Avere un’espressione di genere “binaria” ma essere contro il binarismo sociale. Si può

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Combattere il binarismo significa stabilire che ogni persona possa avere il diritto di aspetto e comportamenti non binari, che essa sia trans o no, che essa sia LGBT o no.
Spesso le persone non attiviste si sentono minacciate da questa battaglia, come se si volesse vietare loro di esprimersi (fisicamente e mentalmente) in modo polarizzato (maschile o femminile).

Ognuno di noi ha diritto di libera espressione di genere. Di seguire le proprie attitudini, anche ovviamente nel caso queste attitudini lo o la portassero a un’espressione di se stesso aderente all’immaginario di ruolo totalmente femminile o maschile.

La cosa che sindachiamo è che ciò non avvenga per un instradamento sociale fin dall’infanzia ma come rivendicazione ed emancipazione del proprio io, e che non si tenda a pretendere questa polarizzazione da ciò che ci circonda (persone transgender con un cattivo passing, persone transgender non in transizione, genderfluid o semplici persone che vogliono esprimere se stesse con comportamenti trasversali e non polarizzati, che escono quindi dallo stereotipo di genere).

Ci preoccupiamo di indagare la “disforia” della persona T (se ha un’immagine polarizzata di se stessa, e questo comporta poi anche la possibilità di fare una transizione medicalizzata) ma non indaghiamo le aspettative sociali che portano questa persona a non essere accettata finché il suo aspetto è ambiguo (contesto anche l’uso di questa parola dispregiativa) e la rassicurazione quando quest’aspetto tende a polarizzarsi, ma ciò avviene anche con persona transgender e non, se hanno un comportamento o un aspetto non “polarizzabile” verso il rosa e il celeste, e questo innervosisce le persone, perché richiede uno “sforzo” che non intendono fare (è più semplice rettificare la persona).

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