Dove inizia il ruolo e dove finisce l’identità?

No-Gender-December

Continua imperterrito lo scambio d’idee tra donne lesbiche e femministe e persone trans medicalizzate.

I transgender stanno nel mezzo, a curarsi dei problemi dovuti a “ruoli e stereotipi di genere“, e quindi al binarismo, ma a curarsi anche dei problemi che ha chi ha un’identità di genere non contemplata per appartenenti al loro sesso di origine.

A questo punto la domanda sorge spontanea ed è insistente:
“in una società totalmente antibinaria, dove ad ognuno viene riconosciuto il genere d’elezione, anche senza il “passing”, esisterebbe la medicalizzazione?”
A quel punto abbiamo le lesbiche femministe che dicono di no, i transessuali che dicono che il binarismo è del tutto ininfluente per i “nati nel corpo sbagliato“, e i transgender che pensano che la verità sia nel mezzo.

Sicuramente ad una persona transgender pre T, o genderqueer, o con un cattivo passing, o all’inizio della transizione, un mondo non binario allevierebbe la disforia quotidiana che causa una società basata sulle due colonne del rosa e del celeste.
Quando una persona entra in un negozio, il o la commerciante accende, mentalmente, un disco: o quello per LA cliente, o quello per IL cliente. Da li inizia un gioco delle parti sempre uguale e che non si personalizza se la persona che si ha di fronte è “fluida“. Si deve decidere immediatamente il genitale della persona e poi parte il disco automatico.

Questo ferisce anche uomini e donne cisgender, ma effettivamente sono i transgender, col loro passing “intermittente”, a vedere in modo lucido l’abisso che passa tra essere trattati come rosa o come celesti.
Non saprei dire se , in un mondo antibinario, la medicalizzazione non esisterebbe. O se non esisterebbero persone che scelgono di abbracciare un percorso binario “tutto rosa” o “tutto celeste“, per come noi “da catalogo” oggi concepiamo i due generi.

Probabilmente chi desidera avere un pene, o il petto piatto, essendo nato xx, o viceversa chi non li desidera essendo nato xy, continuerebbe a farlo, anche in un mondo antibinario. Ma quei seni, o quei non seni, non sarebbero “caricati” dei significato “semiotico” che hanno adesso.
Forse anche le persone cisgender farebbero qualcosa di medicalizzato, anche non avendo una tematica di identità di genere. In un mondo non binario, l’accesso alla medicalizzazione non sarebbe così tanto “drammatizzato”. Una donna potrebbe togliere il seno così come farsi una taglia sesta, senza dover “dimostrare” di “sentirsi” qualcosa.
E magari, non so, un uomo vorrebbe avere le tette e se le farebbe impiantare con la stessa semplicità con cui oggi accede a interventi estetici non legati al genere.

Anche su questo articolo…chiedo consulenza ai miei lettori, perché non c’è un’unica risposta, ma tante visioni, tutte equamente valide.

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