Il BDSM raccontato da Danilo Ruocco, attivista LGBT

BDSM, LGBT e binarismo di genere:
ce ne parla Danilo Ruocco, attivista LGBT e Master BDSM…

danilo ruocco attivista lgbt

Il blog ha in passato trattato il tema del BDSM in relazione alle tematiche LGBT e al binarismo di genere. Oggi Danilo Ruocco, giornalista e attivista LGBT, che nel BDSM ha il ruolo del Master (quindi un ruolo Top o Dom, ricordiamo invece, per rendere più fruibile l’intervista, che i termini legati al ruolo opposto sono Slave, Bottom e Sub) risponde alle nostre curiosità in merito.

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Buongiorno Danilo. Raccontaci, se ti va, di come ti sei scoperto LGBT e di come definisci e consideri il tuo orientamento sessuale e affettivo.

Non credo ci sia stato un evento particolare che mi abbia “rivelato” a me stesso. Penso, invece, di essere sempre stato consapevole di ciò che sono: una persona sessualmente attratta da donne e uomini.

Orientamento sessuale e BDSM, quale è entrato prima nella tua vita e come li hai scoperti?

Ho scoperto abbastanza tardivamente il mio essere un Master: ero già all’Università e sono stato coinvolto da una coppia in un gioco erotico a base di sculacciate e bondage. Mi si è aperto un mondo.

IL BDSM è binario? ci sono sostanziali differenze quando top e bottom sono una coppia omo e quando sono una coppia etero? e perché?

Credo che le differenze ci siano. La netta separazione dei ruoli tra Top e Bottom spinge a comportamenti che, a volte, confermano il binarismo e a volte lo stravolgono.

In genere, una Mistress viene spesso percepita dal proprio slave come una virago, ovvero una donna fortemente mascolina o mascolinizzata, in quanto il dominio viene ascritto alla sfera del maschile. Parallelamente, una slave è spesso vista come una bambolina passiva in balia del volere del suo Master.

In un rapporto top/bottom di natura omosessuale maschile, ciò spesso non accade, specie se il bottom si presenta come “virile”. In tal caso lo slave si sottomette a un Master che percepisce più maschio di lui, senza necessariamente percepirsi come femmina.

 

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BDSM e poliamore, sono legati? e come?

Non so se si possa parlare di poliamorismo. Sicuramente il rapporto tra un Top e un bottom non è monogamico. Sarebbe assurdo chiedere a un Top di non condividere il proprio bottom con un altro Top se ne ha voglia o di avere più di uno slave contemporaneamente! Sarebbe come chiedere a un Top di non imporre la propria volontà!

Essere dichiarati come LGBT e come BDSM, ci sono differenze e imbarazzi diversi? E per quanto riguarda i BDSMers etero?

Spesso il BDSM viene percepito come qualcosa di estremo e deviante che lascia molte persone, anche GLBT, diffidenti.

A volte i feticismi o i desideri BDSM coinvolgono parterns del genere opposto a quelli da cui si è generalmente attratti/e. Quindi persone tendenzialmente omo che possono avere fantasie bdsm etero e viceversa. Come mai questo accade? Rende queste persone bi/pansessuali oppure è solo una questione “kinky”?

Penso sia più una questione di dominio/dominazione che di orientamento o identità sessuali. Come ho scritto in “Se la Mistress lo imponehttp://www.paroleglbt.info/2014/12/se-la-mistress-lo-impone.html sono convinto che anche quando un eterosessuale maschio viene penetrato analmente da un uomo non cambi la percezione di sé come eterosessuale, ma “subisca” la penetrazione come un atto, appunto, di sottomissione alla propria Mistress.

Machismo, sessismo, binarismo e slave/master: quando influiscono i nostri retaggi binari nelle nostre fantasie?

Tantissimo. Direi che, quasi sempre, le alimentano.

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La donna, anche quando domina, è comunque oggettificata?

Credo dipenda molto dal livello sociale dello slave: più è alto e più tende a vedere nella Mistress un oggetto.

Passività etero: molti uomini etero amano subire la penetrazione da donne, ma ciò è per loro accettabile solo se la vivono come desiderio BDSM. Quanto machismo interiorizzato esiste ancora?

Purtroppo molti maschi eterosessuali sono sessualmente assai inibiti e pensano che il piacere “lecito” sia solo quello che passa attraverso l’uso del fallo. Quando scoprono che la pratica anale li soddisfa pienamente, spesso finiscono per associarla a pratiche di sottomissione, forse proprio a causa del machismo che vorrebbe sempre il maschio penetratore e mai penetrato.

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Il fenomeno delle “sissy“: molti uomini sognano di essere umiliati da master o mistress. Si vestono da donna e spesso ne replicano gli stereotipi machisti, definendosi “cagne” o anche peggio: pensi che derivi dal machismo interiorizzato di questi praticanti, o pensi che sotto sotto ci sia una tematica di identità di genere?

Entrambe le cose. Ci sono crossdresser che indossano biancheria intima femminile solo quando hanno rapporti con altri uomini, probabilmente in quanto associano la sottomissione sessuale a un Master alla femminilizzazione.

Per altri, invece, il crossdressing è legato a tematiche di identità di genere.

Nei portali gay siamo abituati ad annunci contenenti “no effeminati” o “io…insospettabile” o ancora “io…discreto“. Quanta omofobia interiorizzata e binarismo c’è in chi mette questi annunci? Succede anche con gli annunci BDSM? e quali sono gli stereotipi più diffusi?

Il livello di omofobia interiorizzata in chi si definisce “insospettabile” è assai elevato.

Invece chi ricerca “maschili” o “non effeminati” sta solo dando precise indicazioni di gusto estetico.

I “discreti”, infine, sono coloro che o sono sposati o sono fidanzati e, quindi, cercano la scappatella senza conseguenze.

Negli annunci BDSM, in genere, si è molto precisi: si indicano ruoli, pratiche e limiti.

I praticanti BDSM etero sono open minded rispetto alle tematiche LGBT?

In genere no.

La bisessualità consapevole è diffusa in questi ambienti?

No. Vi sono pratiche bisessuali, ma non consapevolezza.

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BDSM e Fetish, come sono connessi? Quali i fetish maggiormente richiesti nel mondo omo?

Sì spesso non vi sono confini netti tra i due mondi.

Sicuramente molto richiesto è il fetish legato ai piedi e alle scarpe.

Altro fetish richiestissimo è quello strettamente legato agli odori, specie a quelli dei genitali del Master, alle sue ascelle, ai piedi e alle sue deiezioni.

Puoi spiegarci l’acronimo BDSM?

L’acronimo si riferisce a tutte quelle pratiche sessuali nelle quali vi sono giochi di ruolo che richiedono sottomissione o dominazione. Giochi sadomasochistici.

Il BDSM è ancora uno stigma? Sarebbe utile fare cultura in merito?

Lo è sicuramente. In realtà sono convinto che sarebbe utile fare cultura che parli di ogni aspetto della sessualità e non solo del BDSM.
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Cuckold: di cosa si tratta? Vi sono rapporti bisessuali oppure si tratta comunque di rapporti etero in cui la terza persona guarda?

Il cuckold si eccita a guardare il proprio partner mentre è impegnato in attività sessuali con un terzo. Ovviamente, a seconda dei desideri di ogni partecipante, il cuckold può anche non limitarsi a guardare, ma può prendere parte sessualmente all’azione. In tal caso, può avere rapporti solo con il proprio partner abituale, oppure può averne anche con il terzo.

Menage a trois: i partecipanti hanno solo rapporti etero oppure può capitare che i due uomini o le due donne facciano sesso tra loro?

Dipende molto dalle persone che sono coinvolte nell’azione, dai loro desideri e dal loro livello di inibizione. Non è detto, ad esempio, che un uomo bisessuale gradisca essere visto dalla propria partner mentre si fa penetrare da un altro uomo o lo penetri.

Master e compenso: alcuni master ed alcune mistress chiedono dei pagamenti solo per umiliare la persona dominata: si puo’ parlare di sex working?

In genere, il compenso è un modo per ribadire e sottolineare l’inferiorità a la sottomissione dello slave e il dominio e superiorità del Master.

Toys e BDSM, quali gli oggetti più richiesti?

Dildo, fruste, biancheria intima, manette, cinture di castità…

I nuovi social, Istagram, Twitter, Pinterest, possono servire a promuoversi anche come attivista LGBT?

Se usati correttamente sono uno strumento essenziale.
danilo ruocco attivista lgbt

Danilo è uno scrittore, giornalista e consulente per la comunicazione.

Si occupa di tematiche e diritti GLBT per il sito “Parole GLBT” paroleglbt.info ed è l’ideatore e il curatore de “Il Simposio” www.ilsimposio.tk

Ha, tra l’altro, scritto i romanzi “Lavapiubianco” lavapiubianco.tk e “Parla Egisto” parlaegisto.tk

 

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La magia del Natale …per un velato

In questi giorni il mio pensiero, a causa della “magia del natale“, va allo zio ciccio.
Lo Zio Ciccio, non solo non si chiamava Ciccio, ma non era neanche mio zio. Era un cugino dei miei, sempre solo alle feste di natale, che veniva alle congreghe del parentado senza sapere perché, e si limitava a giocare coi bambini, con lo sguardo melanconico di chi di suoi non ne avrà mai.

Noi, che allora eravamo “i normali“, lo guardavamo con pietà. Non ci interrogavamo neanche se fosse o meno gay, perché a stento sapevamo che esistevano i gay, al massimo pensavamo che era brutto e che nessunA lo aveva voluto.

Zio Ciccio, probabilmente, aveva un compagno, un compagno da anni, che viveva nell’ombra e ogni anno era solo a Natale, per salvaguardare il povero cuore di Nonna Bernarda, che non avrebbe retto allo shock, non tanto di sapere che il figlio era gay (lo sapeva, sotto sotto), ma del fatto che ciò era comunicato alla famigghia, e quindi il suo negozietto di sartoria avrebbe chiuso i battenti, in quanto lei giudicata una pessima madre (e quindi non so per quale percorso psicologico, incapace di rammendare orli).

Alle stesse cene dove zio Ciccio era sempre solo e disorientato, arrivavano le mie cugine zitellone, portando sempre un uomo appena raccattato, per ostentarlo e presentarlo e recitare la commedia dei “normali”
Ho sempre provato tenerezza e solidarietà per Zio Ciccio, che non ho mai più rivisto, e che recentemente si è iscritto a Facebook, compilando un solo campo del suo profilo. “mi piacciono: donne”.
Quando ho parlato di Zio Ciccio nella mia bacheca, sono stato criticato da molte persone esterne al movimento LGBT, che hanno rivendicato il diritto di scelta di zio Ciccio, di “non ferire” la madre anziana.

Una cosa mi ha colpito molto. Alcune persone Bdsm , divorziate, trav o bisessuali velate mi hanno spiegato la loro esigenza di non dire di sé a figli e parenti, per il loro rispetto e il loro equilibrio familiare.
A questo punto però mi sento di fare alcune riflessioni

che un figlio soffra perché i suoi hanno divorziato è frequente e forse inevitabile. Ma non dipende dal fatto che il genitore si è poi scoperto gay, trav, bi, bdsm o elefante volante

– trovo molto sensate le riflessioni su figli e minori, ma meno sensate quelle sui parenti anziani o di sesto grado

– a soffrire non sono solo coloro che, per omotransfobia acquisita negli anni, “soffriranno” nel sapere che sei gay, ma anche del povero velato che deve recitare la commedia ogni anno, o , peggio, lasciare solo come un povero cristo il suo compagno (che magari invece è dichiarato e la famiglia l’ha escluso, e quindi passa il natale solo accanto al cappio)

– se i tuoi figli ti giudicherebbero se sapessero che sei B o T, chiediti come li hai educati

– se porti una tematica bdsm o trav, non vedo tutta questa fretta di dirlo ai tuoi figli o a tua madre anziana. mentre l’orientamento sessuale, ma soprattutto l’identità di genere sono fattori ben diversi.
se mi piacesse leccare i piedi, non saprei perché dirlo a figli e genitori, ma non potrei ovviamente fingermi donna con loro.

– tutto dipende da quanto uno si scopre e accetta come LGBT. Se nel frattempo ha “costruito” una farsa con moglie e figli, questo è un problema (ma ci sono associazioni che supportano le persone a trovare nuovi equilibri, come Genitori Rainbow)

– ci sono genitori che hanno confidato ai figli di essere bisessuali. non significa che amino meno il partner, o che madre e padre non si amino e non siano fedeli

– conosco figli che hanno saputo che uno dei genitori è transgender e si sono abituati a questa idea senza traumi o fratture

– mentre la persona omosessuale nell’esporsi come omosex di solito interrompe la relazione etero (quindi lascia la madre o il padre dei suoi figli, e si sovrappone il trauma del divorzio a quello del coming out), non è detto che succeda a un genitore T o B

– la cosa migliore sarebbe costruire una famiglia dando come assodati sia orientamento sessuale che identità di genere dei genitori, affinché i figli non si sentano lesi

– il caso di zio Ciccio comunque non vede cuori spezzati di figli, ma al massimo la rottura dell’ipocrisia familiare (tutti infondo sanno di lui)

– se un negozio fallisce perché il figlio della titolare è gay, la colpa non è di zio Ciccio, ma della mentalità della gente (una volta un brianzolo aveva usato come scusa per non assumere una persona trans e una di colore proprio il fatto che lo avrebbero fatto chiudere…)

A voi la parola..

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Un diavolo per capello

Dura la vita da transgender velato. Avete sentito bene: velato.
Si può definire velato uno che ha mandato a monte un quasi-matrimonio per vivere la sua identità di genere, dichiarato in casa, e presidente di un’associazione LGBT, nonchè finito con Mancuso, Patanè e compagnia bella su Repubblica per aver organizzato una fiaccolata contro l’omo/transfobia?
Ebbene si.

Se una trans nel momento in cui indossa panni femminili ha poco da essere velata, un ftm che non prende ormoni o che li prende da poco al mondo apparirà sempre un ragazzino di 13 anni (soprattutto se porta i capelli corti), una trasandata, una sportiva o una lesbomaschia.

Quindi a meno che io non dica al panettiere, al bancario e a tutti gli altri che sono un transgender, non credo che loro arriverebbero a pensarlo.
Ecco perchè nel momento in cui vado a comprare un completo classico maschile devo rispondere all’imbarazzante domanda “E’ per il tuo fidanzato?”.
A quel punto puoi inventarti di tutto per far si che ti mostrino boxer, cravatte, doppio petto e tutto ciò che, se dicessi che fosse per te, causerebbe sgomento e occhi sgranati.
Eppure sarebbe bello provarsele le cose, e l’ho anche fatto. Solo che mi prendo male a guardare le solite facce di culo sorprese.

Il guaio è quando devi fare qualcosa direttamente sul tuo corpo, e non puoi dire che è per il tuo compagno, marito, fidanzato, fratello… i capelli!
Lo stereotipo che associa corto/uomo e lungo/donna non ha tanto senso se come me di capelli sei un intenditore. Corti e lunghi sono diversi per uomo e per donna, e anche quando il taglio è medesimo, nel caso dei due estremi (lunghissimi pari o rasati), il viso caratterizza.

Paradossalmente ho sempre pensato, per un ragionamento fisiognomico, che tagliarli troppo corti fa in modo di farti passare meno e richiamare più l’immagine lesbica che quella maschile.
Si evidenziano quelle parti della testa che denunciano ciò che anatomicamente sei: collo, nuca, basette, tempie, attaccatura. Per questo mi mantengo sul medio, ma anche per gusto personale.

Ora immedesimatevi in me che entro dal parrucchiere medio e dico:
sa, perchè io sono un ftm, ma sono strano: a me piacciono i capelli di media lunghezza, ma con un imprinting maschile, quindi con un angolo laterale che parta, nei ciuffi davanti, piuttosto corto, appena ad accompagnare il sopracciglio, e accarezzi il collo dietro, perché sa, io ho anche l’attaccatura dietro bassa, molto maschile. Le basette, però, visto che ho la fortuna di averle senza prendere ormoni, non si sogni di toccarle“.

Quindi mi ritrovo rasato a zero se dico che voglio un taglio “maschile“, con un taglio emo se dico che voglio mantenermi sull’unisex (ma ODIO l’asimmetria), con un taglio da Valentina di Crepax (ovvero sfilatissimo dietro e col un enorme ciuffone ad incorniciare il viso e femminilizzare, e le basettine sbarazzine da fatina come si tagliano alle donne) se non dico cosa sono.

Di conseguenza mi metto li, come una pecorella, a farmi tosare in silenzio, e magari a mollare anche 40 euro, in un periodo in cui ho letteralmente le pezze al culo!
Qualcuno di voi penserà: quante storie, se fossi un “Vero uomo” te ne fregheresti dei capelli!

Beh prima di tutto sono hairlover, ma poi la chioma è l’unica cosa che devi portarti dietro sempre, volente o nolente, e incide non poco nel passing.

Oggi in banca non andava il bancomat. Parlando con l’anziana guardia giurata, chiamando il responsabile ha detto “c’è un giovine che ha un problema“. Speravo non mi chiedesse un documento…volevo godermi quel piacevole errore…ma capita solo una volta al giorno.

Una voce poco acuta e delle basette degne di un quattordicenne mi salvano.
Ricordo ancora lo sgomento dell’ortopedico nel vedere che non mi depilo le gambe…e tanto altro ancora…in questa sottile linea tra ciò che sono e ciò che devo apparire agli estranei perché altrimenti sarebbe troppo lunga da spiegare.

Un post banale? Forse. O forse racconta i piccoli problemi, perché raccontare quelli grandi sarebbe troppo pesante.

p.s. Ah…lui ha un bel taglio…

Post semiserio: un po’ di “frociologia” for dummies

Cari amici,
questo post vuole essere volutamente semiserio.
Ero in treno, di ritorno dal lavoro, un anno fa, quando sono entrato in contatto con questo articolo:
Cercasi butch astenersi tomboy“. Era un articolo che spiegava la sottile differenza tra infiniti tipi di lesbiche dicendo che solo le donne hanno tutte queste sottocategorie mentre esse non sono presenti nell’universo gay maschile.
Le categorie erano più o meno le seguenti:

Butch: lesbica mascolina, mei modi e nell’estetica. Spesso è una mascolinità di un certo tipo, ovvero legata a piercing (soprattutto al sopracciglio), tatuaggi, muscoli.
Soft Butch: lesbica mascolina ma che mantiene elementi di femminilità.
Tomboy: ragazza maschiaccia spesso dal fisico snello, ambiguo ed androgino. Molto amanta da un certo tipo di eterello curioso. Di solito viso molto fine e bello
Femme: la grande famiglia delle lesbiche più o meno femminili. della serie “nessuno direbbe che è lesbica”
Lipstick/Chopstick: lesbica da locale modaiolo, molto legata alle griffe, ai “contatti ganzi” e al mondo etero “coi soldi”.
Quasi mai questo tipo di lesbica viene vista pascolare nell’attivismo.

Inoltre, come termini generici per parlare di lesbiche abbiamo “lelle“, “sgundule“, “sgrulle” e a volte anche “finocchie“.
Raramente una lesbica si dice “gay“, qui in Italia. Anche per il termine omosessuale, diverse donne associano “omo” (che deriva dal greco, uguale) con homo (dal latino, uomo), e rifiutano questo termine pensando che sia solo per omosessuali uomini.
Alcune donne preferiscono rifiutare la parola “lesbica” perchè associata alla pornografia. E per il suono sgraziato e forte di “sb“.

E’ in realtà inesatto dire che non ci sono simili categorie nel mondo dell’omosessualità maschile, e probabilmente chi curava quel blog non lo conosceva abbastanza:
Twink/efebo: ragazzo dalle sembianze efebiche che, pur essendo oltre i vent’anni, richiama l’estetica di un ragazzino
Androgino: ragazzo dai tratti estetici ambigui e parzialmente femminili. Sebbene abbia qualcosa in comune coi twink (una voce non profonda, l’essere sbarbato), visto che vi sono similitudini fisiologiche tra una donna e un ragazzino, esso ha tratti che lo riportano di più verso il femminile, spesso anche fianchi non stretti, le mani, i capelli non sono molto corti.
Checca: (in Nord Italia anche “sfranta” o “sciampista“): ragazzo, indipendentemente dall’estetica, che si atteggia in mondo frivolo ed effeminato. Spesso si trucca e di depila, ama la moda e segue il gossip. Frequenta spesso discoteche gay e si circonda di amiche etero alla moda a cui fa da consigliere.
Bear: I bear è una grande famiglia interna al mondo gay, che comprende un tipo di omosessuale esteticamente virile ma professa uno stile di vita schietto, semplice, e basato sui valori.
I bear sono in genere contraddistinti dai non pochi peli, la barba, i capelli rasati e il fisico robusto.
I “muscle bear” sono muscolosi e asciutti,
i “chubby” sono grassi,
le “lontre” sono magre ma pelose”,
i “cub” sono giovani “cuccioli” d’orso con caratteristiche appena accennate,
i “daddy bear” sono orsi over 40
Poi vi sono diverse categorie di “fan” dei bear, dagli admirer ai chaser (cacciatori d’orsi).
Daddy: generico per gay over 40
Leather: gay appassionati di pelle, BDSM, feticismi vari tra cui uniformi.

Sono presenti inoltre diversi termini, nati come dispregiativi, ma rivendicati dalla comunità gay: finocchio, finocchia, frocio, frocia, passiva..

Sono visibili, frequentano i “locali giusti“, episodi sociologici interessanti, in cui vi è un dissapore di base tra le mascoline e le femminili, e allo stesso modo vi è un disprezzo dei bear per le checche, del bear di 100 kg per quello di 80kg, dei modaioli per i gay nerd, degli attivisti per tutti gli altri.
E’ utile segnalare anche questi altri significati più che altro legati al mondo attivista.

Il “Velato” è una persona (spesso gay uomo ma ci sono ovviamente, e sono molte di più, le “velate” lesbiche, che vivono da “finte etero“) omosessuale che vive la sua omosessualità di nascosto tramite locali e portali e vivendone principalmente la dimensione sessuale. Il termine credo sia nato nell’attivismo e viene usato in modo dispregiativo.
Ultimanente si riscontrano tanti “velati” nel transgenderismo ftm, essendo che la terapia ormonale consente la non distinzione di un ftm da un uomo biologico (da vestito, ovviamente).

Il “Gender Fucking” è l’atteggiamento, tipico dell’attivismo storico, di usare liberamente il genere soprattutto per definire omosessuali maschi col genere femminile in modo giocoso.
Si tratta di un tipo di attivismo in cui (si faccia presente che si tratta di una fase in cui i trans ftm erano poco conosciuti), mediamente le associazioni erano popolate da omosessuali maschi, trav e transessuali mtf (chiamate I trans, all’epoca, mentre si sarebbe detto LE trans per gli ftm, così come anche all’epoca si coniugava in psichiatria). Non vi era ancora il concetto di transgender svincolato da pratiche ormonali, ed era uso dare il genere “genetico” a chi non fosse in transizione.
E’ un tipo di attivismo che tende a vedere con diffidenza l’attivismo LGBT da parte di persone etero (tra l’altro fenomeno all’epoca quasi inesistenti) e che accusava chi era bisessuale dichiarato o queer di un semi-velatismo verso una reale omosessualità.

In ambienti omosessuali viene usato il termine “ndocojocojo” per descrivere persone bisessuali, come a voler intendere che chi è bisessuale si scopa non solo indifferentemente uomini e donne, ma qualsiasi cosa respiri, cosa chiaramente non sempre (anzi, quasi mai) vera.

Un personaggio “inquietante” di questo mondo di termini poco ortodossi è la “frociara” o “Frociarola“:
secondo le mie ricerche presso blog e forum, la frociara è anche lei un po’ disforica, in quanto sarebbe una checca isterica nel corpo di una donna di solito anche corpulenta.
Sarebbe la classica migliore amica frivola di un gay lì pronta a raccogliere le sue confidenze promiscue. Riderebbe in modo sguaiato per rompere l’imbarazzo di essere l’unica donna nella comitiva di gay e, non si sa secondo quale legame genetico, sarebbe spesso caratterizzata da una cofanata di capelli ricci.
Di sinistra, anticlericale e paladina dei gay, ovviamente zitella o sfruttata dallo stronzo di turno, con una vita sessuale imparagonabile all’amico promiscuo checcoso, di cui invidia la libertà sessuale…in realtà sogna di sposare il principe azzurro. Eterosessuale di solito reduce da un trauma con gli uomini etero, che la porta a non frequentarli, come del resto non frequenterebbe le donne perché uscirebbe esteticamente sconfitta dalla classica competizione femminile.
Conoscerebbe bene il mondo mondano gay, locali, discoteche, e a volte anche quello dei Pride, fiaccolate, in cui la frociara infoiata sarebbe in prima linea a difendere i diritti del “suo” gay. Spesso vive sola in città. Magari ha anche avuto una fase di esperimenti lesbici o bisessuali, finita perché anche li è stata vittima dell’estetismo tipico di certi ambienti modaioli lesbici. Sono a loro insaputa prese in giro dai gay. A volte sono una specie di figura materna per il gay di turno, magari rifiutato in famiglia, e che loro segretamente ambiscono. Si crea a volte un rapporto un po’ morboso…si parla di frociare parcheggiate dietro al cespuglio mentre il gay si sollazza, pronte a raccogliere le confidenze fresche, ma a questo punto credo che siano leggende metropolitane.
Insomma, per capirci..se avete in mente Grace di “Will e Grace” avete capito cos’è una frociara.
Non tutte le amiche dei gay sono frociare. Nelle frociare vi è un “compiacimento” a dire di avere l’amico gay e l’essere gay diventa quasi più importante dell’amico stesso.

Finita la carrellata di termini, una nota demenziale rispetti a certi modi di dire, tipo “pisellabile“, quando un tipo è appena sulla soglia del decente.

Nath