Percorsi non medicalizzati: coming out, velatismo, esposizione sociale

Perché quasi tutte le persone non medicalizzate sono velate? Perché è così difficile esporsi? Quanto conta il passing? Quanto conta non avere una legge che tutela questa condizione? Quanto conta il binarismo e le aspettative sull’aspetto fisico?

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Il mio ritiro dall’attivismo associativo ha posto in me diversi interrogativi sul mio esistere, come persona, come professionista, e come uomo, al di fuori di quei contesti.
Non ho molti transgender non medicalizzati con cui confrontarmi, nel senso che quasi nessun transgender “non medicalizzato” rivendica questa identità (spesso usano, per definirsi, concetti che non mettono al centro questa diversità, ovvero la non medicalizzazione, ma mettono al centro la visione antibinaria o altro), ma con quei pochi che conosco, quasi sempre virtualmente, il piano del confronto non è mai lo stesso, perché, di solito, hanno scelto una visibilità e un’esposizione sociale diversa (minore) della mia.

Sarebbe facile fare una crociata contro i “cattivoni” velati, ma se invece avessi sbagliato io? Non voglio essere “elogiato” come coraggioso monaco guerriero: sono estremamente infastidio da questa componente “cattocomunista” dell’attivismo, che ci vuole guerrieri senza macchia, senza vita privata, devoti alla causa e all’aiuto dell’altro, di quello un pelo più fragile di te, a cui “dovresti” sacrificare quel poco di solidità che hai ottenuto.
No, non sono qui per questo, per chiedere “la beatitudine” alla chiesa LGBT. Io sono qui per capire “perché” gli altri non medicalizzati spesso decidono di non esporsi.

Una persona che ho molto aiutato, che si autodefinisce genderfluid, ma rivendica l’appartenenza all’ombrello transgender, e parla della sua disforia, ha scelto di fare attivismo, ma di farlo con un altro cognome. Ha un cognome molto comune, e credo che avrebbe potuto presidiare il web col cognome vero senza rischiare, ma la “paura” dell’essere identificato/a come “transgender” anche da chi lo/la conosce col nome anagrafico, magari tramite canali professionali, era altissima.

Questa persona è una di quelle che, senza fare una terapia ormonale, si espone di più, maggiormente rispetto agli altri. Mediamente le persone non med che conoscono sfidano ogni giorno la “censura” di facebook, provando ad aprire account (che spesso poi vengono chiusi, a volte per “vendetta” legata a segnalazioni a facebook, da parte di persone, spesso anch’esse LGBT,  con cui litigano per argomenti di attivismo) con cognomi esotici.
A volte, queste persone, in società, vivono con aspetti androgini (questo avviene più per persone di provenienza biologica XX), a volte no (vi è un on/off nel look), ma spesso il dato allarmante è che, spento il portatile, queste persone vengono “socializzate” come appartenenti al sesso biologico.

Partiamo da quelle persone che scelgono (magari sono spinte dalla disforia), di presentarsi al mondo con una aspetto “gender non conforming”. Il caso tipico è quello della persona di biologia xx che sceglie un aspetto maschile, ma che, a causa dei “limiti biologici”, riesce ad avere un aspetto al massimo androgino, dove “androgino” non deve essere pensato come qualcosa di erotico e intrigante, perché, se si supera l’asticella del consentito, l’ambiguità viene vista come brutta, anomala, e genera sospetto.

Però, questa persona xx, se la sua androginia è “ridotta” e “controllata”, e se è molto giovane, riesce a farne un punto di forza, ad integrarsi come ragazza lesbica, bisessuale o etero alternativa.
Se invece la sua androginia sarà “eccessiva”, oltre al limite “consentito”, ottenuto dalle battaglie femministe, se il suo cranio sarà troppo tosato, se le sue gambe saranno troppo pelose, questa persona potrà sì vivere, uscire di casa senza rischiare le percosse, ma non potrà mai “integrarsi” davvero nella società, inseguire le sue aspirazioni professionali, essere percepita come “altro” rispetto allo stigma di persona “poco raccomandabile”, “strana”, “ambigua”.
Lo stesso accade, se non di peggio, alle persone non medicalizzate di provenienza xy. Esse a volte limitano la medicalizzazione, se di questo si può parlare, alla rimozione della barba tramite la terapia laser, ma, se non portatrici di un buon “passing”, esse continuano ad essere viste come uomini “strani”, magari omosessuali, magari che hanno una “vita notturna” in non si sa bene quale nightclub.

E’ facile giudicare le persone “non medicalizzate”, dimenticando quanto è difficile per loro non solo fare coming out, ma che questo coming out venga preso sul serio.
E’ quasi come se la persona cis “perdonasse” la persona trans solo alla luce di un “sacrificio fisico”. E’ chiaro che le persone medicalizzate facciano determinati cambiamenti per il proprio desiderio di vedere la propria immagine più coerente a quella interiore, ma ciò non toglie che da fuori questo sarà visto come un sacrificio “necessario” per essere presi sul serio, come un “rituale tribale”, richiesto, affinchè il “capriccio” di essere rispettati possa essere ascoltato e accolto.

Senza il passing, senza un corpo che cambia velocemente nelle sue caratteristiche biologiche legate alla percezione del sesso di appartenenza, senza un certificato di una persona cisgender che “attesta” che la persona T non stia mentendo, i coming out delle persone T non vengono presi sul serio. Deve essere sempre attesa una particolare apertura mentale: nulla è dovuto, ed è sempre un mix tra una committenza illuminata (che accoglie l’istanza), e l’intelligenza, la cultura, la sfrontatezza della persona T non medicalizzata che fa questo coming out, un uso sapiente, ponderato e scelto delle parole, di ogni singola parola.

Molte persone non med preferiscono coming out soft che alludono a questioni di antibinarismo dei ruoli, o alla compresenza di entrambi i generi, o al non avere un genere, anche quando queste persone, osservando la loro disforia rispetto al nome, o alla grammatica, sono, di fatto, persone che si identificano chiaramente nel genere opposto al loro sesso, e non in “vie di mezzo”: a darmi ragione è aver osservato per 11 anni la comunità T, virtuale e non, e avere visto che, arrivata la medicalizzazione, spesso le definizioni “non binary” venivano accantonate, proprio perché spesso usate, comunicativamente, per farsi accettare in modo meno traumatico.
Del resto anche io spesso ho preso in considerazione, in casi abbastanza complessi, un coming out “genderqueer” piuttosto che uno da uomo trans. Poteva essere un modo veloce e semplice per eliminare i comportamenti fonte di disforia (l’uso del nome anagrafico, del genere grammaticale sbagliato, di alcune aspettative da stereotipo), senza generare aspettative di genere (ovvero che, accettato il fatto di considerare quella persona del genere opposto a quello di cui la consideravano prima, si generino aspettative sulla lunghezza dei suoi capelli, sui comportamenti, sulle reazioni, spesso dovute alla poca evoluzione mentale sui ruoli che ha la persona con cui dobbiamo fare coming out).

Questa parte del mio articolo potrebbe sembrare offensiva verso genderqueer e non binary. Eppure io credo che tante persone siano genderqueer e non binary, anche tante persone medicalizzate (magari hanno scelto una medicalizzazione parziale, per esaltare un non binarismo estetico che corrisponde alla loro identità di genere non binaria), ma anche che molte persone di identità definita pensino di essere “non binary” (definizione che riguarda l’identità e non i ruoli), solo perché sono uomini o donne contro il binarismo dei ruoli di genere o non aderenti agli stereotipi del genere d’elezione (caratteristica assai diffusa tra transgender non medicalizzati).

Inoltre, è come se la definizione “non binary” o “genderqueer” desse meno fastidio nell’attivismo trans. E’ come se dire di essere “non medicalizzati” in qualche modo mettesse in discussione o “offendesse” i percorsi canonici, e i vari litigi assurdi e irrispettosi che si possono osservare nei gruppi trans di facebook, quelli in cui da anni non scrivo più, ne sono la prova.

Insomma: definirsi “transgender non medicalizzato” porterebbe problemi in tutte le comunità, sia interne che esterne al mondo LGBT, mentre definirsi queer o non binary (non essendolo), darebbe un passaporto per una grande comunità, guidata dagli Stati Uniti, che veicola parole chiave più “rassicuranti”.

Passo al tema del cambio documenti.
In Italia, se sei non medicalizzato, non puoi cambiare i documenti. In altri stati basta una semplice pratica amministrativa.
Lotterò fino alla morte affinché una persona senza passing possa cambiare legamente i documenti.
Penso, però, a me, domani, con un bel nome marcatamente maschile, e questo aspetto. Per quanto alcune persone non med, spesso molto giovani, abbiano un discreto passing (magari fasciando il petto a vita, cosa che non è che faccia poi così “bene” a lungo andare), quasi tutte non arrivano a confondersi tra i cis, me compreso, e penso che, per come la società la pensa oggi, quel bellissimo nome potrebbe creare verso di me ancora più stigma. Sarebbe un “coming out” continuo, come persona trans, ovunque io andassi, o volessi lavorare. Qualcuno, per ignoranza, mi immaginerebbe “trans al contrario”, un uomo che vuole sembrare donna e ci riesce (visto lo scarso passing), ma “chissà cosa fa di notte al nightclub“).

Poi ci sono quelle persone non med a cui basterebbe optare per un cambio nome, con la scelta di un nome ambiguo, neutro, esotico, che tolga loro la disforia, e che permetta alla persona in questione di presentarsi, in un modo molto transfobico, come appartenenti al genere d’elezione solo quando le condizioni al contorno lo permettono. Qualcuno potrebbe chiamare questa “piccola soluzione”, e io potrei anche essere d’accordo a questa opzione, se possa essere “scelta” in alternativa al “cambio di genere” come tradizionalmente concepito.
Potrebbe essere una soluzione al problema sanitario: una persona non med ha bisogno dell’assistenza medica relativa al suo sesso biologico, ed è bene che la sanità lo preveda, visto che esistono già situazioni imbarazzanti per i trans “med”, che in alcuni casi, anche loro, hanno bisogno di visite mediche relative al loro corpo di nascita.

D’altro lato, ciò che è sostenuto dalla legge, diventa automaticamente autorevole. Se da domani io fossi Arturo (nome a caso), per la legge, forse con maggiore libertà potrei vivere il mio maschile estetico, senza preoccuparmi di impelagarmi in tutti quei casi in cui la gente, leggendo il mio documento al femminile, mi guardava male per la mia sfumatura alta, o per i peli sulle gambe (anche se qui andrebbe aperta una parentesi sul perché una donna non possa scegliere un’immagine di questo tipo se lo vuole, presentandosi come donna, dopo tutti questi anni di femminismo).
Probabilmente la legittimazione legale nel genere maschile mi spingerebbe a vivere liberamente un’immagine maschile senza mille compromessi, giri di waltzer, e compagnia cantante.
In varie occasioni, in cui ero “burocratizzato” al maschile (anche solo da una tessera ad un’associazione o ad una biblioteca), molte persone mi hanno trattato al maschile perché “se c’era scritto così doveva essere così”. Non poteva essere altrimenti (magari dipende anche dalla scarsa informazione sugli ftm), non era per loro concepibile che se in quella tessera c’era scritto Nathan, io in realtà mi chiamassi in altro modo, e fossi “altro” rispetto a “uomo”.
Per questo credo fermamente che, seppur dovrebbe essere importante dare alternative “soft”, che permettano di integrarsi a persone che preferiscono un’esposizione minore, ma vogliono limitare la disforia, sia importante anche dare la possibilità di cambiare nome e genere a chi si sente pronto, senza preoccuparsi in modo paternalistico di “come faranno, poverini, ad integrarsi senza il passing”.

Tutti questi ragionamenti richiedono una sensibilità ed un’esperienza che chi ha avuto la possibilità di confrontarsi a lungo con altri transgender, anche medicalizzati (e rivendico il ruolo dei gruppi di confronto dal vivo, dove nascono spesso soluzioni inedite per i problemi di noi trans afflitti dal binarismo sociale), ha, ma non si deve pretendere che la persona “non med” sia sempre sgamata, maliziosa, portata a compromessi “funambolici” come posso esserlo io, con grande dispendio di energia.
E a dirla tutta, avrei preferito di gran lunga destinare ad altro le mie energie, magari alla mia promozione come professionista, senza dovermi preoccupare di creare un “brand” diverso dal mio nome, proprio per non dover dare spiegazioni sul perché esso differisce dal mio nome anagrafico, che spunta ogni volta che devo fare una ricevuta.
Quanto, questo stress di dover escogitare strategie sul nome anagrafico e sull’aspetto, di dover comunque fare i conti continuamente con sesso biologico, nome anagrafico, anche quando volevo pensare alla mia immagine di professionista, o, non so, di musicista semiprofessionista che fa parte di una band, mi ha scoraggiato?
Quante persone non rettificate non vanno a votare? Quanto il misgendering, l’incomprensione, la difficoltà a dare spiegazioni convincenti quando non hai il passing, azzoppa le nostre vite, la nostra autorevolezza, la nostra felicità?

E diventiamo, intendo come comunità non med, dei nomi farlocchi su facebook, continuamente funestati da chiusure dell’account, osservati dai nostri amici facebook, anche semplicemente gay, come cangianti, instabili, inaffidabili, e così anche dal mondo che ci vede fuori, quello a cui facciamo fatica a dare un nome disambiguo, italiano, semplice, che finisce con A od O, quello che non sa se ci vuole come vicini di casa, compagni di banco, o di materassino in palestra.

E così sono qui, mosso dai miei sentimenti contrastanti verso gli altri non med. Forse mi sono esposto troppo io, 10 anni fa, spinto dall’allora dirigenza dell’unica associazione che sembrava inclusiva per persone come me. Forse loro stessi si aspettavano, da parte mia, una transizione canonica che sarebbe arrivata a breve, e volevano che mi “sperimentassi” da persona esposta, ma dopo 10 anni posso dirvi che vivere da non med esposto, in uno stato che non ha delle leggi che mi tutelano per la mia diversità (soprattutto nel mio caso, per il quale, se mi si considera da sesso biologico, sono pure visto come unA eterosessuale, quindi neanche appartenente al mondo LGBT),  che non si è “abituato” alla visibilità delle persone non med (proprio perchè tutti sono velati, è un cane che si morde la coda), quindi ride ad ogni nostro coming out, lo ignora, lo “posticipa”.

Pensavo che espormi per tutti questi anni avrebbe aiutato altri non med a trovare il coraggio di esporsi, ma ne sono passati tanti. Mi hanno contattato, tempestato di domande, spesso morbose, su come riesco a vivere la mia vita, si sono fatti due conti, e hanno deciso di tornare alle loro vite in tacco dodici, da attraenti ragazze cisgender, oppure hanno fatto transizioni canoniche, mandandomi foto del petto operato mai richieste, condividendo con me la loro felicità, paternalisticamente proponendomela, per poi sparire per sempre dalla mia vita a causa di una loro scelta di vita “stealth”, e anche per il fatto che non ero mai stato loro amico, ma solo un infopoint per scegliere la strada migliore per loro.

Da un lato sono arrabbiato con tutti i vari Noah, Etienne, Pierangelo, Matthias, Dieghino e chi più ne ha più ne metta. Dall’altro, effettivamente, i non med hanno altre possibilità?
Se si presentano socialmente per il loro genere d’elezione, al netto di un interlocutore particolarmente illuminato, succede quanto ho scritto, e se si limitano ad una semplice androginia estetica, devono comunque “limitarla” (deve essere sexy e ammiccante, come quella di alcuni cantanti rock eterosessuali o di alcune donne provocanti in cravatta e con taglio sbarazzino) per non venir visti come scherzi della natura, ed esclusi da occasioni professionali e di inclusione sociale.

A questo punto cosa dire a questi ragazzi?
Se nessuno di noi è visibile, l’opinione pubblica non si abituerà mai al fatto che esistiamo. L’immaginario del mondo trans sarà sempre legato al passing, e le persone penseranno che sia una conditio sine qua non per essere rispettati nel proprio genere.
Se però le persone non med uscissero dai loro account con meravigliosi cognomi esotici, e cominciassero a vivere apertamente come transgender, allora forse negli anni, nei decenni, le cose cambierebbero.
E’ avendo un viso gentile, una voce sottile, ma dicendo “sono uomo”, avendo una voce profonda e un viso spigoloso e dicendo “sono donna”, che nelle coscienze cambierà qualcosa. I primi ci sbatteranno il muso, come forse è in parte successo a me, ma col tempo non sarà più così strano.
Siete abbastanza altruisti per fare un sacrificio che forse non avrà effetto nelle vostre vite, ma in quelle di chi verrà dopo di voi?
Molti di noi non riusciranno ad essere genitori, ma forse anche noi possiamo vivere questo “passaggio di consegne” coi nostri figli putativi.

E ora lasciate andare in pensione un vecchio, largo a voi, giovani. Riprendete le fila dove io le ho lasciate, esponetevi, fate “transizionare” la società insieme a voi.

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Delirio Binetti e vera causa di discriminazione transgender

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Noi transgender non ci rendiamo conto che principalmente le varie chiese e sette sono ossessionate non tanto dall’identità di genere, ma dall’orientamento sessuale.
Noi transgender (medicalizzati e non) veniamo visti da loro come dei “super-omosessuali” e non concepirebbero nemmeno che un ragazzo F to M fosse attratto dagli uomini o una ragazza M to F da donne.

L’obbligo di transizione medicalizzata e di sterilizzazione a cui ci sottopongono per sterilizzarci è solamente un “pegno” che noi dovremmo pagare per non “farla franca” come omosessuali: sono terrorizzati dalla possibilità che il nuovo genere sui documenti ci dia la possibilità di formare matrimoni “biologicamente omosessuali”.

Faccio un esempio: ammettiamo che Mario sia un ftm etero, non interessato al percorso e fidanzato con Teresa (ragazza biologica). Se a Mario fosse permesso il cambio documenti senza transizione, e fosse legalmente uomo per la legge italiana, automaticamente egli potrebbe sposare Teresa e adottare dei bambini.

Visto che per gli integralisti cattolici e gente come la Binetti l’identità di genere non esiste, per loro tutto questo sarebbe un’excamotage che le “due lesbiche” hanno attuato per sposarsi “contronatura“.
Io la penso così da anni, ma i deliri recenti della Binetti mi fanno capire che avevo visto giusto.

“Potrebbe essere l’uovo di colombo – ha dichiarato secondo quanto riporta l’agenzia Dire -, quella soluzione così faticosamente cercata ma incredibilmente a portata di mano. Perché mai dover fare una legge sulle unioni civili, immaginando soprattutto le coppie omosessuali e ingaggiare una lunga dialettica semantica su cosa significhi oggi il termine matrimonio, oppure imbarcarsi in una aspra battaglia parlamentare sul valore della famiglia, per decidere se certe riforme ne rafforzino l’identità o la indeboliscano ulteriormente? Tutto inutile, tutti discorsi spazzati via dalla recentissima sentenza della Corte di Cassazione sul caso della persona che ha chiesto di cambiare sesso all’anagrafe senza operazione”.

“La differenza sessuale appare del tutto irrilevante e basta dichiarare non il proprio essere e neppure il proprio apparire in un certo modo, ma solo il proprio desiderio di essere in quel certo modo. Basterà presentarsi all’anagrafe, dichiarare come ci si sente e come si vuole essere considerati e i giochi sono fatti. Ci si può sposare regolarmente e si potranno anche adottare dei figli, con buona pace dei ddl della Cirinnà, che non prevede adozioni, o del ddl Pagano-Sacconi, che di matrimonio non vuole assolutamente sentirne parlare. Lo ha deciso ancora una volta sentenza della Cassazione che, con un colpo solo, spazza via secoli di consolidata tradizione sulla identità sessuale“.

“Perché accontentarsi di una modesta unione civile, quando recandomi all’anagrafe per far registrare un mio desiderio, posso avere un matrimonio coi fiocchi? Dobbiamo tornare al concetto di natura umana recuperando tutto il valore della identità sessuale nella sua specifica e ineludibile differenza e concretezza. La teoria del gender, che molti si affannano a negare, rende totalmente attuale tutta l’ambiguità del messaggio pirandelliano: così è se vi pare. Allo stesso tempo però, rende ancora più difficile comprendere chi siamo noi e chi è la persona che abbiamo davanti, per la semplice ragione che alla oggettività dei fatti si preferisce una radicale auto-referenzialità. E a questo punto tutto diventa drammaticamente possibile, anche il disorientamento delle nuove generazioni“.

Mi chiedo cosa penserebbe la Binetti di una persona come me che, in uno stato senza diritto per le unioni tra persone dello stesso genere, paradossalmente nel momento in cui cambiasse genere legale, anche avendo un corpo “fertile femminile“, non potrebbe più sposare il suo compagno, in quanto relazione “legalmente gay“, anche se “fertile e in graziadiddddio” per la Chiesa Cattolica.

Non rimane che appurare che non arriveranno leggi a favore del cambio documenti per i non medicalizzati fin quando non sarà sfatato il mito del matrimonio solo per coppie eterosessuali.
E la Rothblatt aveva visto lontano nel suo libro (L’Apartheid del Sesso), quando aveva detto che decaduta la discriminazione di sesso, secondo la quale ognuno ha il diritto di sposare solo persone del sesso opposto, allora la categoria sesso sui documenti perderà ogni interesse, escluso quello dei documenti sanitari.

Altre info sul tema: http://www.gay.it/news/Delirio-Binetti-Matrimonio-gay-cambio-sesso

La rivoluzionaria legge argentina sul cambio di genere anagrafico!

LA RIVOLUZIONARIA LEGGE ARGENTINA SUL CAMBIO DI SESSO

(gli articoli dal 12 al 15 sono ancora da tradurre regolarmente – work in progress)

H. Cámara de Diputados de la Nación
7243, 7644 y 8126-D-10
OD 2913

Buenos Aires,
Signore Presidente del Senato.
Ho l’onore di rivolgermi al Signor Presidente, comunicandole che questa Camera ha deliberato, in seduta odierna, il disegno di legge che sottopongo alla revisione dell’Alto Senato.
Il Senato e la Camera dei Deputati, e così via.

Articolo 1 – Il diritto alla identità di genere.
Ognuno ha a diritto:
a) al riconoscimento della propria identità di genere;
b) Al libero sviluppo della sua persona in base alla propria identità di genere;
c) Ad essere trattati in conformità con la propria identità di genere, e in particolare, di essere identificata in questo modo attraverso gli strumenti che dimostrano la propria identità rispetto al nome usato, immagine e sesso con cui si è registrato.

Articolo 2 – Definizione.
Per identità di genere si intende l’esperienza domestico individuale e di genere di come ogni persona si sente, che potrebbe non corrispondere con il sesso assegnato alla nascita, compreso il senso personale del corpo. Ciò può comportare la modifica di aspetto fisico o di una modificazione mediante strumenti farmacologici, chirurgici o altro, purché sia liberamente scelta. Essa comprende anche altre espressioni di genere, come l’abbigliamento,
il modo di parlare e di gesticolare/muoversi.

Articolo 3 – Esercizio.
Chiunque può chiedere la correzione della registrazione di sesso, e il cambiamento del nome e della propria immagine se non coincide con l’auto-percepita identità di genere.

Articolo 4 – Requisiti.
Ogni richiedente la correzione della registrazione del sesso, del cambiamento di nome e dell’immagine, secondo la legge attuale, deve rispettare i seguenti requisiti:

1. Avere almeno diciotto (18) anni di età, salvo quanto previsto dall’articolo 5 della presente legge.
2. Presentare all’Ufficio Anagrafe (Registro Nazionale delle persone. Ndt) o a loro funzionari, una richiesta con riferimento a questa legge in cui richiede la sostituzione della registrazione del certificato di nascita con i nuovi dati per l’identità nazionale, conservando il numero originale.
3. Esprimere il nuovo nome scelto per la registrazione.
In nessun caso potrà essere richiesto (per il suddetto cambio di sesso e nome. Ndt) un intervento chirurgico di riassegnazione totale o parziale, o pretendere terapie ormonali o trattamento psicologico o medico.

Articolo 5 – Minori.
Per quanto riguarda le persone di sotto dei diciotto (18) anni di età l’applicazione della procedura di cui L’articolo 4 è demandata ai loro rappresentanti legali dopo espresso consenso del bambino, tenendo conto della progressiva capacità e intendimento del bambino così come disposto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e la Legge 26.061, e avranno diritto ad una protezione completa dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Anche il minore deve essere assistito da un avvocato per il bambino ai sensi dell’articolo 27 della legge 26.061.
Qualora, per qualsiasi motivo, non si è in grado di ottenere il consenso di nessuno dei rappresentanti legali del miore, sarà possibile ricorrere al giudizio abbreviato del tribunale per i minori, tenendo conto dei principi di capacità progressiva e di interesse del bambino/a, in base alle disposizioni della Convenzione sui diritti del fanciullo e la Legge 26,061 di protezione integrante dei diritti dei bambini e degli adolescenti.

Articolo 6 – Passaggio.
Raggiunti i requisiti di cui agli articoli 4 e 5, il funzionario pubblico, senza alcuna formalità in sede giudiziaria o amministrativa notifica la rettifica del sesso e cambio di nome per l’anagrafe della giurisdizione dove è situato il certificato di nascita e stabilisce di procedere ad emetterne un nuovo conforme ai cambiamenti, ed emettere un nuovo documento di identità nazionale che riflette la corretta registrazione del sesso e del nuovo nome di battesimo. E’ vietato ogni riferimento alla presente legge nel certificato di nascita e ogni riferimento al cambiamento dei dati nel documento d’identità.
La procedura per la registrazione di rettifica ai sensi della presente legge è gratuita, personale e non richiede l’intermediazione di qualsiasi gestore o avvocato.

Articolo 7 – Effetti.
Gli effetti del cambio di sesso e di rettifica del nome, ai sensi della presente legge, sono applicati, nei confronti di terzi, dal momento della registrazione.
La correzione non modificherà la titolarità dei diritti e obblighi di legge che potrebbe corrispondere alla persona precedentemente al cambio effettuato nel Registro, o le relazioni di diritto di famiglia proprio in tutti i suoi ordini e gradi, che rimangono immutabili, compresa l’adozione.
In ogni caso sarà rilevante, per l’identificazione della persona il numero del documento nazionale di identità della persona, al di là del nome o l’aspetto morfologico della persona.

Articolo 8 –
La corretta registrazione ai sensi della presente legge, una volta eseguita, può essere ulteriormente modificata solo con autorizzazione del giudice.

Articolo 9 – Riservatezza.
Hanno accesso al solo certificato di nascita chi ha dato l’autorizzazione originaria che e il titolare o altri solo dietro motivato ordine scritto dal tribunale.
Non è possibile, in ogni caso, pubblicizzare i dati della registrazione del cambio di sesso e nome, salvo autorizzazione del titolare dei dati.
Sarà omessa la pubblicazione sui giornali dell’avvenuto cambio, di cui all’articolo 17 della legge 18.248.

Articolo 10 – Notifiche.
Il Registro Nazionale della relazione Persone informerà del cambiamento di identità nazionale al Registro Nazionale A seguito, la Segreteria del registro elettorale per la correzione delle liste elettorali e le agenzie statutariamente determinate, e comprendono coloro che possono avere informazioni su esistenti misure precauzionali per conto della persona interessata.

Articolo 11 – Diritto di libero sviluppo personale.
Tutte le persone maggiorenni (18 anni) potranno, conformemente all’articolo 1 della presente legge e al fine di garantire l’integrità del proprio stato di salute, accedere ad interventi chirurgici totali e/o parziali integrati con terapia ormonale per adeguare il proprio corpo, inclusi i genitali, alla propria identità di genere auto percepita, senza la necessità di richiedere autorizzazioni giudiziarie o amministrative.
Per accedere al trattamento ormonale non sarà necessario esprimere la volontà di interventi di riassegnazione chirurgica genitale totale o parziale. In ambo i casi sarà richiesto, unicamente, il consenso informato della persona.
Nel caso di minori varranno i principi e requisiti stabiliti nell’articolo 5 per ottenere il consenso informato.
Nonostante quanto sopra esposto, l’ottenimento dell’intervento chirurgico totale o parziale. dovrà avere, inoltre, il consenso dell’autorità giudiziaria competente per giurisdizione, la quale dovrà esprimersi sui principi di capacità decisionale progressiva del minore, nell’interesse superiore del bambino o della bambina e in accordo con la Convenzione sui diritti del fanciullo e con la legge 26.061 di protezione integrale sui diritti delle bambine, bambini e adolescenti.
L’autorità giudiziaria dovrà esprimersi entro sessanta (60) giorni dall’applicazione di conformità.
Gli operatori del sistema sanitario pubblico, sia statali, privati devono garantire su base continuativa tutti i diritti che la legge riconosce.
Tutti gli interventi per la salute di cui al presente articolo sono inclusi nel Piano sanitario obbligatorio, o sostituti, conformemente al regolamento nella parte in cui disciplina l’autorità esecutiva.

Articolo 12 – dignità.
Deve essere rispettata l’identità di genere adottato da persone, soprattutto bambini e adolescenti, utilizzando una altro nome inscritto nella sua identità nazionale. Il tuo unico requisito, il nome adottato dovrà essere utilizzata per mandato di comparizione, record, file, chiamato e qualsiasi gestione o servizio, sia nel settore pubblico e privato.
Quando la natura della gestione rende necessario registrare i dati documenti l’identità nazionale, il sistema sarà utilizzato combinando le iniziali del nome, cognome, nome, giorno e anno
nascita e numero del documento e aggiungere il nome scelto per motivi di identità di genere su richiesta del interessato / a. In quelle circostanze in cui la persona dovrebbe essere nominato
pubblici devono utilizzare solo il primo nome della scelta che rispetta adottato l’identità di genere.

13 – Applicazione.
Ogni norma, regolamento o una procedura devono rispettare il diritto umano alla identità di genere delle persone.
Nessuna norma, regolamento o una procedura può limitare, restringere, escludere o togliere il diritto alla identità di genere del persone, devono essere interpretate ed applicate le regole di sempre a favore di accesso.

14 – Abrogato comma 4 dell’articolo 19 della legge 17.132.

15 .- Contattare l’Esecutivo Nazionale.

Dio salvi il Presidente.

fonte : http://www.crisalide-azionetrans.it/leggeargentina.html