Scandalo nel bagno delle donne!

Totoscommessa: chi sta postando dalla pagina FB delle VeteroLelle?

VeteroLesbiche TransEscludenti…ecco perché

Non sono di certo solo recenti gli episodi di transfobia provenienti da ambienti separatisti lesbici.
Talvolta ad essere colpite sono le donne T, di cui viene delegittimata la femminilità.
Altre volte a non essere rispettata è l’identità di genere degli Ftm, come in quest’intervista racconta Gianmarco Negri, oggi importante attivista T.

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Vediamo cosa succede quando la loro logica viene ribaltata…

Veterolesbiche e separatismo

Ricordo ai lettori e alle lettrici del blog che questa è solo satira, e non vuole “dimostrare” nulla. Vuole strappare semplicemente un sorriso 😀

Bagni transgender e benaltrismo gay

Chiacchierata con Miki Formisano, importante attivista trans pugliese

Oggi diamo la parola a Michele Formisano, attivista trans, fondatore di T genus, e uno dei principali punti di riferimento in Puglia su temi trans e temi di MTS

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Chi è Miki? Anni, provenienza, passioni, sogni, paure…

Ciao, sono Miki, ho 53 anni,sono nato e vivo a Taranto, città in transizione che presto sboccerà in tutta la sua bellezza.

Miki o Michele? C’è una precisa intenzione nell’usare Miki o è un vezzeggiativo? 😀

Sono Miki per gli amici, ed è un nomignolo che, più che come un vezzeggiativo, ho usato per renderlo neutro ed eludere cosi la A finale di Michela. Oggi mi sta benissimo Michele, ma ormai Miki è riconosciutissimo ed accostato alla mia persona.

Quando hai capito di essere un ragazzo? Come hai vissuto questa consapevolezza?

Ho capito subito di essere un ragazzo, gia dall età di5/6 anni, ma ci convivevo bene, non ero consapevole della sessualità e del fatto che un giorno sarei cresciuta e non cresciuto. Poi, all età dell adolescenza, la consapevolezza che ero cresciuta e che non avevo nessuna via di scampo per far vivere Michele. Quindi ho vissuto malissimo tutto questo: il seno e tutto ciò che mi rendeva agli occhi della gente ciò che in realtà non ero non mi offriva via d uscita.

Quali sono le disavventure che hai affrontato anche a causa del non comprendere o non accettare la tua identità?

A causa di questo disagio, misto a dolore crescente, ho deciso di farla finita, ma ho optato il sistema sostanze (eroina): una morte lenta, dolce; una morte che ti fa sua anche quando respiri, perché vivi solo grazie al battito automatico del cuore, ma con cuore inteso come “sentimenti e amore verso te stesso” c è ben poco. Per anni  e anni è durato questo percorso di autoditruzione legato alle sostanze che ovviamente mi hanno portato altri numerosi problemi legali e non solo.

Quali gli ostacoli e i contrattempi a portare avanti il percorso?

Fortunatamente gli unici ostacoli, più che a portare avanti il mio percorso di transizione, sono stati dovuti alle pochissime informazioni sulla modalità del percorso, a chi rivolgersi, quali centri vi fossero. Tra l’altro anche le poche associazioni presenti non riuscivano a raggiungere tutti come invece oggi grazie al potente mezzo del web…

Quali sono stati i primi punti di riferimento? Virtuali o reali?

…infatti il mio punto di riferimento è stato un gruppo chiuso su yahoo: non so neppure io come mi ci sono imbattuto, non ricordo quale giro su internet, che a mala pena esisteva prima degli anni dell esordio…
Ho avuto info su questo gruppo ma subito dopo abbiamo deciso di incontrarci: giungemmo a Roma, come un gruppo di temerari assetati di informazioni, per noi vitali. Uno di loro aveva già finito il percorso, un altro portava il petto fasciato per nasconderlo, e mi passò questa fascia sudatissima: la indossai, mi guardai allo specchio e mi riconobbi, fu un momento che non dimenticherò mai.
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Tu sei etero ma sei anche un uomo T. Facendo tesoro del loro passato, in cosa può essere migliore un uomo T nel rapporto con una donna?

Un uomo transgender potrebbe essere migliore, nei confronti di una donna, perché comprende la sua fisicità e la sua emotività, i vari punti G nella mente e nel corpo…fermo restando che non si voglia rivestire il ruolo di uomo alfa.

Come è nata l’idea del tuo gruppo fb?

L’idea del gruppo FB, a dire la verità, in origine non è stata la mia ma di un mio amico: mi chiese una mano, e da allora il gruppo è cresciuto molto. Non mi riferisco ad una crescita numerica (se fosse per quello saremmo arrivati a numeri inverosimili) ma ad una crescita culturale e interiore di ognuno di noi che ne fa parte. Sono molto orgoglioso di questo gruppo,dedico molto del mio tempo anche solo a leggere…ormai loro sono cosi’  in gamba tutti e tutte che intervengo poco.

Come è nata T Genus?

L associazione TGenus è nata dalla necessità di agire sul territorio in maniera concreta, cercando o meglio contribuendo a creare una rete innanzitutto tra persone T e poi con le istituzioni,famiglie e servizi sanitari.

Che servizi offre T Genus?

TGenus è una Onlus. Ci mettiamo tanto entusiasmo e tempo, e i servizi che offriamo sono legati innanzitutto all’ accoglienza e ascolto, e far sentire la persona NON sola è la nostra priorità- Indirizziamo le persone ai centri più adatti a loro, per questioni geografiche o altre, ovviamente il tutto ragionato e condiviso con la persona. Organizziamo convegni, tavole rotonde, eventi culturali, e ogni tipo di evento legato alla strategia del cambiamento culturale. Non ultimo TGenus “cerca” di sensibilizzare le istituzioni sanitarie e politiche per migliorare gli accessi ai percorsi clinici della persona in transizione, dalla presa in carico del percorso psicologico all’ultimo intervento chirurgico (la dove la persona voglia sottoporsi). Anche da punto di vista legale offriamo informazioni e indicazioni, affidando la persona a legali della loro zona geografica.

In che rete di altre realtà simili (LGBT) e non (politica, servizi, altro) è T genus?

Cerchiamo di essere presenti su tutto il territorio nazionale, ovviamente avvalendoci anche delle altre associazioni presenti sul territorio nazionale e ce ne sono di validissime.

Quali gli obiettivi?

Gli obbiettivi ovviamente sono legati a migliorare la qualità della vita della persona T e al cambiamento culturale.

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Come far conoscere le nostre esperienze e realtà al di fuori? Quale il corretto approccio.

Le nostre esperienze e la nostra realtà possone essere conosciute al di fuori, mostrando semplicemente il lato umano della persona, eludendo il pensiero dell’ essere accostati al degrado e alla deviazione:ovviamente è necessario informare e sensibilizzare la gente a questa “nostra realtà

Parlaci del tuo romanzo. Resto” Umano.

Parlerei volentieri di RESTO UMANO, romanzo autobiografico scritto a quattro mani con la dott.ssa Anna Paola Lacatena. La vera penna è lei, io ci ho messo la storia della mia vita, una storia che parte dai banche della scuola elementare, fino ad arrivare ad oggi…ma bisogna leggerlo: da allora ad oggi c è una vita raccontata nei dettagli, senza filtri, includendo una varietà di argomenti che hanno fatto parte della mia vita.

Hai a cuore anche il tema della salute e delle MTS. Il tuo impegno in questo settore cosa comporta? quanto è importante la prevenzione e l’informazione?

Ho a cuore la salute delle persone perché so quanto è importante la prevenzione, nel caso specifico dalle MST: la salute è un bene prezioso, e informarsi sulle modalità di trasmissione, e quindi su come evitare contagi, può in alcuni casi salvarvi la vita. Il sesso è meraviglioso ma bisogna farlo anche con la testa.

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Internet è un buon primo aiuto per una persona che sta capendo di essere T, ma quando è importante il contatto reale?

Internet è un ottimo mezzo per carpire informazioni, ma bisogna saperlo usare bene e sopratutto non prendere per buone tutte le info che ci sono: oltre il web credo sia essenziale il confronto reale, e i rapporti umani dovrebbero essere sempre privilegiati.

Perché tra ragazzi T ci si discrimina? Ftm etero vs gay, percorsi diversi med o non med, identità nette o identità fluide…e invece di dialogare si litiga. Perché? Ognuno di noi non potrebbe solo portare la sua storia?

Oggi si litiga tra ftm etero, ftm gay, genderfluid ecc…perché la cultura è ancora troppo radicata al binarismo. Il cambiamento deve nascere da noi, ma proprio “nel nostro mondo” c’ è ancora troppa ignoranza. Infondo siamo tutti persone, lo diciamo fuori ma dovremmo prima dircelo tra noi…
PERSONE!!!

Il web è pieno di sedicenti attivisti che si nascondono dietro cognomi e foto false. Putroppo nella nostra epoca è difficile distinguere i veri punti di riferimento da questi “leoni da tastiera”: un giovane T come deve muoversi in questa baraonda?

I leoni da tastiera sono pericolosissimi: si spacciano per attivisti e spesso danno informazioni davvero disastrose per la persona. Purtroppo è difficile fermarli, e per questo ci vogliono dei punti di riferimento ben visibili, punti di riferimento referenziati dove le informazioni vengono filtrate  e sopratutto alcune  informazioni non si dispensano generalizzando, ma vanno dispensate da persona a persona.

Che ne pensi dei concorsi per mister T?
Dovrebbero essere più ironici? O proporre nuovi modelli di maschile?

Il concorso Mister T è stata un ottima idea per dare visibilità,credo che crescendo questo concorso offrirà una varietà di tipologie maschili, come mi pare sia stato fatto nelle precedenti due edizioni, e si amplierà sicuramente.

Torniamo a noi: gli ftm a fine percorso non hanno più problemi di “passing”, ma ce ne sono altri: i documenti, le persone che prima di conoscevano al femminile, il rapporto col passato. Parlaci, se ti va, della tua esperienza.

Nel mio percorso il passing è stato quasi immediato: il problema è nato con i documenti, documenti al femminile e fisicità marcatamente maschile. E’ stato brutto dover spiegare volta per volta tutta la storia. So che oggi rilasciano un documento che comunque mette la tua vita e la tua privacy alla mercè, ma al momento è inevitabile, almeno fino a quando questa situazione verrà serenamente riconosciuta senza preconcetti.
Gli amici si sono abituati a darmi del maschile, certo all’inizio non è stato facile, ma solo per una questione di abitudine.

Ftm e donne: c’è ancora binarismo o le donne “non lesbiche” si approcciano senza paura a noi ftm?

Credo che la maggior parte delle donne etero si relazionino serenamente con noi ftm. Penso che siamo noi molto disforici verso la nostra sessualità biologica. Certo ci sono donne che cercano necessariamente il pene,ma non è assolutamente la prassi anzi…

Binarismo: quanto è il rischio per noi ftm di incappare alla fine noi stessi nel machismo? Non dovremmo forse, memori dell’esperienza passata, lottare contro gli stereotipi?

Capita di sovente che noi stessi restiamo intrappolati nello stereotipo di uomo macho: mi ritrovo spesso a osservare foto di ragazzi ftm nel gruppo, quando, sopratutto, mettono  la foto prima e dopo, vedi la foto del prima con espressione spontanea e sorridente, la foto del dopo con espressione accigliata e sguardo da duro. Sorrido, ma penso che sia davvero sbagliato: è come voler a tutti costi rivestire un ruolo che TU ti sei imposto, plagiato da una società legata allo stereotipo, mentre è ora di liberarci di tutte le etichette e gli stereotipi costruiti negli anni!

 

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Famiglia e coming out: ti va di raccontarci come hai gestito il coming out e come consigli di gestirlo ai giovani ftm?

Mia madre e la mia famiglia mi ha sempre vissuto come un maschiaccio: quando ho detto loro che volevo affrontare il percorso di transizione l’unica preoccupazione era legata agli interventi chirurgici, ma poi mi hanno visto sempre più felice e libero e si sono sempre più convinti che avevo ragione, e che avrei dovuto farlo prima. Ai giovani consiglio sempre di essere se stessi e di lottare per quello che sono, parlarne gradualmente con la famiglia. Poi ci possono stare famiglie conservatrici: sopratutto a questi ragazzi dico di pazientare, di studiare e, parellelament,e di rivolgersi alle associazioni di volontariato, che sapranno dare loro il giusto supporto.

FTM e sanità: siamo davvero tutelati? Quali le regioni e le realtà messe meglio? cosa puo’ fare l’attivismo?

La sanità non ci tutela moltissimo. Certo stiamo meglio di altri Paesi, ma tanto c’è da fare: da regione a regione cambiano un po di cose, più che altro legato alla distribuzione degli ormoni, come liste di attesa, presa in carico, e liste di attesa per interventi, stiamo messi non benissimo ovunque. Non c’è uno storico e anamnesi sull’assunzione delle terapie ormonali, non c è nulla al momento legato alla medicina di genere, ma proprio da un paio di mesi l’ISS e l AIFA, dietro suggerimenti e “pressioni” di attivisti transgender, hanno istituito un tavolo di lavoro per creare una piattaforma dedicata ad affrontare le criticità del mondo transgender legate alla salute. Quindi, attivisti e associazioni devono continuare a sollecitare ,e sensibilizzare le istituzioni.

FTM e lavoro: qual è la situazione attuale e cosa possiamo afre come attivisti?

Il mondo del lavoro oggi è un mondo difficile per tutti: ancora più penalizzate sono le persone transgender, ma per onestà devo dire che le MTF sono più penalizzate in quanto colpevoli di aver retrocesso il loro status. E’ necessario collaborare con i sindacati, sollecitando corsi di formazione e informazione ai datori di lavoro e centri per l’impiego.
Sensibilizzare la politica per far si’ che realmente i diritti siano riconosciuti a tutti indistintamente.

Un ultima domanda: che consiglio dai, da veterano ftm, ai giovani?

Da “vecchio” transgender, dico ai giovani  che la vita è una e va vissuta: non abbiate paura di riconoscervi! Amatevi e, sopratutto, sappiate che nella vita tutti gli esseri umani hanno dei limiti: bisogna accettarli e non pensare che siamo persone limitate.
Amatevi solo cosi sarete in grado di amare,ma amatevi per quello che siete…perchè comunque sarete UNICI…

L’asterisco e l’ingerenza femminista verso i gender non conforming

Una riflessione che parte dall’inclusione grammaticale delle persone gender non conforming per arrivare ai limiti dell’intersezionalità, al cis-sessismo e al colonialismo culturale.

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In questi giorni mi sono imbattuto in un articolo scritto da una femminista, penso della differenza, che condannava l’uso dell’asterisco, ribadendo che siamo “uomini e donne” e che “diversamente dall’etnia, questa differenza si manifesta prestissimo“: un cumulo di binarismo, innatismo, e “gender non conforming – fobia”.
Non mi interessa la guerra tra femminismi binari e femminismi anarcoqueer: mi sento distante da entrambe le correnti, e non ho vantaggi a prendere parte a una guerra che, essendo femmin-ista, non mi riguarda.
Se posso dire qualcosa a tutta la riflessione femminista, è il fatto di escludere i vissuti. Cattedre della differenza contro cattedre queer: persone cisgender che parlano di identità di genere…cancellando o ignorando i vissuti.
Si decide” a tavolino, in una guerra tra cattedre, se i generi sono due, tre o 24, ignorando il fatto che solo i vissuti contano.
Non si può teorizzare che i generi sono due quando di fatto ci sono persone di genere non conforme al maschile o al femminile. Una teoria non puo’ cancellare degli esseri umani: sarebbe come dire che le persone sono solo caucasiche o nere come la pece e che “non esistono” persone con colori della pelle diversi dal bianco e dal nero.
Forse si dovrebbe ascoltare ed osservare realmente la realtà.
Veniamo alla grammatica: le persone gender non conforming o le persone transgender (anche portatrici di identità binaria, ma con documenti e/o aspetto dissonanti), hanno imparato ad usare un linguaggio non connotato di genere quando parlano di sè: spesso l’interlocutore neanche se ne accorge, perché non è vero che la lingua italiana non permette di comporre frasi o di usare parole o perifrasi che non identificano il sesso di chi sta parlando: è solo questione di esercizio (per la persona) e di volontà (per gli altri).
Le associazioni LGBT, spesso, per indicare gruppi di genere misto, non usano il “maschile plurale” (discretamente comodo se sei ftm, ma un po’ urtante se sei mtf), ma non usano neanche la perifrasi binaria “uomini e donne”, che ribadisce il binarismo e cancella le persone gender non conforming.
Alcuni usano l’asterisco, altre forme omnigenere (con l’uso di “persona” al posto di uomo e donna), altri usano maschile, femminile E neutro (ex: benvenuti a tutti gli uomini, le donne e le persone di altri generi).
Questo a molte femministe non sta bene: chiamano, erroneamente, “neutro” cio’ che riguarda le persone “di altri generi (essere viola non significa essere bianco), dicono che nominare uomini, donne e “altro” sarebbe “lungo (quello che dicevano gli uomini quando loro volevano dire “uomini e donne) e dicono che il femminile (e di conseguenza il maschile) va rimarcato, proponendo una soluzione “binaria” che è offensiva e che cancella (non le donne, ma le persone gender non conforming).
E’ tutta una questione di pigrizia (“non è un problema mio, quindi me ne frego”). E’ vero che le lingue neolatine sono “binarie”, ma l’impegno può tutto, e cercare formule inclusive non è difficile.
L’unico ostacolo è che taluni (e talune), non poche persone, non hanno interesse a farlo.
Molte femministe, anche queer, trattano le persone non conforming con maternalismo e pietismo. L’atteggiamento “patriarcale” che rinfacciano all’uomo nei loro confronti, lo ripropongono verso le persone T, peccando di “colonialismo culturale” e “cis sessismo
Non è raro vedere, nei forum femministi, donne che “decidono” se una giovane adolescente trans ha il “diritto” di ricalcare gli stereotipi col trucco e parrucco che ha scelto, o se un ftm che ha partorito, pretendendo di essere padre e genitore e non “madre”, sta offendendo le donne: persone in cattedra che disquisiscono sui nostri vissuti.
Addirittura delle femministe mi hanno “corretto”, dicendo che quando si parla di discriminazione subita da una persona non conformi “non devo” usare binarismo o transfobia ma “patriarcato”, perché “se avessi letto i loro libri” (scritti da persone cis) “saprei” che tutto deriva dal patriarcato, e affermando ciò cancellano tutta la riflessione trans e le sue elaborazioni culturali.
Addirittura un ftm non è “autorizzato” a parlare di transmisandria quando le donne lesbiche o femministe lo respingono i insultano.

Alla luce di questo, col tempo, sono diventato un po’ “separatista“. Le grandi intersezioni tendono a mettere in primo piano i temi “nazionalpopolari” e oscurare i piccoli temi e i loro autori, facendo si’ che chiunque, anche chi non è formato e non vive una condizione, pensi di avere voce in capitolo su un tema, e cosi’ possiamo vedere femministe che “decidono” se qualcuno è o no trans, uomini etero poliamorosi che dicono che il binarismo non esiste, etc etc.
Non dico che il separatismo sia la strada corretta, ma è necessario l’ascolto: ascolto di chi, in prima persona, vive dei temi e delle problematiche sociali. E poi ci vuole tanta umilità, soprattutto dai militanti e dalle militanti (e da* militant*!) di lungo corso.

Intervista a Marcela Serli, regista dell’identità di genere

Oggi è il turno di Marcela Serli e dei suoi progetti teatrali sull’identità di genere. Vi lascio a questa interessante intervista e alla sua biografia 😀

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Ci parli di Atopos e della tua Trilogia?

Prima di tutto vorrei ricordare che l’11 Luglio siamo al Festival Chimere di Pergine Spettacolo Aperto, grazie al coinvolgimento di Lucia Moroni che, insieme agli altri organizzatori, ha voluto fortemente Variabili Umane (spettacolo con 13 persone in scena). Preceduto da un Laboratorio Atopos Sull’Identità “in” genere nei giorni che precedono lo spettacolo.

Da sette anni a questa parte vivo un’esperienza straordinaria. Sono la direttrice artistica di ATOPOS, l’unica compagnia teatrale in Europa formata da persone transgender, transessuali e non solo. Oggi Atopos è al centro dell’attenzione della scena teatrale italiana per l’aspetto di grande attualità ed umanità che racconta.

L’intento del progetto generale della nostra Compagnia è quello di analizzare i concetti di maschile e femminile attraverso il coinvolgimento e l’inclusione di persone di identità di genere diverse con l’ambizione di una concettualizzazione artistica del transgenderismo quale luogo di passaggio e di creazione. Attraverso un percorso di lavoro teatrale comune stiamo intravedendo un desiderio, forse utopico, quello di creare un centro di ricerca antropologica sulle nuove identità (ovviamente non solo di genere).

A giugno al Teatro Franco Parenti di Milano ha avuto luogo una nostra personale, con i nostri tre primi spettacoli dedicati al genere, con una mostra fotografica su alcuni dei protagonisti di Atopos a cura di due rinomati fotografi, e un bellissimo incontro tra la Compagnia e Umberto Galimberti.

Atopos Compagnia Teatrale si fonda dopo aver vinto il Premio alle Arte Sceniche Dante Cappelletti 2010 con Variabili Umane, spettacolo che vede in scena 13 persone, attori e danzatori trans e non, con la mia drammaturgia e regia e del quale siamo orgogliosi. Nel corso degli anni abbiamo indagato, attraverso laboratori di studio aperti alla cittadinanza, dibattiti universitari e la produzione di spettacoli teatrali, il tema dell’identità di genere, e in maniera più ampia il tema della definizione e dell’accettazione di sé.

Siamo poi passati ad un secondo capitolo, una nuova indagine, un’altra minoranza, che in realtà è una maggioranza, almeno numerica: le donne.
Quindi il femminile, quindi il maschilismo, quindi le definizioni di ruolo, quindi la violenza. Femminanza – operina comica di donne e altri bluff-. Uno spettacolo cantato che tratta di donne e di espressione femminile oggi, con all’interno sei attrici tra cui una donna transessuale e due musicisti. In questo progetto ci sono donne biologiche che si chiedono a che punto siamo col pensiero femminile, e donne transessuali che parlano di quanto hanno guadagnato, dal punto di vista sociale, nella loro transizione al femminile (poco) e di quanto hanno perso (molto). E c’è il teatro. Che è un mezzo meraviglioso per ridere di noi e soprattutto per rendere poetico un desiderio profondo: vogliamo che le cose cambino. Banale. Ma sacrosanto al tempo stesso.

Homini ovvero Man Pride è il terzo capitolo di indagine che chiude la Trilogia atopossiana sul Genere con delle domandi forti, necessarie oggi: Qual è il presente e il futuro dell’uomo e del maschio? e del maschio eterosessuale?

Nel 2016 abbiamo fatto un’anteprima al Teatro Franco Parenti della nostra seconda trilogia: The Gender Show, tre spettacoli senza paura. Del quale vi mando anche il materiale. Il Trittico ha fatto il tutto esaurito in ogni serata, creando scompiglio sia per gli argomenti sia per le modalità con cui sono stati trattati. Tre punti di vista diversi a proposito di genere.

Nel 2015 scrivono due tesi di laurea su questo mio lavoro, all’Università di Pisa e all’Università di Trieste.

Pochi giorni fa al Festival di Cinema Mix di Milano, è stato presentato il documentario dal titolo Atopos, generi teatranti, che racconta l’esperienza della nostra compagnia.

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Essere una donna cisgender ed eterosessuale non impedisce di riflettere sui ruoli, gli stereotipi e le espressioni di genere. Come hai reinterpretato la tua espressione e quali sono stati i tuoi strumenti culturali ed emotivi?

Io non potrei definirmi in nessun modo, proprio perché faccio questa ricerca sul sé. Etichettare anche me comporterebbe una contraddizione rispetto alla mia ricerca e alla ricerca della Compagnia Atopos.
Questo non significa che siamo immuni dallo sbagliare e dal contraddirci, ma ci proviamo!

 

Hai una passione per le persone transgender: come è nata e secondo te perché stai a tuo agio con noi?

E’ nata grazie al fatto che ho conosciuto delle persone meravigliose, che lottavano giorno dopo giorno per la propria affermazione, cosa che, invece, io non ho mai fatto, e non perché non ne abbia bisogno, ma perché credevo di essere sicura di quello che la mia apparente identità mostrava.
Con le persone T ho capito che la mia identità serviva di più agli altri che a me. Ed è per quello che la domanda cardine dei nostri lavori con Atopos è: A chi serve la mia identità?

Usi la comicità, l’irriverenza e il grottesco per scardinare i pregiudizi verso le persone transgender. Non ti senti un po’ iconoclasta?

Per me non ci sarebbe nessun problema ad essere definita iconoclasta, ma limiterei la mia “rivolta artistica” ad un aspetto immaginifico, e mi sembrerebbe riduttivo.

 

Quali sono le tecniche teatrali da te preferite?

Costruisco impianti scenici complessi, usando diverse “tecniche teatrali”. Mescolo l’epico alla narrazione quasi “documentaristica”, il teatro danza all’avanspettacolo e al cabaret francese. Per poi trovarmi a rielaborare e smentire a volte, la maggior parte dei concetti e delle tecniche in una metateatralità che rende il qui e ora necessario.
Ma vorrei usare le parole di una grande regista come Arianne Monuochkine:

‘Se noi teorizziamo, lo facciamo solo al presente e sul momento, secondo quello che scopriamo lavorando. Una
teoria è sempre il punto d’arrivo di una ricerca, e a me sta a cuore prima di tutto verificarla concretamente sul palcoscenico’

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Quali sono le persone speciali che hai conosciuto nel tuo percorso di regista? Ti va di ricordarne
qualcuna?

Quante pagine posso scrivere? Talmente tante sono. Anche perché io faccio questi progetti proprio perché mi innamoro delle persone. Te ne nomino alcune: Alessandro Marinuzzi regista di grande talento, Carlos Alsina, il mio primo maestro, Luisa Vermiglio attrice e pedagoga, Anna Romano attrice napoletana che vive a Bruxelles, Irene Serini cofondatrice di Atopos, Laura Caruso militante e attrice di Atopos, e Noemi Bresciani, danzatrice del mio gruppo, Nicole de Leo e Porpora Marcasciano che appena conosciute mi fecero capire, senza dirmelo, per quale motivo dovevo occuparmi delle tematiche di genere, Davide Tolu cofondatore di Atopos, e Marta Pizzigallo, Gaia Saitta, Antonia Monopoli, Arianna Forzani, Gabriele Belli, Cesare Benedetti, Alessio Calciolari, Stefania Pecchini, Christian Zecca, Leo Cumbo, Mattia Fiore, ma anche Donatella Diamante ex direttora della Città del Teatro, Paola Sain, ufficio Stampa ora anche nostro, Ariella Reggio, attrice e fondatrice di La Contrada di Trieste, Lorenza Masutto, danzatrice triestina, e Maurizio Zacchigna, e ancora le attrici Caterina Simonelli e Cristina Cavalli, e Stefano Schiraldi, cantautore, e Matilde Facheris e Sandra Zoccolan, Fabio Chiesa, Maria Spazzi, Nadia Fulco, Serena Sinigaglia e tutta la Compagnia Atir, e Chiara Boscaro, e Silvia Pernarella, Tobia Rossi, Luigina Tusini e Chiara Anicito e Irene Petra Zani, Paolo Fagiolo, Andrea Collavino, Marco Imparato, Marco Bonadei, Filippo Porro, Federica D’Angelo e Ksenia Martinovic, Gabrielle Basso Ricci, Alberto Amoretti, Giovanni Hanninene e e …
tutti e di più, meravigliosamente umani.

 

Quali sono i tuoi lavori teatrali esterni alla tematica T?

Nel mese di Luglio inoltre è impegnata nella drammmaturgia e la regia di “Un semplice anagramma: Europa o’ paure”, coprodotto dal Teatro Stabile del FVG e da Mittelfest 2017. Debutta il 15 luglio.

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CHI E’ MARCELA SERLI?

Attrice, drammaturga e regista argentina di origini italo-libanesi, da oltre vent’anni lavora in Italia e all’estero. Laureata all’Università di Trieste con una tesi in Drammaturgia Contemporanea sulla resistenza “artistica” degli autori di teatro argentini durante la dittatura, intraprende un percorso che accanto ai temi dell’intolleranza politica e morale, dell’identità di genere, del disagio psichico, intercala una ricerca stilistica sul miscuglio dei generi, la globalizzazione del linguaggio, il caos politico e ideologico applicati ai concetti artistici.
Nel 2015 sono state scritte due tesi di laurea sul suo percorso teatrale, una all’Università di Trieste e una all’Università di Pisa.
Nel 2017 verrà presentato un documentario realizzato sulla sua Compagnia, dal titolo “Atopos, generi teatranti”.
Inizia i suoi studi teatrali in Argentina con Carlos Alsina, autore, regista e pedagogo tucumano. E danza classica all’Accademia Nazionale di Danza di Tucuman.
In Italia poi, con il regista Alessandro Marinuzzi fonda “Laboratorio X”, formazione di artisti europei per lo sviluppo di una ricerca teatrale metodologica comune.

E’ la direttrice artistica della Compagnia Teatrale Atopos, con la quale realizza una prima Trilogia sul genere e vince il Premio Dante Cappelletti 2010 Alle Arti Sceniche. Nel 2016 ha debuttato al Teatro Franco Parenti con un altro trittico: The Gender Show.

È conclusa da poco la personale sul suo lavoro con la Compagnia Atopos, Al Teatro Franco Parenti a Milano. Tre spettacoli sul genere, che hanno visto anche il coinvolgimento del filosofo Umberto Galimberti in un incontro/dialogo con la Serli e con la sua compagnia.

Firma la drammaturgia e la regia di diversi spettacoli sia in Italia sia all’estero, tra cui “Tre galline sul comò”, Periferia Nord Est, “Entrée”, Teatro Club; “Occhi lucidi”, “Suite Matrimoniale” e “Il sentiero, ovvero un racconto all’interno”, Teatro Stabile del FVG; “La città degli uomini che ridono”, “Al solito caffè” e “Amaramente dolci” per il Teatro Stabile “LaContrada”, “Acqua” per il Festivala Bologna,“Tra, “Festival Internazionale Delle Arti”, Urbino, di “Aurora corrosiva” da Alda Merini e Anna Romano, con la Compagnie de l’Octogone (Parigi) e Compagnie Fraction (Bruxelles), di “La Carmen” per Amaranteghe Teatro Indagine, di “Giovanni” per Aparte, di “Armenia Mon Amour” per Teatrovivo, di “Moana porno revolution” per la Compagnia degli Incauti, di “All’amore io ci credo” per l’ATIRi, Studio per un Kollettivo Drag King per ATIR.
E ancora, è drammaturga e regista di “Non farmi male”, prodotto dall’ATIR, di Variabili Umane, di Dell’Umiliazione e della Vendetta e di Homini per la Compagnia Atopos. E ora è impegnata a un nuovo trittico, sempre con la sua drammaturgia e regia, The Gender Show.
Regista anche di testi di autori contemporanei, tra cui Un giorno torneranno di Chiara Boscaro, La favola della Buonanotte di Tobia Rossi, Trilogia con muro borsa e bambino di Carlo Tolazzi, Giuliette di e con Laura Marinoni, Comfort&Joy della scozzese Jen McGregor per Trend, Nuove Frontiere della Scena Britannica.

Lavora con il regista italo ungherese Giorgio Pressburger e l’argentino Carlos Maria Alsina con i quali realizza anche progetti drammaturgici e di regia.

E’ attrice con Valerio Binasco, Serena Sinigaglia, Carlos Alsina, Giorgio Pressburger, Diego De Brea, Matjaz Berger, Alessandro Marinuzzi, Alessandro Berti, Sabrina Morena, Roberto Piaggio, Antonella Carruzzi, Valeria Talenti, Marko Sosic e altri registi.
Fa un progetto di Teatro Danza di due anni con la coreografa thai olandese Olivia Maridjan-koop.
Nel 2016 partecipa alla residenza artistica guidata dalla coreografa e regista Constanza Macras.

Per il cinema ha lavorato con Margarethe Von Trotta, Bigas Luna, Roberto Dordit, Paolo Fattori, Maurizio Zaccaro, Gianpaolo Tescari, Matteo Oleotto, Umberto Marino, Simone Rivoire.

Nel 2007 cura il training vocale all’interno del Master Class tenuto al Piccolo Teatro di Milano da Serena Sinigaglia.
Nel 2016 cura il Progetto Palco di Campo Teatrale, facendo la regia di “Con le Mani”.
E’ cantante in diversi spettacoli di tango con la “Jazzy & Classic Orchestra” diretta dal Maestro Giorgio Tortora, e in altri di compositori contemporanei quali Alessandro Sofianopulos.
Partecipa ad alcuni radiodrammi per radio RAI del FVG. Ed è autrice e speaker nell’anno 2017 di “Un tranquillo weekend da paura” programma in diretta su Radio Rai FVG.
Ha realizzato diversi progetti teatrali nei Centri di Salute Mentale di Trieste, di Gorizia e Udine.

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Premi e Riconoscimenti:

– Ad aprile 2016, premio Lidia Petroni per Vestimi bene e poi uccidimi, di D’angelo e Martinoci, regia di Marcela Serli
– A marzo 2014 riceve il 2° Premio Sonia Bocacina per lo spettacolo, con la sua regia, “Un giorno torneranno” di Chiara Boscaro
– Nel 2010, con la Compagnia teatrale Atopos, da lei fondata insieme ad attori, danzatori e persone transessuali e transgender, vince il Premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche “Dante Cappelletti” con un suo progetto e regia, Variabili Umane.
– Nel maggio 2009 vince il concorso “Emergenze 2009” organizzato dalla provincia di Massa Carrara
– Nel settembre dello stesso anno riceve il primo premio nel concorso “I racconti dell’Isola” organizzato dall’associazione Isolacasateatro di Milano (Quartiere Isola) con lo spettacolo Me ne vado, monologo scritto e interpretato da lei stessa.
– Nel 2001 riceve il Premio del Pubblico al Festival Teatrale Internazionale di Umago (Croazia) con Occhi lucidi, monologo da lei scritto e interpretato, prodotto dal Teatro Stabile del FVG.