Ruoli sessuali e ruoli di genere

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Ultimamente sto frequentando, a scopi di studio, chat e portali glbt e bdsm.
La prima domanda è inesorabilmente il mio “ruolo“, e puntualmente rispondo “presidente Milk“.

Anche in molte discussioni tra attivisti vedo ignoranza.
Travisano completamente autori queer che parlano di ruoli di genere, confondendoli con i ruoli sessuali, e pensando che chiamarli “di genere” sia solo un perbenismo puritano.
La verità è che i ruoli di dominanza (top/bottom o sub/dom) e di penetratività (attivo/passivo) non c’entrano proprio nulla coi ruoli di genere, che riguardano stilemi e stereotipi di carattere sociale e relazionale, soprattutto del mondo etero (ma non più solamente di quel mondo), su come” deve essere a livello comportamentale una donna ed un uomo, in un gioco di ruolo, una cavalleria rusticana, estenuante e stancante, ma perfettamente interpretata da miliardi di donne e di uomini, educati fin da piccoli a comportarsi “in modo appropriato“.

Ormai si sono creati nuovi stereotipi e commedie delle parti anche nel mondo LGT, e persino, talvolta, in quello B.
Il vero rimescolamento prevederebbe che ogni persona possa vivere liberamente i suoi “ruoli”, senza dover dare una “coerenza” di continuità tra letto e società.

Questo è un traguardo comunque da cui siamo ben lontani, soprattutto nel mondo GLBT, molto legato agli stereotipi, forse per l’esigenza di aggrapparsi a qualcosa, dopo aver lasciato gli stereotipi di partenza, eterosessisti ed eteronormativi, che si sentivano distanti.

Un pride Orizzontale

So che molti di voi diranno che sono giovane (vero), che parlo perché non ho studiato la storia e la genesi del Movimento e dei sui strumenti comunicativi (falso), e non accettano che io possa avere visioni iconoclaste e di discontinuità.
Non a caso spesso preciso di non sentirmi in-movimento.
Quest’anno un coordinamento di associazioni di cui non facevo parte ha deciso per un pride senza carri e senza musica discotecara lanciata dai carri. Il motivo? Credo la crisi economica, ma si parla ufficialmente di ecologia.
Personalmente ho sempre sentito parlare le lesbiche di un gay pride maschilista che parla solo di uomini gay, di sesso, e di corpi nudi.
Le lesbiche attiviste spesso in questo clima si sentono cancellate, invisibili.
Io proverò a dirvi che anche io sono per un pride senza carri, ma la nudità c’entra ben poco, in quanto tutti noi possiamo sfilare in perizoma anche senza essere sopra un carro.
Il carro è qualcosa che non tutti possono permettersi. E’ qualcosa che puo’ permettersi una grande associazione (spesso gay maschile), o uno sponsor (una sauna, un cruising, un locale pensato per l’uomo gay).
Per questo i “poveracci” del movimento (attivisti, piccole associazioni, lesbiche, bisessuali, attivisti trans…) saranno sempre “sotto”, meno visibili.
Saranno i grandi locali e le grandi associazioni che decideranno quale musica di Lady Gaga rappresenterà la comunità, e verrà “innalzata”, appunto, sopra un carro.
Eppure ognuno di noi è portatore di se stesso, e non tutti abbiamo un’identità inequivocabilmente visibile e comprensibile. A volte serve uno striscione, un cartello, una maglietta, a veicolare le proprie identità o idee.
Ma non tutti coloro che vanno al pride sono attivisti e vogliono veicolare idee. Qualcuno, molti, vogliono mostrare la propria libertà ed espressione di se stessi, e che lo facciano!
Ma perchè alcuni su un carro ed altri no?
Sarei contrario anche se, ad esempio, ci fossero carri solo per attivisti e tutti gli altri giu’, come se ci fosse l’esclusiva concettuale e culturale concessa agli uni a discapito degli altri.
E se ognuno di noi portasse se stesso? la sua musica, i suoi vestiti o non vestiti, i suoi cartelli, il suo sguardo?
Se per una volta fossimo tutti alla stessa altezza? Se fosse un pride davvero orizzontale?