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I contatti filtrati permettono alla persona “gender non conforming” di valorizzarsi senza l’imbarazzo del nome non rettificato, dell’aspetto non conforme, ponendo l’accento sulle competenze, le visioni della vita e del mondo del lavoro.

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Linkedin è il social media che più aggiorno e sviluppo.
Non è un segreto che il tema “transgender e in carriera: si può” sia uno dei miei preferiti e maggiormente congeniali, come non è un segreto che io faccia parte di quella categoria di persone T che al liceo erano bullizzate non solo come T ma anche come nerd, e che negli anni abbia fatto di questo un punto di forza, interessandomi di Seo, social media management, personal branding, net branding, web content management, content marketing, blogging, storyteling, sociologia del contatto filtrato,e di tutte quelle strategie che permettono a un nerd di atteggiarsi da Geek, Enfant Prodige, Zuckemberg dei poveri, Millennial rampante e compagnia cantante.

Credo che sia facile, per una persona di aspetto “not conforming”, sentirsi più a proprio agio tramite un mezzo filtrato, ed è per questo che ho sempre mal tollerato le vetuste cariatidi di entrambi i sessi e le loro filippiche contro la modernità: internet è una risorsa, mette in primo piano te, le tue idee, le tue competenze, o, se vogliamo fare i trendy, “skills”.

Lo hanno ben capito tutti gli attivisti da tastiera, aspiranti “influencer”, appartenenti alle mille sfumature tra omo ed etero, e tra cis e trans, che avrebbero molto meno spazio se si proponessero dal vivo in ambienti colonizzati da identità “tradizionalmente diverse”.

I giovani transgender non medicalizzati, genderfluid, non binari etc etc sono molto abili nel destreggiarsi tra Facebook, Twitter, Google+, e tutti quei simpatici aggregatori che permettono di spammare, senza le dovute differenze di sfumature, spesso necessarie, lo stesso contenuto su mille social.

I social su cui però spesso le persone gender not conforming non approdano sono quelle che potrebbero accrescere il loro net branding dal punto di vista professionale, come Academia.edu o, ancora prima, Linkedin.

Me ne sono reso conto quando, importando il file XML della mia rubrica gmail sul mio profilo Linkedin (precedentemente riservato alla mia rete di contatti professionali), le uniche figure importate erano quelle di persone cisgender.

Le persone trans, soprattutto quelle non rettificate, non erano quasi mai presenti.
Vorrei quindi dare una mano alle persone trans in tal senso, sia quelle soddisfatte della propria carriera, sia quelle in cerca di nuove opportunità, sia quelle che vogliono compiere su loro stesse un “orientamento” rispetto alla loro professione: quelle che, in altre parole, vogliono “transizionare” di professione.

I primi scogli sono quelli del nome anagrafico e della foto. Mi permetto di dare consigli in tal senso perché il mio profilo Linkedin è molto seguito e apprezzato, almeno secondo le statistiche del portale stesso (sono il quinto contatto in una rete di cinquemila e il primo nella mia rete aziendale di duecento persone, e il mio Social Selling Index è all’80%), quindi penso che i compromessi da me proposti siano interessanti, o almeno da prendere in considerazione.
Forse non è intelligente aiutare altri a trovare lavoro, ma è pur vero che quasi nessuno di voi è Architetto, Bim Specialist, 3D Visualizer, né credo che vi occupiate di certificazioni energetiche, modellazione e rendering et similia…e comunque per me è sempre un piacere aiutare le persone transgender a migliorare il loro personal branding, perché più saranno visibili le qualità delle persone T, più tutta la comunità  T e i suoi singoli membri avranno prestigio e credibilità professionale.

Per quanto riguarda la foto, i migliori manuali consigliano un bel primo piano. Personalmente ho preferito una foto che mi inquadrasse non troppo da vicino, che mi raffigurasse in abiti maschili, ma non inequivocabili (non ho la cravatta) e la cui distanza dall’obiettivo permettesse all’osservatore di avere dubbi sul mio genere.
Personalmente chi mi contatta si rivolge a me al maschile, ma è anche vero che di solito si tende a rivolgersi al maschile a tutti i profili senior (per via del maschilismo vigente) e in generale alle persone di cui si ha dubbi sul genere (soprattutto se prive di “orpelli” femme). Questo è il sistema con cui ho risolto la mia personale situazione, ma ovviamente le soluzioni sono tante, e vanno sperimentate: la foto scelta deve farci sentire a nostro agio, e se ci rappresenta poco non lo saremo: sarebbe come presentarsi a un colloquio con un vestito che non è il nostro, e che non si pensi che dietro un monitor, compartecipando con un avatar, sia tanto diverso.

Per quanto riguarda il nome, Linkedin preferisce un nome ed un cognome, ma non credo siano fiscali per quanto riguarda la corrispondenza anagrafica. Se avete fatto coming out nella vostra rete professionale, o di ex studenti, professori e colleghi, vi consiglio di mettere direttamente il nome d’elezione e il nome che userete nella vostra vita professionale futura.
Nel mio caso ho preferito non inserire nè il nome anagrafico nè quello d’elezione, poiché preferisco valorizzare il cognome, che mi rende riconoscibile anche con vecchi contatti persi da decenni, a cui posso dire di me dopo che mi hanno aggiunto alla loro rete (diversamente da facebook, su Linkedin, a meno che tu non abbia il profilo premium, puoi messaggiare solo con chi è già nella tua rete). Inoltre io faccio un lavoro in cui firmo e personalmente preferisco spiegare in un secondo tempo il discorso nome d’elezione e nome anagrafico.
Alcuni professionisti (cisgender) decidono di mettere il titolo al posto del nome (Ingegner Carmelini), e, anche se la cosa non è particolarmente ben vista dal portale, viene tollerata.
Altri decidono di inserire un alias, che è l’alias con cui sono conosciuti, ad esempio, come blogger, o è il nome del loro progetto da freelance. Anche su questo punto, scegliete la soluzione a voi più congeniale, e non credete a chi vi dice che un profilo “ambiguo” sotto l’aspetto del genere non viene cliccato: io ricevo un sacco di proposte, nonostante probabilmente molti di loro abbiano dei dubbi sul mio genere.

Degli “handicap” comunicativi come una foto e un nome poco chiaro, in un mondo binario in cui non sapere il genere di una persona disorienta e non poco, devono essere compensati da una concretezza esasperata dei contenuti del profilo: quindi non abbiate vergogna, e compilate, compilate dettagliatamente mettendo precisi riferimenti ai luoghi dove avete lavorato e dove eventualmente vi referenzierebbero perché hanno un buon ricordo di voi.

Aggiungete ex compagni di scuola, di università, di lavori precedenti, ex capi, ex professori e, mi raccomando, chiedete loro la conferma delle skills oltre che delle referenze. Al limite, per incentivarli a farlo, fate anche voi un primo passo e referenziateli: un profilo senza nome e senza foto chiara deve essere ineccepibile rispetto a tutto il resto.

Capitalizzate le vostre attività extralavorative. Avete fatto attivismo? Avete tenuto blog e forum per anni? So che la tendenza è quella di ragionare con la mente dell’altro (e la mente dell’altro, guardacaso, è transfobica), ma non dimenticate che Linkedin è un portale straniero, e quindi gli algoritmi sono pensati con la logica dei portali stranieri, e all’estero non è un handicap essere un attivista, un blogger, un influencer, un opinion leader.
Non pensate a quanto queste attività siano lontane dalla vostra professione: alcune capacità acquisite nell’attivismo vi arricchiscono in generale come persone e come lavoratori: team building, problem solving e tanto altro.
E le notti a tradurre testi genderfluid dall’americano? Ci avranno skillati dal punto di vista delle lingue straniere? Si? Che aspetti: compila! 😀

Sei fermo da un po’ e non hai completato gli studi? Lanciati verso le nuove professioni legate al digitale. C’è grande richiesta di webdesigner, grafici, impaginatori, e tutto questo puoi impararlo a costo zero.
Grazie agli attivisti Opensource esistono un sacco di risorse free: Inkscape e GIMP per il disegno vettoriale e raster, Scribus per l’impaginazione (sarebbe bello che pubblicassi i tuoi saggi in pdf su Academia.edu, piuttosto che farli perdere nei meandri di qualche piattaforma blog che potrebbe non essere online tra qualche anno), e via via una serie di programmi free che variano da settore a settore (per noi renderisti ci sono Blender e Sketchup, ma scommetto che digitando su google “opensource” legato a concetti relativi al tuo settore troverai un programma free pronto ad essere imparato da te in poche ore di lavoro e olio di gomito!)
Il bello dei programmi opensource è la quantità infinita di materiale didattico free (video e in pdf) che gli sviluppatori e gli affezionati hanno prodotto e lasciato online.
Se tu volessi reinventarti come grafico imparando, per esempio, GIMP, troveresti con facilità diverse guide PDF anche solo cercando “guida pdf gimp” su google.
Se poi hai la fortuna di avere le licenze di papà nel tuo pc, allora ti informo che è facile reperire guide e videoguide anche di software non free.
Oggigiorno molti formatori del digitale hanno smesso di fare corsi a pagamento e li mettono gratuitamente sui loro canali youtube, avendo poi un ritorno di immagine nel loro settore o i proventi che google dà ai migliori e più cliccati youtubers: quindi non sentirti un ladro se ti sta formando gratis…pensa che il formatore ha i suoi interessi o, chi lo sa! Magari è solo narcisista 😀
Se preferisci invece la formazione tramite guide tradizionali, troverai su google un sacco di dispense in PDF di professori universitari, spesso nei siti degli atenei. Ce ne sono parecchie, ad esempio, su photoshop, e immagino non sia difficile trovarne relative ai programmi del tuo ambito.
Impegna qualche mese in questo e vedrai che le opportunità arriveranno, oltre a sentirti meglio tu (ci si sente bene quando si lavora per migliorare se stessi e imparare cose nuove).

Fatti un sito. Ormai molte piattaforme permettono di fare siti free e senza conoscenze di html e altri linguaggi. Fai un bel sito/biglietto da visita, e linkalo in tutti i tuoi social. Già solo farlo, scegliere i contenuti da mettere dentro, e a cosa dare priorità ti aiuterà a auto-orientarti professionalmente.

Il tempo che linkedin e i portali relativi alla crescita professionale richiedono non è inferiore a quello che richiede facebook, ma la magia è che sarà un esercizio di disintossicazione dai social generalisti, dalle conversazioni che non portano da nessuna parte, dalle polemiche sul sesso degli angeli che tanto inquinano il nostro mondo e che tanto tempo ci portano via.
Una volta un mio amico venne a casa mia per essere aiutato “coi social” a cambiare lavoro. Mi diede il suo pc e alla fine del mio operato non gli avevo aperto nuovi social…gli avevo solo disattivato facebook 😀

Impara a coltivare i tuoi social media in modo professionale. Hai presente tutto il tempo che impegni su Facebook? Mettere like, condividere status, scriverne di tuoi…ecco: impegnalo su Linkedin (che ha le stesse funzioni), e il tuo profilo scalerà le classifiche (e su questo ti consigli di monitorare sempre le statistiche per vedere come ti piazzi rispetto a ex colleghi, ex compagni di scuola e …cugini).
Postare e condividere su linkedin ha un doppio vantaggio: scopri che i tuoi amici cisgender sono “sul fallito andante” al livello professionale (e quindi smetti di pensare che il problema è che sei trans), e soprattutto ti dis-alieni alla monomania dell’identità di genere.
Facebook è un mondo vasto dove il tema di una bacheca lo fa anche la rete di amici, e se i tuoi amici sono tutti, che ne so, buddhisti, alla fine avrai tremila like quando posti aneddoti sulla vita del buddha o suoi “aforismi” e nessuno quando parli di qualcos’altro: alla fine sarai spinto a parlare solo del buddha e di quanto è bello e appagante essere buddhisti.
Ecco: su linkedin avrai l’opportunità di dire la tua sul mondo del lavoro, delineare i tuoi punti di vista, vedere chi la pensa come te, aggiungere o seguire professionisti interessanti, e spiare il mondo del lavoro, le sue dinamiche e i suoi cambiamenti, per ri-modellare il tuo profilo in modo che sia più “sexy” per il mondo del lavoro.

Solo su una cosa ti metto in guardia: stà lontano dagli sciacalli della crisi. Non impelagarti presso guru, santoni, formatori, motivatori, che cercheranno in tutti i modi di illuderti che la crisi non c’è e il problema sei tu. C’è un sacco di gente, o proprio un’intera categoria professionale, che sta lucrando sulla crisi.
Aggiungi prima persone della tua vita reale e virtuale (anche se non connesse al tuo settore): tuo cugino fa numero, e se fa numero il tuo profilo cresce 😀 e poi, quando avrai finito, aggiungi persone interessanti del tuo settore, potenziali colleghi, capi, recruiter, clienti, ma non farlo finché non avrai sistemato il tuo profilo, o potresti “bruciarteli”.

Se vorrai, per curiosità, potrai aggiungermi a Linkedin. Un lettore è sempre ben accetto nella mia rete di amici. Potresti notare che molte delle strategie che consiglio non le uso in prima persona,che le mie “skill” sono tutte banalissime competenze relative all’uso dei software del mio settore o delle competenze relative alla mia laurea, ma questo dipende solo dal fatto che io ho un profilo formativo e professionale abbastanza progressivo e standard, mentre i consigli che dò sono rivolti soprattutto ai giovani in cerca di nuovi stimoli.

Che altro dire? Tutti noi sappiamo quanto è brutto affrontare il mondo del lavoro, o un colloquio, quando sei gender non conforming e non sai mai quando dire di te, se dire di te…ma alla luce di questo perché non lasciar parlare un social professionale piuttosto che gettarsi nel mare magno dei cv inviati e guardati dai recruiter con la coda dell’occhio?

Forse questo articolo ti lascia perplesso/a, e ti capisco, ma è anche vero che i tentativi che noi facciamo per migliorare la nostra vita in qualche modo ci gasano, anche quando non sono efficaci, o non lo sono sùbito.
Del resto essere trans non significa dover avere sempre (anche nella ricerca del lavoro) un piano B?

Una persona vincente e in carriera, transgender, su linkedin
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