Ruoli sessuali e ruoli di genere

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Ultimamente sto frequentando, a scopi di studio, chat e portali glbt e bdsm.
La prima domanda è inesorabilmente il mio “ruolo“, e puntualmente rispondo “presidente Milk“.

Anche in molte discussioni tra attivisti vedo ignoranza.
Travisano completamente autori queer che parlano di ruoli di genere, confondendoli con i ruoli sessuali, e pensando che chiamarli “di genere” sia solo un perbenismo puritano.
La verità è che i ruoli di dominanza (top/bottom o sub/dom) e di penetratività (attivo/passivo) non c’entrano proprio nulla coi ruoli di genere, che riguardano stilemi e stereotipi di carattere sociale e relazionale, soprattutto del mondo etero (ma non più solamente di quel mondo), su come” deve essere a livello comportamentale una donna ed un uomo, in un gioco di ruolo, una cavalleria rusticana, estenuante e stancante, ma perfettamente interpretata da miliardi di donne e di uomini, educati fin da piccoli a comportarsi “in modo appropriato“.

Ormai si sono creati nuovi stereotipi e commedie delle parti anche nel mondo LGT, e persino, talvolta, in quello B.
Il vero rimescolamento prevederebbe che ogni persona possa vivere liberamente i suoi “ruoli”, senza dover dare una “coerenza” di continuità tra letto e società.

Questo è un traguardo comunque da cui siamo ben lontani, soprattutto nel mondo GLBT, molto legato agli stereotipi, forse per l’esigenza di aggrapparsi a qualcosa, dopo aver lasciato gli stereotipi di partenza, eterosessisti ed eteronormativi, che si sentivano distanti.

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Parlare di LGBT senza parlare di sessualità

amore

Un problema che mi pongo quando vado in giro per l’italia (anche in provincia) a parlare di ruoli, stereotipi, identità di genere, sessualità, è parlarne senza fare riferimento alla sessualità.

E’ una sfida difficile, perché infondo la divisione iniziale in uomini e donne (divisione sociale) viene fatta proprio usando come “discriminante” l’organo genitale.

E la discriminazione per orientamento sessuale viene fatta in relazione alla persona con cui fai sesso (ok, ok che ami…).

La domanda è…quando mi trovo a parlare con associazioni di genitori, alle scuole, in provincia, in realtà legate a movimenti religiosi, come posso farlo senza tirare in mezzo la sessualità?

Lo stesso discorso quando si parla di ruoli…come posso escludere l’argomento che poi è la causa della discriminazione?