UMBRIA: APPROVATA LA LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA E LA TRANSFOBIA

Riporto questa notizia importantissima, che parla di una legge regionale, per la Regione Umbria, che per la prima volta comprende anche la transfobia oltre che l’omofobia (per capire se la bifobia è compresa dobbiamo aspettare di leggere la legge).
Complimenti all’associazione Omphalos, per il suo lavoro mediatico tramite l’hashtag #tempodilegge

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Cito un sito che ha riportato in modo completo la notizia.

Dopo dieci anni e un iter molto tormentato, perfino nelle ultime settimane, il Consiglio Regionale dell’Umbria ha approvato la legge contro l’omofobia e la transfobia. Dopo un rinvio, una seduta sciolta, la spada di Damocle di un emendamento definito “salva omofobi” dalla comunità lgbt umbra, la regione ha finalmente un testo che tutela le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans sul posto di lavoro, nella fruizione dei servizi, promuove un osservatorio sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
omphalos_legge2Hanno votato a favore Pd, M5S, Articolo 1 – MDP, Socialisti e democratici per un totale di 15 voti favorevoli, un astenuto e 5 contrari

[clicca qui per leggere l’intera notizia]

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OmoFobia, BiFobia e TransFobia

transfobia

Prima di affrontare questo tema, voglio partire dall’etimologia di tutte le parole che contengono il suffisso -fobia, comprese sessuofobia, xenofobia…
Tutti noi siamo abituati a conoscere la parola italiana “fobia”, che significa “paura” quasi inspiegabile. Le cosidette “fobie”.
In realtà quando -fobia è un suffisso, significa “avversione“, un’avversione non per forza consequenziale alla paura.
Spesso quando usiamo il suffisso -fobia, interiorizziamo il passaggio “avverione=paura”, non sempre scontato.
Quindi quando diciamo omofobia, transfobia, parliamo più che altro di omoavversione, trans-avversione.
Poi si potrebbe fare un ragionamento a parte sul fatto che in alcuni casi ad esempio lo xenofobo odi lo straniero perché teme (per ignoranza) che egli gli rubi in casa o violenti le sue figlie, ma ritenevo giusto fare questo inciso.

L’omofobia è l’avversione verso persone gay, lesbiche e bisessuali. Per una sorta di sessismo diffuso, l’omofobia colpisce più che altro omosessuali di sesso maschile, ma anche omosessuali (uomini e donne) dichiarati e attivisti, ed omosessuali (anche non dichiarati, uomini e donne) molto “visibili“, poiché nel sentire comune una donna mascolina o un uomo effeminato “probabilmente” sono omosessuali, e potrebbero quindi essere vittime di omofobia senza per forza essere omosessuali.
Quando si parla di omofobia, vengono subito in mente episodi di pestaggi in luoghi pubblici di coppie o soggetti molto “visibili” come omosessuali. In realtà l’omofobia riguarda, ad esempio, le discriminanti, palesi o “striscianti“, sul lavoro o presso qualsiasi attività svolta all’esterno degli ambienti gay e delle tematiche gay.

L’omofobia interiorizzata è forse ancora più diffusa. Si tratta di persone che non accettano la propria omosessualità e la vivono come una colpa. E’ diffusa nei soggetti non dichiarati, i cosiddetti “velati“, ma a volte rimangono tracce di omofobia anche nei più sfrenati attivisti.
A volte l’omofobia interiorizzata si rivolge a “certi” tipi di vivere l’omosessualità: L’omosessuale sobrio che critica le “checche” oppure gli attivisti, oppure chi è dichiarato, o chi (a sua detta) “ostenta“.

La Transfobia riguarda le persone transessuali. Purtroppo è più diffusa sia perché la persona transessuale è qualcosa di più raro e “diverso” e quindi più soggetto ad essere presa di mira, ma anche perché suo malgrado è visibile al di là della sua scelta di visibilità.
La transfobia riguarda anche persone omosessuali. In particolare omosessuali uomini che criticano aspramente le trans mtf e omosessuali donne che criticano i trans ftm, come a rimprovero della “migrazione” che queste persone fanno allontanandosi dalla natura che loro cosi’ tanto elogiano.
In particolare le persone trans etero vengono viste dal mondo gay/lesbico (da una parte di esso) come persone in cerca di “etero-normatività“. Questa idea naturalmente si basa sull’ignoranza e sulla confusione diffusa tra orientamento sessuale e identità di genere.
Esiste naturalmente anche la transfobia interiorizzata, soprattutto da parte di quelle persone che decidono di vivere se stesse solo di nascosto vivendo un “on/off” del genere che presto causa una sorta di esasperazione, o in coloro che, finito il percorso, rinnegano l’essere t.

La Bifobia (per questa voce cito Wikipedia) indica la paura o il rifiuto della bisessualità, in base alla convinzione che solo l’eterosessualità e l’omosessualità siano “reali” orientamenti sessuali e corretti stili di vita. I bisessuali possono anche essere l’obiettivo di omofobia da parte di coloro che considerano soltanto l’eterosessualità come appropriato orientamento sessuale. Al contrario, alcuni bisessuali possono essere oggetto di critiche sia da parte di coloro che hanno atteggiamenti eterofobi, sia da una parte della comunità gay.

In Italia non esiste una legge contro l’omofobia. Paola Concia nell’Ottobre 2009 aveva proposto una legge contro l’omofobia ma non contro la transfobia scatenando le meritate proteste del mondo transgender.
Qualcuno (bigotti e benpensanti) pensa che una legge contro l’omofobia “avvantaggerebbe” i gay, che la strumentalizzerebbero per ricattare o usarla come pretesto per ogni contesa.
L’Italia è uno dei paesi più soggetti ad episodi di omofobia. Si vocifera all’estero, e lo testimoniano anche le guide gay, che l’Italia sotto questo fronte èsconsigliata” come meta turistica per coppie gay.

Storia di Progetto GenderQueer

[Post creato il giorno dell’apertura, il 5 agosto 2010, e aggiornato nel corso dei mesi di agosto e di settembre, creando una sorta di reportage sulla storia del progetto e del blog]

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Dopo un anno come Responsabile del Progetto Blog per l’associazione LGBT Milk Milano, Nathan, ragazzo xx, decide di aprire un proprio blog dove poter osare maggiormente nell’esprimere le proprie idee avanguardiste e iconoclaste.

Già nel settembre del 2009 l’autore aveva creato un gruppo facebook dedicato al tema, con più di 1000 iscritti, e nel marzo del 2010 viene creata la pagina facebook, che raccoglie in poche settimane più di 7000 like.
Ed è in uno strano agosto di ferie a Milano (il 5 agosto 2010) che, su wordpress, viene aperto “Progetto Genderqueer”.

L’autore sceglie volutamente una piattaforma free promettendo a se stesso di non spostarlo mai su hosting a pagamento.
La scelta del nome Progetto GenderQueer viene suggerito da Rusty Borgonovo, ragazzo genderqueer amico dell’autore, che pensa che questo termine, oltre a definire una particolare identità di genere, possa racchiudere e sintetizzare tutte le identità e gli orientamenti esterni al binarismo di genere, e tutti i percorsi, anche quelli non medicalizzati.

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Tramite la pagina facebook e la relativa mail creata, progettogenderqueer@gmail.com, attiva in varie mailing list, tra cui Androidi Generici e Spazio Queer, arrivano tantissimi contatti di attivisti, che propongono collaborazioni di carattere culturale:  l’Agedo Toscana, Marinella Zetti, Mirella Izzo e il prof. Paolo Valerio, studioso di identità di genere e docente all’Università Federico II.

Oltre a contattarci attivisti e riferimenti culturali del panorama italiano, ci contattano tante persone che, tramite parole chiave, arrivano ai nostri spazi web da google, e a cui diamo i contatti necessari: ospitalità, riferimenti psicologici, giuridici, sanitari.

Ci hanno fatto domande sulla differenza tra crossdresser e transgender, o sull’orientamento affettivo delle persone t, o sul genere da usare per rivolgersi alle persone transgender, o ancora sull’orientamento dei partner delle persone T, o sulla legittimità di percorsi non canonici o non medicalizzati, e ciò ha fatto emergere la necessità di un blog che desse risposte su questi dubbi, poichè le note facebook che avevamo pubblicato, e che avevano anche raccolto un certo numero di like, erano comunque strutturate in modo disorganico e difficilmente consultabili, quindi le sposteremo in questo blog, revisionandone i contenuti, in modo che non appaiono come risposte ad personam.

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Già dalle prime pubblicazioni sul blog, riguardanti la rubrica “queerzionario”, si evince che il blog risponde a tante “domande latenti” (credo di essere trans, credo di essere bisessuale, mi piacciono le donne maschili, sono gay?, cosa è il crossdressing? ) contenenti talvolta concetti e termini poco trattati dai blog in lingua italiana.
Anche a causa di questo, il blog non disdegna l’uso di definizioni.
I lettori salgono presto a 600 al giorno, ed aumentano le associazioni e gli attivisti che chiedono lo scambio link.

Oltre ai post destinati a fare informazione su definizioni e condizioni personali, nasce l’esigenza di prendere posizione su fatti di attualtà importanti.

Nel giugno 2010 Progetto Genderqueer aderisce al Torino Pride 2010 e al Treviglio Pride 2010

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Nell’agosto 2010, in prossimità del giorno di apertura del blog, Nathan, insieme al consigliere Milk Ivano Cipollaro, a Rusty Borgonovo, a Leonardo Meda e al creativo Pietro Galeoto, dopo l’ennesimo episodio di violenza omotransfobica, decide di organizzare una fiaccolata, in data 21 settembre 2010, contro omofobia, bifobia e transfobia, che prenderà il nome di “E io non ho paura“, che vede la partecipazione del movimento tutto, e anche di alcune persone che diventeranno importanti per la formazione dell’autore come Deborah Lambillotte, qui fotografata da Giovanni Dall’Orto, ma anche personaggi pubblici come Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso, storico presidente Arcigay, tutte le associazioni LGBT nazionali, molte associazioni LGBT-friendly (radicali, democratici, laici, UAAR) e l’adesione di molti personaggi della politica (l’augurio di Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità, quello di Anna Paola Concia, la presenza del consigliere milanese Ines Patrizia Quartieri). L’evento è stato mandato online su una tv e segnalato da Repubblica. La manifestazione ha avuto più di mille adesioni.

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Nel settembre 2010, appena dopo la fiaccolata, l’autore del blog, Nathan, prende il timone del Circolo Milk Milano, ma decide di continuare a seguire il blog, facendo si che si affianchi al lavoro di volontariato fatto tramite l’associazione.
La storia futura di questo blog non ha più bisogno di essere narrata tramite questo post. La leggerete voi stessi sulle nostre pagine…

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