Orientamenti non trans-escludenti

Gentilissimi lettori e lettrici, questo articolo è stato pubblicato per gli amici del gruppo Sordi Lgbt Milano, i quali con mio enorme piacere hanno scelto il nostro evento “Bisessualità e Pansessualità: una riflessione su sessualità, desideri ed affettività in una prospettiva non binaria”, previsto per la Pride Week 2016 di Milano.

Il mio intervento era pieno di parole tecniche, spesso non italiane, spesso poco traducibili da parte degli interpreti del linguaggio dei segni (ma credo poco interpretabile per tutti coloro che non conoscono ancora questi termini), ma a me fa enorme piacere renderlo disponibile per iscritto con le opportune spiegazioni e link alle parole chiave, per tutti coloro che avessero voglia di approfondire.

Il titolo del mio intervento è : Orientamenti non trans-escludenti.
Premetto che parlare di orientamenti non binari non rappresenta un giudizio per chi ha un orientamento binario, esattamente così come parlare di omosessualità non è un giudizio verso gli etero 🙂

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Una visione vetusta degli orientamenti fa si che essi siano visti:

    1. solamente sotto l’aspetto sessuale e non quello affettivo
    2. in modo binario (omosessuale, eterosessuale)
    3. a determinarli è sempre il proprio sesso biologico e quello del/della partner

Il superamento di questa visione ha portato a parlare di:

  1. orientamento erotico-affettivo
  2. orientamenti intermedi tra omo ed etero (come bi e pan)
  3. l’orientamento non fa più riferimento ai sessi biologici (dell’amante e dell’amato/a) ma ai generi

CAPITOLO UNO: il passaggio da “sessuale” ad “erotico-affettivo”

Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che sia i transgender e gli asessuali sono sempre esistiti, ma solo da relativamente poco tempo hanno portato le loro istanze e lo hanno fatto insieme alla comunità omosessuale.
Se i primi, i transgender, hanno portato il tema della differenza tra sesso biologico e orientamento sessuale, mettendo quindi in discussione il concetto stesso di orientamento (è gay un uomo attratto dai maschi, o dagli uomini?), la presenza di attivisti asessuali ha sollecitato un dibattito già presente da decenni: se anche gli asessuali hanno un orientamento affettivo (o come preferiscono dire, romantico), allora non si può parlare di orientamento facendo riferimento solo al sesso, ma si deve dare spazio e attenzione a ciò che davvero fa da protagonista nel determinare l’orientamento di una persona: l’affettività.
Del resto ci sono tante persone che, se esaminate limitatamente all’orientamento sessuale, potrebbero dirsi attratte da entrambi i sessi e/o generi (bisessuali?), ma che poi tendono a formare relazioni (progettuali e non) solamente con un sesso e/o genere, e credo che ciò sia maggiormente rilevante quando si parla di diritti e di istanze.
Il parlare di orientamento eroticoaffettivo e non più di orientamento “sessuale” , non mettendo più al centro l’attività sessuale, può portare ad approcci che rendono secondari i corpi e i genitali.
Secondo questa nuova visione, le persone potranno essere viste, in relazione al loro orientamento erotico/affettivo, in relazione a quanto sono portate o predisposte a creare relazioni con le donne, oppure con gli uomini, oppure indifferentemente con uomini o con donne, o con una maggiore preferenza per un genere, poiché maggiormente compatibili con una personalità femminile, oppure con una maschile, o indifferentemente con l’una o l’altra, o con una maggiore preferenza per un genere.

Mettere in risalto i generi e non i corpi potrebbe far borbottare gli attivisti vecchio stampo, far pensare che ci avviamo verso una visione bigotta e moralista dove il desiderio e l’attrazione vengono censurati e messi forzatamente in secondo piano.

La motivazione di questa presa di posizione è il fatto che chi prova desideri mono-sessuali e binari (chi è gay nel senso che è attratto dal corpo geneticamente maschile, o chi è lesbica nel senso che è attratta dal corpo geneticamente femminile) pensa che gli orientamenti rivisitati nella chiave del genere possano minacciare e cancellare l’accezione che loro hanno dell’orientamento, legato ai corpi.

In realtà la loro visione è pacatamente transfoba, poiché esclude che le persone in cui sesso e genere non sono canonicamente coniugati possano essere oggetto di desiderio per alcune (non poche) persone (che non sia al massimo una curiosità effimera e morbosa) e che addirittura possano essere scelti come partner.
Quindi se gli orientamenti vengono riletti includendo chi prova attrazione per le persone gender not conforming, allora automaticamente chi desidera queste persone deve essere per forza attratto dalla loro “mente”, come se si trattasse di corpi asessuati, o di corpi brutti in quanto non conformi, da cui essere attratti “nonostante” la loro non conformità e non certo “per”.

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CAPITOLO DUE: il passaggio da una visione “binaria degli orientamenti (omo/etero) ad una visione inclusiva degli orientamenti bi e pan

Nel precedente capitolo ho usato la parola “preferenza”. Questa è una parola quasi tabù all’interno della comunità LGBT, perché ce l’hanno appioppata, parlando con leggerezza e anche con “relativismo” dei nostri orientamenti, come se fossero reversibili, “curabili”, effimeri.
Non posso escludere che non vi sia anche una, volontaria o involontaria, bifobia.
Rileggere gli orientamenti in chiave “non binaria” potrebbe rivendicare, nel caso di persone con orientamenti non nettamente omo o etero, il termine “preferenza”, poichè molte persone non hanno un interesse uguale verso i sessi/generi, ma a volte vi è un maggiore interesse verso uno dei due sessi o verso un genere in particolare, pur non escludendo il desiderio, l’attrazione, l’affettività verso l’altro.

Vengono considerate persone bisessuali tutte coloro che hanno un orientamento che non esclude persone di genere femminile e maschile, qualunque sia la sfumatura dell’orientamento (che vi sia una preferenza per il maschile o per il femminile non importa). Quando l’orientamento bisessuale non è polarizzato solo verso uomini biologici e donne biologiche, ma vi è un atteggiamento di non esclusione verso le persone transgender, spesso si usa il termine pansessuale, ma non tutti coloro che hanno un orientamento bisessuale non binario scelgono questo termine. Alcuni preferiscono il termine bi, nonostante la sua etimologia contenga implicitamente una visione duale e binaria.

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CAPITOLO TRE: a determinare gli orientamenti si considerano i generi e non i sessi, sia dell’amante-desiderante, sia dell’amato/a-desiderato/a

Così come gli asessuali (ma non a-romantici) hanno portato a mettere in discussione il termine “orientamento sessuale” per approdare al termine “orientamento erotico/affettivo”, le persone trangender hanno portato a mettere in discussione la determinazione stessa degli orientamenti sessuali.

Premetto che per sesso si intende il sesso genetico/biologico e per genere si intende l’identità di genere della persona.

Oggi, ad esempio, se si deve parlare dell’orientamento di un ftm, a prescindere dai suoi genitali o dalle sue apparenze, il suo orientamento sarà declinato in base alla sua identità di genere, quindi egli sarà uomo ftm etero se attratto dalle donne, uomo ftm gay se attratto dagli uomini e non il contrario.

Se in coppia con una donna, questa coppia verrà chiamata etero, se in coppia con un uomo, sarà chiamata coppia gay.

La compagna dell’ftm, in quanto attratta da lui, non potrà essere considerata lesbica, e il compagno dell’ftm di conseguenza non potrà essere considerato etero.

Nel parlare degli orientamenti non “trans-escludenti, devo per forza parlare sia di pan-fobia, sia di trans-fobia, sia del fenomeno di incomprensione e fraintendimento che colpisce le persone trans, i e le loro partner.

Tutti noi conosciamo il sessismo, e chi di noi frequenta l’attivismo LGBT sicuramente conosce l’etero-sessismo, che è quell’atteggiamento che ci fa percepire il mondo secondo regole non scritte relative al mondo eterosessuale. Si parla poco, e se ne parla solo nel mondo transgender e pansessuale, del cis-sessismo, ovvero quella visione del mondo che detta regole non scritte secondo la prospettiva di chi non è transgender (appunto, i cisgender). Essa viene usata anche quando si parla delle relazioni che le persone trans hanno con partner cis.

Spesso la visione cis-sessista viene assorbita dalle alcune persone transgender e gender not conforming, che iniziano a pensarsi in coppia come ripiego, e non come partner scelto o scelta in quanto tale.

Ci sono persone che addirittura hanno una maggiore preferenza per le persone trans o androgine. Si è diffuso recentemente il termine (forse dal suono cacofonico)  skoliosessuale, rivolto a chi è particolarmente attratto dalle persone gender not conforming. Esso non deve essere associata ai fetish, altrimenti potremmo anche dire che una donna lesbica sia una “feticista” delle donne, o un uomo gay un “feticista” degli uomini, quindi cosa renderebbe “feticista” chi trova attraente l’androginia?

Non si deve però pensare che, nella maggioranza dei casi, vi sia una ricerca in particolare della persona T o androgina. Spesso questa caratteristica del (o della) partner diventa una delle tante che costituiscono la persona per cui si prova fascino. Infatti a sopravvalutare sessi, generi, la loro consonanza o dissonanza è chi ha una visione binaria e quindi tutto ciò ha un risalto, e rimane poco spazio a tutte le altre caratteristiche che compongono l’individuo nella sua complessità e che lo rendono interessante/attraente.

Per un amico binario la cosa rilevante è che stai con una trans. Per un amico non binario sarà rilevante che personalità ha, cosa ti ha colpito di lei, in che ufficio lavora, cosa legge e che musica ascolta.

Ci sono donne lesbiche che scelgono una compagna che è T, ma il fatto che essa sia T non è nè il motivo della scelta, nè un deterrente: semplicemente una donna cisgender (biologica) si innamora (e/o ne ha desiderio) di una donna, che nel caso particolare è una donna transgender, ma è prima di tutto donna, e quindi la sua figura è compatibile col desiderio eroticoaffettivo della compagna lesbica (anche se questo lascerà basito chi ha una visione degli orientamenti legata più ai corpi che all’essenza).

Il fatto che questa donna cisgender e lesbica sia attratta da una donna transgender non la rende meno lesbica e non la rende “automaticamente” bisessuale o pansessuale. Dire che i (e le) partner delle persone T debbano essere “almeno” bisessuali è un atteggiamento transfobico, poichè è probabile che una donna etero, attratta solo da uomini, sia attratta da un ftm e lo scelga come compagno, così come un uomo etero, attratto solo dalla femminilità e non dalla virilità, scelga una donna transgender.

Se le persone T ricevono transfobia sia dalla comunità omosessuale, sia da chi ne è esterno, ciò capita anche a chi, per caso o per scelta, si ritrova partner di una persona T.

Spesso quella visione per cui i partner T sono un ripiego è la visione delle persone che circondano il o la partner della persona T. Ci sarà magari nostalgia per i o le partner precedenti che ha avuto l’amico/a cisgender, ci saranno dubbi per l’orientamento sessuale e affettivo dell’amico o amica storica, che “si credeva” di conoscere, e la bifobia e la transfobia si uniranno nell’atteggiamento di mancata accoglienza e incoraggiamento per la nuova relazione.

Ad creare un vergognoso e pericoloso connubbio tra l’atteggiamento transfobo e quello bifobo rispetto alla coppia in cui una delle due persone è T è la visione binaria. Una coppia cis/trans rimescola le carte e dà fastidio, perché chi la circonda si sente messo in discussione e deve rivisitare i concetti di uomo e di donna, di omo e di etero, e non vuole farlo.
E così, quando un uomo omosessuale attratto solo da maschi, o una donna lesbica attratta solo da femmine, sente parlare di orientamenti non binari o non transescludenti, e sente come “delegittimato” il suo dirsi gay o dirsi lesbica (quando invece queste persone sono sì omosessuali, ma sono solo uno dei tanti modi di essere omosessuale), non è diverso da un etero che, sentendo parlare di gay, sente minacciata la sua definizione di “normale”.

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Faccio alcuni esempi che ovviamente non sono rappresentativi della realtà di ciò che accade, poichè le persone binarie sono sempre meno.

Se un uomo etero vede un ftm fidanzato con un gay, si sentirà minacciato nella sua definizione se anche lui ne è spontaneamente attratto. Allo stesso modo un gay non attratto dagli ftm si sentirà minacciato se un altro gay invece ne è attratto tanto da starci insieme, ed usa la stessa definizione che lui ha scelto per sè. Lo stesso succede alle donne (lesbiche ed etero) quando una loro amica intraprende una relazione con un ftm. E lo stesso succede quando è una propria amica o un proprio amico a fidanzarsi con una trans mtf.

Siamo talmente fragili, e a dirla tutta, monosessisti e bifobici, che non facciamo caso alle altre caratteristiche dei e delle partner che i nostri amici e conoscenti ci presentano. Siamo talmente tanto binari e abituati a connotare le persone per i genitali che è il genere non conforme al sesso che ci turba e ci fa sentire minacciati.

Il binarismo, che un tempo faceva sembrare una minaccia le persone omosessuali (ora per fortuna succede solo con i quattro stronzi dei partiti estremisti e reazionari da 1%), oggi, assodato che l’omosessualità maschile e quella femminile rientrano in una simpatica e ordinata matrice 2×2 insieme a gli e le eterosessuali, se entrano in gioco bisessuali, pansessuali e transgender, viene fuori un meraviglioso ventaglio di possibilità di attrazioni ed affettività, e questo, al posto di sorprenderci e arricchirci, ci spaventa.