Cosa i reazionari e i fondamentalisti religiosi chiamano “Gender”

ad187345680gender-neutral-k

Il movimento LGBT ha sottovalutato il fenomeno “sentinelle in piedi” e “contro l’ideologia gender” perché pensava, ragionevolmente, che fossero “quattro gatti”, cosa che effettivamente corrisponde a realtà, ma ha dimenticato quanto questi quattro stronzi, con dei catalizzatori dietro come Forza Nuova, la Lega Nord, Fratelli D’Italia e (soprattutto) la parte più integralista della Chiesa Cattolica Romana potessero fare rumore.
E cosi’ ci siamo trovati traditi da tutti i mass media, che hanno gonfiato i numeri del Family Day (un milione? in una piazza che contiene al massimo, stretti come sardine, 200.000 persone?) e non ci siamo accorti che anche nelle parrocchie di Canicattì e Cantù, si parli (ovviamente male) di “Gender” .

OSSROM12521_Articolo

Partiamo dall’inizio:

un tempo c’erano le persone LGBT. per il cattolici erano “malati”, ma i malati devi compatirli. Chi sei tu per giudicarli?
E cosi’ il cattolico aveva una contraddizione: come poter giustificare la non accoglienza verso coloro che chiamava malati?
Cosi’ i “malati” , ora che non lo sono più, possono essere odiati, perchè sono diventati “ideologi“.
E cosi’ ora essere gay, lesbica, bisessuale, transgender, è un’ideologia, come il comunismo, il socialismo, il nazismo…

Un tempo si era maschilisti e binari per tradizione, non c’era bisogno di “teorizzare”, e il fatto che la Chiesa stia cominciando a teorizzare gli stereotipi di genere come naturali, innati e insindacabili è la prova che ce ne sia bisogno, e che quindi antibinari e lgbt-friendly “rischino” di diventare fisiologicamente la maggioranza.

Ma cosa chiamano “ideologia gender/teoria gender”?
In realtà gli attivisti LGBT non hanno mai usato questo termine, che nasce da un pastone che fonde gli studi di genere, elaborate nelle facoltà americane di antropologia (in ambiente laico, i cosiddetti gender studies), e la teoria queer elaborata da alcuni filosofi, tra cui Butler, per altro non condivisa, o non in pieno, da gran parte del movimento LGBT (ad esempio io non ne sono un sostenitore).
Questi percorsi culturali mettevano a fuoco varie questioni, in particolare gli stereotipi di genere, dichiarando che, come da scoperte scientifiche, i ruoli di genere non sono innati, non hanno nulla di genetico o biologico, ma sono stati tramandati socialmente e culturalmente da generazione a generazione.

In soldoni, sebbene puo’ esserci una differenza di forza fisica media tra una donna e un uomo coetanei e della stessa cultura ed etnia, in una società come la nostra in cui non si vive di forza fisica, tutte le differenze nella divisione dei ruoli domensitci, della donna e nell’uomo nelle professioni, nei diversi ruoli genitoriali del genitore con la vagina e di quello col pene, sono sostanzialmente culturali.

E’ dimostrato scientificamente che avere il bacino diverso, o il cranio, o la genitalità, non porti ad una predisposizione innata a  comportamenti che la società chiama per stereotipo “maschili” o “femminili”, tuttavia fin dai primi giocattoli, vestiti, acconciature, i bambini vengono “differenziati” affinchè si abituino al ruolo , ed illusi che quella sia l’unica strada. Questo atteggiamento viene chiamato “predeterminismo biologico”.

Ovviamente questo discorso non c’entra assolutamente con le tematiche LGBT, perché è qualcosa che ridiscute innanzitutto i modelli familiari, di coppia, e il mondo del lavoro, relativamente all’umanità tutta, quindi in grande percentuale riguarda coloro che hanno un orientamento sessuale etero e un’identità di genere coerente col corpo (etero madri e padri di famiglia).
Ma se ogni persona, nata col pene o con la vagina, puo’ reinventare un ruolo sociale a seconda delle sue attitudini, come del resto succede a bambini educati senza stereotipi, in Nord Europa, e quindi le due figure stereotipate rosa e celeste decadono, allora viene molto depotenziato il simbolismo cattolico dei due “ruoli insostituibili” che devono affiancare un bambino, quindi diventa naturale immaginare le famiglie omogenitoriali e i genitori transgender.

Vi è una grande confusione, in chi non è addentrato in tematiche antropologiche e sociologiche, tra l’orientamento sessuale e l’identità di genere (ovvero le tematiche delle persone omo/bisessuali e delle persone transgender) e i ruoli sociali di genere (tematica riguardante invece tutti).

L’identità di genere (se sei una persona transgender o no) e l’orientamento sessuale (se sei una persona omosessuale, bisessuale o no) sono intrinsechi e non dipendenti dal contesto socio/culturale. Poi è la visibilità che una persona sceglie di dare a questa condizione, e il processo di autodeterminazione, che è influito dalla società.

In un ambiente ostile una persona potrebbe, per quieto vivere, accodarsi al branco e scegliere modalità di vita “comuni”, senza venire mai a scoprire della sua identità di genere o del suo orientamento, magari non sapendo dare una risposta ad un malessere senza nome e senza una precisa forma. Cio’ succedeva soprattutto in passato, in provincia, quando c’era molto isolamento, non c’era internet, e una persona, priva di riferimenti, non sapeva dare un nome a cio’ che era, e ne aveva un terrore tale che preferiva non indagare.
Cosi’ molte persone transgender hanno vissuto intere vite incarnando il genere coerente al sesso biologico, molti omosessuali si sono sposati con persone di genere opposto e hanno fatto figli, o sono rimasti “zitelli”,molti bisessuali hanno preferito dare più spazio a relazioni eterosessuali per quieto vivere sociale.

Altri invece hanno scoperto di sè ma, a causa delle condizioni di vita ostili, hanno deciso di vivere “clandestinamente” il loro orientamento sessuale (con relazioni clandestine, esperienze in saune e locali a tema gay/lesbico) e/o la propria identità di genere (con esperienze di cross-dressing magari casalinghe o in ambienti protetti), magari alternando a queste piccole boccate d’aria una vita normalizzata da scapoloni/scapolone o prigionieri/e di matrimoni di copertura, o magari di una carriera monacale/ecclesiastica.

Altri, di estrazione cattolico romana, si sono rivolti a psicologi, spesso cacciati dall’Ordine in quanto dissonanti rispetto all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che hanno, tramite strumenti religiosi di tradizione cattolico romana, anche se sono nate in ambiente pentecostale, quali riti, preghiere, rosari, fatto percorsi di lavaggio del cervello atti a lavorare sugli stereotipi di genere, per “ripristinarli” per poi chiarire che non solo i ruoli sono innati, ma che la coppia deve essere costituita solo da uomo e donna, che hanno ruoli diversi, complementari, e chiaramente quello prevalente è il ruolo maschile (la donna è subordinata, come dice San Paolo).

Meno considerata dalla Chiesa è invece la condizione lesbica, e quindi esistono meno percorsi riparativi, in quanto la donna in sè è meno considerata dalla chiesa e dalla società reazionaria, quindi diventa relativamente importante anche il suo lesbismo. Inoltre per questioni bibliche, la vera ossessione è la sodomia (che tra l’altro diversi omosessuali non praticano, e che diversi eterosessuali praticano), quindi dove non c’è penetrazione (per come loro immaginano il lesbismo), non c’è interesse.

I ruoli sociali però non sono innati, ma condizionati dalla condizione socioculturale. Spesso gli integralisti religiosi amano fare volutamente confusione tra i ruoli sociali e gli stereotipi di genere e tutto ciò che concerne l’identità di genere e l’orientamento sessuale.

Se per loro i ruoli sono binari e innati, se ogni sesso biologico (maschio femmina) ha sempre e solo un genere identitario corrispondente (uomo e donna) e anche dei ruoli “naturalmente” predisposti, non ha senso parlare di genere (gender), nè relativamente all’identità di genere, nè relativamente ai ruoli, quindi, per loro il “gender” non esiste.
Tutto viene ricondotto al “sesso” (biologico, e ai genitali) e non al genere. Anche la genitorialità viene vista come unica finalità del sesso, e soprattutto il sesso come unico strumento legittimato a portare alla genitorialità, e, nel tentativo di delegittimare i genitori LGBT, delegittimano anche i genitori adottivi eterosessuali, o i genitori eterosessuali che sono ricorsi alla genitorialità assistita, introducendo, contro di loro, concetti come padre vero, padre falso, madre vera, madre falsa…

Inoltre, tramite fenomeni come le sentinelle in piedi, rivendicano ildiritto” di libero pensiero, anche quando è un pensiero intollerante ed ostile verso il diverso. Come se qualcuno scendesse in piazza per il diritto di dire che la donna, o le persone di colore, o gli ebrei, sono inferiori.

In vari blog, pagine facebook, gruppi facebook, dove domina incontrastata l’incapacità di distinguere le etero femministe, dalle persone omo e bisessuale, e dalle persone transessuali e transgender, ormai hanno dovuto trovare una parola sintetica che ci comprendesse tutti, uniti dalla nostra “ideologia“, riconducendo subito la parola “gender” alla questione dell’omogenitorialità e dei diritti dei bambini (qualcuno pensi ai bambiniiiii!)
Ideologi del gender, o, per sintesi, “voi gender”.

Il testamento politico e spirituale di Leelah

635555357345253130-http-3A-2F-2F41.media.tumblr.com-2F4a2cd70fcadae26f29abcf38ee044433-2Ftumblr-nh42atfkcv1tddhzxo2-1280

“Se state leggendo questo messaggio, vuol dire che mi sono suicidata e quindi non sono riuscita a cancellare questo post programmato.

Per favore, non siate tristi, è meglio così. La vita che avrei vissuto non sarebbe stata degna di essere vissuta… perché sono transessuale. Potrei entrare nei dettagli per spiegare perché lo penso, ma questa lettera sarà già abbastanza lunga così. Per farla semplice, mi sento una ragazza intrappolata nel corpo di un ragazzo da quando avevo quattro anni. Per molto tempo non ho saputo dell’esistenza di una parola per definire questa sensazione, né che fosse possibile per un ragazzo diventare una ragazza, così non l’ho detto a nessuno e ho semplicemente continuato a fare cose convenzionalmente da maschi per cercare di adattarmi.

Quando avevo 14 anni ho imparato cosa volesse dire la parola “transessuale” e ho pianto di gioia. Dopo dieci anni di confusione avevo finalmente capito chi ero. L’ho detto subito a mia mamma e lei ha reagito molto negativamente, dicendomi che era una fase, che non sarei mai stato davvero una ragazza, che Dio non fa errori e che ero io a essere sbagliata. Se state leggendo questa lettera: cari genitori, non dite così ai vostri figli. Anche se siete cristiani o siete contro i transessuali, non dite mai questa cosa a nessuno: specialmente ai vostri figli. Non otterrete niente a parte far sì che odino se stessi. È esattamente quello che è successo a me.

Mia mamma ha iniziato a portarmi da terapisti ma solo da terapisti cristiani, tutti con molti pregiudizi, quindi non ho mai avuto le cure di cui avrei avuto bisogno per la mia depressione. Ho solo ottenuto che altri cristiani mi dicessero che sono egoista e sbagliata e che avrei dovuto cercare l’aiuto di Dio.

Quando avevo 16 anni mi sono resa conto che i miei genitori non mi avrebbero mai aiutata, e che avrei dovuto aspettare di compiere 18 anni per iniziare qualsiasi terapia e intervento di transizione, cosa che mi ha davvero spezzato il cuore. Più aspetti, più la transizione è difficile. Mi sono sentita senza speranze, sicura che avrei passato il resto della mia vita con le sembianze di un uomo. Quando ho compiuto 16 anni e ho capito che i miei genitori non avrebbero dato il loro consenso per farmi iniziare la transizione, ho pianto finché non mi sono addormentata.

Ho sviluppato nel tempo una specie di atteggiamento “vaffanculo” verso i miei genitori e ho fatto coming out come gay a scuola, pensando che forse sarebbe stato più facile così un giorno dire che in realtà sono transessuale. Per quanto la reazione dei miei amici sia stata buona, i miei genitori si sono arrabbiati. Hanno pensato che volessi compromettere la loro immagine e che li stessi mettendo in imbarazzo. Volevano che fossi il classico piccolo perfetto ragazzo cristiano e ovviamente non era quello che volevo io.

Quindi mi hanno tirato via dalla scuola pubblica, mi hanno sequestrato il computer e lo smartphone e mi hanno impedito di frequentare qualsiasi social network, isolandomi così completamente dai miei amici. Questa è stata probabilmente la parte della mia vita in cui sono stata più depressa, e sono ancora stupita di non essermi uccisa già allora. Sono stata completamente sola per cinque mesi. Nessun amico, nessun sostegno, nessun amore. Solo la delusione dei miei genitori e la crudeltà della solitudine.

Alla fine dell’anno scolastico i miei genitori finalmente mi hanno restituito il mio smartphone e mi hanno permesso di tornare sui social network. Ero felicissima, finalmente potevo riavere indietro i miei amici. Ma solo all’inizio. Alla fine mi sono resa conto che anche a loro non importava molto di me, e mi sono sentita persino più sola di quanto fossi prima. Piacevo agli unici amici che pensavo di avere per il solo motivo che mi vedevano per cinque giorni ogni settimana.

Dopo un’estate praticamente senza amici unita al peso di dover pensare al college, di risparmiare per quando avrei lasciato casa, di tenere alti i miei voti, di andare in chiesa ogni settimana e sentirmi di merda perché in chiesa tutti sono contrari a quello che sono, ho deciso che ne ho abbastanza. Non completerò mai nessuna transizione, nemmeno quando andrò via di casa. Non sarò mai felice con me stessa, col modo in cui appaio e con la voce che ho. Non avrò mai abbastanza amici da esserne soddisfatta. Non troverò mai un uomo che mi ami. Non sarò mai felice. Potrò vivere il resto della mia vita come un uomo solo che desidera essere una donna oppure come una donna ancora più sola che odia se stessa. Non c’è modo di averla vinta. Non c’è via d’uscita. Sono già abbastanza triste, non ho bisogno di una vita ancora peggiore di così. La gente dice che “le cose cambiano” ma nel mio caso non è vero. Le cose peggiorano. Le cose peggiorano ogni giorno.

Questo è il succo, questo è il motivo per cui mi sento di uccidermi. Mi dispiace se per voi non sarà abbastanza una buona ragione, lo è per me. Per quel che riguarda le mie volontà, voglio che il 100 per cento delle cose che possiedo sia venduto e che il denaro (più i soldi che ho da parte in banca) siano donati a un movimento per il sostegno e per i diritti delle persone transessuali, non importa quale. L’unico momento in cui riposerò in pace arriverà quando le persone transessuali non saranno più trattate come sono stata trattata io: quando saranno trattate da esseri umani, con sentimenti validi, sinceri e legittimi, e con dei diritti umani. Le questioni di genere devono essere insegnate a scuola, prima è e meglio è. La mia morte deve significare qualcosa. La mia morte dev’essere contata tra quelle dei transessuali che si sono suicidati quest’anno. Voglio che qualcuno guardi a quel numero e dica “questa cosa è assurda”, e si occupi di sistemarla. Sistemate la società. Per favore.

Addio,

(Leelah) Josh Alcorn”

Leelah_Alcorn

L’orgoglio di chi era rotto ed è stato “riparato”

Oggi parliamo di un link allucinante:
https://www.facebook.com/Alidavismara1blogspotch (da segnalare urgentemente!)

Il carissimo amico Dario Castagna mi ha segnalato questa abominevole pagina in cui persone, stranamente quasi tutte sudamericane, stranamente tutte appartenenti a una particolare chiesa pentecostale, americana, e iper omofoba, tutte partecipanti al corso sulle terapie riparative di Niccolosi, e stranamente tutte ringrazianti il Signore Gesu Cristo, sono strafelici di essere “guarite“, di essere tornate “normali“, “alla loro vera natura“, e di essere amate dalle persone che le circondano (ovvero la famiglia e la comunità religiosa).

Potremmo tralasciare sul fatto che alcuni si definiscono “ex lesbica ed ex trans” (si parla di ftm etero che sono poi tornati in gonnella e madri di 4 figli) o “ex gay e ex trans” (ovvero mtf etero tornate al simpaticissimo ruolo di padre di famiglia pelato e barbuto), e che quindi ci sia una totale ignoranza sulla distinzione orientamento sessuale/identità di genere (tipica comunque di Niccolosi, noto personaggio che per curare i gay li cura dall’effeminatezza e ripristina un ruolo di genere maschile machista, a cominciare dalla “pisciata in piedi“).

Ma la cosa veramente assurda è che il pretesto per giustificare la guarigione è la presunta bisessualità latente (che fa accanire adesso il movimento GL italiano contro i gia’ poveri bistrattati bisessuali veri, dichiarati, visibili, e nati e morti tali), la possibilità che l’orientamento si “scelga” e si possa “cambiare“, e il fatto che ci sia sempre un’esperienza di pedofilia (subita durante l’infanzia) dietro. C’è sempre una donna matura che plagia la pulzella o un professore o patrigno che plagia il giovanotto.

Inoltre nonostante i riferimenti alla bisessualità latente, i “guariti” non si definiscono minimamente bisessuali ma “normali“,tornati alla loro vera natura“, “in grazia di dio” e cosi’ via.

Nel video che vi linko invece, intervistate da Certi Diritti, le riparatrici si lamentano del fatto che non rispettiamo queste testimonianze di vita, che “può succedere“, e che ovviamente è un “caso” che ringrazino tutti il signore e che abbiano fatto tutti i corso…
(le perle del video: c’è gente che si ammazza perchè gay…come se, come è ovvio, non fosse una questione di ambiente ostile…)

Per chiarire meglio il concetto, vi mostro alcune meravigliose perle di questa delirante pagina

1800235_539190956182937_894369209903079259_n 1901213_538291392939560_751370782897626454_n 10447830_538057899629576_5631229688832843736_n 10570541_537976746304358_5823338717085317117_n 10429450_537732756328757_6096999279669101457_n 10568834_537573836344649_3000440762921058547_n 10562920_537573453011354_5634825987536039194_n 10300307_537128746389158_8740056197357824788_n 10570298_535840039851362_8097677185971127148_n 5299_529754573793242_6881232016691537413_n 1654228_528955727206460_6594360862373345714_n 10516826_526908404077859_2895883187576717387_n 10527713_525852567516776_1205166338319889373_n

E’ un diritto manifestare idee intolleranti e discriminatorie?

Mia madre mi ha raccontato candidamente che era a cena con un suo cugino, uno di quelli, reazionarietto di provincia, che non vedo da vent’anni e che riempirei a schiaffi. Il balordo rivendicava la libertà d’opinione contro l’attuale legge discussa in senato contro l’omotransfobia.
Il genio non ricorda che lui sarà anche reazionario, ma è siciliano.
Ho posto a mia madre una suggestione: se il carissimo cugino si trasferisse a Milano, dove, “per libertà d’opinione“, vi è disprezzo e pregiudizio verso i “terroni“? Considererebbe legittimo il loro ostracismo alla sua “libertà” di trovare lavoro ed integrarsi.
Sono tutti finocchi col culo degli altri.

E oggi abbiamo, rullo di tamburi, le “sentinelle in piedi“, anziane signore in stile Binetti che manifestano per il loro diritto di dire che i gay sono malati e che l’unica famiglia naturale è tra pisellino e patatina.
In malafede e faziosamente confondono il loro diritto di essere etero, di formare meravigliose famiglie etero di cui essere fieri col “diritto” di disprezzare le famiglie altrui.
Ma la penseremmo così se una famiglia di bianchi si divertisse a definire “aberrante” una famiglia dove il padre è nero od ebreo?

Di certo sull’etnia ci siamo abbastanza evoluti da considerare violenta e quindi censurare affermazioni come questa. Che poi non sono diverse da “gli indiani d’america non hanno l’anima” (o le donne, o i neri) oppure “i meridionali / le donne sono inferiori“.
Ma se il punto fosse la libertà di pensiero, forse noi non staremmo qui a discutere della legge contro l’omotransfobia, ma della costituzione stessa, e di come tutela già le altre differenze (sesso, religione, etnia…), oppure le varie aggravanti che esistono già se si offende o discrimina una donna, un  nero, un musulmano.

Eppure il problema è che le “amiche” sentinelle (il cui nome è inquietante e rimanda a concetti inquietanti) non toccano minimamente l’argomento etnia, religione, sesso: perché la maschera della difesa della libertà di opinione cade subito se si prova un insidioso, estenuante e insistente gioco filosofico per arrivare al punto senza andare fuoritema, come loro vorrebbero.

Di certo è necessario che l’interlocutore della sentinella sia abbastanza colto e smaliziato dalla politica per portare il discorso in campo neutro e far gettare la maschera.
Ammesso, comunque, che abbia senso parlare ad una sentinella e invece non abbia molto più senso raggiungere la zona grigia, l’osservatore confuso di questi movimenti d’opinione.

Qualcuno, i più giovani, pensino che una legge che tampona i pensieri violenti sia solo un “palliativo”, e che dovrebbe cambiare la mentalità, come per l’affaire “quote rosa” et similia.
Tale riflessione era stata fatta persino da Giuseppe Mazzini, in tutt’altro contesto, nel testo denominato “I diritti dell’Uomo”, di cui presento questo stralcio.

prima diritti

seconda diritti

A tutti voi lettori l’ardua sentenza…

Lettura allegorica del cristianesimo…

La chiesa è ossessionata dalla sodomia

Avete notato che la chiesa, nel condannare i gay, è ossessionata dalla sodomia?

820527167

Questo pone l’attenzione su un soggetto: l’omosessuale maschio, e la trans, che per loro è comunque un omosessuale maschio con parrucca, condannato sempre per la sodomia e al massimo per l’effeminatezza, e non tanto per le modifiche corporee “contro natura“.

E’ curioso che nè Niccolosi nè altri pongano attenzione alle persone nate XX, siano esse lesbiche, butch, o ftm.
Il soggetto femminile (che per loro rimane femmina anche nel caso di uomo ftm) viene totalmente ignorato. Infondo viene ignorata anche la donna etero, che non ha neanche potere nella gerarchia ecclesiastica, dove una donna può dare ordini solo ad altre donne, ma giammai a uomini (l’uomo invece può dare ordini a chiunque, ovvio!).

A volte mi chiedo se il problema fosse risolto se i gay smettessero di fare sesso anale e il problema del buco improprio fosse annullato.
Del resto si permette tranquillamente alle donne di usarli tutti i buchi, col suo uomo, se se ne fa poca pubblicità…

[continua…]

Tabù, priorità, ignoranza, binarismo, dei VeteroAttivisti Gay e Feminist

femminismo22

In questi giorni ho risposto a una mail tediosa di una lesbofemminista la quale continua a teorizzare i “presunti traumi infantili” che mi allontanano dal capire cio’ che realmente sono: una donna lesbica che, poverina, non accetta la sua femminilità.
Ho riflettuto sul fatto che sarebbero tutti inorriditi se io (o magari una persona etero), ipotizzassimo che questa lesbofemminista (misandrica) è tale perché suo padre la picchiava o violentava…sarei immediatamente associato a Povia o seguace del Professor Niccolosi…

La stessa persona, quando ho detto che preferivo non averla come amica (lei mi cerca insistentemente, perché in realtà ha un interesse antropologico e non solo per me), e che preferisco passare il tempo di svago con persone con cui non devo disquisire sulla mia identità, ha detto che mi accontento di rapporti facili con persone menefreghiste…uomini, forse donne etero (in realtà ho anche amiche translesbiche, amiche bisessuali, e amiche lesbiche open)…rifiutando coloro che realmente “tengono a me“…ovvero le lesbofemministe!
Chissà come mai siamo più tolleranti con le misandriche che coi misogini…

Ultimamente sono stato addirittura “rimosso” dagli amici da una (autodefinitasi) checca isterica che si era “offesa” della mia insistenza sul fatto che SOLO pochissimi politici proponevano una legge contro l’omotransfobia, ma al massimo “omofobia” e che questa cosa va tenuta presente, da un attivista LGBT, al momento del voto, visti i grandissimi problemi, anche di vita quotidiana e lavoro, che hanno le persone trans, che non possono chiaramente nascondere una cosa evidente com’è il proprio genere.
Sono stato subito bollato a “omofobo“, a persona “che mette prima i trans dei gay“, e che dovrebbe capire che “è meglio portare a casa, per ora“….
A volte mi chiedo…se qualcuno proponesse le adozioni SOLO per le lesbiche (magari aggrappandosi al bisogno di figura femminile per il bambino), e non per i gay….i gay accetterebbero la cosa? per “intanto portare a casa questo“?

Infine, si accettano discorsi sul fatto che “un uomo si è creduto etero tutta la vita e alla fine era gay“, ma tutti impallidiamo e pensiamo a Niccolosi se qualcuno dice “quel tipo si è creduto gay tutta la vita ma alla fine era etero/bisessuale“….perché ovviamente verrebbe usato politicamente, per andare a parare del fatto che “si può guarire“.
Essendo una persona trans, e raccogliendo, di conseguenza, le confidenze di chi crede di essere “un po’ meno anormale” di me, so di casi di ogni genere e specie…che esistono, ma di cui non si “deve” parlare.
Eppure se fosse un ragazzo ftm a credersi etero e poi scoprirsi gay, oppure a credersi gay e poi scoprirsi etero, la cosa non farebbe scalpore, perché non si passerebbe da “anormale” a “normale“…in ogni direzione comunque non ci sarebbero guarigioni cattoliche o normalizzazioni, quindi la cosa è ok…se ne può parlare!
Nel mondo trans non si deve mai parlare di tutti quei casi di persone che “credevano” di essere trans e invece si trattava di un altro caso o trauma, o della confusione di identità e ruoli per ignoranza.

Oppure pensiamo al caso di persone che hanno il tabù di usare la parola bisessuale. Quindi il mondo bisessuale si divide in etero pruriginosi  e gay “che che la fanno col sesso opposto” o “che si vergognano di dire gay/lesbica“.
Persino chi è stato 20 anni in matrimoni etero, ha amato, ha fatto figli, se scopre la sua parte omo, spesso rinnega il suo passato. Sempre per la paura di usare la parola bisessuale, o scoprirsi tale.

E sento, ancora adesso, attivisti omosessuali dire “quel politico odia i gay, ma lui è il primo ad essere gay: va con “i” trans” (le trans sex workers)”.
Ma perché, loro che sono gay, sono attratti dalle le trans?

Poi ci si chiede perché sto abbandonando il glorioso movimento LGBT….