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Quante volte mi è capitato che il mio fidanzato (omosessuale antibinario, o bisessuale più polarizzato verso gli uomini) mi portasse a cena con amici gay (suoi o comuni) e io mi sentissi intimamente a disagio!
Sia chiaro, qui non c’entra né il fatto che loro non mi includessero (anzi, alcuni di loro spesso si dimenticano che sono trans e se ne escono con domande sul “se” ho fatto meno il militare), né il passing.
Una persona ftm non ha il passato di un omosessuale.
A questo punto potremmo perder tempo precisando che anche il passato degli omosessuali tra loro, e degli omosessuali VS i bisessuali è diverso, e sarebbe di certo vero, ma quello che è sicuro è che io non sono stato pestato perché baciavo un compagno di banco, non sono stato pestato perché effeminato (ma semmai bullizzato in quanto troppo maschile, esperienza che mi avvicina più ad una lesbica butch che a un gay effeminato), non schecco, non mi attraggono quei tipi di gay che rappresentano delle icone nella subcultura gay e camp (il bear obeso, pelosissimo e calvo, ad esempio).
Quante volte, guardando tutti insieme pagine di gayromeo, sentivo la mia diversità, non trovando per nulla attraenti i soggetti per cui volavano urletti a casa degli amici dei miei ex!
E quella diversità di percorso spesso non viene vissuta come un valore aggiunto, ma come una separazione. Genera un senso di esclusione dal “compagnonaggio” e dal cameratismo che si crea tra “uguali”, tra persone che si aggiungono su facebook, tengono a “regole non scritte” di una subcultura a cui, anche si facesse una transizione completa di cazzo funzionante, non si fa parte per motivi “fisiologici” e “storici”.
Questa riflessione, di per se molto “settoriale” (riguarda un ftm gay e il suo rapporto col la subcultura identitaria gay) apre a mille riflessioni che escono dal solito e martellante argomento del passing, perché anche una donna trans operata e con un ottimo passing, se lesbica, se fidanzata con una lesbica, e in una comitiva di lesbiche militanti, che magari non hanno mai visto un pene, che hanno avuto determinate esperienze infantili e giovanili di discriminazione e sessismo, possono portare un’esperienza totalmente diversa da quella della “passabilissima” translesbica sopra citata.
Esiste un “passing” psicologico? si puo’ desiderare di “passare” per qualcuno che ha avuto un vissuto diverso? e , se si, a che pro?
E perché abbiamo bisogno di sentirci parte del gruppo?