Veterofemminismo, GPA e persone transgender

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Quando ero al liceo, nell’anno 2000, parlavo a professori, genitori e compagni della GPA con entusiasmo. Ai tempi era una novità parlarne.
Non ero cosciente di essere T, ma ero cosciente di voler diventare genitore e non “madre, sia relativamente al mio ruolo come figura genitoriale, sia relativamente al non vivere l’esperienza della gestazione.
Già allora, come oggi, mi interessavano gli uomini, quindi pensai che era possibile avere un figlio geneticamente nostro tramite una volontaria che ci avrebbe potuto aiutare a diventare genitori.
Quando parlo di GPA non separo tanto quella che puo’ essere fatta da una coppia gay, un padre single, una coppia tra un uomo e una persona T, o una coppia etero: sono a favore di tutte le esperienze GPA che siano rispettose delle persone coinvolte.

Ma veniamo a noi: perché questo articolo, e perché oggi?

Sono iscritto al gruppo facebook “Libreria delle donne”.
Qualche giorno fa sulla mia home è apparso un post in cui una femminista citava con fierezza Busi, in una citazione piena di odio, misantropia, misandria e omofobia (interiorizzata). Non mi interessa perché Busi (come altri gay prima di lui) esprima contenuti omofobi, ma mi fa orrore vederlo citato dalle sedicenti femministe, sia in quanto lui storicamente misogino, sia in quanto non mi aspetterei una connivenza, o meglio, complicità attiva, delle femministe, con colui che usa tanta violenza verbale verso l’uomo padre.

“A me un uomo che si stringe al petto villoso un neonato come se fosse appena uscito dal suo di grembo di puerpero fa prima sgomento e poi mi fa venire una ridarella irrefrenabile.”

Sotto questo commento, una standing ovation di femministe a dire che è bravo, che è un grande, e che sottoscrivono ogni sillaba da lui detta.

In quel momento ho avuto un ricordo di mio nonno, d’estate, abbronzatissimo e a torso nudo, mentre portava in braccio il mio fratellino neonato, che “faceva il ruttino” e si addormentava solo con lui.
Quanto orrore nelle parole di Busi, e quanto svilimento delle figure maschili nella vita di un neonato.

Negli stessi giorni un mio caro amico mi ha portato all’attenzione un articolo della cara amica Monica Romano, riguardante la transfobia delle veterofemministe, soprattutto verso le donne trans.

http://transgenderfreedom.com/2015/06/12/il-veterofemminismo-allattacco-delle-donne-transgender/

Una volta la stessa Monica mi chiese come mai io, a differenza di lei, mi dico “antibinario” e non “femminista”, nonostante spesso le mie idee di indignazione per i comportamenti di molti uomini prevaricatori (non sempre biologici) verso il femminile coincidono con le sue, di donna transfemminista.
Eppure io continuo a ritenermi un antibinario, pronto a denunciare non solo la discriminazione verso la donna e “il femminile”, ma anche verso tutto cio’ che è gender not conforming, anche quando “maschile” o “ambiguo”.

Mi sono chiesto perché il veterofemminismo prenda queste posizioni violente, misandriche e transfobiche.

Forse dipende dal fatto (ma è una constatazione anacronistica e quindi priva di senso) che il loro movimento si chiami “femminismo” e non “donnismo” (anche se allora erano oscure le differenze tra il concetto di “femmina” e quello di “donna“). Loro non esaltano l’essere donna, quindi qualcosa di puramente psicologico, ma l’essere femmina, con tanto di esaltazione di utero, ovaie e vagina, una visione comunque svilente del femminile, anche nel caso si parlasse semplicemente di donne biologiche (il femminile, l’essere donna, è molto di più che qualche organo, che potrebbe esserci o non esserci).

Spesso vi è un legame anche con wicca, neopaganesimo, e altri culti new age che esaltano il femminile come mero dato fisico (mestruo, vagina, etc etc) e quindi anche loro evitano ad esempio la partecipazione alle loro cerimonie delle donne transgender (accettando invece, in un gesto privo di senso, gli uomini transgender, in quanto muniti degli accessori fisici che rendono “femmina”).

Alla luce di questo legame fortissimo tra “femmina” e “utero”, ecco le battaglie per il diritto (sacrosanto a mio parere) di abortire e quindi disporre liberamente dell’utero senza l’interferenza maschile (del padre del bambino, ad esempio), ed ecco la fortissima ostilità verso ogni forma di sex working femminile (la vagina è sacra, non puo’ essere “venduta” all’uomo, in una visione dove il sesso viene ricondotto ad una compravendita di vagine).

Da qui si passa all’ostilità per gli ftm, i quali “desidererebbero non avere la vagina, l’utero e le ovaie” e quindi sono dei traditori, degli ingrati. Hanno ricevuto il “dono” di accessori sacri come utero, vagina e ovaie, e desiderano sbarazzarsene.

La maternità viene vista non come qualcosa che riguarda il rapporto tra il bambino e la donna che compie il ruolo di madre, ma viene sopravvalutato e idealizzato il ruolo della gravidanza e, con condimento di new age misto pesce,  si parla di un legame indissolubile tra bambino e partoriente, che non puo’ essere in nessun caso interrotto (ma nel caso dell’aborto, misteriosamente, si!).

Questa visione svilisce una serie di soggetti coinvolti:
1) chi ha partorito per poi rompere il legame magico col bambino
– le ragazze vittime di gravidanze indesiderate, o che non possono permettersi di dare una vita dignitosa al figlio, che pur amano, e devono darlo in adozione
– le volontarie nella GPA, che hanno permesso a una coppia (etero o non etero) di avere un bambino
2) chi, pur essendo femmina, è diventata madre senza partorire
– le madri adottive in coppia eterosessuale, che non saranno mai viste come “vere” madri, perché il bambino si lega a loro quando è già nato.
– le madri impossibilitate ad usare il proprio utero (o madri donne trans) che sono diventate madri tramite la GPA
– la madre non biologica nelle coppie lesbiche, o entrambe se hanno adottato
– madri adottive e affidatarie, anche single
3) i padri
– i padri (anche quelli etero e anche quelli biologici), che non sono legati al figlio come lo è la madre biologica, e mai lo saranno
– le coppie di uomini gay che hanno un figlio, anche tramite adozione
– i padri single, adottivi e affidatari
– gli ftm che preferiscono usare la GPA, tramite madre surrogata (se in coppia con uomo biologico) o tramite la gravidanza della propria compagna (se in coppia con una donna biologica)

Le femministe, che in altri casi sono amiche delle battaglie LGBT (soprattutto battaglie lesbiche), nel caso della GPA stanno creando un fronte ostile e anche spesso grottesco contro le persone LGBT genitori o che vogliono diventarlo, usando argomentazioni degne delle sentinelle in piedi e Adinolfi.

 

Un ringraziamento a Monica Romano e Saverio Romani per essere parziali ispiratori di questo post

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GPA e genitorialità programmata per persone transgender

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Recentemente, per motivazioni non solo personali, mi sto dedicando a studiare e analizzare le possibilità di genitorialità per le persone transgender.
Ci sono due principali associazioni che si occupano di genitorialità LGBT:

– famiglie arcobaleno, si occupa di coppie omosessuali che programmano la genitorialità, tramite adozione, GPA (gestazione per altri), eterologa, ovodonazione….
– genitori rainbow,  si occupa di persone LGBT diventate genitori in coppie etero, prima della consapevolezza del loro orientamento sessuale e/o identità di genere (anche se magari c’era qualche bisessuale in precedente coppia etero, ad esempio, che ora invece si trova in coppia gay, ma ha fatto dei figli nella relazione precedente).

Se genitori raibow ha iscritti ed attivisti transgender (sia ftm che sono diventate genitori con un marito o compagno, sia mtf che sono diventate genitrici con una moglie o compagna), in famiglie arcobaleno non sono ancora presenti molte coppie con una persona transgender che stanno programmando una genitorialità, adottiva o supportata dalla tecnologia.

C’è da dire che le combinazioni e le casistiche sono infinite, e anche le intersezioni con casistiche di coppie etero , sia con casistiche di coppie gay, e questo è ancora più aggravato dal fatto che le coppie omosessuali non siano riconosciute in italia (nè come coppia, nè come coppia genitrice), e che la tos sterilizza (e vengono quindi eliminate le possibilità di genitorialità genetica).

Proviamo a parlare di genitorialità adottiva

Ad esempio…

Un ftm omosessuale (sposato con un compagno uomo biologico o ftm rettificato come uomo per la legge, presumibilmente gay o bisessuale,) per adottare un figlio dovrebbe per forza farlo prima di qualsiasi transizione, senza nessuna diagnosi disforica, con un aspetto il piu’ possibile binario, senza che il suo nome come attivista esca troppo fuori, per apparire estremamente “accettabile” come “donna” agli assistenti sociali che, estremamente binari, vorrebbero vedere in lui una “madre” piu che un genitore, quindi le aspettative sono estremamente binarie.
Lo stesso problema si porrebbe se fosse un ftm eterosessuale con una compagna trans ma ancora burocraticamente maschio.

Un ftm eterosessuale, invece (sposato con una compagna donna biologica o mtf rettificata come donna per la legge, presumibilmente eterosessuale o bisessuale), potrebbe adottare solo dopo la sua rettifica, in quanto dovrebbe risultare uomo per legge per sposare una donna in italia e poi con lei adottare.
Se invece stesse con un altro ftm non rettificato, sarebbero comunque due donne per la legge fino a che uno dei due non cambiasse i documenti, ma a questo punto l’ftm non rettificato dovrebbe stare attento alle aspettative binarie (come detto sopra) degli assistenti sociali.

Una mtf lesbica, esattamente come un ftm omosessuale, potrebbe provare l’adozione con una donna biologica (o con un ftm non rettificato che ancora risulta donna per la legge) prima di qualsiasi transizione, ma anche li bisognerebbe contrastare le aspettative binarie.

Infine una mtf etero impegnata con un uomo (etero o bisex, ftm rettificato o uomo biologico), potrebbe adottare dopo la sua rettifica anagrafica, ma non prima (risulterebbero gay e non potrebbero sposarsi).

Proviamo invece a parlare di genitorialità biologica con supporti scientifici

Un ftm gay con un compagno biologico potrebbe congelare gli voluti da pre T, e poi ricorrere alla GPA nei paesi dove è legale e dove le donne sono ben liete di aiutare altri a diventare genitori (di solito hanno già molti figli ma hanno molto piacere a vivere la gravidanza, tanto da desiderare il farlo per aiutare altre persone), facendo fecondare l’ovulo dallo sperma del compagno, ed avendo quindi un figlio geneticamente della coppia.
E’ piu o meno la stessa prassi a cui ricorre un uomo fertile con una compagna che produce ovuli ma non puo’ o vuole usare il suo utero

Un ftm etero invece potrebbe anche lui congelare gli ovuli da pre T, e poi ricorrere alla fecondazione eterologa, per far si che la compagna sia madre biologica, e lui sia genitore genetico, essendo l’ovo-donatore

Una mtf lesbica potrebbe congelare dello sperma da pre T e poi inseminare la sua compagna (lesbica o bisessuale)

Se la coppia è composta da un ftm e una mtf, potrebbero congelare ovuli e sperma per poi ricorrere alla GPA

Come vedete ogni possibile combinazione puo’ ricorrere alla genitorialità assistita o adottiva, ma purtroppo ci sono troppi ostacoli:

nessuna possibilità nè di riconoscimento della coppia “omosessuale” (anche apparentemente omosessuale, se i due coniugi risultano dello stesso sesso per la legge italiana), nè di genitorialità adottiva
poche possibilità di adozione per quanto riguarda coppie “apparentemente etero” (dove c’è una persona transgender non rettificata e partner di sesso opposto ma di genere uguale), poichè  gli assistenti sociali si rifanno a standard estremamente binari
nessuna possibilità di genitorialità assistita dall’aiuto tecnologico in italia (gpa, fecondazione eterologa, inseminazione, ovodonazione…)

Un altro grosso limite è l’assenza di associazioni che accolgono le istanze di persone trans e loro partner che stanno progettando una genitorialità e avrebbero bisogno di tecnologie non dissimili da quelle delle coppie omo o etero parzialmente sterili, seppur con alcune peculiarità dovute alla previsione della tos (il congelamento di ovuli e sperma prima di iniziarla) e/o alla disforia di genere (il desiderio di non usare un utero seppur funzionante o un pene fecondante seppur funzionante biologicamente, e di preferire quindi GPA, ovodonazione, eterologa, inseminazione…).

Mi sono confrontato con molti genitori gay  e lesbiche, e li ho spesso trovati molto sorpresi nel vedere desiderio di genitorialità in persone transgender.
Credo che l’errore sia nel confondere “genitore” con madre/padre. Si pensa che un ftm nel suo non essere donna, non voglia essere madre, che non vuol dire non voler essere genitore, e lo stesso vale per una mtf, che sicuramente non vuole essere padre ma vorrebbe magari essere genitore.
La confusione sta sempre nel ricondurre non sono l’essere genitori a un binarismo madre/padre (come fanno gli assistenti sociali delle adozioni), ma anche il pensare che se una persona ha donato lo spermatozoo per la fecondazione di un figlio, sarà sempre un padre e non una madre, e che se invece ha contribuito con un ovulo (o con una gravidanza fatta solo in quanto mirata all’obiettivo di un figlio), allora puo’ essere solo una madre e non un padre.
Questi errori sono commessi anche da persone LGBT e non solo da etero ignoranti.

Spero che questo articolo faccia chiarezza, ma vista la complessità che ho trovato a descrivere l’estrema varietà di casistiche, se qualcuno dovesse essere rimasto confuso, mi rendo disponibile a chiarimenti sulla terminologia.

Genitorialità e sessualità, sessualità e genitorialità

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La mentalità cattolica ci ha spinto a legare il sesso alla procreazione.
Ciò fa si che si vedano di cattivo occhio tutte le coppie (anche etero) che non finalizzino la loro unione al figliare, e addirittura anche una delle cause di allontanamento del coniuge è legata a questa mancata volontà.
Ma vi è un meccanismo inverso, che prevede che sia la “sessualità” (il “naturale tentativo”) a dare la genitorialità a una coppia o a una “femmina“.

Anche l’adozione , tecnicamente estesa anche ai “fertili”, prevede un “filtro” severo dei richiedenti che non hanno problemi di sterilità.
Ho sentito di una donna che “non se la sentiva” di compiere la gravidanza, ma alla fine è stata “instradata” da un counselor verso la gioia di partorire e portare il bimbo in grembo.
(In realtà vogliono scartare i filantropi e i salvatori del mondo che vogliono adottare per pietismo e non per altro).

Lo stesso per quanto riguarda la fecondazione assistita, che prevede “un anno di tentativi naturali” (non si sa bene dimostrabili come).
Anche io, come transgender, se volessi adottare usando la “carta che canta” (i miei documenti al femminile, sposato con una persona coi documenti al maschile), sarei sottoposto a un colloquio binario atto a dimostrare che sarei una buona madre (e non un buono genitore), come già successo ad amiche crossdresser, inscatolate nel ruolo di uomo etero, per poter accedere all’adozione.

Io, personalmente, preferirò comunque un’adozione di un neonato o una genitorialità tramite GPA, per evitare che arrivi un bambino grande già “inquinato” dal binarismo e che desideri una mamma, quindi che mi rifiuti come genitore o ci rifiuti come coppia di genitori.

Quindi il binomio sesso/genitorialità continua ad opprimere minoranze, e non si riesce a far capire che questo binomio di natura abramitica non dovrebbe influenzare le leggi di uno stato laico.

Spero nel confronto con persone transgender e asessuali.
A presto!

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Esempio di cattivo giornalismo su transgenitorialità: translesbica ritrova figlia avuta in relazione pregressa con donna

Ho messo in grassetto le cose che giornalisticamente mi hanno urtato…ma riporto la notizia per conoscenza. Di certo potevano evitare di sottolineare che la figlia, trasformata in una stucchevole frociara, si emoziona a vedere che la genitrice è shoes fetish

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RITROVA IL SUO VERO PADRE
DOPO 22 ANNI: MA È UN TRANS

 

Era solo una ragazzina di 19 anni quando sua madre le confessò che l’uomo che lei chiamava papà non era in realtà il suo vero padre. Emily Wallis, 22 anni, da allora si mise alla ricerca del pugile tatuato di cui la mamma, Ann, aveva tanto parlato, che era soprannominato “lo Stallone italiano”.

Ma anziché incontrare un Rocky Balboa, Emily si è ritrovata davanti una donna truccata, in minigonna e con dei vertiginosi tacchi a spillo: Clive, infatti, ora si chiama Chloe, è un travestito ed ha ben 82 paia di scarpe.

“Quando l’ho vista, non sapevo che fare, le ho detto ‘Stai meglio di me, mi piacciono le tue scarpe’ – ha raccontato Emily al Daily Mirror – per anni ho sognato la mia famiglia riunita, che mio padre e mia madre tornassero insieme. Dopo aver visto mio padre, però, sono abbastanza sicura che sia difficile che ciò accada”.

Ann, che vive a Hastings, in Gran Bretagna, raccontò a Emily che il suo vero padre era Clive, con cui aveva avuto una relazione, ma che era partito per l’Australia prima di sapere della sua gravidanza. Tornato dalla terra dei canguri, Clive incontrò Ann, che le disse di avere una figlia ma gli impedì di parlarle fino ai suoi 21 anni.

L’uomo tornò così in Australia, nell’attesa che Ann gli permettesse di conoscere finalmente sua figlia. Tornato di nuovo, Emily è riuscita dunque ad abbracciare per la prima volta suo padre, anche se non è propriamente il padre che si aspettava di avere.

da LEGGO.IT

http://www.vip.it/ragazza-ritrova-il-padre-diventato-un-trans/