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Da un po’ pensavo di scrivere questo articolo. Mi ha ispirato definitivamente il mio amico psicologo Federico Ferrari che domani terrà un incontro sulle “discriminazioni interne al mondo GLBT“, tratto da un “collana” di eventi, la cui “puntata” di domani è dedicata ai bisessuali.

E’ triste pensare che se non abbiamo problemi a trovare transessuali, gay e lesbiche che si espongono, ne abbiamo a trovare “bisessuali”. Purtroppo il posto dove più spesso sentiamo l’autodefinizione di “bisessuale” sono le chat di “sedicenti” lesbiche che in realtà sono etero curiose o lesbiche represse esterne a qualsiasi tipo di attivismo, posti tipo il rha bar, gay romeo (sposato, insospettabile, bisessuale), e similari.
Questo scatena nel mondo attivista GLBT un odio verso i bisessuali perchè essi sono accomunati ai gay e alle lesbiche velati/e che usano una parola più “soft” per descriversi (bisessuale) per giustificare il loro essere contemporaneamente in relazione stabile e pubblica con una persona di sesso opposto, o comunque il fatto che quando sono in relazioni etero parlano della relazione, quando sono in relazione omo assolutamente no.

Non ho mai apprezzato l’idea che ha dei bisessuali il signor Giovanni Dall’Orto. Però una cosa che scrisse durante un battibecco con un attivista bisessuale la trovai illuminante, anche se mi rendo conto nascesse da un “compromesso diplomatico”: il fatto che i bisessuali esistono, ma che spesso i veri bisessuali sono quelli che possiamo osservare all’estero (dove effettivamente un omosessuale non ha veri svantaggi sociali a presentarsi come tale rispetto al presentarsi come eterosessuale o bisessuale), mentre in terra italica, soprattutto in meridione, la percentuale di falsi bisessuali (gay che hanno paura di esporsi e autodefinirsi come tali) aumenta notevolmente, come aumenta il numero di velati etc…

Questo mi riporta al mio ex, il quale all’epoca si definiva bisessuale, ma dopo aver fatto carriera in azione cattolica, preferì oscurare la relazione che aveva avuto con me (che aldilà del mio passing sono noto socialmente come masculu, o come comunque qualcosa che non è una fidanzata eterosessuale), e assecondare il pensiero comune eteronormativo che immagina tutti come eterosessuali “fino a prova contraria” (non dico che si definisse eterosessuale in giro, ma sicuramente non parlava della storia con me, o con ragazzi vari, mentre parlava serenamente delle storie con le sue Lei, e si faceva vedere in giro con donne, faceva battutine sulle donne come fanno gli etero, etc…).
Diverso il comportamento di un altro mio ex, bisessuale attivista, ma più proteso verso l’omosessualità (anche come immagine sociale di sè stesso), che non ha mai fatto segreto della nostra relazione (con un ragazzo non biologico, cosa che veniva vista come sospetta o contestabile da alcuni gay ortodossi) o della sua attrazione verso le donne, pagando comunque un caro prezzo in ambiente gay, perchè alcune checche effeminate  non amavano molto il fatto che lui “potesse andare anche con le donne”. Eppure ammiro il suo coraggio nell’esporsi, e ora come ora rimane uno dei pochi in italia, insieme a Sciltian Gastaldi.

Purtroppo su internet prolificano i gruppi che già dal nome sono sospetti, come “poliamoristi bisessuali”, dove in realtà il centro del topic è essere “così aperti da poter immaginare di avere apertamente anche più storie contemporaneamente” e bisessuali diventa quasi un “cappello” di questa posizione così dandy.
Oppure gli ambienti vicini allo scambismo dove la bisessualità viene percepita come ennesima espressione di libertà e di manifestazione di pruriti e trasgressione.

Abbiamo quindi appurato che sia la donna bisessuale che l’uomo bisessuale sono malvisti dal mondo gay/lesbico…ma dal mondo etero?

Infine, credo che avesse in parte ragione Dall’Orto: in un mondo dove un eterosessuale ha più rispettabilità sociale e diritti di un omosessuale, dove definirsi etero o bisessuale è “meno scandaloso” (in ambienti etero, si intende) e traumatico che definirsi omosessuale, vi sarà sempre un giusto sospetto verso chi si definisce bisessuale, perché è molto probabile che in realtà si tratti di omosessuali velati o opportunisti, oppure che si tratti, come del mio ex cattolicheggiante, di un vero bisessuale, esso sarà spinto socialmente a esprimere maggiormente la sua componente etero in ambienti dove comunque non accetterebbero il suo presentarsi come bisessuale o il suo narrarsi in relazioni sentimentali omosessuali (e posso testimoniare che quando stavamo insieme molti erano i suoi conoscenti contrariati).

Infine, c’è questa diceria che “le donne sono più portate verso la bisessualità“…secondo me è semplicemente più facile (in ambienti etero) definirsi bisessuale donna che definirsi bisessuale uomo…sia per la componente erotica che si scatena nell’uomo etero voyeurista, sia perchè quando un uomo fa il coming out come bisessuale in ambienti etero tutti pensano subito se lo dà o lo prende, e ancora la penetratività rappresenta un tabù ancora più radicato dell’orientamento sessuale stesso.

Nath