Teen Gender: la parola alla Dott.ssa Roberta Ribali

Domenica 19 Febbraio il Milk Ospita l’evento “Progetto Teen Gender”, riguardante gli adolescenti e le tematiche di genere.
Interverranno la dottoressa Roberta Ribali (psichiatra), i dottori Valentina Guggiari e Stefano Ricotta (psicologi), Daniele Brattoli (assistente sociale), Andrea Pucci (aspetti legali).
Per preparare all’incontro abbiamo intervistato la Dott.ssa Ribali, medico specialista in Neurologia e Psichiatria, psicoanalista, consulente del Tribunale di Milano per le tematiche di identità di genere.

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Ciao Roberta e benvenuta sul blog. Sarai relatrice sei stata promotrice della serata Teen Gender…come mai ti sta a cuore questo tema?

Abbiamo tutti infinite sfumature di identità di genere. Ne ho anch’io,ovviamente…!

Cosa pensi dei bambini “gender non conforming”?
Sono modi d’essere che si ritrovano a volte nei cuccioli della specie Homo Sapiens Sapiens… 🙂

Secondo te è una tematica di ruoli di genere, di identità di genere o i due temi talvolta si intrecciano?
Nei bambini non si puo’ individuare chiaramente …. a volte è un gioco, a volte un intreccio complesso di ruoli esterni e di vissuti intimi e profondi.

Come pensi sia corretto per la famiglia approcciarsi a un bambino “gender not conforming”?
Documentarsi, rilassarsi e lasciarlo/a esprimersi con libertà.

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E la scuola che doveri ha verso i bambini con una tematica di genere?
Il primo dovere, verso ogni bambino, è il rispetto. La scuola può informare e formare insegnanti e genitori, perché a loro volta comprendano, accettino e passino ai piccoli messaggi di rispetto e tolleranza.

Come tutelarsi dal problema del bullismo?
Prevenendolo, con l’informazione e l’educazione dei bambini al rispetto e anche alla difesa attiva dei più deboli, se occorre.

Se una persona molto giovane manifestasse il desiderio di essere conosciuta e rispettata con un nome “non anagrafico”, come ci si dovrebbe comportare, nelle situazioni maggiormente burocratizzate, come la scuola?
Molte scuole hanno dirigenti e insegnanti aperti e psicologicamente preparati a trovare soluzioni creative e divertenti, accettabili dai bambini e dai genitori. i bambini percepiscono facilmente se un compagno si presenta e si comporta secondo modelli cross, e non fanno una piega, se sono stati educati correttamente. Usare un nome o un soprannome gradito al bambino in questione non mi pare un problema insormontabile.

Il tuo lavoro ti permette un osservatorio privilegiato: come sono gli adolescenti che segui? Decisi? Confusi? e com’è l’ambiente che li circonda?
Gli ambienti sono eterogenei, i contesti sociali italiani sono estremamente vari. Sono soprattutto le famiglie che impostano i ragazzini: poi la scuola e il gruppo che frequentano fanno il resto. Se hanno fortuna, cresceranno più sicuri e con meno ansie, altrimenti ….. saranno i nostri pazienti di domani. Oggi i ragazzi non temono di confrontarsi, se necessario, con professionisti della psiche, e questo è cosa positiva.

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Come sono cambiate le cose negli ultimi decenni?
Da noi, si può dire che gli ambienti più aperti accettano di passare da una visione binaria del genere a una visione più fluida. I media hanno aiutato a cambiare molto le cose, che rapidamente stanno muovendosi verso una maggiore tolleranza.

I professionisti del benessere mentale della persona che accortezze devono avere coi minori con tematiche di genere? e quali sono i rischi?
Molti psicologi e operatori hanno fatto sforzi per aprirsi e studiare nuove teorie e nuovi approcci, ma ancora esistono professionisti che sono rimasti ancorati a pregiudizi superati. Da evitare, semplicemente. Cambiare medico di base, psicoterapeuta o counselor non è difficile.

Qual è l’approccio migliore verso queste giovanissime persone? Quali le mosse da fare per essere maggiormente rispettosi e possibilisti?
Appunto, il rispetto è alla base di qualunque rapporto positivo, con qualunque giovanissimo, e soprattutto con i bambini. Attenzione anche a non strafare, però, con le migliori intenzioni: ai ragazzini che manifestano istanze gender fluid si deve sempre offrire la possibilità di modificare il loro percorso, o di trovarne altri, in direzioni diverse. Senza fretta.

Quali strumenti i professionisti possono dare a questi ragazzini in modo che possano sopravvivere?
Sopravvivere sopravvivono: il professionista deve aiutare a vivere bene! E quindi, deve impegnarsi, muovendosi anche nel sociale che circonda il ragazzino: famiglia, scuola, relazioni.

La tematica di genere puo’ portare un giovanissimo all’abbandono degli studi? cosa si può fare per evitare questo rischio?
E’ , secondo me, uno dei rischi più gravi, conseguenza di sintomi disforici che devono essere portati alla luce ed eliminati. Che genitori, insegnanti e psicologi non abbiano timore a fare domande, di fronte a sofferenze di origine poco chiara!

Ci sono maggiori avversità per i “gender non conforming” di biologia maschile o per quelli di biologia femminile?
Nella nostra cultura le persone M to F a volte sono svantaggiate.

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E’ presente una maggiore tendenza alla fluidità di genere nei giovanissimi? Se si, perché?
Il perché non lo so, so il come. All’epoca dello sviluppo, il percorso sociale appare chiaro, ma un ragazzo ha bisogno di sperimentare, di provare, e di non reprimere le sue fantasie, che sono spesso fluide e contraddittorie.

Le tematiche di genere sono poco studiate e valorizzare: come promuovere la formazione su questi temi?
Si sta già facendo molto, con buona letteratura e buon cinema e teatro. Anche i viaggi ci mettono a confronto con tante mentalità diverse e magari ci insegnano ad essere elastici , curiosi e comprensivi. Il costume sta cambiando, e si deve chiedere con decisione ai nostri politici di adeguare leggi e strumenti sociali e sanitari.

Quanta importanza ha la formazione nelle scuole? e perché i bigotti ne hanno tanta paura?
La formazione nelle scuole, fatta con serenità e misura, non dovrebbe far paura a nessuno: ma le religioni monoteiste sul Pianeta sono potenti e foriere di acriticità , dogmatismo e paura del nuovo… e tante persone danno retta ad aspetti superstiziosi e irrazionali, alla ricerca di sicurezza. Non ci si deve scoraggiare, anzi, il dialogocon tali persone è da cercare ad ogni costo.

Il blog è letto da tantissime persone giovanissime e con tematiche di genere: che augurio e che dritte darebbe ai miei giovani lettori?
Di imparare a rispettare l’altro, e di imparare anche a farsi rispettare sempre , con determinazione, intelligenza ,forza e tenacia.

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Angelina, Brad e il piccolo John Pitt: una storia di infanzia e libertà di genere

Alcuni bambini sperimentano il genere già nella primissima infanzia. E’ necessario che ciò avvenga in un ambiente di accettazione e non giudizio. Brad Pitt e Angelina Jolie hanno accolto la sperimentazione di genere di Shiloh Pitt, che si riconosce nel genere maschile e ha chiesto di essere chiamato John.

La figlia di Angelina Jolie e Brad Pitt a otto anni si sente maschio e i genitori l'assecondano. Fanno bene?

La stampa non si occupa della direzione “female to male“. Tutto ciò che nasce femmina è di poco interesse. Lesbiche, ftm, drag king, travestitismo, crossdressing, non sono interessanti, perché tutto ciò che interessa, o al limite scandalizza, riguarda chi nasce maschio, e “rinuncia” alla condizione privilegiata di maschio eterosessuale virile.

Sicuramente per le persone transessuali o transgender ftm, così in difficoltà a spiegare la propria situazione, visto che il fenomeno è volutamente ignorato, il fatto che escano fuori nomi di personaggi famosi noti, amati, e “belli”,  rende tutto più semplice, anche se qui si sta parlando del caso di un minore, e questo complica le cose, perché solletica le proteste dei cattolici e dei “benpensanti”, che, per giustificare il loro disappunto, che avrebbero anche se si stesse parlando di adulti, usano la scusa della volgarità del gossip, del fatto che John è un minore (sappiamo bene che i figli delle star sono comunque gettati in pasto alle macchine fotografiche, anche quando inseguono desideri conformi al binarismo di genere).

Una delle critiche peggiori riguarda la confusione del benpensante medio tra “ruolo di genere“, “identità di genere” ed “orientamento sessuale, e quindi i benpensanti si appigliano al fatto che non è possibile che a otto anni vi sia una sessualità e un orientamento sessuale sviluppato (quando ruoli e identità di genere poco hanno a che fare col sesso e l’orientamento sessuale, tanto che vi sono transgender di tutti gli orientamenti sessuali).

Quindi il genere, l’identità di genere, si manifesta comunque nella prima infanzia, diversamente dall’orientamento sessuale, che può manifestarsi anche molto dopo.
A questo punto, soprattutto un direzione female to male, si ha una grossa confusione tra ruolo e identità di genere, dove per ruolo si considerano gli stereotipi sociali inculcati fin dall’infanzia di comportamento maschile e femminile, mentre identità indica qualcosa di personale e profondo.

Se stessimo parlando di una personcina nata maschio, che desidera farsi chiamare Carmela, e indossare gonne, farsi le bionde trecce, nessuno avrebbe avuto dubbi: sarebbe il caso di una giovanissima ragazzina transgender…ma essendo il direzione opposta persino le femministe rivendicano il fatto di preferire le tutine maschili e unisex da piccoli, o che rubavano le macchinine ai fratelli, questo perché vista la poca appetibilità del ruolo femminile e dei suoi stereotipi (a cominciare dagli orripilanti giocattoli per bambina), si dà per scontato che una bambina rifiuti quel ruolo e che quindi non sia un caso di transgenderismo.

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Quello su cui non si è posta l’attenzione è il fatto che John Pitt desidera per se stesso pronomi maschili, un nome maschile, e questo va oltre delle preferenze per un giocattolo per maschietti piuttosto che per femminucce.

A quel punto, se un bambino riesce ad avere chiara la sua situazione, a riconoscersi in un nome maschile, in un vestiario maschile, a sentirsi a proprio agio se ci si rivolge con pronomi maschili, i genitori, informati di questo, non hanno molta scelta, se non supportare una persona così giovane e quindi vulnerabile, che se si sentisse rifiutata, potrebbe interiorizzare un disagio, sentirsi sbagliata, malata, nel “peccato.

Sicuramente un genitore, anche meno famoso dei Pitt/Jolie, dovrebbe cercare quantomeno di rivolgersi al neutro e comprare abiti neutri, giocattoli neutri o, perché no, anche quelli che la nostra società progetta “per i maschi“.
Questo è reso difficile, se non impossibile, dalla società binaria. Ricordo il dramma di un mio ex nel comprare un giocattolo “neutro e creativo” per la nipotina, quando negli ultimi venti anni queste alternative hanno lasciato il posto alla plastica rigorosamente rosa, o celeste.

Se Shiloh Pitt ha già compreso che desidera essere chiamato John, vestito da ragazzino, e trattato come un ragazzino, allora ritengo di usare il termine “transgender“, che sicuramente “violenterà” chi di voi è prudente, o “cattolicamente” in malafede, ma credo sia idoneo definirlo tale o dire almeno che si tratta di un periodo della sua vita “transgender”, considerando i generi come sono parametrizzati secondo la società odierna (John non è un nome femminile, he/his non sono dei pronomi femminili).§

Non va dimenticata, infatti, la differenza tra transessuale (persona in un percorso medicalizzato di modifica del sesso) e transgender (persona semplicemente al di là dei generi, a prescindere che desideri modificare il corpo o intraprenda un percorso per farlo).
Se transessuale sarebbe tecnicamente ed eticamente inappropriato, transgender è il termine appropriato, e le resistenze in merito del popolo “benpensante“, ma anche di quello LGBT, derivano dal fatto che farsi carico di un termine del genere comporta una discriminazione, uno stigma, e quindi è opportuno trattarlo con le pinze (nessuno drammatizzerebbe invece se un ragazzino si definisse per una fase dell’Inter o del Milan, perché è il genere ad essere “drammatico“, non certo i gusti alimentari o calcistici).

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La notizia ha scatenato una serie di polemiche che mettono in luce il “rigurgito” di intolleranza, verso le persone transgender, che hanno persone eterosessuali, ma anche omosessuali (cisgender).
In vari forum ho visto l’attenzione della critica concentrarsi sul fatto che John “ha la patatina ” o “femmina è e femmina morirà” o “le daremo il maschile solo se prenderà ormoni“…una posizione offensiva anche verso tutti i transgender adulti non medicalizzati.

Alcune persone, diplomaticamente più scaltre, si sono attaccate alla minore età e alla ricerca di pubblicità dei genitori, anche se solo un pazzo penserebbe che vi sia un ritorno di immagine positivo, vista l’attuale mentalità, a dichiarare che probabilmente il figlio è transgender. Inoltre, ammettendo che la cosa si volesse “nascondere“, come sarebbe possibile? Non facendo piu’ uscire John Pitt di casa? facendo uscire solo i fratelli “normali“? Oppure facendolo uscire chiamandolo col nome femminile e coi vestitini da gran galà in rosa?
Che poi Pitt e Jolie siano a favore dei diritti gay e non totalmente eterosessuali è risaputo da un decennio.

La cosa che mi ha colpito degli articoli sull’argomento è che sono totalmente centrati sulla legittimità di Brad e Angelina di assecondare il figlio nel desiderio di non essere trattatto da bambina.
Qualcuno considera “eccessivo” mettergli addosso una cravatta, ma questo qualcuno non trova “eccessivo” mettere vestitini rosa, bikini, e tutto il resto a bambine di otto anni.
C’è grande tolleranza verso il binarismo quando questo è funzionale all’instradamento dei bambini al loro “destino di genere, e quindi vengono tollerati accessori superflui che differenzino maschietti e femminucce, eccessi, forzature all’apprendimento dello stereotipo, quando ancora i corpicini dei bambini, privi di caratteri sessuali evidenti, chiederebbero solo un’educazione e un’immagine neutra e garantista dell’espressione di genere derivante dalle attitudini del soggetto.

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Chi è “snaturato“? I Pitt o tutti gli altri genitori del mondo che alimentano il binarismo e gli stereotipi?
Sono i Pitt che stanno “scegliendo un genere” per John, o sono tutti gli altri che lo stanno “scegliendo” per i loro figli?
Solo una visione pre-deterministica dei generi e dei suoi ruoli trova “grave” il primo comportamento (dei Pitt) e “normale” il secondo (di tutti gli altri genitori).

E tutto diventa drammatico per l’importanza che viene data al genere e alle sue ricadute sociali, ad un ferro da stiro rosa al posto di una pistola blu di plastica, come se vestiti, giocattoli, e commedia delle parti rosa e celeste determinassero il destino, la serenità psicologica e il successo sociale delle persone, sempre collocate sul binario, e, secondo le derive integraliste cristiane, da tenere lontane dagli “omosessualisti“, ovvero quelli che “arbitrariamente sostengono” che i ruoli siano convenzioni sociali e che ognuno possa autodeterminare la propria espressione di genere.
Quindi una bambina puo’ desiderare di farsi chiamare Sailor Moon, ma non John, perché sta valicando il grande tabù dei generi, li attraversa, è “trans-gender“.

Come sapete, sono sempre stato scettico sui percorsi medicalizzati sui minori, che inibiscono o rallentano gli effetti degli ormoni della pubertà, ma qui si tratta semplicemente di assecondare un figlio nelle sue, del tutto legittime, sperimentazioni di genere . E credo che la vera cosa importante per John sia sentire i genitori accanto in questo percorso di ricerca di se stessi. Credo sia un diritto insindacabile di ogni bambino/a.

Un’altra argomentazione debole dei diffamatori dei Pitt è l’ipotesi che John cambi idea e che quindi si tratti di “una fase“. Non mi sembra che i Pitt stiano somministrando ormoni a John. Se dovesse tornare indietro o maturare nuove soluzioni, sarà seguito ed accompagnato dai suoi in questa evoluzione, come tutti noi vorremmo essere stati, e invece qualcuno di noi, soprattutto negli anni passati, si è beccato un elettroshock, un ricovero forzato, o un percorso di “guarigione”.

Un’ultima considerazione la faccio sul tam tam mediatico. Nessuno si è rivolto al maschile a John e nessuno ha usato il termine figlio in luogo di figlia, piuttosto è stato preferito l’uso quasi come un mantra della parola “bimba“.

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Cito alcuni articoli con posizioni diverse sull’argomento sperando che possano appagare l’interesse dei miei lettori.

http://www.corriere.it/esteri/14_dicembre_18/sul-red-carpet-giacca-cravatta-figlia-tomboy-brad-angelina-356a8ae0-86d8-11e4-bef5-43c0549a5a23.shtml

Libero, rivista di centrodestra, lancia un sondaggio su cui persino nel centrodestra c’è un 50% di favorevoli ai pitt

http://www.liberoquotidiano.it/sondaggi/11735189/La-figlia-di-Angelina-Jolie-e.html

Mentre il giornale, noto quotidiano reazionario e vicino alle barricate “per l’inesistenza del genere”, ci delizia con questa spazzatura

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bimba-cavia-che-jolie-e-pitt-trattano-bimbo-1077291.html