato.
Quindi quando diciamo omofobia, transfobia, parliamo più che altro di omoavversione, trans-avversione.
Poi si potrebbe fare un ragionamento a parte sul fatto che in alcuni casi ad esempio lo xenofobo odi lo straniero perché teme (per ignoranza) che egli gli rubi in casa o violenti le sue figlie, ma ritenevo giusto fare questo inciso.

L’omofobia è l’avversione verso persone gay, lesbiche e bisessuali. Per una sorta di sessismo diffuso, l’omofobia colpisce più che altro omosessuali di sesso maschile, ma anche omosessuali (uomini e donne) dichiarati e attivisti, ed omosessuali (anche non dichiarati, uomini e donne) molto “visibili“, poiché nel sentire comune una donna mascolina o un uomo effeminato “probabilmente” sono omosessuali, e potrebbero quindi essere vittime di omofobia senza per forza essere omosessuali.
Quando si parla di omofobia, vengono subito in mente episodi di pestaggi in luoghi pubblici di coppie o soggetti molto “visibili” come omosessuali. In realtà l’omofobia riguarda, ad esempio, le discriminanti, palesi o “striscianti“, sul lavoro o presso qualsiasi attività svolta all’esterno degli ambienti gay e delle tematiche gay.

L’omofobia interiorizzata è forse ancora più diffusa. Si tratta di persone che non accettano la propria omosessualità e la vivono come una colpa. E’ diffusa nei soggetti non dichiarati, i cosiddetti “velati“, ma a volte rimangono tracce di omofobia anche nei più sfrenati attivisti.
A volte l’omofobia interiorizzata si rivolge a “certi” tipi di vivere l’omosessualità: L’omosessuale sobrio che critica le “checche” oppure gli attivisti, oppure chi è dichiarato, o chi (a sua detta) “ostenta“.

La Transfobia riguarda le persone transessuali. Purtroppo è più diffusa sia perché la persona transessuale è qualcosa di più raro e “diverso” e quindi più soggetto ad essere presa di mira, ma anche perché suo malgrado è visibile al di là della sua scelta di visibilità.
La transfobia riguarda anche persone omosessuali. In particolare omosessuali uomini che criticano aspramente le trans mtf e omosessuali donne che criticano i trans ftm, come a rimprovero della “migrazione” che queste persone fanno allontanandosi dalla natura che loro cosi’ tanto elogiano.
In particolare le persone trans etero vengono viste dal mondo gay/lesbico (da una parte di esso) come persone in cerca di “etero-normatività“. Questa idea naturalmente si basa sull’ignoranza e sulla confusione diffusa tra orientamento sessuale e identità di genere.
Esiste naturalmente anche la transfobia interiorizzata, soprattutto da parte di quelle persone che decidono di vivere se stesse solo di nascosto vivendo un “on/off” del genere che presto causa una sorta di esasperazione, o in coloro che, finito il percorso, rinnegano l’essere t.

La Bifobia (per questa voce cito Wikipedia) indica la paura o il rifiuto della bisessualità, in base alla convinzione che solo l’eterosessualità e l’omosessualità siano “reali” orientamenti sessuali e corretti stili di vita. I bisessuali possono anche essere l’obiettivo di omofobia da parte di coloro che considerano soltanto l’eterosessualità come appropriato orientamento sessuale. Al contrario, alcuni bisessuali possono essere oggetto di critiche sia da parte di coloro che hanno atteggiamenti eterofobi, sia da una parte della comunità gay.

In Italia non esiste una legge contro l’omofobia. Paola Concia nell’Ottobre 2009 aveva proposto una legge contro l’omofobia ma non contro la transfobia scatenando le meritate proteste del mondo transgender.
Qualcuno (bigotti e benpensanti) pensa che una legge contro l’omofobia “avvantaggerebbe” i gay, che la strumentalizzerebbero per ricattare o usarla come pretesto per ogni contesa.
L’Italia è uno dei paesi più soggetti ad episodi di omofobia. Si vocifera all’estero, e lo testimoniano anche le guide gay, che l’Italia sotto questo fronte èsconsigliata” come meta turistica per coppie gay.

Intervista ad Alex, ragazzo gay ftm

Intervistatore: Nath
Intervistato: Alex, ftm gay in transizione
Data: 28 aprile 2010
Intervista redatta per MilkBlog

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1) Quando hai scoperto che la tua identità di genere era maschile? E quando lo hai accettato?

Non ho scoperto la mia identità da un giorno all’altro, chiaramente. Credo che per nessuna persona transessuale questo sia possibile! Credo semplicemente di aver sempre allontanato questa possibilità, perché non fa parte della cultura in cui sono cresciuto sapere e accettare serenamente che esista anche questa realtà.  La cosa che mi ha praticamente sempre accompagnato è stato più un senso di disagio, vergogna e non appartenenza in generale; con la pubertà si è concretizzato di più in un senso di repulsione verso il corpo, la sessualità e il riconoscermi nel genere femminile. Spesso mi trovavo a chiedermi perché non fossi maschio, ma il fatto di sentirmi attratto da altri maschi è stato a lungo un deterrente molto forte al riconoscere un problema di identità di genere.
L’ho accettato definitivamente a 27 anni, con un pazzesco rimorso verso tutta la violenza che io stesso mi sono fatto per “accettare ed essere orgogliosa della mia femminilità”, così come va molto di moda dire fra le donne che sono a disagio con la loro condizione… purtroppo non era questo il mio problema, e il fatto che nessuno ci avesse mai pensato mi fa ancora molto male, ma questa è un’altra storia.
Credo che la coscienza della mia identità mi abbia accompagnato “sotterraneamente” da sempre, purtroppo però quando un bambino nasce viene subito e univocamente inquadrato dal sesso prima ancora che da un nome… Ho sempre sentito di non appartenere a nessuno (o a poche cose di entrambi) dei modelli che mi venivano proposti (per fortuna mai imposti, almeno per quanto riguardava i miei genitori), ma la dipendenza affettiva dalla famiglia (ovvero il desiderio di non dispiacere ai genitori) e dalle aspettative altrui, mi ha fatto assumere sempre comportamenti molto contrastanti.  Cerco di spiegarmi meglio: facevo un mare di capricci per mettere un vestito da principessa a carnevale così come per avere la più gettonata auto telecomandata o andare sugli autoscontri alle fiere di paese competendo con i maschietti. Apro una piccola parentesi: parlo di queste banalità perché è uno standard, ma in realtà non credo sia indice di un problema di identità di genere se ti piacciono le bambole o le macchinine… a me piaceva giocare con entrambi, era forse più diverso il modo con cui ci giocavo, diverso dal modo di interpretare questi giochi sia dai maschi che dalle femmine. Devo dire che purtroppo nella mia famiglia ci sono sempre stati anche altri tipi di problemi di relazione, per cui ho trovato difficoltà ad esprimermi e capire cosa stesse succedendo a me, ai miei familiari e come affrontare tutto, per cui il mio passato è un groviglio di confusione e sofferenza che faccio fatica a scomporre cosa è conseguenza di cosa.
Ad ogni modo, per non andare troppo fuori tema, la consapevolezza di avere un corpo femminile per me ha avuto la meglio sui sentimenti: dovevo accettarlo, era “naturale” per quanto detestassi l’idea di crescere. E poi il fatto che mi innamorassi dei miei coetanei maschi era del tutto “nella norma” per quello che è il modello di amore eterosessuale sottinteso nella nostra cultura, cosicché prima della pubertà la mia mente era piuttosto candida e viveva in un mondo di sogni parallelo alla realtà, più che altro, un mondo platonico dove le relazioni andavano secondo i miei piani e il sesso non esisteva proprio, ed io ero io, senza accenti sul genere. La cosa che più mi confortava era che gli angeli non avessero sesso, ed io speravo che prima o poi avrei trovato il mio angelo, qualcuno che l’avrebbe pensata come me e mi avesse salvato da tutta questa confusione.
Fuori dal mio mondo c’era il mondo reale, che per me era una sorta di incubo, ma avevo i più disparati motivi per pensare che fosse un incubo non a causa del mio malessere interiore quanto di una serie di problemi di relazione fra le persone intorno a me, problemi che io non capivo, o mi sembrava fossero così semplici da risolvere ma a quanto pareva non per la maggior parte di loro. Ah, non ho detto che dove sono nato e cresciuto il livello culturale della gente era piuttosto basso, e per fare un esempio, fra il bigottismo e i tabù dire “culattone” era un po’ come dire sfigato più degli altri, ma il fatto che significasse persona che ama qualcuno dello stesso sesso era una descrizione pressoché inesistente (mi e vi risparmio il turpiloquio veneto sulle descrizioni di che insulto fosse ): non sono stato a conoscenza di questa realtà fino agli anni del liceo. Dopodiché, per quanto pensassi alla possibilità di lasciarmi andare con donne anziché con uomini, non sentivo di poter essere lesbica, il che ha ulteriormente complicato le cose, senza contare che nel mio paese d’origine non ho mai neppure sentito parlare di qualcuno che fosse omosessuale.
Più tardi, negli anni, cercando di accettare che il sesso non doveva fare poi così schifo e che le pulsioni comunque le avevo e sembravano piacevoli, ho sempre vissuto la mia sessualità in modo orribile: per quanto cercassi di rilassarmi e percepire sensazioni positive dal mio corpo, non ho mai provato piacere, solo un senso di mancanza e di frustrazione enorme, anche quando andavo con ragazzi che mi piacevano molto, in incontri occasionali in cui non dovevo spiegare nulla e addirittura quando cercavo di appagarmi con l’autoerotismo.  Non riuscivo a sopportare la sensazioni che provavo nel momento in cui mi si toccava il seno o attraverso la penetrazione vaginale, tuttavia mi costringevo a provare ad accettarlo pensando che fosse un blocco mentale (adesso posso dire che niente mi convincerà più che il mio sia un problema solamente mentale ma che è strettamente legato al fisico, ed è proprio per questo che ho intenzione di completare il percorso di transizione).
Tutto questo sia prima che dopo il mio coming out a me stesso; le cose hanno cominciato ad andare meglio fisicamente solo dopo le prime iniezioni di testosterone. E’ stato come se tutto il mio sangue avesse cominciato a circolare finalmente nel senso giusto, e le sensazioni spiacevoli hanno cominciato ad affievolirsi. Invece la semplice accettazione della mia condizione di uomo nato donna mi ha salvato dal credere la mia vita priva di senso, una condanna “incondivisibile” e dal pensiero di suicidio e mi ha dato la forza di essere me stesso, di combattere per affermare io stesso chi sono e non lasciarlo decidere agli altri cercando in qualche modo di adattarmi. Sopravvivere è molto diverso dal vivere veramente la propria vita, per quanto difficile possa essere e per quanto altre persone possano non accettarlo e lasciarti solo.
Ho avuto esperienze sessuali solo con uomini e ho amato solo uomini, anche se come accennato poco fa non provavo del reale appagamento né sessuale, né personale in vece di donna, ma sentimenti ambigui e contrastanti ai quali ho cercato di dare le più diverse spiegazioni senza risultati soddisfacenti fino alla mia presa di coscienza consapevole. Mi è invece capitato di provare attrazione anche per alcune donne e probabilmente come uomo non disdegnerei qualche esperienza sessuale, ma sicuramente non c’è la stessa intensità che provo per gli uomini, né l’empatia che io cerco per rendere appagante e completa una relazione.

2) Molte persone, anche appartenenti alla comunità GLBT, che non conoscono la differenza tra identità di genere e orientamento sessuale, direbbero che visto che sei in un corpo femminile e ti piacciono gli uomini sarebbe stato molto più semplice rimanere nel corpo femminile. Vuoi spiegare il perché della tua scelta?

Credo che questa domanda sia veramente azzeccata e anche molto complessa (anche se per il modo GLBT mi viene di primo acchito da rispondere: provate a pensarci sopra un po’ e a mettervi nei miei panni in quanto gay e troverete da soli le risposte, se non siete superficiali). Credo che una transessuale (mtF) arriverebbe prima degli altri a capire, un omosessuale probabilmente un po’ dopo ma vi invito a riflettere bene su alcuni concetti:  anzitutto essere gay non vuol dire trovare il proprio corpo irreparabilmente e costantemente inadeguato, né provare frustrazione perché non si riesce ad interagire né con la propria sessualità né con le persone a causa di una propria natura che non si può vedere con gli occhi, né toccare con mano. Non so se sia possibile essere effettivamente compresi da chi non vive questa stessa situazione sulla propria pelle…ma il concetto in sé mi sembra piuttosto semplice.
Per chi invece non ha mai fatto i conti con questa realtà penso sia utile ribadire il concetto che appunto l’attrazione verso una persona che ci piace (orientamento sessuale) è molto diverso dal trovarsi a raffrontarsi con le persone in generale sotto una sorta di maschera “intoglibile” che ci nasconde la nostra vera natura, classificandoci in un ruolo radicato fortemente nella nostra cultura, “automatizzato” se mi passate il termine, che non dice nulla di noi, anzi, è fonte di malintesi che si sciolgono solo accettando che esista la possibilità che biologia e interiorità a volte non coincidano.
Aggiungo anche che ho la profonda convinzione che anche in un ipotetico clima di piena tolleranza, accettazione e riconoscimento della mia anima maschile (parlo per me ma credo sia cosa comune a molti transessuali) io vivrei comunque una condizione di disagio verso la mia  fisicità ed avrei difficoltà a sentirmi a mio agio in intimità. Mi sento di dirlo perché con i ragazzi eterosessuali coi quali ho avuto delle relazioni non ho mai subito traumi, violenze anche solo psicologiche o costrizioni, semplicemente non venivo compreso ed era nella loro natura cercare in me una donna,  poiché quello era il mio aspetto, anche con i capelli rasati a zero. Il dire ad un ragazzo “non sto bene perché voglio che mi tratti come se fossi un uomo” non ha mai funzionato nella pratica. A pensarci bene ha fatto scappare impaurita più di una persona! D’altra parte nessun ragazzo omosessuale mi ha mai corteggiato per la mia “mascolinità interiore”, per cui la mia è stata una storia di isolamento e solitudine fino a quando non ho accettato di vedere dove stava davvero il mio problema.
Da qui la mia scelta: dopo aver provato in tutti modi a trovare cosa ci fosse in me che non andava bene ed essere arrivato ad avere anche problemi psicosomatici, aiutato da diverse terapie (psicologiche e non) che hanno smosso le mie resistenze (e non parlo di quelle che seguo ora nella fase di transizione, ma di quelle che seguivo per cercare di accettarmi come donna! ) ho finalmente capito che se volevo davvero vivere questa era la mia strada.

3) Da quando il tuo corpo, la tua voce, stanno cambiando, come si rapportano le persone con te?

Gran bella domanda!! 😄  In una parola: è un gran casino!  Diciamo che questo è il momento più interessante della transizione, ma anche quello più difficile, frustrante e complesso.  Ho chiaramente la voce di un uomo, ma l’aspetto è così ambiguo che ogni persona vede in me quello che vuole vedere. Vedo sguardi straniti, ma in ogni caso tendono a darmi della signora, credo perché nella stupida etichetta sociale risulterebbe meno offensivo dare della donna ad un ragazzo piuttosto che dell’uomo ad una donna. Per alcune transessuali donne (mtF) se non specifico passo per una di loro, per molte persone passo per una lesbica dichiarata, per il resto non saprei; noto un grande imbarazzo generale più che altro. In qualche raro caso sono stato preso per uomo (li conto sulle dita: 3 in 8 mesi di terapia…): diciamo che è ancora presto per i risultati della terapia ormonale e che per quanto io possa non avere un seno visibile e avere una voce del tutto maschile (senza contare l’abbigliamento da uomo, i capelli con taglio maschile e un accenno di baffi ) non è sufficiente per vedermi riconosciuto come ragazzo (io lo trovo veramente incredibile, ma è chiaro che non faccio testo). Sinceramente non capisco come mi vedono gli altri, vivo molto in solitudine e ho pochissimi contatti con le persone, quelli che ho avuto finora non sono stati piacevoli, né con chi già conoscevo ( fatte un paio di eccezioni ), né con la gente comune nella vita quotidiana.
Per quanto riguarda il mondo omosessuale, ho pochi contatti con ragazzi gay (escluso il Milk), per cui non so dire come mi possano percepire, ma dato che mi pare di capire che quasi tutti mi inquadrino ancora in un’identità femminile mi crea molto imbarazzo l’idea di espormi adesso che non mi sento ancora completo. Non ho idea se qualche persona abbia pensato che io sia un ragazzo molto giovane, perché non l’ho mai saputo, ma dati i “signora” che mi appioppano nei negozi direi di no… spesso i ragazzi/e giovani mi danno molto meno della mia età, ma come ragazza…

5) Come ha reagito la tua famiglia alla notizia della transizione?

La mia famiglia (mamma, papà e mia sorella minore) lo ha accettato, nel senso che non mi hanno assalito o contraddetto o insultato. Sapevano che nascondevo qualche grosso disagio, per cui un po’ si aspettavano qualcosa, ma non si aspettavano che si trattasse di identità di genere.
In questo momento non abbiamo molti contatti che non siano piuttosto superficiali ( del tipo ”ciao, com’è li il tempo”, “come va?”, “sai tra poco andiamo nel posto x”). Io non mi sento a mio agio con loro e non mi sento ancora di essere spontaneo, però si danno da fare per approfondire la situazione, seguono un gruppo di auto-aiuto ed è ancora tutto da scoprire.

6) Al lavoro ci sono stati problemi e pregiudizi legati a questa scelta?

Sul lavoro non ci sono stati problemi, a parte il fatto che non se ne parla se non è necessario, mi chiamano Alex ma mi parlano al femminile e mi sento un po’ compatito da uno dei colleghi che crede che io abbia un trauma mentale. Diciamo che non c’è molta spontaneità ma i rapporti sono gli stessi di prima. C’è molta tolleranza ma poca vicinanza, comprensione. Più complesso il contatto con il pubblico (lavoro in un circolo con ristorazione): chi mi conosceva prima fa finta che non stia succedendo nulla, credo che quasi tutti mi prendano per una lesbica e basta e altri si mantengono distaccati. Non ho idea di cosa si dicano fra loro (l’ambiente è molto informale), ma chi mi ha visto da poco per la prima volta e mi ha dato del lui torna dandomi della lei ed è quindi chiaro quello che succede: è molto fastidioso ma non posso che sopportarlo per ora, non ho intenzione di attaccarmi un cartello con la scritta: “sono transessuale, sono un uomo grazie” dato che i soci sono circa 3000 e spesso si vedono 1 volta l’anno… preferirei parlare solo a chi si interessa a me, o aspettare che i cambiamenti siano più evidenti prima di espormi.

7) Come hanno reagito, invece,  gli amici?

Il capitolo ex e amici mi mette abbastanza a disagio, perché quello che sento è che non ho nessun vero amico, qualcuno su cui poter contare davvero nei momenti di difficoltà, o anche solo per rilassarmi un po’ e sfogare la tensione che ho dentro. Credo questo sia dovuto soprattutto al fatto che non sono in un ambiente che sento mio in questo momento: è come se ci fosse la volontà da parte di 3-4 amici di essermi vicini, ma di fatto è molto difficile condividere quello che sto passando e affermare quello che sono con persone che in me vedevano un’altra persona…

8 ) Per quanto riguarda le persone con cui hai avuto relazioni, qual è stata la reazione?

Per quanto riguarda le relazioni affettive, col solo uomo che considero di rilievo nella mia “vita precedente”, quello con cui ho condiviso di più tutto il mio disagio e la prima parte della mia presa di coscienza, ho troncato di netto la relazione perché non ho avuto nessun riconoscimento della mia situazione, per lui ero solo una donna che andava accompagnata per tutta la vita nel suo delirio ed era disposto ad accettare unicamente questo.

9) Tu sei già in terapia ormonale e fra poco dovrai decidere a quali interventi demolitivi e ricostruttivi relativi alla rassegnazione del genere fare e non fare. E sulla genitorialità trans? Hai già un’idea a riguardo?

Fin da quando avevo 12 anni sognavo un chirurgo plastico che regalasse l’intero seno a qualche mia coetanea ansiosa di essere donna e un po’ meno “fortunata” di me, per cui non vedo l’ora di togliermi questo peso, e direi con pari urgenza vorrei rimuovere l’apertura vaginale, con tutto quello che sta dietro. Sinceramente credo che la mia salute fisica e mentale abbia la priorità sull’avere un figlio che altrimenti ne potrebbe solo soffrire e devo dire che il solo pensiero di una gravidanza (sul mio corpo) mi fa impazzire, non ho rimorsi per questa perdita. Per me è un figlio qualunque bambino abbia bisogno di affetto e protezione, non importa il vincolo di sangue.
Per quanto riguarda gli interventi ricostruttivi, ne sento la necessità, ma so che sono spesso deludenti per cui aspetto di vedere come procede la terapia ormonale e come si modificherà la mia percezione. Probabilmente cercherò di ottenere solo una metoidioplastica.

10) Essendo tu un transessuale omosessuale, saprai che in Italia non è consentito il matrimonio omosessuale, e che alcune transessuali lesbiche, ad esempio, hanno evitato il cambio dei documenti per sposare legalmente la propria compagna, tramite un matrimonio civile tecnicamente omosessuale (che chiaramente verrebbe annullato nel caso si richieda in seguito la conversione dei documenti). Hai mai pensato a questa strategia per poterti unire in matrimonio, eventualmente, a un ragazzo omosessuale?

Direi che a questo escamotage non avevo neppure pensato ancora… sarà che non credo più di tanto nel matrimonio in generale… Certo però potrebbe essere utile per questioni di diritti civili, ma non ho molta voglia di avere costantemente problemi con i documenti per una cosa che forse non accadrà mai. Preferisco conquistare a pieno titolo la mia identità e sperare in un futuro dove per restare vicino alla persona amata in ospedale non serva più (e per nessuno) un pezzo di carta dove si certifica un vincolo che ha valore solo per una tradizione.

11) Infine, da cosa deriva la scelta del tuo nome?

Beh, qui andiamo molto sul personale e mi limito a dire il minimo.. :-P Ho scelto due nomi: uno è un segno del destino, è il nome che sapevo di avere in un sogno che ho fatto quando avevo quattro o cinque anni; l’altro l’ho aggiunto perché mi è sempre piaciuta l’idea di avere un doppio nome e ho scelto quello che riuniva in sé più qualità, tipo suonare bene con l’altro nome e il cognome, essere un nome abbastanza comune ma importante, poter essere abbreviato e altre cose simili.

Post semiserio: un po’ di “frociologia” for dummies

Cari amici,
questo post vuole essere volutamente semiserio.
Ero in treno, di ritorno dal lavoro, un anno fa, quando sono entrato in contatto con questo articolo:
Cercasi butch astenersi tomboy“. Era un articolo che spiegava la sottile differenza tra infiniti tipi di lesbiche dicendo che solo le donne hanno tutte queste sottocategorie mentre esse non sono presenti nell’universo gay maschile.
Le categorie erano più o meno le seguenti:

Butch: lesbica mascolina, mei modi e nell’estetica. Spesso è una mascolinità di un certo tipo, ovvero legata a piercing (soprattutto al sopracciglio), tatuaggi, muscoli.
Soft Butch: lesbica mascolina ma che mantiene elementi di femminilità.
Tomboy: ragazza maschiaccia spesso dal fisico snello, ambiguo ed androgino. Molto amanta da un certo tipo di eterello curioso. Di solito viso molto fine e bello
Femme: la grande famiglia delle lesbiche più o meno femminili. della serie “nessuno direbbe che è lesbica”
Lipstick/Chopstick: lesbica da locale modaiolo, molto legata alle griffe, ai “contatti ganzi” e al mondo etero “coi soldi”.
Quasi mai questo tipo di lesbica viene vista pascolare nell’attivismo.

Inoltre, come termini generici per parlare di lesbiche abbiamo “lelle“, “sgundule“, “sgrulle” e a volte anche “finocchie“.
Raramente una lesbica si dice “gay“, qui in Italia. Anche per il termine omosessuale, diverse donne associano “omo” (che deriva dal greco, uguale) con homo (dal latino, uomo), e rifiutano questo termine pensando che sia solo per omosessuali uomini.
Alcune donne preferiscono rifiutare la parola “lesbica” perchè associata alla pornografia. E per il suono sgraziato e forte di “sb“.

E’ in realtà inesatto dire che non ci sono simili categorie nel mondo dell’omosessualità maschile, e probabilmente chi curava quel blog non lo conosceva abbastanza:
Twink/efebo: ragazzo dalle sembianze efebiche che, pur essendo oltre i vent’anni, richiama l’estetica di un ragazzino
Androgino: ragazzo dai tratti estetici ambigui e parzialmente femminili. Sebbene abbia qualcosa in comune coi twink (una voce non profonda, l’essere sbarbato), visto che vi sono similitudini fisiologiche tra una donna e un ragazzino, esso ha tratti che lo riportano di più verso il femminile, spesso anche fianchi non stretti, le mani, i capelli non sono molto corti.
Checca: (in Nord Italia anche “sfranta” o “sciampista“): ragazzo, indipendentemente dall’estetica, che si atteggia in mondo frivolo ed effeminato. Spesso si trucca e di depila, ama la moda e segue il gossip. Frequenta spesso discoteche gay e si circonda di amiche etero alla moda a cui fa da consigliere.
Bear: I bear è una grande famiglia interna al mondo gay, che comprende un tipo di omosessuale esteticamente virile ma professa uno stile di vita schietto, semplice, e basato sui valori.
I bear sono in genere contraddistinti dai non pochi peli, la barba, i capelli rasati e il fisico robusto.
I “muscle bear” sono muscolosi e asciutti,
i “chubby” sono grassi,
le “lontre” sono magre ma pelose”,
i “cub” sono giovani “cuccioli” d’orso con caratteristiche appena accennate,
i “daddy bear” sono orsi over 40
Poi vi sono diverse categorie di “fan” dei bear, dagli admirer ai chaser (cacciatori d’orsi).
Daddy: generico per gay over 40
Leather: gay appassionati di pelle, BDSM, feticismi vari tra cui uniformi.

Sono presenti inoltre diversi termini, nati come dispregiativi, ma rivendicati dalla comunità gay: finocchio, finocchia, frocio, frocia, passiva..

Sono visibili, frequentano i “locali giusti“, episodi sociologici interessanti, in cui vi è un dissapore di base tra le mascoline e le femminili, e allo stesso modo vi è un disprezzo dei bear per le checche, del bear di 100 kg per quello di 80kg, dei modaioli per i gay nerd, degli attivisti per tutti gli altri.
E’ utile segnalare anche questi altri significati più che altro legati al mondo attivista.

Il “Velato” è una persona (spesso gay uomo ma ci sono ovviamente, e sono molte di più, le “velate” lesbiche, che vivono da “finte etero“) omosessuale che vive la sua omosessualità di nascosto tramite locali e portali e vivendone principalmente la dimensione sessuale. Il termine credo sia nato nell’attivismo e viene usato in modo dispregiativo.
Ultimanente si riscontrano tanti “velati” nel transgenderismo ftm, essendo che la terapia ormonale consente la non distinzione di un ftm da un uomo biologico (da vestito, ovviamente).

Il “Gender Fucking” è l’atteggiamento, tipico dell’attivismo storico, di usare liberamente il genere soprattutto per definire omosessuali maschi col genere femminile in modo giocoso.
Si tratta di un tipo di attivismo in cui (si faccia presente che si tratta di una fase in cui i trans ftm erano poco conosciuti), mediamente le associazioni erano popolate da omosessuali maschi, trav e transessuali mtf (chiamate I trans, all’epoca, mentre si sarebbe detto LE trans per gli ftm, così come anche all’epoca si coniugava in psichiatria). Non vi era ancora il concetto di transgender svincolato da pratiche ormonali, ed era uso dare il genere “genetico” a chi non fosse in transizione.
E’ un tipo di attivismo che tende a vedere con diffidenza l’attivismo LGBT da parte di persone etero (tra l’altro fenomeno all’epoca quasi inesistenti) e che accusava chi era bisessuale dichiarato o queer di un semi-velatismo verso una reale omosessualità.

In ambienti omosessuali viene usato il termine “ndocojocojo” per descrivere persone bisessuali, come a voler intendere che chi è bisessuale si scopa non solo indifferentemente uomini e donne, ma qualsiasi cosa respiri, cosa chiaramente non sempre (anzi, quasi mai) vera.

Un personaggio “inquietante” di questo mondo di termini poco ortodossi è la “frociara” o “Frociarola“:
secondo le mie ricerche presso blog e forum, la frociara è anche lei un po’ disforica, in quanto sarebbe una checca isterica nel corpo di una donna di solito anche corpulenta.
Sarebbe la classica migliore amica frivola di un gay lì pronta a raccogliere le sue confidenze promiscue. Riderebbe in modo sguaiato per rompere l’imbarazzo di essere l’unica donna nella comitiva di gay e, non si sa secondo quale legame genetico, sarebbe spesso caratterizzata da una cofanata di capelli ricci.
Di sinistra, anticlericale e paladina dei gay, ovviamente zitella o sfruttata dallo stronzo di turno, con una vita sessuale imparagonabile all’amico promiscuo checcoso, di cui invidia la libertà sessuale…in realtà sogna di sposare il principe azzurro. Eterosessuale di solito reduce da un trauma con gli uomini etero, che la porta a non frequentarli, come del resto non frequenterebbe le donne perché uscirebbe esteticamente sconfitta dalla classica competizione femminile.
Conoscerebbe bene il mondo mondano gay, locali, discoteche, e a volte anche quello dei Pride, fiaccolate, in cui la frociara infoiata sarebbe in prima linea a difendere i diritti del “suo” gay. Spesso vive sola in città. Magari ha anche avuto una fase di esperimenti lesbici o bisessuali, finita perché anche li è stata vittima dell’estetismo tipico di certi ambienti modaioli lesbici. Sono a loro insaputa prese in giro dai gay. A volte sono una specie di figura materna per il gay di turno, magari rifiutato in famiglia, e che loro segretamente ambiscono. Si crea a volte un rapporto un po’ morboso…si parla di frociare parcheggiate dietro al cespuglio mentre il gay si sollazza, pronte a raccogliere le confidenze fresche, ma a questo punto credo che siano leggende metropolitane.
Insomma, per capirci..se avete in mente Grace di “Will e Grace” avete capito cos’è una frociara.
Non tutte le amiche dei gay sono frociare. Nelle frociare vi è un “compiacimento” a dire di avere l’amico gay e l’essere gay diventa quasi più importante dell’amico stesso.

Finita la carrellata di termini, una nota demenziale rispetti a certi modi di dire, tipo “pisellabile“, quando un tipo è appena sulla soglia del decente.

Nath

Orientamenti affettivi e sessuali e Kinsey

Sebbene vi sia una certa fluidità nell’orientamento affettivo/sessuale, i principali orientamenti sono i seguenti:

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ETEROSESSUALE – ETEROAFFETTIVO/A : attratto/a sessualmente e sentimentalmente da persone di genere opposto. A volte l’eterosessuale riesce ad amare la persona di “genere” opposto a prescindere dalla sua natura genetica. Quindi può amare persone transgender. In altri casi, di eterosessualità “rigida“, vi è una predisposizione esclusiva verso persone di sesso opposto (sesso genetico).

OMOSESSUALE – OMOAFFETTIVO/A : attratto/a sessualmente e sentimentalmente da persone dello stesso genere.A volte l’omosessuale riesce ad amare la persona di “genere” uguale a prescindere dalla sua natura genetica. Quindi può amare persone transgender. In altri casi, di omosessualità “rigida“, vi è una predisposizione esclusiva verso persone di sesso uguale (sesso genetico).

BISESSUALE – BIAFFETTIVO/A : attratto/a da donne e da uomini. Spesso questo concetto viene confuso con “pansessuale”. Il bisessuale di solito è attratto da persone di sesso/genere femminile e di sesso/genere maschile, ma non sempre è capace di accettare le persone per il loro “genere interiore“, e quindi manifesta comportamenti e scelte “binari“.

PANSESSUALE – PANAFFETTIVO/A : purtroppo il termine pansessuale richiama etimologicamente “amare tutti, fare sesso con tutti” e quindi nella comunità omosessuale ha una connotazione negativa. In realtà il pansessuale potenzialmente può provare interesse sentimentale o sessuale per qualsiasi persona, indipendentemente dalla sua natura biologica, dando la precedenza all’identità mentale, talvolta preferendo l’identità di genere maschile, talvolta quella femminile.
Una persona pansessuale è capace di amare una persona transgender. Alcune persone pansessual preferiscono il termine “bisessuale”. Altre preferiscono il termine queer.

GOLDEN STAR: non troverete questa parola in nessun glossario ufficiale…ma è un concetto diffuso in ambienti gay/lesbici. Si tratta della persona che ha amato, fatto sesso, provato interesse , solo per persone dello stesso sesso.
E’ una sorta di omosessuale “puro/a”, che si è scoperto ed accettato fin dalla giovane età.

SCALA KINSEY
Kinsey è il teorico della Bisessualità. Egli ha creato una scala chiamata “scala kinsey” in cui indica con lo ZERO le persone totalmente etero, con il SEI le persone totalmente omosessuali e poi vari gradi. Interessante il grado 5/1, in cui una persona ha prevalentemente un orientamento che, in alcuni casi particolari, può trasgredire. Secondo alcuni, la maggior parte delle persone è prevalentemente etero o prevalente omo, anche se esistono anche rari casi di bisessualità pura.

Gli orientamenti intermedi tra “omo” ed “etero” sono spesso discriminati e bullizzati da persone eterosessuali, ma soprattutto da persone omosessuali.