Perché preferisco “uomo xx” (e donna xy) a ftm, mtf, e altre definizioni

Nelle ultime settimane ho riflettuto sul termine uomo xx.

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Alcune persone queer si infastidiscono per la scelta di usarlo per indicare me stesso e la non conformità di genere di origine genetica xx e di espressione maschile.
Premetto che non mi accodo a tutta la letteratura e saggistica di decostruzione del sesso biologico. E’ vero che esiste l’intersessualità, che molte persone, più di quanto si pensi, siano intersessuali e che si debba trovare un modo di esprimere sesso, genere e orientamento tenendo conto dell’intersessualità.

E’ anche molto frequente che delle persone trans agli inizi, con una buona dose di transfobia interiorizzata, amino fantasticare sul fatto che la loro identità di genere dipenda da una presunta e immaginaria intersessualità, che li “discolpa.

Sarebbe più politicamente corretto, come si fa all’estero, usare “assegnato maschio” o “assegnato femmina” alla nascita (AFAB, Assigned Female At Birth, AMAB, Assigned Male At Birth).
E’ una terminologia che diventa molto importante se stiamo parlando di persone intersessuali, per cui sarebbe incompleto e riduttivo parlare del loro sesso in modo binario (quindi ci si rifà a come esso è stato interpretato, probabilmente erroneamente).

Tuttavia amo pensare che mi abbiano assegnato “female” perchè sono female e non perchè si siano sbagliati o siano dei manigoldi. Il problema non è che io sia female, e che lo sia davvero (a prescindere poi dall’avere o meno un’immagine androgina), ma il fatto che nell’attuale società male/female contino più di man/woman, quando dovrebbero contare solo dal punto di vista sanitario, e non sociale/relazionale/lavorativo, ma qui entriamo nella sfera del binarismo sociale e fomentato dalla politica che quotidianamente noi attivisti combattiamo.

Onestamente non so perché a me il termine “uomo xx” stia simpatico.
Uomo e donna descrivono le identità di genere, e a descrivere i corpi di solito sono i termini maschio e femmina. Il mondo esterno a quello delle nostre riflessioni però non usa questi termini in modo corretto. Spesso maschio e femmina sostituiscono uomo e donna quando l’opinionista medio vuole parlare di queste persone ostentandone le caratteristiche e gli istinti (“quella è proprio femmina”, “da come agisce si vede proprio che è maschio“, “è l’istino della femmina“…),  e questi sono senz’altro utilizzi che ostacolano io mio potermi dire serenamente “femmina” (dato reale dal punto di vista biologico).

Di contro, anche se con la transizione “medicalizzata” non si “cambia sesso“, si è sicuramente una modifica estetica e funzionale molto importante dal punto di vista del “sesso biologico”, e maschio e femmina, che continuano ad essere corretti in linea teorica, diventano difficili da usare se parliamo di una persona medicalizzata (tramite ormoni e/o interventi).

XX ed XY invece non cambiano mai, fanno parte del nostro corredo genetico e nel parlare comune non sono ancora stati (sovra)caricati di significati comportamentali stereotipati.
XX è semplicemente la persona nata F che presumibilmente (al netto di tos, interventi) puo’ generare con una persona XY (che poi l’xx sia rasato a zero e l’xy abbia una mega parrucca bionda e un tacco dodici…diventa tutto molto relativo).

L’uomo xx è diverso dall’uomo xy? Si. Dirlo è transfobico? No.
L’uomo xx vive parte della sua vita in una condizione fisica/sociale diversa dall’uomo nato xy. Questa cosa influenza moltissimo la personalità dell’uomo xx, anche nel caso prendesse subito coscienza della sua identità di genere e/o del fatto di essere uomo trans (e credetemi, quelli della mia generazione potevano anche aver inquadrato chi erano, ma non si parlava tanto di ftm all’epoca, o di possibilità che un nato xx potesse essere “Trans”, o addirittura ftm gay). A prescindere da come e quando io abbia preso consapevolezza, e abbia pubblicamente dichiarato chi sono, tutto questo è stato preceduto da un’educazione e un modo di relazionarsi a me da parte degli altri che presupponeva che io fossi F e “una futura donna. Per quanto io (o altri) possa venire da una famiglia non binaria (avevo l’album di figurine dei calciatori, il motorino, suonavo basso e batteria, dicevo parolacce e bestemmiavo…), io ero socializzato come F e in modo diverso da come venisse socializzato mio fratello maschio biologico. Tutto questo è dipeso dal peso che la società (famiglia, scuola, e persino i catechisti) dà al fatto che una persona sia nata femmina o maschio. Se non ci fosse binarismo sociale probabilmente un uomo xx non avrebbe così tanto bisogno di rivendicare il suo imprinting come parte di se stesso che ha infine accettato e incluso.

Se non ci fosse binarismo sociale, l’uomo xx semplicemente prenderebbe consapevolezza di essere uomo e (medicalizzato o non), vivrebbe semplicemente da uomo, notando in se stesso dinamiche molto simili a quelle degli uomini geneticamente xy. Ma essendo che il binarismo è ancora fortissimo, l’uomo xx (come la donna xy) si porta dietro un retaggio che è difficile (e forse non utile) cancellare.

Questi imprinting però non rendono la persona t “meno uomo” o “meno donna”: è semplicemente un modo di essere uomo o donna che si arricchisce di un’esperienza diversa e puo’ generare una maggiore comprensione per il genere umano (a prescindere dall’appartenenza di sesso e genere).

Io sono uomo xx. Per me è importante dirmi uomo, ma è importante dirmi xx, demarcare la mia differenza da chi è maschio, e come uomo è stato socializzato fin dall’infanzia.
Per me è importante dirmi uomo xx perché è importante comunicare che non solo in un corpo maschile (dalla nascita) può albergare quel tipo di identità di genere che (forse per convenzione) chiamiamo maschile.
Per me è importante comunicare che in una società non binaria si potrebbe vivere liberamente come uomini xx, uomini xy, donne xx, donne xy, senza che il fatto che statisticamente le persone xx abbiano un’identità di genere e quelle xy abbiano l’identità di genere “diametralmente opposta” (che poi, sarà vero?) determini poi una regola e “legittimi” o meno alcune condizioni rispetto ad altre.

I termini trans-sessuale, o f TO m, m TO f, trasmettono una visione cis-sessista in cui i generi sono due, e sono intrinsecamente legati ai sessi (quindi al “cambiamento di sesso” se non ci troviamo nella dicotomia uomo-maschio / donna-femmina), quindi sono termini che non solo non hanno la mia simpatia (ciò non significa che poi non li usi se non ne abbia bisogno per semplificare), ma che non mi descrivono: nel mio percorso di vita (ma anche in quella di altre persone gender non conforming) non c’è nè quello che con una grande semplificazione chiamiamo “cambiamento di sesso“, nè un vero e proprio “cambiamento di genere” (semmai presa di consapevolezza).

Se proprio devo usare la T (in senso squisitamente trans-gender e dove intendo trans come al di là dei generi), allora preferisco usare uomo T, donna T, piuttosto che termini che sottolineano la “transessualità” del percorso e non la non conformità di genere.
MI rifaccio anche all’autrice ed amica Monica Romano, che, sicuramente partendo da presupposti meno rivoluzionar-conservatori dei miei, rivendica il termine “ragazza xy“, nel suo romanzo “Storie di ragazze xy“.

Credo sia importante ridurre la differenza tra noi e i cisgender a un mero dato cromosomico. Oltre ad essere simpatico a livello fonetico, ci ricorda quanto sia assurdo che i cromosomi possano, a causa del binarismo sociale, tracciare un destino per persone cis e trans.

Alla luce di questo non con maggior imbarazzo di quando dico che sono B negativo, dico anche di essere xx, di avere un corpo di genetica femminile, probabilmente fertile, di essere stato assegnato come F alla nascita (e non per un errore dei medici, ma perché il mio sesso biologico è F), di aver anche vissuto per anni identificando me stesso come F (in un’epoca in cui una persona molto giovane non ha molte restrizioni di ruolo, e potevo tranquillamente fare le cose “da maschio“), e di aver poi preso consapevolezza come uomo. Di non desiderare di essere trattato come un uomo xy, o come un “maschio, ma semplicemente di essere rispettato come uomo xx (che non è meno uomo dell’uomo xy, sia chiaro), e soprattutto sottolineo che se oggi il mio impegno politico è soprattutto indirizzato contro il binarismo sociale e politico, contro una burocrazia che dà molto peso ai nostri cromosomi e alla nostra biologia piuttosto che alle nostre attitudini e capacità, è unicamente legato al fatto che sono un uomo xx, e non un uomo xy.

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Glossarietto per parlare di identità, ruoli e orientamenti

In queste settimane ho appreso dei termini che non conoscevo ma trovo idonei e che usero’ prossimamente per parlare di ruoli, identità e orientamenti.
Ringrazio Mirella Izzo per avermi ispirato e fatto conoscere la maggior parte di queste definizioni e perifrasi geniali. Alcuni termini li conoscevo già, e li ho piacevolmente ritrovati nei suoi trattati, altri credo siano sue brillanti interpretazioni.
Di certo potrei aver travisato qualche significato, e se è cosi’, ben vengano segnalazioni per correzioni.

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Ruolo di genereidentità antropologica
Stereotipo di genere: normalizzazione dei ruoli e delle aspettative sociali, concepite in modo binario

Attrazione di genere: un modo intelligente per indicare la nostra attrazione per persone di genere maschile, femminile, altro. Attrazione sessuale sarebbe stato ambiguo (sesso significa maschio o femmina ma anche sessualità), inoltre non sempre il nostro orientamento è legato al “sesso” delle persone. Più spesso al loro genere. Chi è attratto dalle donne non prova, generalmente, attrazione per un ftm, anche esso fosse preT.

Eteromimetico: cio’ che riprende stilemi e stereotipi tipici dell’eterosessualità, come accade per molte coppie omosessuali di donne e di uomini, dove look, ruolo di genere e ruolo sessuale richiama la dicotomia binaria donna/uomo.

Genderismo: l’atteggiamento che fa coincidere sesso e genere e impone un destino a seconda di cio’ che c’è tra le gambe.

Maschio/femmina identitaria: la costruzione di strutture e modelli identitari binari e stigmatizzati, contenenti tutti gli stereotipi socialmente associati all’essere maschio o femmina nella società odierna.

Omoerotico: persona attratta dallo stesso genere. Parola più precisa di omosessuale, troppo legata alla dimensione del sesso, e di omoaffettiva, troppo “perbenisticamente” legata all’affetto.

Euforia di genere: sensazione provata da persone in transizione che iniziano a “passare” e provano uno stato di entusiasmo per l’effetto novità di questa condizione, che ha pesanti risvolti sul percepito sociale

Straight: sinonimo di “eterosessuale”, in inglese, ma ravvisabile anche alla condizione di etero/cisgender. Un modo sintetico per dire “non GLBTQ”.

Sesso gonadico: il sesso genetico, legato ai nostri organi riproduttivi.

Cambiamenti epigenetici: quei cambiamenti che cambiano solo il fenotipo ma non il genotipo

Interdipendenti: il giusto modo per considerare sesso genetico, identità e ruoli. Non indipendenti, non dipendenti, ma “interdipendenti”. brillante intuizione della Izzo

Nomen est omen: il nome contiene il destino. Facilmente utilizzabile per le persone trans vittime del “genderismo” di questa società.

“Diventare” uomo, “sentirsi” uomo…

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Molti ragazzi e ragazze, etero e non etero (persino attivisti/e gay e lesbiche), mi chiedono se un ftm “si sente” uomo.

Io ci tengo a precisare che un ftm, come una mft, non “si sente“, ma è.

Spiego la differenza:
il matto del cottolengo che “si sente” Napoleone, in effetti, senza ombra di dubbio, NON è Napoleone, neanche psicologicamente. Non è di identità di genere “napoleonica”…

Un ftm ha realmente un’identità di genere maschile, anche se non è “maschio”.
E’ uomo, ma non è maschio.

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Qualcuno a questo punto, quando parla di transizione, usa il termine “diventare uomo”.
E’ scorretto: l’ftm è già uomo.

Poi allora si correggono dicendodiventare maschio“….ma anche questo è scorretto.
La transizione non rende maschio un soggetto xx.  Lo rende simile al maschio, esteticamente e anche funzionalmente, socialmente, e (in italia con la rimozione degli organi riproduttivi), anche legalmente.

Dopo quel momento, dopo la “garanzia di sterilità” e il cambio dei documenti, l’ftm diventa, per la legge italiana, maschio. Maschio sterile che può adottare, con una moglie. Maschio che può sposare civilmente una donna. Ha i diritti del nato maschio.

Chi ha un’identità di genere maschile è un uomo, ma non un maschio biologico. Alla luce di questo, “sentirsi” uomo e “diventare” uomo sono semplificazioni errate.

Binari e Antibinari…un po’ d’ordine.

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maschio/femmina: identità genetiche
uomo/donna: identità psicologiche e sociali
 CONDIZIONI DI NASCITA:
Maschio, genetica xy
Femmina, genetica xx
Ermafrodita, caratteri primari ambigui, possibili differenze genetiche (es: xxy)
Intersessuale: caratteri secondari ambigui, possibili differenze ormonali (varie sindromi).
Crudelmente vengono spesso riconvertiti alla nascita a seconda del loro organo riproduttivo (presenza di gonadi o ovaie).
Androgino/a: persona con un corpo maschile o femminile, con aspetto apparentemente ambiguo
ORIENTAMENTI SESSUALI E AFFETTIVI
Omosessuale – Omoaffettivo/a: persona attratta dallo stesso sesso/genere
Eterosessuale – Eteroaffettivo/a: persona attratta dal sesso/genere opposto
Bisessuale – Biaffettivo/a: persona attratta da persone di sesso/genere maschile e da persone di sesso/genere femminile
Pansessuale – Panaffettivo/a: persona attratta da persone indipendentemente dal sesso o dal genere

IDENTITA’ DI GENERE:

Cisgender: persona in cui vi è coincidenza tra sesso biologico e identità di genere
Transgender: persona totalmente o parzialmente dis-identificazione con l’identità di genere appioppata alla nascita.
Transessuale-Transgender medicalizzato/a: persona che decide di transizionare di sesso oltre che di genere tramite transizioni medicalizzate totali o parziali.

Alcune precisazioni:

– le drag queen e i drag king non sono transgender (è una performance).
– il fenomeno del travestitismo è legato al fetish e non all’identità di genere
– spesso persone del mondo del sex working non sono realmente trans ma fanno modifiche fisiche (come le protesi al seno o altro) solo per le physique du role del loro lavoro. Alcune persone transessuali li chiamano “viados” proprio per prenderne le distanze, altre lo trovano estremamente dispregiativo e preferiscono non usare questa parola in nessun caso.

IDENTITA’ POLITICHE (riguardano i ruoli di genere)

 

Binario: persona che concepisce l’universo in un dualismo di maschile/femminile, gay/etero e crede che le predisposizioni a un ruolo, un’attitudine, un mestiere, un hobby, siano dovuti principalmente a influssi genetici e ormonali e la prima distinzione fondamentale sia appunto quella uomo/donna o maschio/femmina.
Antibinario: persona che si oppone al binarismo di genere (maschio/femmina, gay/etero) ed all’eterosessismo (la normalità è “maschi e femmine li creò” e “l’uomo è fatto per stare con la donna”), e contesta i ruoli maschili e femminile e le aspettative ad essi connessi.
Ovviamente puo’ essere Antibinario una persona di qualsiasi orientamento sessuale e/o identità di genere.
E ORA GIOCHIAMO CON LE COMBINAZIONI!
ESEMPI DI PERSONE NON BINARIE
Maschio genetico, uomo cisgender, eterosessuale, antibinario-> è appassionato di uncinetto e/o gli piacciono le donne androgine
Femmina genetica, donna cisgender, eterosessuale, antibinaria -> ha l’aspetto che vuole e fa quello che vuole, non asseconda il desiderio dell’uomo etero, non ne ha bisogno per piacere agli uomini. se non la vogliono, che si aggrappino!
Maschio genetico, uomo cisgender, pansessuale, antibinario-> fino a ieri era stato solo con donne biologiche (o uomini biologici), poi ha perso la testa per un ftm (o una mft)…e ha capito che si amano le persone e non i loro organi genitali
Femmina genetica, uomo transgender ftm, etero, antibinario-> si ritiene di identità di genere maschile, ma non gli interessa ricalcare lo stereotipo di uomo. Se tutti sono in jeans e in camicia, non va in cravatta. Non gli deve piacere per forza il calcio. non deve per forza portare i capelli rasati e andare in palestra. Interpreta la sua spontanea visione di maschile

ESEMPI DI PERSONE NON BINARIE

Femmina androgina, donna cisgender, eterosessuale, binaria -> soffre il fatto che il suo corpo sia androgino, l’androginia è una condizione fisica solo a volte ricercata. per una donna etero può anche essere un peso.

Maschio genetico, uomo cisgender, bisessuale, binario -> gli piacciono le donne con la gonna, gli omoni pelosi, ma prova schifo per le persone transgender e per l’androginia
Femmina genetica, uomo transessuale ftm, eterosessuale, binario-> è nato femmina, ha transizionato, si considerava “sbagliato“, ma ora si è “corretto“, ed è un uomo etero. Non approva le stramberie e le ambiguità
Femmina genetica, donna cisgender, lesbica, binaria -> è attratta da altre donne lesbiche, formano coppie “binarie” ed eteromimetiche in cui una è un po’ mascolina e fa il ruolo da maschia, l’altra è femminile, non approvano il mondo trans, esaltano la bellezza dell’essere donne, odiano l’uomo e il patriarcato e lo considerano il male della società.

I vari aspetti dell’identità

Transgender non canonici: hanno voce nel movimento?

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La comunità T* (transessuali, transgender, genderqueer, travestiti, crossdresser…) è di per se zittita dalle comunità maggioritarie (il mondo etero ma anche gli altri diversi, come i gay e le lesbiche)…ma anche quando vengono aperte le braccia al mondo T, se ne esclude una grossa fetta, anzi, 4 grosse fette:

– TRANSGENDER NON MEDICALIZZATI
persone T non in transizione medicalizzata: ovvero tutte le persone T che decidono di non prendere ormoni, e non perché la loro identità di genere sia “una performance“, oppure un capriccio da serata mondana, o qualcosa da vivere “part time“, da tener separata dalla sacralità della vita vera, degli affetti e del lavoro…parlo delle persone T non in transizione canonica che vivono apertamente la loro condizione. Spesso non sono prese sul serio dalle persone non T, ma anche dalle persone T medicalizzate (che vengono chiamati “trans-sessuali” perchè transizionano di sesso, e non solo “di genere” ovvero transgender).
Spesso vi è una morbosità verso queste persone…si guarda ogni loro gesto per confutare il fatto che sono trans e quindi vengono fuori frasi del tipo “ma no, non è la voce che mi inganna, è che ti vedo donna, davvero…
Uno dei problemi più grossi dei transgender non medicalizzati è che sono quasi tutti velati.

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– GENDERQUEER, GENDERBENDER, TWO SPIRITS
persone che non si identificano totalmente in uno dei due generi come sono socialmente concepiti: ovvero persone cisgender che si oppongono al binarismo dei generi, ma anche persone T che (indipendentemente dal fare o meno modifiche medicalizzate), non si riconoscono totalmente in una delle due identità “tradizionali” oppure semplicemente nei ruoli di genere stereotipati.

– TRANSOMOSESSUALITA’/TRANSLESBISMO
persone T che sono attratte dallo stesso genere (ovvero da persone tecnicamente di sesso opposto se si considera il loro sesso genetico), ovvero donne T (di genetica XY) che sono attratte da donne, e uomini T (di genetica XX) che sono attratti da  uomini. Diffidenza anche per persone T attratte da altre persone T e per persone T bisessuali o pansessuali.
Spesso queste persone NON vengono dall’attivismo gay/lesbico (non sono mai stati/e butch o effeminati, ma magari prima vivevano da persone etero tormentate)….questo crea disorientamento da parte degli attivisti gay…perché non possono appioppare a queste persone lo stereotipo del “non avevi il fegato per essere omosessuale,  soffri di eteronormatività interiorizzata, volevi rientrare nella “normalità” sociale”.
Inoltre la banalità (causata dalla confusione tra identità di genere e orientamento sessuale) è : ma se “ti senti” uomo e ti piacciono gli uomini, perchè non rimanevi donna? Ma questo è un altro capitolo che preferisco non aprire.

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– TRANSESSUALISMO SECONDARIO
persone che si sono scoperte T in tarda età, quindi che da piccole non si sentivano “nate nel corpo sbagliato“.Probabilmente si sentivano diversi senza inquadrarne il motivo, ma non si tratta di quella che la psichiatria classica chiama “transessualismo primario“. Queste persone sono spesso discriminate e si appioppa lo stereotipo del “donna? ma se fino a un anno fa avevi i capelli rasati!

Diverse persone T, intervistate in televisione portano avanti visioni stereotipate del mondo trans. questo intervento vuole essere un modo di dare luce alle varietà di persone, esigenze e identità.

Teoria queer e sua influenza nei percorsi transgender XX (e differenze con quelli XY)

Queer?
Cosa significa?
Teoria queer? persone queer? è un sinonimo di bisex o di pansessuale? c’entra coi transgender o i genderqueer? coi gender studies e col femminismo?
Queer c’entra con chi è troppo velato per usare parole come gay, lesbica e transessuale?

Angela McRobbie

La teoria queer nasce da un gruppo di filosofi tra cui Judith Butler, una filosofa post–strutturalista.

Chi non conosce il post-strutturalismo, chi non ha mai studiato i pensatori post-strutturalisti (che personalmente ho studiato in estetica nel mio percorso di Architetto), non capirà alcuni cardini della teoria tipici appunto al pensiero post-strutturalista.

Una cosa che mi ha sempre colpito è che una gran parte di persone che si definisce queer o genderqueer è a origine biologia xx ed è attratto da donne o bisessuale.

E’ innegabile il legame tra teorie queer, anti eterosessismo e eteronormatività, anti-sessismo e quindi problematiche sui generi e soprattutto sul genere femminile.
Infatti le teorie queer prendono le mosse e si intrecciano con studi femministi, perché comprendono, oltre a tematiche di identità di genere, tematiche relative alla de-costruzione dei ruoli di genere e riflettono sulle aspettative sociali rivolte ai generi anche sul persone etero e cisgender.

Purtroppo in Italia il mondo queer è spesso associato ai centri sociali, alle case occupate, ai vegan, a transizioni irregolari fai da te, all’anarchia, a movimenti politici estremi, e ai leoni da tastiera.

Solo a Roma e a Torino vi sono materie universitarie rivolte ai Gender Studies.

Inoltre una persona di biologia XX e che si avvicina al maschile difficilemente userà su di se termini come “travestito” o “crossdresser”, preferendo butch, queer, genderqueer, transgender, o (nel caso di transizione medicalizzata), trans, transessuale o ftm.

Spesso il mondo delle persone di biologia XY che si avvicinano al femminile non conoscono la teoria queer, i termini queer, genderqueer, e quindi (anche nel caso di lontananza dal fetish) usano su di se crossdresser e travestito, e spesso sono meno inclini ad approfondire gender studies.

Eppure è molto più comune trovare una crossdresser mft attratta da donne che un “genderqueer” ftm attratto da uomini.

E’ inoltre rarissimo il travesititismo da femmina a uomo di matrice “fetish”.

Infine, il fenomeno drag è presente in entrambe le direzioni, ma con la grande differenza che nel mondo drag king è piu presente la tematica di genere, mentre spesso le drag queen sono slegate da tematiche identitarie.

E’ anche vero che l’attivismo T del passato, almeno in Italia, di matrice mtf, “conteneva” le travestite (chiamate i travestiti), le transessuali (che erano solo quelle che transizionavano in modo medicalzzato, e venivano indicate al maschile), e le drag queen.

Il mondo gay non vedeva benissimo i travestiti, mentre ammirava le drag queen, quindi è plausibile che molte cripto-MtF preferissero il filtro drag queen di “travestitismo come performance artistica” che il travestitismo vero e proprio, ed è risaputo molte persone appartenenti alle vecchie generazioni di drag queen si sono in seguito riconosciute nell’identita’ di donna trans*.

Oggi invece la realtà drag queen è consolidata come percorso artistico e se ne interessano molte persone cisgender.

Nath