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Usare la definizione “pansessuale”, in ambienti di attivismo “omosessuale”, crea una reazione diversa rispetto a quando si usa il termine”bisessuale“.
Se la prima causa ira, ferite aperte, confusione con i concetti di velato, confuso, opportunista, la seconda crea addirittura scherno e derisione.
Parte della derisione per il pansessualismo è legato all’equivoco che nasce dall’etimologia della parola pan-sessuale.
E’ vero che, dal greco, “pan” significa “tutto“, in contrasto con “bi“, che significa, binariamente, “sia l’uno che l’altra“. Il prefisso bi contiene, inequivocabilmente ed inevitabilmente, un rigido dualismo.
Molti bisessuali non binari (ma non tutti) preferiscono quindi l’uso dell’autodefinizione “pansessuale”.
Anche molte persone di orientamento prevalentemente omo o prevalente etero (omoflessibili, eteroflessibili, persone che potremmo dire al livello 1 o 5 della scala kinsey), che però non escludono partner gender not conforming, si sentono maggiormente rappresentati dalla parola “pansessuale” che dalla parola “bisessuale”, che creerebbe l’equivoco di inquadrarli come persone indifferentemente attratte “a parimerito” dal femminile e dal maschile.
Inoltre c’è una differenza concettuale: se la persona bisessuale mediamente ama definire il suo orientamento dicendo che può amare “sia uomini, sia donne”, la persona pansessuale preferisce dirsi capace di amare una persona qualsiasi sia il suo sesso e/o genere.
Quindi essere “pan” non significa amare “tutti” (come vorrebbero farci credere le persone pan-fobiche) ma, potenzialmente, poter amare qualsiasi persona, indipendentemente dal suo sesso o genere.
Chi di solito è “affetto” da “pan-fobia“?
Sicuramente può provarla chi prova bifobia (uomini omosessuali, donne lesbiche, etero molto chiusi e chiuse), magari rincarando la dose verso il o la pansessuale, “addirittura” attratto/a da persone trans (quindi la panfobia si lega alla transfobia).
Ad essere vittime di pan-fobia ci sono anche persone che, provenendo da un passato mono-sessuale (una persona omo o etero), ad un certo punto entrano in relazione con una persona trans* o genderfluid. Lo scetticismo della precedente comunità di riferimento (omo o etero) potrebbe essere vista come panfobia o come “transfobia” proiettata sui partner. Sarebbe da definire se l’ostilità più verso questa persona o verso il o la partner.
Articoli come questo dànno fastidio, ed è per questo che non lo divulgherò se non in spazi virtuali per persone antibinarie.
Forse fanno bene, infondo, quei pansessuali de factu che preferiscono usare la definizione “bisessuale” solo per non ereditare ulteriori malintesi ed ulteriore ostilità

Caparezza, Bonobo Power: La scimmia è l’evoluzione dell’uomo

Grazie alla canzone di Caparezza Bonobo Power tratta dal recente album le dimensioni del mio caos ho scoperto lo straordinario comportamento delle scimmie Bonobo, tra le tante cose positive, esse sono molto pacifiche e non fanno discriminazioni sessuali.In alto potete ascoltare il bellissimo pezzo mentre qui sotto il testo ed ulteriori informazioni:Vive in comunità estremamente pacifiche in cui maschi e femmine hanno pari diritti e dignità non sa cosa sia la competizione e condivide le risorse con tutti in maniera equa non conosce la guerra l’assassinio e la violenza, insomma stando a come si comporta il Bonobo: la scimmia è l’evoluzione dell’uomo.

Per il bonobo il sesso è alla base dei rapporti sociali, si accoppia sia con etero che con omosessuali davanti a cibo i bonobo prima fanno un orgia e dopo mangiano senza mai litigare il bonobo non è aggressivo è sessualmente appagato, non discrimina il diversonon va al family day…la scimmia è l’evoluzione dell’uomo.

RITORNELLO:
Bonobo Power evolvin society we improve the community and human eat the banana
bonobo power abscence of authority no more cruelty we just play and come with love and human sucks.

Durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale i bonobo dello zoo di Hellabrunn morirono di spavento alle altre scimmie non accadde nulla, il bonobo è stato cacciato, sterminato, censurato il bonobo è una pericolosa alternativa sociale dimostra che in natura esiste l’omosessualità e che l’uomo è aggressivo perchè sessualmente represso e soprattutto che l’unico vero modo per vivere in pace è giocare mangiare ed accoppiarsi alla faccia di religiosi, intellettuali e politici ben pensanti.

RITORNELLO:
Bonobo Power evolvin society we improve the community and human eat the banana
bonobo power abscence of authority no more cruelty we just play and come with love and human sucks.

Approfondendo il discorso su queste scimmie il cui nome scientifico èPan Paniscusho letto delle cose veramente interessanti che vorrei condividere con voi:

Sulla sponda destra del fiume Congo, diffusi in una vasta area che va dalla Guinea fino alla Tanzania, vivono gli scimpanzé comuni;sulla sinistra, confinati in un’area limitata della foresta del Congo, ex-Zaire, gli scimpanzé alternativi: ovvero, i bonobo.

Entrambe le specie sono molto vicine all’uomo: da un punto di vista genetico, è molto difficile dire quale delle due si avvicini di piú alla nostra. Ma se tra gli scimpanzé, di fatto, si osservano tutti i difetti e le esasperazioni della natura umana, i bonobo sembrano invece adatti, come simbolo, a indicarci una possibilità diversa.

Gli scimpanzé comuni conoscono infatti la sopraffazione, l’arroganza e l’assassinio: benché si tratti di creature sostanzialmente intelligenti e sensibili, capaci di sentimenti e commozione, nella loro società le vessazioni e le violenze sono comuni, più o meno quanto tra gli esseri umani. Gli scimpanzé ben conoscono la prepotenza dei maschi sulle femmine, quella degli individui dominanti su quelli di rango inferiore, o le autentiche battaglie etniche e territoriali tra gruppi diversi; devono fare i conti, qualche volta, anche con l’infanticidio, la tortura e la guerra. Non si vuol dire, con questo, che tutti gli scimpanzé siano violenti; ma senza dubbio è un fatto che per loro, come per noi, questi istinti non siano estranei.

I bonobo hanno scelto un’altra via. La loro comunità è infattilibera, allegra, e del tutto pacifica. Mai è stato osservato un bonobo uccidere un suo simile. Mai è stato visto un adulto comportarsi in modo aggressivo con un piccolo, che fosse o no un suo familiare stretto. Nessun maschio compete ferocemente con gli altri per il possesso di una femmina; del resto, nessuna femmina accetterebbe di porsi come passivo premio in palio per il vincitore. E soprattutto, i bonobo hanno collaudato una tecnica efficacissima per risolvere conflitti e tensioni: riderci sopra facendo l’amore.

Il bonobo è forse l’unico animale, oltre all’uomo, a fare sesso ogni volta che lo desidera, indipendentemente dall’istinto riproduttivo e dalla fertilità della femmina. Ma per questi nostri disinvolti cugini il sesso non è una componente specifica dell’esistenza, separata dal resto: esso permea qualunque aspetto della loro vita, assumendo un ruolo di primo piano in ogni forma di rapporto sociale.

I bonobo fanno sesso per capirsi, per consolarsi, per far pace dopo un litigio, per rilassarsi dopo un’impresa faticosa; fanno sesso anche senza arrivare ai rapporti completi, inventandosi una gamma incredibilmente fantasiosa di giochi erotici e carezze audaci; lo fanno sia eterosessuale sia omosessuale, in coppia, da soli o in gruppo; lo fanno per incoraggiamento, per amicizia, o per gioco. I maschi stemperano con gesti e contatti erotici la tentazione di aggredirsi e di competere tra loro; le femmine cementano con abbracci e strofinamenti molto espliciti i loro forti legami di sorellanza morale, che sono alla base dell’equilibrio del gruppo.

Tra i bonobo, nessun maschio è sicuro di quali siano i figli propri; nessun maschio, quindi, aggredisce o molesta i piccoli, e tutti sono disposti ad aiutare e a difendere qualunque cucciolo del gruppo. Maschi e femmine si muovono insieme, in assoluta parità, formando piccoli gruppi per andarsene in cerca di cibo durante il giorno; poi si riuniscono per passare la notte tutti vicini, su rifugi costruiti sugli alberi, in una grande comunità che può contare anche più di cento individui. Se due gruppi diversi si incontrano e puntano allo stesso albero da frutta, invece di combattersi si accolgono e fanno amicizia attraverso contatti sessuali, e poi si spartiscono il cibo in pace. Non si vuol dire che i bonobo non litighino mai: ma lo slancio fortissimo verso la collaborazione e la condivisione delle risorse riesce sempre a smorzare ogni scontro, e a evitare che gli screzi degenerino in modo cruento.

Fare l’amore, non la guerra, quindi: vista la straordinaria capacità dei bonobo di mantenersi pacifici e rilassati, sembra che il consiglio funzioni!

Maschi e femmine sono quasi uguali nelle dimensioni e nella forza fisica; gruppi di individui dello stesso sesso – le femmine molto più dei maschi – stabiliscono forti legami di alleanza e collaborazione tra loro, ma questo non sfocia mai nella contrapposizione o nell’astio tra i due sessi. Al contrario, i fortissimi legami tra madri e figli, che si mantengono per tutta la vita, anche quando il figlio è adulto, influenzano i rapporti tra maschi e femmine più di ogni altro fattore: è la gerarchia che si stabilisce tra le femmine a guidare quella dei maschi, e sono i figli delle madri più autorevoli a guadagnarsi ruoli di rispetto tra i loro compagni.

Agli occhi umani, la cooperazione e l’affetto tra maschi appariranno naturali, perché di norma i maschi del gruppo sono tutti consanguinei stretti; ma i legami ancora più forti che si stabiliscono tra le femmine possono invece stupirci, dato che le femmine adulte di una stessa comunità non sono quasi mai imparentate tra loro. Solitamente, infatti, per evitare eccessivi incroci tra consanguinei, le giovani femmine che si avvicinano all’età fertile migrano verso altri gruppi; là ricominciano da capo ad allacciare rapporti sociali, prima con le femmine più anziane e poi con i maschi, sempre usando il sesso e la cooperazione come linguaggi privilegiati. Soltanto dopo qualche anno, e soprattutto dopo aver messo al mondo il primo figlio, saranno integrate appieno nella nuova comunità; se le alleanze tra maschi sono, in qualche modo, innate, possiamo dire che quelle femminili sono ricercate e costruite apposta, con pazienza, con forza e con decisione.

I bonobo smentiscono clamorosamente l’idea che guerra, sopraffazione e legge del più forte siano iscritte indelebilmente nella “nostra natura”. Se le due specie a noi più simili, apparentemente quasi uguali tra loro, hanno comportamenti così diversi, vuol dire che il ventaglio delle possibilità è molto ampio, e che da ogni esempio può valere la pena di imparare qualcosa!

Beh che dire, grande Caparezza, straordinari i Bonobo e FATE L’AMORE E NON FATE LA GUERRA! Ripeterò sempre che l’uomo ha tantissimo da imparare dagli animali e non deve neanche sentirsi superiore a loro.

Qui sotto un video molto interessante sui rapporti sessuali dei Bonobo:

Come è stato detto in altri post, orientamento sessuale e identità di genere sono caratteristiche che camminano parallelamente e indipendentemente.
Nello stereotipo etero-normativo, la persona nata maschio che sente di avere un’identità femminile, deve per forza essere attratta da uomini, quasi come se transizionasse per rendersi più appetibile alla maggior parte degli uomini, etero.
Questa è una visione ingenua spesso ricorrente da parte dell’opinionista etero di turno, ma anche del fruitore GLBT, e persino di qualche attivista.

Così come il transgender che non inizia o non ultima la transizione fisica, per i motivi più svariati, è soggetto a discriminazioni addirittura interne al mondo trans, ciò capita anche alle persone trans-omosessuali, ovvero attratte da persone che hanno lo stesso genere mentale del loro.
Si tratta quindi di donne trans da maschio a femmina attratte da donne (biologiche e/o trans) e
uomini trans da femmina a maschio attratti da uomini (uomini biologici e/o trans).

Due cose accomunano generalmente le persone trans-omosessuali
un approccio tardivo alla scoperta di se stessi, al coming out e all’inizio della vita da transgender
Questo è dovuto al fatto che vista la società eteronormativa, dove il pensiero comune porta a riflessioni accennate all’inizio del post, una persona ha una reale difficoltà, se attratta da persone di sesso opposto al loro sesso genetico (una condizione quindi di eterosessualità apparente), a considerarsi interno al mondo GLBT.
Di certo sentità una certa ineguatezza nel mondo etero/cisgender che non riuscirà bene ad inquadrare, avendo a volte un rapporto controverso con il mondo transessuale, a volte inizialmente addirittura transfobico, spaventato, irrazionale. Spesso si osservano “sfoghi” presso vari ambienti alternativi, musicali, politici, anarchici, come sintomo di un disagio crescente e difficilmente inquadrato dalla persona.
sembianze estetiche, prima dell’accettazione, abbastanza aderenti allo stereotipo etero-normativo. Ci sono persone che, prima di scoprirsi e accettarsi come trans-omosessuali, vivevano come persone etero e cisgender (ovvero seguendo le “regole” non scritte dell’essere socialmente maschio o femmina). Questo spesso perchè la persona, che ha in quel momento poca capacità di introspezione, aderisce a un modello che è l’unico che conosce per attrarre persone di sesso opposto. A volte contraggono anche matrimoni eterosessuali, che funzionano poco non poichè non si è attratti dall’altra persona, ma perchè vi è una forte insofferenza nell’essere amati per qualcosa che si è solo apparentemente.
Vi sono dei casi in cui donne translesbiche, che prima dell’accettazione vivevano da uomini etero, hanno lasciato la moglie per poi tornare insieme dopo la transizione, una volta abbattuto lo spettro di un amore “filtrato” da un’accettazione e comprensione non totale. Altre persone translesbiche hanno rivelato alle proprie compagne di sentire un’identità di genere diversa e sono state accettate, a volte per semplice “amore cieco”, altre volte perchè la compagna ha rielaborato il proprio orientamento sessuale scoprendosi comunque attratta o innamorata.

Altre persone transomosessuali invece arrivano già dalla transessualità, ma eterosessuale (ovvero attratti/e da persone di genere opposto al loro genere d’elezione). Probabilmente vivevano da omosessuali/lesbiche prima della transizione poichè il non potersi relazionare in modo etero con persone di sesso opposto aveva fatto elaborare loro una labile consapevolezza di essere omosessuali, per poi col tempo arrivando a capire di essere in realtà trans e in un secondo tempo, spesso dopo la transizione, riuscendo a rapportarsi con partner di sesso opposto a quello di nascita, quindi dello “stesso sesso” considerando il genere d’elezione.
A volte queste persone non rinnegano del tutto punti di vista passati, ma si definiscono bisessuali o pansessuali.

La frase molto sentita nel mondo etero e non solo è “ma se ti piacciono le donne e sei nato uomo, che cacchio hai transizionato a fare?”
Questa frase molto fa capire della confusione ancora esistente su identità di genere e orientamento sessuale.

Bisessuale! direte voi.
E invece no, o almeno…non è detto.

Ritengo interessante fare questa citazione da wikipedia che mostra il vasto panorama del mondo nè omo, nè etero.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Si definisce bisessualità l’orientamento sessuale di un soggetto che trae piacere nell’avere rapporti sessuali e/o è in grado di provare attrazione o sentimenti erotico-affettivi nei confronti di persone sia del proprio che dell’altro sesso. Tale orientamento può, in generale, essere accompagnato da fantasie erotiche, atteggiamenti e stili di vita specifici, così come può manifestarsi solo nell’adolescenza, oppure proseguire per l’intero periodo sessualmente attivo dell’interessato.

Non è significativo, ai fini della definizione, che l’orientamento bisessuale si concretizzi realmente in rapporti sessuali, né che il ruolo assunto dal soggetto nel rapporto sessuale sia “attivo” o “passivo”.

Terminologia

Il termine bisessuale è stato coniato nel 1809 da alcuni botanici, per descrivere le piante provviste di organi riproduttivi sia maschili che femminili. Non è noto quando il termine sia stato applicato al contesto dell’orientamento sessuale.

Esistono anche alcuni termini alternativi per descrivere le varie forme di bisessualità ma, molti di essi, sono considerati neologismi non universalmente accettati.

Pansessuale, omnisessuale e pomosessuale (sessualità postmoderna) sono termini che si riferiscono all’attrazione verso ogni genere, compreso il transessualismo e il transgenderismo.

  • Bi-permissivo” (in inglese Bi-permissive) indica qualcuno che non cerca attivamente relazioni sessuali con persone di un sesso specifico, ma che è “aperto”, ossia disponibile, a fare nuove esperienze. In questa categoria può essere fatta rientrare la omosessualità (o se è per queto eterosessualità) cd opportunistica, che descrive la eccezionale disponibilità a rapporti omosessuali (o eterosessuali) legata alla mancanza contingente di partner disponibili del sesso preferito – il caso più classico restando quello degli ambienti sessualmente segregati. Le persone che rispondono a questa descrizione potrebbero identificarsi come eterosessuali o omosessuali, e potrebbero essere incluse nella Scala Kinsey ai posti 1 o 5 (vedi più avanti), pur avendo normalmente rapporti sessuali con persone di sesso opposto.
  • Ambisessuale” indica una indiscriminata attrazione che si rivolge verso persone di ambo i sessi. Chi si identifica come ambisessuale può provare attrazione verso qualcuno da un punto di vista fisico, emotivo, intellettuale o spirituale, a prescindere dal sesso o dal genere, mentre conferma i suoi criteri selettivi in altri ambiti. D’altra parte, alcuni potrebbero sperimentare nei confronti di un soggetto, una intensa attrazione forse causata da particolari qualità riguardanti proprio il sesso o il genere. Una persona con questo orientamento può essere inclusa nel settore 3 della scala Kinsey, anche se alcuni potrebbero identificarsi a pieno titolo nei posti 2 o 4 ( nonostante alcuni possano pensare di essere, invece, “bi-permissivi”).
  • Bi-curioso è un termine che può avere diversi e contraddittori significati. Comunemente è usato da persone che si identificano come eterosessuali ma che sono occasionalmente interessati ad esperienze omosessuali o attirati da esse. Alcuni soggetti sono spesso ritenuti omosessuali oppure bisessuali (anche se in modo non appropriato), che però non accettano la loro omosessualità (in questo caso si parla di omosessualità latente). La parola bi-curioso può inoltre essere usata per classificare chi è “Bi-passivo” (vedi oltre), “Bi-permissivo” oppure aperto a rapporti bisessuali.
  • Tri-sessuale” è sia una variante di “bisessuale” che un gioco di parole sempre collegato alla parola “bisessuale”. Comunque, nel suo significato più tecnico, indica persone attratte da uomini, donne e transgender (cioè transessuali o crossdresser). In termini più generici, può indicare persone interessate a “tutte” le possibili e variegate esperienze sessuali.
  • Bifobia indica la paura o il rifiuto della bisessualità, in base alla convinzione che solo l’eterosessualità e l’omosessualità siano “reali” orientamenti sessuali e corretti stili di vita. I bisessuali possono anche essere l’obiettivo di omofobia da parte di coloro che considerano soltanto l’eterosessualità come appropriato orientamento sessuale. Al contrario, alcuni bisessuali possono essere oggetto di critiche sia da parte di coloro che hanno atteggiamenti eterofobi, sia da una parte della comunità gay.
  • Bi-passivo descrive una persona eterosessuale o “bi-curiosa” che è “aperta” a contatti sia “casuali” che intenzionali, contatti che spesso si realizzano durante il sesso di gruppocon persone dello stesso sesso, solitamente in modo passivo, ovvero dal lato che riceve la stimolazione (o la penetrazione) da parte del soggetto attivo.
  • Bi-attivo descrive una persona “bi-curiosa” o bisessuale che inizia a stabilire un contatto diretto con persone dello stesso sesso, e svolge un ruolo attivo nel rapporto, praticando la stimolazione o la penetrazione del partner.

Intervistatore: Nath
Intervistato: Francesca, ragazza attivista dichiarata e bisessuale
Data: 22 giugno 2010
Intervista svolta per MilkBlog: http://www.milkblog.it/?p=1941

I bisessuali sono una realtà spesso “nascosta” e che attira non di rado pregiudizi da parte sia delle persone  Gay e Lesbiche, sia dal mondo eterosessuale. Oggi intervistiamo Francesca, 34 anni, di Milano, bisessuale dichiarata e attivista che insieme alla sua compagna Silvia, 34 anni, lesbica. Francesca gestisce il blog www.bproud.it, tramite il quale cerca di fornire informazioni reali e concrete sulla bisessualità. Ci aiuterà a comprendere questa realtà e a prendere in esame alcuni dei luoghi comuni che riguardano i bisessuali.

1) Come ti sei scoperta bisessuale? Come hai vissuto la tua presa di coscienza? E il coming out in famiglia, con gli amici, al lavoro?

Mi sono scoperta bisessuale nello stesso modo in cui tanti si scoprono gay o lesbiche, ovvero nel momento in cui mi sono innamorata di una persona del mio stesso sesso. O meglio, in realtà da quel momento ho preso coscienza del fatto che da sempre mi piacevano sia gli uomini che le donne; la differenza è che prima cercavo di “spiegarmi” le mie attrazioni per le ragazze in un altro modo – come un’amicizia profonda, un’ammirazione per la bellezza femminile… Quando poi mi sono innamorata non ho potuto più ignorare l’evidenza dei fatti e da lì ho iniziato a capire che non ero tanto etero quanto credevo. Il percorso con me stessa è stato particolarmente travagliato, perché venivo da trentun anni di vita da etero quando improvvisamente mi sono innamorata – per la seconda volta – di una donna, la mia attuale compagna. Per mesi l’intensità della mia nuova storia mi ha fatto credere di essere lesbica, anche se in realtà sapevo bene che gli uomini non mi erano indifferenti. Perciò ho incominciato a fare qualche ricerca sulla bisessualità, ma tutto ciò che leggevo era negativo e non rispecchiava il mio sentire. Finché per fortuna ho capito che il problema era la non-cultura italiana sulla bisessualità. Mi sono documentata su siti e libri stranieri e ho incominciato a frequentare una community online di bisessuali (www.bisexual.com). Da allora ho cominciato a costruire più serenamente la mia identità di bisessuale ed è stato tutto molto più facile. Sono dichiarata praticamente con tutti, tranne che con i miei genitori, che sono molto religiosi e non sarebbero in grado di comprendere se non con molto dolore da entrambe le parti. Mia sorella, invece, lo sa ed è tranquilla. Con gli amici non ho avuto particolari problemi e sul lavoro, essendo libera professionista, posso valutare di volta in volta se dirlo o meno, ma in generale ho avuto solo reazioni positive.

2) Spesso c’è molta confusione su cosa è un bisessuale. A volte si chiama, erroneamente, bisessuale una persona gay/lesbica dal passato eterosessuale. Si chiama bisessuale una persona che, integrata in una storia etero, di nascosto vive relazioni di solo sesso omosessuali. Vogliamo spiegare bene chi è la persona bisessuale?

Il/la bisessuale è semplicemente una persona che prova attrazione fisica e/o emotiva sia per il proprio sesso che per il sesso opposto, a prescindere dal genere a cui appartiene il suo partner attuale. Nello specifico, per i casi che mi hai citato, non penso che una persona gay/lesbica dal passato eterosessuale possa dirsi bisessuale. Se le sue relazioni passate potevano anche essere basate su una reale attrazione per il sesso opposto che ora comnunque non c’è più, la bisessualità è stata caratteristica di una fase di comprensione dell’omosessualità. Se invece questa attrazione non c’è mai stata, probabilmente il punto era una reale non-consapevolezza/accettazione della propria omosessualità. Può capitare che si abbia una preferenza fisica o emotiva per uno dei due sessi, ma si tratta di una preferenza, non di un’esclusività. È questa la grande differenza tra omo- e bisessualità. In quest’ottica, poco importa se una persona arrivi o meno a “concretizzare” le sue attrazioni: si può vivere tutta la vita da eterosessuali o da omosessuali e non avere mai rapporti o relazioni con uno dei due sessi, ma comunque esserne attratti. E questo basta per essere bisessuali.

3) E’ raro trovare attivisti bisessuali, anche se alcuni attivisti che militano in associazioni gay e lesbiche sono in realtà bisessuali. Tu sei un’attivista del movimento GLBT e curi un sito e un gruppo che diffonde la cultura e la visibilità bisessuale. Secondo te per un bisessuale è più importante lottare contro i pregiudizi interni di questa condizione oppure lottare con gli altri per le cause dei diritti civili, della visibilità, dell’omofobia?

Purtroppo i pregiudizi all’interno della comunità GLBT sono ancora tanti ed è fondamentale sradicarli per far capire che il bisessuale non è una minaccia per la comunità, ma è parte di essa. Il bisessuale ha in sé una parte omosessuale a cui vengono negati gli stessi diritti per cui si batte il resto della comunità. Lottare per questi diritti è quindi fondamentale anche per un bisessuale. Però è altrettanto importante che la comunità stessa riconosca l’esistenza e la dignità della bisessualità come un orientamento sessuale al pari degli altri.

4) I pregiudizi contro i bisessuali sono sempre gli stessi. Il bisessuale come confuso o come maniaco, come opportunista, come attraversatore di una fase, o come infedele, o come tendente a instaurare relazioni parallele omo ed etero, discorsi sulla bisessualità “pura” o sulla tendenza a preferire un genere. Potresti brevemente “confutare” questi pregiudizi?

Molti di questi pregiudizi sono gli stessi che spesso la società ha contro gli omosessuali. Per esempio, tanti genitori quando scoprono di avere un figlio gay si autoconvincono che sia solo una fase, o che semplicemente il figlio sia un po’ confuso. Oppure spesso è stata associata l’idea di omosessualità alla promiscuità, o addirittura alla pedofilia. Sappiamo molto bene che sono solo pregiudizi, ma anche che vanno confutati per non lasciare dubbi su cui è facile giocare in modo negativo. Quindi:

– i bisessuali non hanno nessuna confusione: sono semplicemente attratti da entrambi i sessi. Ciò che crea confusione in loro è la spinta a dover scegliere a tutti i costi tra etero- e omosessualità;

– il bisessuale non è né maniaco, né sesso-dipendente: essere attratti da uomini e donne non significa volere fare sesso con tutti!

– il bisessuale non è opportunista: spesso si pensa che la vita per noi sia più facile perché si può “passare per etero”, ma in realtà nascondere una parte importante di sé agli altri comporta una sofferenza enorme. Anche per un gay cosiddetto “velato” è la stessa cosa, con la differenza che un bisessuale “velato” si deve nascondere due volte e rischia di essere discriminato da entrambe le parti;

– un comportamento bisessuale, per alcuni, può essere una fase di passaggio verso la comprensione o accettazione della propria omosessualità (o eterosessualità). Più spesso, però, la bisessualità è un orientamento che rimane tale nel tempo, con sfumature e gradazioni diverse;

– l’infedeltà e il tradimento prescindono dall’orientamento sessuale: essere attratti da entrambi i sessi non significa volerli contemporaneamente;

– infine, spesso si pensa che i bisessuali, per definirsi tali, debbano provare esattamente lo stesso tipo di attrazione per entrambi i sessi. In realtà è più semplice pensarla in termini di “non esclusività”, ovvero: se tendenzialmente mi piacciono le donne ma mi capita anche di provare attrazione per gli uomini, o viceversa, posso definirmi bisessuale.

5) Sei mai stata discriminata come bisessuale da persone interne al movimento GBLT? O da un/una possibile partner?

Sì, mi è successo. Una persona omosessuale è arrivata a definirmi meno “pura” e quindi meno affidabile della mia compagna, solo per il fatto di essere bisessuale. Non ho avuto esperienze di rifiuto da parte di possibili partner perché la mia attuale compagna è la mia prima partner donna.

6) hai preferenza a legare con partner omo/bi/etero? Hai una relazione adesso? Come la vivete? Posso passare la parola alla tua ragazza?

F: Tendo a preferire relazioni con persone non etero, per una questione di affinità mentale ed emotiva. Da tre anni ho una relazione con la mia compagna e direi che la viviamo bene.

S: Ciao io sono la compagna :-) All’inizio non ero molto tranquilla, anzi ero abbastanza terrorizzata all’idea che Francesca potesse essere bisessuale e speravo che prima o poi mi dicesse di essere improvvisamente diventata lesbica. In realtà queste erano le paure date dai pregiudizi (e che mi tenevo per me perchè ho sempre saputo che erano solo paure…), ma per me è sempre stato fondamentale che lei fosse libera di essere se stessa fino in fondo, perchè è un diritto inalienabile di tutti! Ho avuto bisogno di parlarne tanto, di capire e di sradicare nella quotidianità tutti i pregiudizi per combattere quelle paure che poi sono le stesse che hanno tutte le persone innamorate: la paura di perderla, che si innamorasse di qualcun altro/a, eccetera. Il pregiudizio/paura più grosso era legato al fatto che potesse innamorarsi del 100% della popolazione (uomini o donne) e per sradicarlo mi è bastato capire che se succedesse non farebbe nessuna differenza il sesso dell’altra persona. Soffrirei semplicemente perché mi ha lasciata. Inoltre, come io, lesbica, non mi innamoro di tutte le donne, lei, bisessuale, non si innamora di tutti gli uomini E di tutte le donne. Direi che adesso siamo proprio serene anche su questo punto.

7) C’è più facilità ad annunciare in casa la bisessualità o l’omosessualità?

Credo che in Italia qualsiasi orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità possa potenzialmente creare conflitti in famiglia. Forse la bisessualità anche in questo frangente viene presa meno sul serio, perché ha meno visibilità e lascia aperte le porte a un possibile futuro “da etero”, anche se sono entrambe armi a doppio taglio.

8 ) Come rispondi alle tante persone che dicono che la bisessualità non esiste?

Che spesso si dice che qualcosa non esiste perché non lo si conosce o non si riesce a comprenderlo. Ci sono esempi di bisessualità ovunque: nella storia, nel regno animale, persino nel cinema e nella letteratura. Molti non sanno che Giulio Cesare era bisessuale: Cicerone lo definì “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”. Il bonobo, una scimmia antropomorfa che ha in comune con noi il 96% del patrimonio genetico, è totalmente bisessuale. Chi afferma che la bisessualità non esiste spesso lo fa per paura o per ignoranza. Eppure è un orientamento sessuale che è stato ampiamente osservato anche negli uomini: negli anni ‘50 in America, il professor Alfred Kinsey ha condotto uno studio (basato su un questionario che garantiva il totale anonimato) su decine di migliaia di uomini e donne al fine di documentarne il comportamento sessuale. I risultati sono stati sorprendenti: contrariamente a quanto si pensasse, le “sfumature” intermedie tra omosessualità ed eterosessualità pure sono molto frequenti e variegate, tanto che da tali studi è derivata la scala Kinsey, una specie di “continuum” che mostra quante gradazioni diverse ci possono essere nella sessualità umana. Sebbene sia poco conosciuta, la troviamo molto interessante ed è per questo che ne parliamo sul nostro sito e l’abbiamo anche riportata sul retro delle cartoline che distribuiremo il 3 di luglio in occasione del Treviglio Pride, a cui abbiamo aderito ufficialmente come associazione.

9) che ne pensi di Veronesi, che dice che le nuove generazioni saranno totalmente bisessuali, o a chi dice che tendenzialmente siamo tutti bisessuali?

In realtà non sono del tutto d’accordo con questa affermazione. Tutti o quasi potremmo, nelle giuste circostanze, trarre piacere dal contatto fisico con un uomo o con una donna, e potrebbe anche capitare di vivere una situazione in cui il confine tra amicizia e amore è talmente labile che può portare a farsi domande sulle proprie preferenze. Ma l’orientamento sessuale è molto più di questo: è qualcosa che si avverte dentro di sé spesso fin da ragazzini, che ci fa sentire che “schierarsi” da una parte o dall’altra significherebbe dover ignorare o soffocare una parte fondamentale della nostra identità.

11) Pare che più spesso siano le donne a definirsi bisessuali, degli uomini. In generale comunque sia donne che uomini in ambienti gay preferiscono definirsi omosessuali per paura di pregiudizi o diffidenza, ed eterosessuali in ambienti esterni. Cosa ne pensi?

Il fatto che la bisessualità sia più dichiarata dalle donne rispetto agli uomini può derivare da due fattori: a) una donna bisessuale viene, in apparenza, accettata di più perché rientra in una serie di stereotipi che la rendono “appetibile” anche agli occhi degli uomini etero, anche se alla fine rischia di venire presa poco sul serio, se non peggio; b) sembra che, statisticamente, le donne siano più predisposte alla bisessualità, o per lo meno a un orientamento sessuale più fluido, rispetto agli uomini. Uno studio condotto negli Stati Uniti dalla dottoressa Lisa Diamond su un campione di donne non etero, monitorate per dieci anni, ha dimostrato che la bisessualità femminile non si riconduce sempre all’omosessualità, ma può rimanere un orientamento costante nel tempo. Purtroppo non ci sono studi simili sugli uomini. È vero però che, negli ambienti gay e lesbici, dichiararsi bisessuali suscita spesso diffidenza, se non addirittura ostilità. È per questo che sono convinta che in realtà i/le bisessuali siano molti di più di quanto sembri. Nella community online di cui ho parlato prima, ci sono diversi racconti di uomini gay che a un certo punto si sono resi conto di provare interesse anche per le donne, e la stessa cosa vale per alcune donne lesbiche. Queste persone hanno paura a dichiarare quello che sentono, perché temono di perdere i loro amici e il supporto della comunità. È per questo motivo che credo che sia indispensabile far capire che non è una questione di “o con noi, o contro di noi”, ma piuttosto di accettare e valorizzare l’unicità di ogni singolo individuo, in modo che anche i bisessuali possano sentirsi a pieno titolo parte della comunità LGBT e, di conseguenza, dare un contributo ancora maggiore alle battaglie che porta avanti. Negli altri paesi le cose sono molto diverse: nel Regno unito le prime organizzazioni di bisessuali risalgono a metà degli anni ‘80 (BiCon), e dal 1991 si tiene, ogni due anni, una conferenza internazionale sulla bisessualità (International BiCon). Ma anche in Spagna abbiamo già uno splendido esempio di apertura alla bisessualità in un’organizzazione universitaria LGBT di Madrid, Arcòpoli. Proprio per sensibilizzare la comunità “dall’interno”, un gruppo di ragazzi e ragazze bisessuali ha dapprima tenuto degli incontri formativi, e poi ha organizzato, in occasione della giornata internazionale dedicata alla bisessualità (il 23 settembre, giorno della morte di Sigmund Freud, che per primo ha parlato di questo orientamento) una manifestazione in centro a Madrid, che ha riscosso un certo successo. Quest’anno saranno alla terza edizione. Speriamo di averne presto una anche noi.

Nel 1990 viene elaborata la Teoria Queer, che, in opposizione alle dicotomie omo/etero e uomo/donna, professa il relativismo, la libertà di scelta sessuale e di scelta di genere.
Nella teoria queer confluiscono studi sul genere, forme di femminismo e anti-sessismo, ed elaborazioni relativiste.
Le persone queer possono anche essere cisgender, ovvero identificarsi col sesso di nascita, e possono anche essere tendenzialmente omosessuali o eterosessuali, ma concepiscono se stessi, e si relazionano alle persone in modo da non mettere la differenza di genere in primo piano.
Il queer è chiunque si discosti dall’eterosessualità concepita in senso rigido e dai ruoli tradizionali uomo/donna.
Spesso i queer sono incompresi dalla comunità GLBT, perché anche essa è concepita su rigide definizioni e non vi è una grossa difficoltà nel concepire chi è “poco definito”. Vi è infatti una differenza ideologica tra la rigidità  “GLBT” e la mentalità relativista e liberista dei Queer.
Definirsi Queer è una forma di attivismo sociale.

Negli ultimi anni la sigla LBGT o GBLT è stata modificata in LBGTQI, comprendendo Queer e Intersessuati.
Il gaypride ha invece cambiato nome in Pride, comprendo movimenti laici, liberali, anticlericali (UAAR, unione atei agnostici italiani, NO-VAT, coppie conviventi e così via).

Sebbene vi sia una certa fluidità nell’orientamento sessuale, i principali orientamenti sessuali sono i seguenti:

ETEROSESSUALE : attratto/a sessualmente e sentimentalmente da persone di genere opposto. A volte l’eterosessuale riesce ad amare la persona di “genere” opposto a prescindere dalla sua natura genetica. Quindi può amare persone transgender. In altri casi, di eterosessualità “rigida”, vi è una predisposizione esclusiva verso persone di sesso opposto (sesso genetico).
OMOSESSUALE : attratto/a sessualmente e sentimentalmente da persone dello stesso sesso genere.A volte l’omosessuale riesce ad amare la persona di “genere” uguale a prescindere dalla sua natura genetica. Quindi può amare persone transgender. In altri casi, di omosessualità “rigida”, vi è una predisposizione esclusiva verso persone di sesso uguale (sesso genetico).
BISESSUALE : attratto/a da donne e da uomini. Spesso questo concetto viene confuso con “pansessuale”. Il bisessuale di solito è attratto da persone di sesso/genere femminile e di sesso/genere maschile, ma non sempre è capace di accettare le persone per il loro “genere interiore”, e quindi manifesta comportamenti e scelte “binari”.
PANSESSUALE: purtroppo il termine pansessuale richiama etimologicamente “amare tutti, fare sesso con tutti” e quindi nella comunità GLBT ha una connotazione negativa. In realtà il pansessuale potenzialmente può provare interesse sentimentale o sessuale per qualsiasi persona, indipendentemente dalla sua natura biologica, dando la prevalenza all’identità mentale, talvolta preferendo l’identità di genere maschile, talvolta quella femminile.
Una persona pansessuale è capace di amare una persona transgender. Essa è quindi in un certo senso queer.

GOLDEN STAR: non troverete questa parola in nessun glossario medico…ma è un concetto diffuso in ambienti gay/lesbici. Si tratta della persona che ha amato, fatto sesso, provato interesse , solo per persone dello stesso genere.
E’ una sorta di omosessuale “puro/a”, che si è scoperto ed accettato fin dalla giovane età.

SCALA KINSEY
Kinsey è il teorico della Bisessualità. Egli ha creato una scala chiamata “scala kinsey” in cui indica con lo ZERO le persone totalmente etero, con il SEI le persone totalmente omosessuali e poi vari gradi. Interessante il grado 5/1, in cui una persona ha prevalentemente un orientamento che, in alcuni casi particolari, può trasgredire. Secondo alcuni, la maggior parte delle persone è prevalentemente etero o prevalente omo, anche se esistono anche rari casi di bisessualità pura.
Spesso la comunità Bisessuale è vittima di pregiudizi da parte di lesbiche e uomini gay.