Quando una trans dice una cosa impopolare: il misgendering e la transfobia del popolo del web

Gentili lettori, questo non è un articolo su Luxuria, Asia Argento, e gli stupri, quindi vi chiedo di mettere a fuoco l’argomento che voglio trattare: il rigurgito transfobico che ha portato il popolo del web (anche quello che a parole è a favore del rispetto verso le persone trans), a offendere Vlady sul piano dell’identità di genere.

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Vi sono vari livelli di ignoranza e di cattiva fede riguardo al tema trattato: si parte da sedicenti intellettuali di sinistra e sedicenti femministe che si sono rivolte a Luxuria al maschile e parlandone come di un uomo gay.

Poi abbiamo la transfobia più raffinata con pretese di psicanalisi freudiana: la trans in questione la pensa così solo perché non è nata donna, quindi  è “l’uomo che è in lei” che parla, o la sua “parte maschile”, o “la pensa così solo perché non è nata femmina”.

Quando le stesse cose vengono dette dalle nostre zie, nonne, colleghe di lavoro, nessuno fa riferimento alla loro presunta “parte maschile”, così come se un nero contesta altri neri, magari anche sbagliando, nessuno fa riferimento alla sua “parte bianca”.

Infine, abbiamo le solite femministe che usano il pretesto per parlare di trans in generale, e sottolineare, riprendendo la scia di quest’estate, che una donna trans è qualcosa di diverso da una “donna”.

Se poi vogliamo dire che in tutto questo non vi è transfobia

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Chi non è attratto/a dalle persone trans, ha un problema di transfobia?

Non c’è nulla di male se un gay non è attratto dagli ftm. La transfobia è però presente se quel gay sostiene che nessun gay può essere attratto da un ftm, o se definisce necessariamente “non gay” un partner di un ftm.

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Salve a tutti.

Scrivo oggi su stimolo di un contatto facebook che, spinto dalla poca attenzione che negli anni ha dato alle mie parole, è seriamente convinto che io consideri transfobe le persone non attratte dalle persone transgender.

In realtà io non ho mai detto questo, nè lo penso, ma dico da anni una cosa ben diversa: è transfobo chi sostiene che una donna etero e un uomo gay NON possano in nessun caso essere attratti da un uomo ftm, e che una donna lesbica e un uomo etero NON possono essere attratti da una donna mtf.

Perché queste persone sono transfobe? Perché estendono un loro sentire a tutti, dicendo che è “impossibile” che un uomo gay o una donna etero possano essere attratti da una persona non biologicamente maschio e che una donna lesbica e un uomo etero non possano essere attratti da una persona non biologicamente femmina.

A rendere queste persone transfobe è quindi il desiderio di “normare” gli altri, estendere il proprio sentire, legittimo (la non attrazione per le persone trans), agli altri ed al loro sentire.

Concludendo, non c’è nulla di male a non essere attratti da un corpo e da una mente trans. Non c’è nulla di male se il nostro naturale impulso ci porta a non desiderare gli uomini, o le donne, o le persone androgine, o se non siamo bisessuali, perché abbiamo un gusto estetico “diverso”, MA è molto grave e transfobico se vogliamo fare delle regole generali su quello che è squisitamente soggettivo e riguarda semplicemente il nostro desiderio personale.

L’asterisco e l’ingerenza femminista verso i gender non conforming

Una riflessione che parte dall’inclusione grammaticale delle persone gender non conforming per arrivare ai limiti dell’intersezionalità, al cis-sessismo e al colonialismo culturale.

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In questi giorni mi sono imbattuto in un articolo scritto da una femminista, penso della differenza, che condannava l’uso dell’asterisco, ribadendo che siamo “uomini e donne” e che “diversamente dall’etnia, questa differenza si manifesta prestissimo“: un cumulo di binarismo, innatismo, e “gender non conforming – fobia”.
Non mi interessa la guerra tra femminismi binari e femminismi anarcoqueer: mi sento distante da entrambe le correnti, e non ho vantaggi a prendere parte a una guerra che, essendo femmin-ista, non mi riguarda.
Se posso dire qualcosa a tutta la riflessione femminista, è il fatto di escludere i vissuti. Cattedre della differenza contro cattedre queer: persone cisgender che parlano di identità di genere…cancellando o ignorando i vissuti.
Si decide” a tavolino, in una guerra tra cattedre, se i generi sono due, tre o 24, ignorando il fatto che solo i vissuti contano.
Non si può teorizzare che i generi sono due quando di fatto ci sono persone di genere non conforme al maschile o al femminile. Una teoria non puo’ cancellare degli esseri umani: sarebbe come dire che le persone sono solo caucasiche o nere come la pece e che “non esistono” persone con colori della pelle diversi dal bianco e dal nero.
Forse si dovrebbe ascoltare ed osservare realmente la realtà.
Veniamo alla grammatica: le persone gender non conforming o le persone transgender (anche portatrici di identità binaria, ma con documenti e/o aspetto dissonanti), hanno imparato ad usare un linguaggio non connotato di genere quando parlano di sè: spesso l’interlocutore neanche se ne accorge, perché non è vero che la lingua italiana non permette di comporre frasi o di usare parole o perifrasi che non identificano il sesso di chi sta parlando: è solo questione di esercizio (per la persona) e di volontà (per gli altri).
Le associazioni LGBT, spesso, per indicare gruppi di genere misto, non usano il “maschile plurale” (discretamente comodo se sei ftm, ma un po’ urtante se sei mtf), ma non usano neanche la perifrasi binaria “uomini e donne”, che ribadisce il binarismo e cancella le persone gender non conforming.
Alcuni usano l’asterisco, altre forme omnigenere (con l’uso di “persona” al posto di uomo e donna), altri usano maschile, femminile E neutro (ex: benvenuti a tutti gli uomini, le donne e le persone di altri generi).
Questo a molte femministe non sta bene: chiamano, erroneamente, “neutro” cio’ che riguarda le persone “di altri generi (essere viola non significa essere bianco), dicono che nominare uomini, donne e “altro” sarebbe “lungo (quello che dicevano gli uomini quando loro volevano dire “uomini e donne) e dicono che il femminile (e di conseguenza il maschile) va rimarcato, proponendo una soluzione “binaria” che è offensiva e che cancella (non le donne, ma le persone gender non conforming).
E’ tutta una questione di pigrizia (“non è un problema mio, quindi me ne frego”). E’ vero che le lingue neolatine sono “binarie”, ma l’impegno può tutto, e cercare formule inclusive non è difficile.
L’unico ostacolo è che taluni (e talune), non poche persone, non hanno interesse a farlo.
Molte femministe, anche queer, trattano le persone non conforming con maternalismo e pietismo. L’atteggiamento “patriarcale” che rinfacciano all’uomo nei loro confronti, lo ripropongono verso le persone T, peccando di “colonialismo culturale” e “cis sessismo
Non è raro vedere, nei forum femministi, donne che “decidono” se una giovane adolescente trans ha il “diritto” di ricalcare gli stereotipi col trucco e parrucco che ha scelto, o se un ftm che ha partorito, pretendendo di essere padre e genitore e non “madre”, sta offendendo le donne: persone in cattedra che disquisiscono sui nostri vissuti.
Addirittura delle femministe mi hanno “corretto”, dicendo che quando si parla di discriminazione subita da una persona non conformi “non devo” usare binarismo o transfobia ma “patriarcato”, perché “se avessi letto i loro libri” (scritti da persone cis) “saprei” che tutto deriva dal patriarcato, e affermando ciò cancellano tutta la riflessione trans e le sue elaborazioni culturali.
Addirittura un ftm non è “autorizzato” a parlare di transmisandria quando le donne lesbiche o femministe lo respingono i insultano.

Alla luce di questo, col tempo, sono diventato un po’ “separatista“. Le grandi intersezioni tendono a mettere in primo piano i temi “nazionalpopolari” e oscurare i piccoli temi e i loro autori, facendo si’ che chiunque, anche chi non è formato e non vive una condizione, pensi di avere voce in capitolo su un tema, e cosi’ possiamo vedere femministe che “decidono” se qualcuno è o no trans, uomini etero poliamorosi che dicono che il binarismo non esiste, etc etc.
Non dico che il separatismo sia la strada corretta, ma è necessario l’ascolto: ascolto di chi, in prima persona, vive dei temi e delle problematiche sociali. E poi ci vuole tanta umilità, soprattutto dai militanti e dalle militanti (e da* militant*!) di lungo corso.

Luna Trans e il rigurgito transfobico

Il movimento sembra spaccato sul caso di “Luna Trans”, professoressa transgender finita nel mirino mediatico poiché pubblicava foto in calze a rete in un sito Adult.

Non prendo posizioni in merito ai provvedimenti che in questi casi vadano presi (e che andrebbero presi nel caso ciò fosse successo con una donna biologica o con un uomo biologico).

Rimane un mistero come mai, in tutti questi casi, siano sempre gli adolescenti a “sgamare” gli adulti nei siti che, giustappunto, si chiamano “Adult”.

Spero solo che la vicenda non si concluda in un modo sessuofobico (come si è conclusa altre volte) e transfobico (ovvero che ci sia un attacco peggiore dovuto il fatto che la donna coinvolta è trans)

Purtroppo questi episodi non promettono bene…

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Speriamo solo che, come nel caso di Anddos e Unar, il tutto non finisca per scatenare un rigurgito di intolleranza e l’ennesima occasione per dimostrare disprezzo alle persone LGBT.

Ladri di…etichette (al limite siete transgender…)

da: Ladri di Biciclette

In questi giorni ho osservato alcuni, giovani e meno giovani, ragazzi transgender del web,  essere violentemente presi di mira da persone trans medicalizzate, i quali li attaccavano semplicemente per il loro fare informazione sui percorsi non medicalizzati.

Non c’era arroganza, senso di superiorità, non c’è biasimo dei percorsi altrui. Questi ragazzi portavano della documentazione, a volte anche ripresa da questo blog, di persone transgender non medicalizzate che avevano trovato un equilibrio senza la medicalizzazione e che erano socializzate secondo genere d’elezione nella loro quotidianità.

Venivano anche usati avatar e copertine del diario, su facebook, che dichiaravano che esistono trangender non medicalizzati e che non è la medicalizzazione (eventuale) a rendere transgender, ma la propria identità di genere, che va rispettata.

La presenza di questi due giovani (e meno giovani) attivisti, non legati a ruoli istituzionali, e quindi liberi di esprimersi senza tener conto della permalosità e dell’analfabetismo funzionale altrui, ha causato un violento rigurgito di intolleranza.

Diverse persone trans medicalizzate hanno iniziato a giudicare la loro vita, partendo dal fatto che “si, possono dire di essere felici, ma poi quando entrano dal panettiere sono donne”, con una certa cattiveria e rivendicazione di superiorità per il loro miglior “passing“.
Delegittimano la richiesta di rispetto del proprio genere perchè “se non passi non devi aspettarti niente ed è inutile che fai vittismo”.

Oppure ho letto di forzature sul fatto che addirittura il ragazzo T non medicalizzato “amerebbe” il suo corpo e addirittura il ciclo mestruale (che onestamente non amano neanche le donne biologiche cisgender) e andrebbe in giro con minigonne (del resto anche loro, il giorno prima di iniziare gli ormoni, immagino andassero in giro con minigonne…).

Un altro pretesto per screditare le persone transgender non medicalizzate sarebbe quello che “sono velate, attivisti da testiera, non hanno nome e faccia, appena spengono il pc tornano a vivere come da sesso biologico“. Questo pregiudizio cancella non solo le tante persone transgender non medicalizzate che su internet usano i loro volti e i loro veri cognomi, ma anche che non prendere ormoni non significa essere velati e non vivere socialmente il proprio genere d’elezione, come fanno già tanti non medicalizzati, sia attivisti, sia non attivisti. Inoltre non si capisce perché dal non medicalizzato si aspettino il “sacrificio” obbligatorio dell’attivismo oppure “nome cognome e faccia” oppure di essere referenziati su google, quando loro stessi, referenziati dal prendere ormoni, possono permettersi cognomi finti, avatar fittizi, e di non avere l’onere di fare attivismo.
Altro pretesto è la reversibilità. La società “non deve dare credito ai non medicalizzati“, perché se lo facesse “poi questi potrebbero tornare indietro e screditare i veri trans!“, come se a chi si dichiara gay o lesbica si chiedesse un giuramento a vita per evitare che poi “si torni indietro“.
E poi, ovviamente, il fatto che sicuramente chi non prende ormoni lo fa “per paura o perché, diversamente da noi, non ha le palle, con statistiche inventate al momento (tipo: nel 99% dei casi), come se avessero lanciato un sondaggio con campione affidabile..
Inoltre viene confuso il “non voler prender ormoni” con l’essere “contro, come se si volesse spingere gli altri a non prenderli, oppure screditare il percorso di chi li prende. E’ come se un bisessuale che ne è fiero, in questo modo screditasse i gay, o un mulatto screditasse i neri.
Spesso appare anche la precisazione “comunque io nonostante loro sono soddisfatto del mio percorso e lo rifarei”. Non capisco il senso di questa precisazione: perché l’esistenza dei non medicalizzati dovrebbe insinuare dubbi in chi è nel percorso canonico?. L’esistenza dei bisessuali rischia di scatenare curiosità nei gay e negli etero?

Altro pretesto è che, secondo loro, le persone transgender non medicalizzate, si autonominerebbero “transessuali, quando, rileggendo tutto il materiale proposto dai due attivisti sopracitati, non ho mai visto apparire la parola “transessuale” e l’attivismo mondiale va verso la sua abolizione e verso l’uso della parola, che il movimento ha coniato e scelto, transgender, che include tutte le persone portatrici di una diversità di genere (gender not conforming).
A quel punto alcune dicevano, con disprezzo per la parola transgender, al massimo sono transgender” o “al limite sono transgender“, come fosse un contentino che loro davano a questi “nè carne nè pesce” o “finti trans”, ma un contentino che stavano danto quasi controvoglia, tanto che spesso veniva aggiunto “vorrei vedere voi se non foste incazzati se qualcuno vi rubasse le etichette. Poi vi era sempre la precisazione chetrans” sarebbe abbreviativo di transessuale e che quindi non puo’ essere usato dai non medicalizzati, e che addirittura ftm ed mtf indicherebbero direzioni percorse in senso medicalizzato, e che quindi anche queste non possono essere usate dai non medicalizzati.
Anche se gli intellettuali transgender hanno deprecato “mtf” ed “ftm anche nel caso di persone medicalizzate, perchè indicano percorsi binari in cui si “diventa” qualcosa, quando in realtà il sesso genetico neanche cambia, queste parole potrebbero essere di semplice comprensione e di facile utilizzo, per capire, senza dover spiegare in modo morboso, il sesso di nascita e il genere verso quale la persona sta andando. Ma anche queste parole dovrebbero essere rigidamente di chi sta facendo la transizione medicalizzata, e di chi rigidamente spolvera una vecchia parola, poco usata all’estero: transessuale, per mettere una distanza verso chi non sta seguendo un canone di transizione “standard che i cisgender (non transgender) hanno deciso con una loro legge, e che parte della comunità trans ha deciso essere il percorso “normale” per “meritare di essere transgender“.
Vi è di base un’ignoranza anche sui termini: chi è stato lontano dall’attivismo T e dalla letteratura T è convinto che transgender sia un termine che riguarda chi ha un’identità di genere a metà tra M ed F (genderqueer) e che invece transessuale è il termine (migliore e più nobile) per definire le persone nel percorso canonico. Se qualcuno dice il contrario, ovviamente è lui l’ignorante…

Nel frattempo le persone transgender non medicalizzate, per fuggire da accuse e da esclusioni, si sono rifugiate nelle definizioni della teoria queer: genderqueer, genderfluid, a volte anche senza esserlo (a volte si tratta di persone con identià di genere definita completamente come maschile o femminile), ma perché usandole continuano ad essere sì disprezzate dai trans canonici (che continuano a dire che queste persone dovrebbero sparire perchè creano confusione), ma almeno non sono più “ladri di etichette“.

Questa polemica, che ha visto coinvolti diversi non med (e persino io, che, visto come “il boss dei non medicalizzati” venivo visto come il mandante della disinformazione antibinaria e loro i miei poveri sicari soggiogati…), ha visto anche molta solidarietà da parte di donne transgender che non sono medicalizzate. Di alcune nessuno sapeva che non prendessero ormoni, o che non li prendessero più, ma l’attacco è sempre maggiormente rivolto agli uomini T, sui quali appare evidente la presenza di medicalizzazione ormonale. Queste donne T non medicalizzate, di cui non faccio nomi, ma che sicuramente sarebbero contente se li facessi (non si vergognano di non prendere ormoni), sono lasciate in pace perché non vi è una grande differenza estetica tra loro e le medicalizzate, anzi addirittura a volte passano di più.

Allora qual è il problema? Disturba che alcune persone transgender non “pàssino” ? e quindi risultino “non accettabili” agli occhi della società binaria? In questo modo loro “lederebbero la reputazione” di chi ha un aspetto che potrebbe permettere di integrarsi meglio nella società binaria ed eteronormata?

Se il passing non esistesse, non fosse possibile con ormoni e chirurgia, tutte le persone gender not conforming sarebbero visibili come tali, e la popolazione umana dovrebbe abituarsi all’idea che esistono donne XY e uomini XX.

Non so come la presenza di persone che, pur non “passando”, chiedono il rispetto della loro identità di genere, possa “danneggiare” chi invece ha un aspetto che è sicuramente coerente con la propria immagine di se, ma è anche coerente con ciò che la società vuole da un uomo e da una donna.

So già che critiche arriveranno, a causa del  “vigente” analfabetismo funzionale. Le ferite interne dei lettori fragili faranno si che questo mio post sia interpretato come “Nathan fa disinformazione, dicendo che i trans medicalizzati transizionano solo per la società”. Io non ho mai detto questo, ma penso che le persone che hanno transizionato per se stesse e per raggiungere l’immagine di se, sono poi quelle che non odiano i non medicalizzati, non li vedono come una minaccia, non si sentono “lesi” dalla loro esistenza e non vedono messo in dubbio il proprio percorso.

Chi invece si sente leso dall’esistenza di quelli che “al massimo sono transgender“, dovrebbe interrogarsi del cosa tutto ciò solleva in se stesso/a.

Se l’amico del mio amico è mio nemico?

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Ogni mese mi appresto a pulire la mia lista amici facebook rimuovendo persone con cui non interagisco.

Ripenso alla mia lista amici del 2009, di quando muovevo i miei primi passi nella comunità LGBT e di conseguenza nell’attivismo.

Ad essere apparsi, negli anni, o in alcuni casi, riapparsi (non le persone ma le tipologie di persone), sono metallari, musicisti, buddhisti, radicali, liberali, massoni, praticanti bdsm, collezionisti di pipe, laici ed atei, attori e doppiatori, e tutta una serie di persone eterosessuali che condividono come una passione o un’area di studio, che conoscono la mia situazione (sesso F, genere maschile) e non si pongono il problema di “accettarla“, proprio perché non c’è nulla da accettare, e non sono abituati all’idea di essere loro a “decidere” se la mia condizione personale è legittima.
Se a loro mi presento come uomo, per loro sono uomo, e questa cosa non distrugge per loro anni di certezze e teorizzazioni.

Ciò non accade invece nel mondo dell’attivismo, o almeno in parte di esso, nello zoccolo duro di teorici, di quelli che inventano percentuali (esempio: il 99% dei bisessuali è gay), che si atteggiano ad antropologi senza averne titoli, quelli che non sono riusciti a completare percorsi di studi e si nascondono dietro il “ma io ne so di più degli studiosi in materia” per imporre visioni vetuste, superate anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”, legate al proprio vissuto e agli incontri casuali fatti da loro.

Recentemente ho “deciso” che la mia lista amici è preziosa, e non voglio rischiare di avere in lista persone che magari mi hanno aggiunto per via degli amici comuni lgbt, ma che poi mettono mi piace a chi considera illegittima la condizione di transgender non medicalizzato.

Qui non si parla di ideologie diverse. Posso essere pro Israele e dialogare con chi è pro Palestina e viceversa, o essere milanista e dialogare con gli juventini, essere di destra e dialogare con chi è di sinistra, perché ci si può confrontare in modo sereno con chi diffonde e sostiene idee, ideologie e teorie anche diverse dalle proprie, ma in questo caso non si tratta di contestare un’idea o una teoria, ma di seminare odio, intolleranza e disinformazione verso chi si trova in una determinata condizione personale.

Un tempo i cristiani fanatici, integralisti e fondamentalisti, attaccavano i gay e le lesbiche. Qualcuno fece notare loro che non era carino accusare qualcuno per una condizione personale e indipendente dalla sua volontà (essere nero, ebreo, o in questo caso gay), ed è in quel momento che le menti più geniali del mondo reazionario hanno trasformato il gay in un omosessualista, e la sua condizione personale è diventata un’ideologia, una teoria, ovvero quella gender.
E se è quindi di cattivo gusto attaccare qualcuno per una condizione personale (il gay, la lesbica) non è affatto di cattivo gusto attaccare qualcuno che diffonde un’ideologia atta a corrompere i giovani, ad “omosessualizzarli“…

Con un parallelismo inquietante ed evidente, viene commesso, dai gay e dalle lesbiche anziane, lo stesso comportamento verso i portatori di identità e di orientamenti meno conosciuti o meno frequenti: i bisessuali, i pansessuali, i transgender non medicalizzati, le translesbiche, gli ftm gay, etc etc.
Queste persone spesso non hanno mai aperto un libro di teoria queer, nè vi sono interessati, anche perchè spesso, se attivisti, si sono formati con la letteratura relativa al loro retroterra politico (i B hanno studiato gli autori e i pensatori bisessuali, i T hanno studiato la letteratura transgender), mentre la teoria queer spesso interessa più che altro a chi è gay o lesbica (gli esponenti della teoria queer in italia sono filosofi gay e lesbiche, e non transgender e bisessuali).

Ad ogni modo, non mi interessa chi sostiene e riempie di like chi, nascondendosi dietro l’accusa di una teoria, di una ideologia, colpisce persone bisessuali, pansessuali, e transgender non canoniche, seminando odio, diffidenza, allarmando gay e lesbiche e transessuali verso coloro che rappresenterebbero addirittura un “pericolo” per loro.

Se metti mi piace a queste idee, non puoi essere mio amico. Potrai dirmi che segui le persone che propongono queste idee perchè “infondo sono degli attivisti capaci” e “che tanto hanno fatto nei decenni per gay e lesbiche“, e che “tuttosommato la loro bifobia e transfobia risultano secondari rispetto a tutto il bene che hanno fatto ai gay e alle lesbiche“. Ma stai dicendo questo semplicemente perché non sei nè T nè B. Probabilmente, se non fossi ebreo, o nero, riuscirei ad apprezzare un grande storico “che però è razzista” o “che però è antisemita“, perché il non sentire colpita la mia personale condizione mi aiuterebbe a passarci sopra, facendo un torto ad ebrei o neri. Quindi, non parlerei di maggiore lucidità od oggettività nel saper apprezzare un o una intellettuale che “ha dato tanto” ma “che però è bifobo e transfobo”, ma semplicemente di strafottenza.

Non ho bisogno di inseguire le persone, nè ho particolari vincoli sull’uso dei miei spazi virtuali privati. Non mi interessano veteroattivisti, bifobi e transfobi. Il mondo è abbastanza grande e penso che chi vuole mettere dei like a concetti che seminano l’odio verso la T e la B puo’ fluttuare aldilà della mia lista amici, esattamente come coloro che mettono like ad Adinolfi e a Gasparri.

Consideratemi pure “paranoico“, ma a casa mia invito chi voglio 🙂

Vetero-attivisti Gay e separatismo “G”

Tempo fa scrivevo in una mailing list sedicente “queer“. Un tempo, negli anni novanta, il fervido scambio di idee tra persone geograficamente lontane avveniva in queste liste, e non su facebook o nei blog.

Consideravo questa lista un luogo in cui poter scambiare idee con gli attivisti della vecchia guardia (che non sempre sono anche della retro-guardia), ma poi mi sono distaccato dalla lista perché internet distorce la percezione: si creano erronee percezioni rispetto agli attivisti che vi scrivono dentro, vengono accettati tutti, dal nerd che vive sul web e non frequenta l’attivismo (magari è anche velato), a quello che sul web è noto per via di blog e pubblicazioni, a quello che fa attivismo intenso e utilissimo sul territorio, ma la cosa non è “leggibile” nel web.

Di conseguenza, si creano gerarchie che non rendono giustizia a chi vi scrive dentro, soprattutto se la moderazione è di parte, ma a parte questo, si creano anche malintesi sulle reciproche idee, distorsioni e fraintendimenti spesso in cattiva fede, tipiche dinamiche di quando si comunica per iscritto e senza frequentarsi, guardarsi in faccia,e capire i “perché” di certe posizioni.

Non credo che ci sia questa separazione tra “vecchi” e “giovani”.
Sono in ottimi rapporti, e c’è un’enorme stima da parte mia, per persone della “vecchia guardia”, magari anche con visioni lontane dalla mia, tra cui Gianni Geraci, Porpora Marcasciano, etc etc, quindi non la considererei una lotta “vecchi contro giovani (che poi si stia parlando di giovinezza anagrafica o di attivismo?), ma un confronto tumultuoso tra “visioni” vetuste e visioni nuove e inclusive.

Non è detto, poi, che siano i “vecchi” (anagraficamente e come attivismo) ad avere idee vetuste e i giovani ad avere idee avanguardistiche e inclusive.
Chi insiste a proporre la cosa come una guerra generazionale ha solo la volontà di posizionarsi come “decano” e sminuire chi è più giovane anagraficamente e  i contributi che porta.

La mia dipartita, silenziosa e riservata, da quella lista, è stata causata del continuo proporre, da parte di un attivista Gay neanche tanto anziano (ha l’età che avrebbe mio padre se fosse vivo, ma non ce lo vedrei mio padre a smadonnare coi trentenni in delle mailing list), il quale ogni santo giorno citava articoli, spesso americani o inglesi, in cui si erano presi dei provvedimenti (improponibili in italia, a causa dell’arretratezza culturale), per migliorare le vite delle persone trans e antibinarie, e lui si lamentava del fatto che ci si occupa di cose inutili e “deliranti“.

Faccio alcuni esempi per capirci:

http://www.transstudent.org/asterisk
Qui il vetusto (ma non tanto anziano) attivista si lamenta che un sito straniero di studenti trans riflette sull’accantonare l’asterisco (in effetti è inutile e anche un po’ offensivo usarlo su una persona di identità di genere dichiarata, come una Mtf ad esempio)
Commento benaltrista del veteroattivista: “Ultimo proclama della santa inqueerizione
Il mondo, palesemente, non ha problemi più urgenti di cui occuparsi.”
Continua, dopo alcune contestazioni, il veteroattivista, col suo benaltrismo:
“Intanto ci siamo stressati per anni su un problema che non è un problema, se non per coloro che lo hanno intenzionalmente generato allo scopo di proporsi come sentinelle del linguaggio. Ed io, lo ripeto, sono stufo.
Ti assicuro che se fosse lontanamente possibile discutere di problemi etici e politici (qualcuno ha intravisto un dibattito sulla maternità surrogata che non fosse quello impostoci dalle destra cattoliche, in questi paraggi?) invece che delle desinenze degli aggettivi, o di quale tipo di smalto devi usare se sei queer, il primo a fare salti di gioia sarei io. Anzi, se non si era capito, il messaggio non per nulla subliminale da parte mia era esattamente: ne ho pieni i coglioni di queste stronzate, che sono solo armi di distrazioni di massa, pensate per impedirci di pensare ai problemi reali. Il primo dei quali è l’omofobia interiorizzata.”

https://gendertrender.wordpress.com/2016/02/17/man-undresses-in-front-of-girls-in-seattle-locker-room-cites-gender-identity-regulation/
qui viene pretestuosamente citato un personaggio di sesso maschile (di cui ignoriamo la reale identità di genere) il quale frequentava gli spogliatoi femminili, appellandosi alla sua identità di genere femminile. Commento del vetero, che attacca la libertà di autodefinizione, oltre a “decidere” che la persona in questione non è trans (su che basi?):
A dimostrazione del fatto che non sono io ad essere “ossessionato” dalla “Culture War” ma è il movimento italiano ad essere “ignaro” del bisogno vitale di fare chiarezza in modo netto e “normativo”, si legga questo caso di un individuo cisgender che è entrato negli spogliatoi delle donne proclamando che si “sentiva” transgender.
Secondo me era solo un voyeur, ma non ci vuole molto a immaginare il giorno in cui i nostri nemici insceneranno provocazioni deliberate, approfittando di qualsiasi mancanza di chiarezza nel nostro modo di agire e di ragionare.

Dopo la pubblicazione, da parte di qualcuno, di un interessante post di Monica Romano
http://transgenderfreedom.com/2015/06/12/il-veterofemminismo-allattacco-delle-donne-transgender/
viene citata una parte dell’articolo e disprezzata con approccio transfobico e “determinista biologico
“non lo sono nemmeno una coppia di cromosomi o l’ovulazione, a fare una donna”.(citazione dall’articolo di monica)
“Se occorreva una dimostrazione del perché io parlo di delirio, l’abbiamo appena avuta. Incidentalmente, io la storia di un uomo che vuole decidere lui chi possa o non possa avere il diritto di definirsi donna l’ho già vista. I maschi lo fanno da circa 10.000 anni, di voler decidere loro chi sia una “vera” donna e chi no. Se qualcuno si chiede di cosa stiamo discutendo, ecco qui la risposta: stiamo discutendo del preteso diritto di un qualsiasi maschio […], purché autodefinitosi “antitesi di patriarcato e fallocentrismo” (in base a cosa non si sa), di decidere lui, in base a quali criteri le donne hanno il “diritto” di dirsi tali oppure no.
E poi quello assurdo qui sarei io? Il mondo è divertente…”
chi sarebbe il maschio? l’autrice trans? incredibile…ma continua dicendo…
“Ad ogni modo lo ringrazio dei link, che confermano la mia denuncia contro l’atteggiamento normativo e inquisitoriale dei e delle teoriche queer. Risponderò nei prossimi giorni non qui in lista ma con un articolo sul mio sito.” (attendiamo con ardore…)

Viene citato uno studio sulla possibilità di bagni “non binari”, per venire incontro alle persone trans e non binarie
http://gtr.rcuk.ac.uk/projects?ref=AH/M00922X/1
Ma nel commento polemico del “vetusto” che ci informa di questo post, viene dato risalto al costo in sterline dello studio (manco fosse Adinolfi)  e soprattutto questo commento benaltrista
“Il Potere non ha nessuna difficoltà a incoraggiare queste “armi di distrazione di massa”, in modo da stabilire che la priorità oggi sono figurine disegnate sopra le latrine.” ci dice il veteroattivista

https://www.jwtintelligence.com/2016/03/gen-z-goes-beyond-gender-binaries-in-new-innovation-group-data/?platform=hootsuite
Questo articolo sullo shopping antibinario e sulle esigenze antibinarie dei giovani era accompagnato da un commento contrito in cui si rifiuta di commentare (sarà stanco di ripetere le stesse oscenità?) se non dicendo “questo è il mondo reale”.

Potrei continuare all’infinito, ma il concetto è: sono i “giovani” che odiano “i vecchi” per partito preso, oppure sono alcuni vecchi che, complice l’aterosclerosi, si stanno concentrando non più sul valorizzare le battaglie, ma sullo sminuire quelle che non piacciono o che considerano “inutili” solo perché lontane dalle loro esigenze?
Innanzitutto non esiste una “comunità gay” a cui consigliare di abbandonare le cause “inutili” (che guardacaso sono quelle T), per concentrarsi su quelle “importanti” (che guardacaso sono quelle G).

Questa gente dovrebbe capire che ormai, e per fortuna, il movimento è LGBT, e tutti hanno a cuore tutte le battaglie.
Altro errore madornale, a mio parere, è il fatto di confondere battaglie queer e battaglie transgender, o meglio, non capire che le battaglie antibinarie sono ANCHE per il benessere delle persone transgender (soprattutto delle ultime generazioni) e per alleviare la loro disforia. E’ scandaloso che si pensi che il binarismo obbligatorio venga combattuto per “nazismo”, per “capriccio”, per “imposizione” o “inqueersizione” e non per alleviare la disforia delle persone trans e non binarie. E’ vero che la disforia di genere devi averla per capirla, ma tanti attivisti LGBT (anche anziani!) sono sensibili verso le esigenze delle persone trans (anche se la battaglia antibinaria non migliora solo la vita delle persone trans!), e rimangono fuori solo alcuni vetusti attivisti “urlanti”, impotenti di fronte all’onda arcobaleno di diritti (anche per i T e anche antibinari) che sta arrivando nei paesi in cui c’è già da anni una legge contro l’0mofobia e per il matrimonio egualitario,e  giustamente ci si può concentrare su battaglie all’avanguardia.

Citare articoli americani ed inglesi in italia per “convincere” il movimento LGBT (che i vetusti chiamano ancora “gay”) ad abbandonare le battaglie T perchè inutili, superflue e “dannose per i gay” (???) è malafede, cattiveria.
Onestamente ho perduto delle ore preziose in queste mailing list, col mio sguardo offeso da questi contenuti transfobici, binari, e alla ricerca di un ripristino di non so bene quale normalità binaria (in cui le istanze importanti sono solo quelle dei gay, delle lesbiche, e delle persone trans canoniche).
Dopo la mia dipartita il “vetusto” ha pubblicato un post vittimista in cui dice che la mia associazione (come se “io” fossi “la mia associazione”…forse ai suoi tempi (Ancien Regime?) le associazioni erano monarchie in cui il pensiero del presidente coincide con quello dell’associazione!), vuole rottamarlo e lo considera un dinosauro (purtoppo per lui si sopravvaluta, in associazione quasi nessuno lo conosce).

Da qualche tempo ho il dubbio e mai cercato onore di essere bersaglio del gruppo “Milk” di Milano che mi addita come un dinosauro sfuggito non si sa come all’estinzione, che abusa della sua ingombrante presenza per ostruire la strada al progresso (che sarebbe il gruppo Milk, per chi non l’avesse intuito), imponendo visioni transfobiche, bifobiche, omofobiche e qualsiasialtracosafobiche. Ho approfittato di un post sulla lista di discussione “Movimentoqueer” (in cui si afferma che tutto il “nuovo” movimento gay è sulle posizioni del Milk, o per lo meno lo sono i gggggiovani, e solo io insisto a chiedere il “separatismo” dai transessuali).

Sempre riguardo al Milk (che non frequenta e di cui conosce virtualmente solo me, che sono uscito dalla lista da ere geologiche, e quindi chissà chi considera del Milk adesso…probabilmente chiunque abbia idee contrarie alle sue), aggiunge

Una settimana fa uno di voi della conventicola del Milk ha sostenuto il proprio diritto a porre la questione delle desinenze degli aggettivi come questione cruciale e primaria nella lotta politica gbpqixhfejkfskòfd.

Quando ho provato a rispondergli, sul suo profilo Fb, che in realtà “Il Milk” non si è mai espresso su di lui, e l’unico “torto” che a fatto alla sua “maestà” è non averlo invitato a presentare il suo libro, mi ha bloccato.

Le citazioni in alto riportate daranno a tutti voi lettori gli strumenti per capire se sono io il “pazzo” che vede transfobia nelle sue parole e se non ho ragione a dire che l’attivismo moderno (non certo perché “ispirato” dal milk) va in una direzione inclusiva e “LGBT”.
Di certo vuole attirare la mia attenzione, ma la verità è che non merita l’attenzione nè mia nè di nessun altro giovane attivista (a meno che non voglia farsi le ossa con qualche polemica sterile da nerd dietro il monitor), perché l’ondata di diritti e di cambiamento antibinario è talmente forte che spazzerà via vetusti e binari ancor prima che ci rubino altre ore in cyberpolemiche da lista.

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