Passing, quanto aiuta per l’inclusione sociale?

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Ogni tanto vedo alcune persone T fare le ganze nei forum dedicati, dire che i loro coming out sono stati accolti tra mille abbracci.
Poi guardo le loro foto e vedo che hanno un aspetto inequivocabilmente coerente col genere mentale, gradevole e rassicurante.

Dalle frasi che riportano, è evidente che il loro “passing” ha favorito di molto il tutto.
“Guardandoti è chiaro che sei donna, e che lo sei sempre stata”
(magari la persona in questione ha fatto un abbondante uso della chirurgia ricostruttiva…)
Oppure “che sei uomo si vede a cento km” (e si tratta di un ftm alto, calvo e col pizzetto).

Siamo noi con un cattivo passing che generiamo sospetto, e questo perché usciamo dal binarismo, e ” l’uomo della strada” non vuole assolutamente che uno od una di noi “pretenda” un genere di cui esteticamente non sembra far parte.

Ancora peggio se la nostra “normalizzazione ” non prevede un riposizionamento come etero.
E’ facile dire a una “ex lesbica“, ora ftm, che la sua “naturale” collocazione è di etero padre di famiglia.
E’ piu difficile dirlo a una ex donna etero, che ora “fa il gay” (cit.) Lo stesso per le translesbiche.

Quello che voglio dimostrare è che è tutta una questione di binarismo.
La persona trans, per avere il lasciapassare della società benpensante, deve passare da una gabbia all’altra (quindi speriamo che abbia intenzioni binarie per la ricerca della sua felicità e del suo vero io, altrimenti sono cazzi), per rassicurare, per non infrangere mai e poi mai il simpatico reticolo del binarismo.
Sia chiaro, che non sto giudicando chi ha un desiderio “binario“, di totale adesione al sesso opposto e a tutti i suoi rassicuranti stereotipi. Dico solo quanto sia difficile per chi non ha questa immagine di se stesso/a/* , nè un corpo che, di base, può favorire un passing “confortante” per la società civile…