L’asterisco e l’ingerenza femminista verso i gender non conforming

Una riflessione che parte dall’inclusione grammaticale delle persone gender non conforming per arrivare ai limiti dell’intersezionalità, al cis-sessismo e al colonialismo culturale.

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In questi giorni mi sono imbattuto in un articolo scritto da una femminista, penso della differenza, che condannava l’uso dell’asterisco, ribadendo che siamo “uomini e donne” e che “diversamente dall’etnia, questa differenza si manifesta prestissimo“: un cumulo di binarismo, innatismo, e “gender non conforming – fobia”.
Non mi interessa la guerra tra femminismi binari e femminismi anarcoqueer: mi sento distante da entrambe le correnti, e non ho vantaggi a prendere parte a una guerra che, essendo femmin-ista, non mi riguarda.
Se posso dire qualcosa a tutta la riflessione femminista, è il fatto di escludere i vissuti. Cattedre della differenza contro cattedre queer: persone cisgender che parlano di identità di genere…cancellando o ignorando i vissuti.
Si decide” a tavolino, in una guerra tra cattedre, se i generi sono due, tre o 24, ignorando il fatto che solo i vissuti contano.
Non si può teorizzare che i generi sono due quando di fatto ci sono persone di genere non conforme al maschile o al femminile. Una teoria non puo’ cancellare degli esseri umani: sarebbe come dire che le persone sono solo caucasiche o nere come la pece e che “non esistono” persone con colori della pelle diversi dal bianco e dal nero.
Forse si dovrebbe ascoltare ed osservare realmente la realtà.
Veniamo alla grammatica: le persone gender non conforming o le persone transgender (anche portatrici di identità binaria, ma con documenti e/o aspetto dissonanti), hanno imparato ad usare un linguaggio non connotato di genere quando parlano di sè: spesso l’interlocutore neanche se ne accorge, perché non è vero che la lingua italiana non permette di comporre frasi o di usare parole o perifrasi che non identificano il sesso di chi sta parlando: è solo questione di esercizio (per la persona) e di volontà (per gli altri).
Le associazioni LGBT, spesso, per indicare gruppi di genere misto, non usano il “maschile plurale” (discretamente comodo se sei ftm, ma un po’ urtante se sei mtf), ma non usano neanche la perifrasi binaria “uomini e donne”, che ribadisce il binarismo e cancella le persone gender non conforming.
Alcuni usano l’asterisco, altre forme omnigenere (con l’uso di “persona” al posto di uomo e donna), altri usano maschile, femminile E neutro (ex: benvenuti a tutti gli uomini, le donne e le persone di altri generi).
Questo a molte femministe non sta bene: chiamano, erroneamente, “neutro” cio’ che riguarda le persone “di altri generi (essere viola non significa essere bianco), dicono che nominare uomini, donne e “altro” sarebbe “lungo (quello che dicevano gli uomini quando loro volevano dire “uomini e donne) e dicono che il femminile (e di conseguenza il maschile) va rimarcato, proponendo una soluzione “binaria” che è offensiva e che cancella (non le donne, ma le persone gender non conforming).
E’ tutta una questione di pigrizia (“non è un problema mio, quindi me ne frego”). E’ vero che le lingue neolatine sono “binarie”, ma l’impegno può tutto, e cercare formule inclusive non è difficile.
L’unico ostacolo è che taluni (e talune), non poche persone, non hanno interesse a farlo.
Molte femministe, anche queer, trattano le persone non conforming con maternalismo e pietismo. L’atteggiamento “patriarcale” che rinfacciano all’uomo nei loro confronti, lo ripropongono verso le persone T, peccando di “colonialismo culturale” e “cis sessismo
Non è raro vedere, nei forum femministi, donne che “decidono” se una giovane adolescente trans ha il “diritto” di ricalcare gli stereotipi col trucco e parrucco che ha scelto, o se un ftm che ha partorito, pretendendo di essere padre e genitore e non “madre”, sta offendendo le donne: persone in cattedra che disquisiscono sui nostri vissuti.
Addirittura delle femministe mi hanno “corretto”, dicendo che quando si parla di discriminazione subita da una persona non conformi “non devo” usare binarismo o transfobia ma “patriarcato”, perché “se avessi letto i loro libri” (scritti da persone cis) “saprei” che tutto deriva dal patriarcato, e affermando ciò cancellano tutta la riflessione trans e le sue elaborazioni culturali.
Addirittura un ftm non è “autorizzato” a parlare di transmisandria quando le donne lesbiche o femministe lo respingono i insultano.

Alla luce di questo, col tempo, sono diventato un po’ “separatista“. Le grandi intersezioni tendono a mettere in primo piano i temi “nazionalpopolari” e oscurare i piccoli temi e i loro autori, facendo si’ che chiunque, anche chi non è formato e non vive una condizione, pensi di avere voce in capitolo su un tema, e cosi’ possiamo vedere femministe che “decidono” se qualcuno è o no trans, uomini etero poliamorosi che dicono che il binarismo non esiste, etc etc.
Non dico che il separatismo sia la strada corretta, ma è necessario l’ascolto: ascolto di chi, in prima persona, vive dei temi e delle problematiche sociali. E poi ci vuole tanta umilità, soprattutto dai militanti e dalle militanti (e da* militant*!) di lungo corso.

La misandria di alcune femministe lesbiche

Femministe-pentitevi

Scrivo questo post dopo una serata allucinante dove io e il mio ex (entrambi li come presidente di un’associazione e lui nel direttivo di un’associazione) siamo stati perseguitati da una lesbica femminista militante che doveva indagare sul fatto che lui “mi desse il maschile perchè un uomo per una donna farebbe di tutto” (attenzione: il mio ex ovviamente non etero)..ma soprattutto cosa succederà “quando io rinsavirò e dovrò ritrattare tutto“, e definirmi, ovviamente dal suo punto di vista, “donna lesbica“.
Aggressività verso i bisessuali, le bisessuali e le etero, le persone t.
Mi chiedo se alla fine questa lotta al patriarcato, questo giudizio sempre superficiale e cattivo sull’uomo, non sia solo, infine, una forma di accesa misandria mascherata da altro.
Sarebbe triste, sarebbe triste perchè il fanatismo spesso porta a combattere un estremismo tramite un altro estremismo.

Nath