Flusso di pensieri sul film Albert Nobbs

Recensisco solo ora il film “Albert Nobbs“.
E’ una recensione che va letta dopo aver visto il film almeno una volta (consiglio di vederlo due volte).

Quest’anno è stato un grande anno per il film che hanno parlato di identità/ruolo di genere spesso rimanendo volutamente indefiniti.
Dopo “RomeosRomeos“, che narra l’amore omosessuale tra un ftm e un ragazzo biologico, abbiamo potuto vedere Tomboy, che, come “La mia vita in rosa” lasciava allo spettatore molti interrogativi e sfumava nella nebulosità, lasciando, come al solito, ogni comunità a rivendicare il film come proprio.

E’ poi giunto il momento di “Albert Nobbs”, pellicola fortemente voluta da Glenn Close, dopo che per trent’anni ha portato il tema in giro sottoforma di spettacolo teatrale.

Nobbs è un cameriere rinomato ed apprezzato, che ha girato i migliori alberghi del Nord Europa. In un mondo e in un’epoca in cui i ruoli sono così definiti, dove è comune avere i capelli rossi e non avere barba, Nobbs passa quasi inosservato e fino alla morte nessuno si accorge che è biologicamente femmina.

Crede di essere l’unico, finché non conosce Hubert Page, anche lui “travestito“, ma, pur rimamendo nell’ambiguità (non si capisce se è una lesbica, una bisessuale, una persona che ha dovuto vivere al maschile per convenienza…), presenta una tipologia di ruolo di genere maschile totalmente diversa: Page è un uomo del popolo, un operaio…è disinvolto, guarda le donne con desiderio, nonostante il suo “passing” sia peggiore (l’attrice è stata anche meno sottoposta al trucco).
Quando Albert conosce Hubert gli si apre un mondo. Hubert è quello che lui vorrebbe essere. E’ integrato, è normalizzato…ha una moglie, una casa, una vita privata, ha una persona che sa e accetta il suo segreto. Hubert, ex moglie di un ubriacone, assume l’identità del marito e diventa un’imbianchino. Poi “per frenare le malelingue“, sposa la sua coinquilina, che ama, fino alla di lei morte. Hubert è bene integrato nel suo ruolo di genere maschile e di “padre di famiglia“…ma forse è cosciente del suo essere, comunque, sempre una donna, tanto che è pur vero che a casa veste abiti maschili, ma “per prudenza… (i vicini potrebbero vedere…).

Problematica la questione del doppiaggio, o meglio, dell’adattamento alla lingua italiana. In inglese Albert e Hubert non si rivolgono mai a se stessi usando il maschile e il femminile. In italiano hanno scelto di far sì che, con Hubert, che sa di lui/lei, Albert parli a se stesso usando il femminile (dice chiaramente: mi hai scopertA), ma poi vediamo anche che ha dei forti blocchi col suo corpo (magari anche dovuti alla paura folle di essere scopert*), e che quando viene chiesto il suo nome continua a dire che il suo “vero” nome è Albert, anche con l’unica persona che sapeva di lui, che poteva capire.
Tabaccheria A. Nobbs…la tabaccheria dei suoi sogni, quella che voleva aprire. A per cosa? Non lo sapremo mai…
Suggestione o disforia? In un mondo così sessista diventa difficile dirlo.
Del resto quando, nella seconda metà del film, Hubert propone ad Albert ingombranti abiti femminili, lui/lei corre sentendosi libera, mentre Hubert è quasi a disagio (e a dirla tutta esteticamente sembra una drag queen anche piuttosto brutta). Divertente il momento in cui Hubert e Albert escono da casa di Hubert vestiti da donne e un gentiluomo le saluta con galanteria…pone una riflessione agli osservatori più attenti su come l’abito faccia il monaco, e chi ha vissuto da travestito, transessuale o transgender lo sa bene.

Albert sogna una normalità, quella che è riuscito ad avere il più giovane Hubert. Una attività, una casa, e una normalizzazione sociale da sogno piccolo borghese. Non si sa se sia realmente attratto da donne ( è piuttosto asessuato), ma quando scopre che l’amico Hubert ha una moglie, una persona che sa il suo segreto e che lo accetta, si immagina come proprietario della tabaccheria, dove la gente andava a prendere il tè, nel loro salottino, con una moglie addetta alle faccende “da donna
Del resto prima di quel momento aveva già pensato di mettere a frutto i risparmi di una vita aprendo una sua attività. Ne parla col dottore presso il quale fa il maggior domo. Lui dice “beh, una tabaccheria, una cosa da uomini…”, e Albert “ma al bancone potrebbe starci una donna…” (magari immagina se stesso libero dalla grande bugia che lo accompagnava dall’adolescenza)…ma il dottore rilancia: “prenderete moglie?”, come se stesse dichiarando che un’attività affidata a una donna è una follia..può essere al massimo una dipendente, o la moglie del padrone, nulla di più…
E quando inizia ad immaginare al suo fianco la graziosa, quanto oca, ragazza consigliatagli da Hubert, non è neanche in grado di baciarla o toccarla, e prova in realtà un grande affetto genitoriale per lei (che è un personaggio abbastanza stereotipato…ragazzina lasciva vittima di mascalzone che la mette incinta e laabbandona).

Mi sorprende il fatto che la perbenista regia abbia messo a queste due “donne” un  trauma. Quello di Hubert è già stato enunciato (le violenze del marito), quello di Albert…una madre putativa, un’istruzione superiore, poi povertà e poi uno stupro di gruppo…e l’impossibilità di emanciparsi come donna…e lui amava il suo lavoro come cameriere elogiato da tutti per il suo zelo.
Le domande sulla sua identità, sull’accettazione da parte di una potenziale partner, se le fa solo dopo aver conosciuto Hubert, conoscenza che, involontariamente, lo porterà alla morte.
Del resto anche Hubert trovava la sua forza, ad esempio, nell’avere una compagna che lo accettava. “Lei era il mio mondo” dirà quando lei muore.
In quell’episodio, Albert, confuso più che mai sul proprio orientamento sessuale, arriva a ipotizzare di andare a vivere con Hubert assumendo il ruolo della sua moglie defunta…e Hubert lo guarda scioccato ma comprensivo…alla fine Albert vorrebbe solo stare con una persona che lo accetta...nel film non prova desideri sessuali (l’unico momento in cui lo vediamo “sessuale” è quando sorride appena a una battuta maliziosa di una cameriera).

Tristissimo il finale, in cui, scoperto il suo segreto, tutti rinnegano la sua bravura come cameriere..lo privano di tutto…rubando ogni suo risparmio…privandolo anche della memoria.

Sembra quasi che l’unico ad accorgersi della realtà biologica di Albert e Hubert sia il bambino borghese vestito alla marinara, che, a inizio e fine film, li osserva pensieroso e poi quando viene guardato con freddezza, scappa.

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