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Da anni collaboro , tramite l’associazione Milk e anche personalmente, con atei, laici, radicali, liberali e persone appartenenti a spiritualità alternative (buddhisti, valdesi, cristiani esterni alla chiesa romana, olisti, vegani e indipendenti).
Ho sempre pensato che queste persone, se attiviste, possano avere significative intersezioni con le istanze GLBT, in quanto sia una visione laica (per la laicità delle istituzioni), sia una visione liberale (in stile Locke e Stuart Mill), possa essere estremamente pertinente con la tematica dei diritti civili, dell’egalitè, della libertà di essere, dell’uguaglianza e delle pari opportunità.
Eccellente è il lavoro condotto da Mill e ispirato/supportato dalla moglie Harriet Taylor dimostra che il pensiero liberale (e libertario) dei fondatori del Liberalismo sia estremamente pertinente alle battaglie di emancipazione delle minoranze (o maggioranze) oppresse.
Mill parla di tre fasi, per quanto riguarda l’emancipazione di una categoria (che sia, ad esempio, dare il voto alle donne o l’emancipazione dei neri d’america). Ve le presento rivisitandole profondamente.
– la fase dello scherno (in cui alcuni pionieri, liberi pensatori occidentali e WASP* parlano di una possibile emancipazione di un gruppo, e la cosa viene schernita)
– la fase della discussione (si comincia a parlare della cosa, ipotizzandola e non più schernendola)
– la fase finale, dell’emancipazione.
Credo che ciò possa essere applicato a nuove battaglie. Questa tripartizione in tre fasi viene anche citata da Valerio Pocar in “Animali non umani, parlando di antispecismo.

A volte però recepisco delle profonde resistenze da parte dei laici.
E’ come se volessero insistere su quelle che chiamano “le priorità”, e quindi più che ragionare sugli effetti della mancanza di laicità (ovvero la discriminazione di non credenti, di credenti in modo alternativo, di persone che non sono conformi alla morale cattolica, e quindi non vengono discriminate anche giuridicamente e socialmente a causa della mancanza di laicità delle istituzioni), filosofeggino in modo astratto.
Ci si perde in discussioni sulla multiculturalità, per estendere i diritti ad “altre religioni“, di immigrati del terzo mondo (soprattutto islam, nuovi protestantesimi del sud america…), e non del fatto che modificare leggi che creino commistioni tra stato e chiesa cattolica, tentando di estendere queste leggi anche alle altre religioni, ha un vizio di fondo, in quanto si tratta di leggi “costruite” su religioni impostate in modo piramidale e con legami “temporali”, e quindi sarebbe difficile estendere la legge per tutelare i praticanti di religioni impostate in modo diverso, ai liberi pensatori, agli spiritualisti indipendenti, agli atei e agli agnostici, e a chiese strutturate in modo frammentato e con piccoli poli autonomi.
Di conseguenza, se i laici sono impegnati nella speculazioni filosofiche o nell’emergenza “multiculturale”, è legittima l’insistenza delle associazioni GLBT più illuminate a collaborare con associazioni a tema laico ed anticlericale?

Per quanto riguarda i liberali, a volte li vedo più spinti a parlare di liberismo, di politica estera (israele), o, nel caso dei radicali di ultima generazione, piu’ che altro mi sembrano piu’ impegnati in temi “libertini” , che non liberali e libertari.
Di conseguenza, mi chiedo se questo link con le cause relative ai diritti civili (in particolare parità tra i generi, antibinarismo, diritti civili GLBT) abbia senso o meno, o se la tanto citata “egalitè” sia ormai uno sterile stendardo di perduta memoria della rivoluzione francese e di pensieri nobili del passato e non qualcosa di utile.
Ad esempio non si riesce davvero a fare informazione sulla differenza tra Uguaglianza ed Eguaglianza, visto che il primo concetto appiattisce tutto ad una indiscriminata mancanza di diversificazione, l’altro è più legato a dare pari strumenti a persone diverse, che ne faranno uso a seconda delle proprie attitudini e capacità.

Infine, mi chiedo cosa possano dare gli illuminati ricercatori spirituali nel buddhismo e in altre correnti alternative al cattolicesimo (magari anche cristianesimi più “illuminati”) alla causa dei diritti civili.
Una cosa che mi turba, sentita spesso da buddhisti et similia, è il desiderio di dedicarsi esclusivamente al miglioramento di se stessi, con un conseguente miglioramento automatico del mondo (ovviamente se fossero tutti buddhisti et similia, ma non è così), e quindi invitando anche me a disinteressarmi di società e curare solo la mia crescita, mentre però le discriminazioni continuano, e fare il “Gandhi” non mi aiuti molto a cambiare la mentalità della gente che non è nè spirtualista, nè illuminata.
Ho citato il buddhismo ma simili atteggiamenti li ho riscontrati in molte correnti spiritualiste detentrici di altissimi valori, che però spesso chi le pratica non è intenzionato a sviluppare.

Alla luce di tutto questo, ho trovato tra i laici, i liberali, i radicali e gli spiritualisti, delle splendide persone con la stoffa per prendersi cura delle battaglie GLBT e di antibinarismo.
Molti altri invece sono e rimarranno sempre fuori, perché le loro priorità sono altre e i “link” tra battaglie non vanno mai forzate.

Ad ogni modo sono un grande sostenitore della “mixitè”, e della condivisione di contenuti tra realtà contingenti.

Transessualità e Trangender

Nella serata del 7 Marzo parleremo delle problematiche di identità sessuale e di genere. I percorsi transgender e transessuali verranno presentati da chi li sta vivendo in prima persona (modalità M to F e F to M), dalla dr. Roberta Ribali, psichiatra e CTU del Tribunale di Milano per le tematiche di identità di genere, e dall’Avvocato Giuseppe Enrico Berti, giurista esperto di tali tematiche.
Tratteremo gli aspetti psicodinamici, medico-psichiatrici , legali e sociali dell’argomento, aprendo un dibattito per approfondire la conoscenza corretta e rigorosa di realtà che ci toccano in prima persona, coinvolgendo aspetti della sessualità che riguardano anche noi tutti.

Sede

Via Malachia Marchesi De’ Taddei 10
Milan, Italy
Promotori: partito Radicale

ITALIA: Fino all’82 essere transessuali era “vietato”. Grazie ai radicali, alle attiviste transessuali storiche, e al MIT, dall’82 le persone transessuali in Italia possono transizionare mantenendo il diritto di voto e i diritti civili. A transizione completata possono anche fare matrimoni eterosessuali. Purtroppo per il cambio dei documenti è necessaria la “sterilizzazione” (interventi demolitivi).
Dal punto di vista medico, la disforia di genere è considerata malattia psichiatrica, anche se dal DSM V probabilmente non sarà più cosi, e questo causerà (forse) il fatto che le persone transessuali non avranno più l’assistenza medica gratuita sulla transizione (a cui si aggiungono comunque spese legali, psichiatriche, e di interventi aggiuntivi).

SPAGNA: In Spagna il cambio documenti avviene senza gli interventi demolitivi, ma dopo un certo periodo di transizione ormonale, o, in casi particolari, senza transizione ormonale ma con la perizia (in caso di reali motivazioni che la impediscano).

GERMANIA. In Germania da 30 anni vi è la legge più avanzata che l’Europa conosca.
La “Piccola Soluzione” consente a persone che abbiano avuto una perizia di Disforia di Genere, il cambio di nome (non di genere), per favorire una vita lontana da imbarazzi.
La “Grande Soluzione” consente il cambio di genere a chi vuole portare la transizione fino agli interventi di demolizione.

E’ provato che molte persone hanno svolto gli interventi demolitivi, in Italia, solo per il documento e non per un reale disagio coi propri genitali.
La soluzione più evoluta è sicuramente quella tedesca.