Gentilissimi lettori, ho appena finito un lungo test sui portali di acchiappo.

Inizierò con l’elencarvi ciò che volevo dimostrare
– nei portali in cui sono l’uomo paga, la donna diventa automaticamente una merce che deve “sdebitarsi” coi paganti, e in fretta (prima che scada il loro abbonamento)
– non sono i portali a radunare i soggetti peggiori, ma sono le persone che al limite sono se stessi solo sui portali
– quando la persona agganciata dice di no, partono gli insulti

Materiale usato per il dossier:
essendo una persona di aspetto androgino, ho potuto usare per il mio sondaggio delle mie foto reali, che, a seconda del tipo di acconciatura, ho usato per vari profili (donna maschile etero, donna femminile etero, donna maschile lesbica, donna femminile lesbica, uomo etero, uomo gay, uomo ftm se permesso dal portale/app).
Ho quindi fatto vari profili e li ho impostati tutti come bisex , in modo che potessi raccogliere i feedback sia dagli uomini che dalle donne.
Alcuni portali non contemplavano l’opzione bisex (solo meetic), e quindi ho dovuto fare più profili, e alcuni non lo contemplavano (curioso che nei portali gay ci si possa iscrivere come bisex ma nei portali per donne no!)

P.s. a volte mi hanno scambiato per F con la foto “maschile” (comprensibile), e per M con la foto “femminile” (eppure mi ero impegnatooo😀 )

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app

Elenchiamo quindi i feedback significativi:

 

MEETIC:
esperienza donna maschile: la donna maschile è poco cliccata, e chi la clicca spesso lo fa o per interesse per il genere, o per interessi comuni, oppure usa l’ “approccio sfottente” (vedi primo screenshot allegato). E’ quindi il maschietto beta presunto alfa che provoca con l’obiettivo che scatti, nella compagnuccia di classe a cui tira le trecce, un meccanismo di ammirazione per la sua forza ed esuberanza. Capita anche che clicchino gli andocojocojo, che cliccano tutti i profili F, e anche gli slave, che pensano che la donna “maschia” sia portata a dominare
esperienza donna femminile: l’approccio vede dei banali copiaincolla poetici atti ad attirare l’attenzione. Senza neanche scambiare due parole, si passa al “dammi WA“, per avere in un solo colpo il numero di telefono. La fretta è dovuta al fatto che c’è sempre un  abbonamento che sta per scadere e vanno traghettate più donne possibili in altri canali gratuiti (WA preferito a Facebook, dove l’amicizia verrebbe interecettata dalla fidanzata ahaha).
esperienza uomo etero: si viene contattatati principalmente da rumene e russe iscritte come se si trovassero a Milano o a Roma, ma che in realtà sono ancora nel loro Paese d’origine, e cercano il pollo per sistemarsi.
Pareri sul portale/applicazione: è impostato male. L’uomo etero paga una cifra, donne e uomini omo pagano la metà, la donna etero entra gratis. Tutto questo scatena dei meccanismi secondo i quali l’acchiappo viene pagato alla romana dalle coppie omo di uomini e di donne, mentre nella coppia etero è sul groppone dell’uomo, che si mette nell’ottica del trattare la donna come una merce da consumare nel più breve tempo possibile, ed è aggressivo se ciò non avviene.  L’applicazione inoltre è non solo transescludente, ma anche bisex-escludente. Una persona bisessuale dovrebbe registrarsi con due account, pagandone, paradossalmente, uno più dell’altro.
Altro problema: oltre alla modalità shuffle (ovvero contattarsi solo se entrambe le parti mettono like all’altro) vi sono anche altre modalità in cui anche uno che non piace può contattare, e ciò appesantisce i profili F etero, sovraccaricate dagli stalkers.

Meetic allegato 1: quello con l’approccio sfottente

meetic
Meetic allegato 2: slideshow “ah, non mi dài il numero?”

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Meetic allegato 3: “uuuuh, per essere una donna….”
meetic

Meetic allegato 4: rifiutato si incacchia
respinto meetic

OKCUPID
E’ il miglior portale in assoluto. Permette non solo di registrarti come bisex (accedendo a potenziali partners M ed F), ma anche di mettere delle tag personalizzate relative al tuo orientamento e alla tua identità. Non esclude neanche poliamorosi, sapiosessuali, asessuali, demisessuali.
L’unica grandissima pecca è che è usato pochissimo in Italia, che non ha l’interfaccia in italiano, e che non ha il filtro per nazione ma per chilometri. Ha anche una discreta applicazione e un buon test di matching.
OkCupid allegato 1: esempi di iscritti/e non binari.

 

 

TINDER
Tinder è una famosa app di aggancio internazionale. In Italia è usata poco, soprattutto nell’Italia del nord, è gratuito per tutti e non puo’ essere consultata da pc. Pochi in Italia la usano per aggancio, spesso viene più usata per amicizia o per cercare persone con cui uscire in comitiva. Ha solo la modalità shuffle (scorrono le immagini e si mette like a chi si gradisce, e solo se l’altro/a ricambia può partire la chattata), e questo porta alcuni a mettere like a tutti/e coloro che appartengono al genere desiderato.
Si può desiderare di visionare, nello shuffle, sia uomini che donne.
Ogni registrazione a Tinder è legata a un account facebook, ma vi è un buon grado di personalizzazione dei dati (il genere, le foto).
Vi è una penalizzazione degli e delle omosessuali dovuta al fatto che chi, omosessuale, imposta di vedere persone dello stesso sesso, vede comunque anche le persone etero (senza sapere chi, delle immagini che scorrono nello shuffle, sia omo o etero), quindi spreca tempo a dare like a persone che hanno il filtro “stesso sesso” spento, ed essendoci i like limitati (ogni 24 ore), si perde molto tempo.
Capita anche che una lesbica metta like a delle donne che ricambiano il like, ma solo perché sono donne etero che, per amicizia, aprono il filtro ad entrambi i generi.
Sicuramente però, nella modalità lesbica, è molto utile ad agganciare donne bisessuali curiose che mai si iscriverebbero ad app esplicitamente lesbiche.
Altro vantaggio: la modalità shuffle aiuta uomini gay e donne lesbiche a non perdere tempo e provare imbarazzo a contattare persone dello stesso sesso, omosessuali, ma non interessate. Cio’ succede e spesso nelle app luixlui o leixlei, in cui spesso, vuoi anche per l’omofobia interiorizzata, si è molto ostili e maleducati con persone che contattano ma non sono gradite.
Ti mostra gli amici comuni su fb con eventuali utenti che appaiono nello shuffle, e anche gli interessi comuni (ricavati dalle pagine a cui hai messo il like su fb).
esperienza donna etero femminile: ho provato l’app sia al nord che al sud. ho riscontrato da parte dell’uomo etero lo stesso grado di machismo. C’è colui che legge “solo amicizia” nella descrizione , e contatta solo per il gusto di “rimproverarti” perchè non stai usando il portale per il fine desiderato da lui (sesso). C’è chi invece ha avuto l’intelligenza di mettere una foto che dichiara i suoi interessi (il metallaro, il musicista, il teatrante, il buddhista) e quindi viene ” likeato” da persona con interessi simili, e il dialogo si spinge molto verso gli interessi comuni.
Al sud non è molto conosciuta o usata, quindi ho avuto modo di parlare con meridionali che erano lì in vacanza ma studiano o lavorano al nord da anni, e per questo conoscevano l’app.
Alcuni la usano per amicizie, in quanto si sono trasferiti da poco o vogliono trovare comitiva in luoghi di villeggiatura.
esperienza donna lesbica femminile: questa modalità è molto “likeata” dalle lesbiche evidenti e dichiarate. Ho notato che il machismo con cui si approcciano non è inferiore a quello dei maschi etero. Pretesa di foto, da davanti, da dietro, etc etc. A questo si aggiunge il terrore che tu sia un uomo etero nerd e pippaiolo che si finge lella giusto per trollaggio o fetish, e quindi la richiesta insistente di una traccia audio o di un contatto telefonico.
Poi vi sono le femminili, le “curiose“, che sono li per trasgressione sessuale o per sperimentarsi come lelle. Si perde molto tempo a far loro ammettere che hanno messo il filtro donna non per amicizia ma per bisessualità, e, sarà che io sono li per l’articolo e non in quanto donna e lesbica, io questo tempo e pazienza non ce l’ho.
Esperienza uomo etero, donna maschile etero, donna maschile lesbica: riscontrato poco interesse per queste categorie. I pochi like erano di uomini e donne orientali. Approfondirò questa mancanza di appiglio per l’androgino nelle prossime recensioni.

Tinder allegato 1: carrellata di tinderisti. Aggressività per l’iscritta per sola amicizia, insulti se la donna è sopra i 30 anni, qualche perplesso per le foto androgine, qualche slave arrapato…

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Tinder Allegato 2:  ecco due etero terrorizzati dalla possibilità che io possa essere “un trans” (una donna mtf o un uomo gay che si finge donna…sapessero che sono ftm ahaha)

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Tinder allegato 3: ecco un uomo che prova a valorizzare una donna che scrive nel profilo di essere batterista…ma lei gliele canta di santa ragione (lui in verde lago, lei in grigino).

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Tinder allegato 4: un altro tinderiano che chiede foto dettagliate…ma non si aspetta che anche la donna puo’ avere un approccio così fisico, ehehe

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Tinder allegato 5: non sei qui per sesso? e allora vattene!

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Tinder allegato 6: che bello, fumi la pipa? io i cannoni….

tinderrr

Tinder allegato 7: per finire (ultimo allegato da tinder “lui che si propone a lei”) con approccio sfottente

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HAPPN
Happn è un’applicazione che, romanticamente, ti permette di conoscere le persone che “sfiori” nella vita reale, in treno, in metro, etc etc.
Puoi mostrarti “charmed” e, se loro accettano, iniziare a conversare con loro. Gli charm gratuiti sono però limitati. L’app è, in compenso, gratis per tutti, e puoi impostare l’iscrizione per vedere sia uomini che donne (ignorandone però l’orientamento sessuale). E’ connessa al tuo fb, ti mostra eventuali interessi comuni.
E’ molto meno usata di Tinder, ma anche meno spinta al sesso. Ho ricevuto pochi like, e sicuramente quei pochi nel profilo “femminile” e non in quelli androgini (uomo, donna maschile). Consiglierei quest’app a una donna etero che non vuole le pressioni e il bombardamento di contatti che invece avviene su Tinder o Meetic. La sconsiglio in generale alle persone LGBT
Happn allegato uno: si vergognano di dire che sono lì per sesso, e si incacchiano se tu sei lì per altro…

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Happn allegato due: trasferiamoci su facebook…mi attraggono le mascoline..
etero affascinati da mascoline

 

PLANETROMEO
Planet Romeo, al secolo Gay Romeo, è uno storico portale per uomini gay, bisessuali e T.
Ho conosciuto molti fidanzati gay e bisex quando “ero giovane“, tramite questo portale.
Permette di iscriverti come B, T, G o “non mi espongo“.
Ho provato il portale sia iscrivendomi come ragazzo bio con foto, sia ragazzo bio senza foto, sia ragazzo T con foto, sia ragazzo T senza foto (nella descrizione però spiegavo sempre).
L’interesse è alto, ormai sempre più persone sanno cosa è un ftm. Non viene mai chiesto se prendi o no ormoni. L’unica cosa che interessa (scimmiottando un po’ dinamiche mtf), è se sei o no operato, ma non nella speranza che tu lo sia: a volte anche nella speranza che tu non lo sia.
Se alcuni contatti avvengono lentamente, altri chiedono il primo incontro già a casa loro.
Mediamente però un ftm vuole un primo incontro di filtro, magari per capire se l’altro è attratto anche dal suo corpo dal vivo (a volte diverso dalle foto), o per chiarire la sua lontananza dall’immaginario trans come concepito nel mondo del sesso, o anche, banalmente, per essere sicuri che l’altro piaccia esteticamente.
Non dovete pensare che questo renda l’ftm “femminile” o comunque soggetto ad un imprinting prudente di chi è cresciuto come F. E’ una questione pratica: l’ftm di aspetto androgino (la persona T in generale) preferisce non vivere il rifiuto da parte di un uomo attratto dal suo genere (ma non dal suo sesso) e poi non vorrebbe esporsi a un pericolo (la forza fisica è quella che è, e poi vi è l’opinione diffusa del trans che nel sesso è carne da macello o oggetto di piacere).
Moltissimi ad avermi contattato tra ragazzi ftm gay o ragazze mtf che ancora vivono come ragazzo gay, sia per solidarietà che anche per provarci.
Frequenti anche uomini gay curiosi di provare l’ftm, non solo attivi.
Alcuni di loro si sono posti in modo morboso nelle loro domande e curiosità, ma non per malafede. Si è realmente sorpresi nell’appurare che l’ftm è fiero di sé e non si sente una brutta copia dell’uomo bio, non supplica chi lo clicca, nè lo ringrazia devoto per averlo preso in considerazione.
Rimane la paura (che non è solo relativa ai T) di contattare un attivista, la paura di essere aggiunti su facebook, la richiesta di discrezione (problemi già presenti in generale nei contatti luixlui e leixlei).In generale si respira, nelle descrizioni, un disprezzo per gli “effeminati” e un vanto per “L’insospettabilità”, quindi la virilità apparente.
Conclusioni: planet romeo è più che altro un portale, anche se ha un’app, ancora da perfezionare. Lo consiglierei ad un ftm perchè è maggiormente lento rispetto alle app, e non basato solo sull’estetica. Una persona ha il tempo di spiegare, mettendo il filtro T, cosa è, e di ftm ce ne sono già tanti, e mediamente l’utente sa cosa è.
Ai progettisti consiglierei di dividere mft ed ftm per maggiore fruizione: in molti mi hanno chiesto se indosso mutande di pizzo, pensando che fossi una trav o una trans😀
Un grande vantaggio è poter vedere i visitatori, e poter mandare impronte di gradimento, per un gioco di “sguardi” virtuali.
Allegato planet romeo: alcuni gay curiosi

 

GRINDR:
E’ la più nota e famosa applicazione luixlui.
Ha il filtro “trans” (sempre non differenziato in ftm ed mtf) e una serie di altri filtri legati al ruolo sessuale. Ha il vantaggio di essere molto popolata. Ho trovato beneficio iscrivendomi con “ftm” direttamente nel nome. Molte domande, curiosità e interesse.
Vi è ovviamente una maggiore fretta nell’incontro, quindi incontri in giornata, con relativi bidoni molto frequenti.
Aprendo l’app dalla provincia meridionale, ho riscontrato che le persone LGBT mettevano la faccia e il nome come al nord. Ci tengo a dirlo perché da anni sento dire il contrario.
Allegati Grindr: curiosi e persone che non hanno capito quanto fiero di sé mediamente è un ftm.


SCRUFF:

Scruff è poco usato in Italia, pensato per l’uomo in tutte le sue sfaccettature, anche gender not conforming (trans, queer, drag), e anche il tuo interesse puo’ essere per una di queste categorie o piu di una. Puoi nascondere le visite ai profili, o dichiararle con un “woof“, che poi potrebbe essere ricambiato. Ottimo portale, che permette di visualizzare anche persone molto lontane, magari all’estero, queer, o drag, o magari ftm.
Allegato scruff: uno dei tanti utenti, che ha fatto del suo inestetismo il suo punto forte😀
scruff

WAPO:
Ex “bender”, quest’app è meno usata di grindr, ma ho riscontrato un discreto interesse per gli ftm. Ha meno filtri di scruff, solo per età e per ruolo. Nasconde le visite, a meno che tu non voglia lasciare un’impronta di gradimento, che pero’ puo’ vedere solo chi ha il profilo premium. Anche qui, volti e nomi quando ci si connette dalla provincia meridionale.
Allegato Wapo: alcuni ftm curiosi, ma ocio: l’ftm è li x scopare, mica per fare attivismo…


WAPA:
Ex “brenda”, è la relativa app femminile di wapo.
Non ha filtri, se non per età, a prova che le donne vengono visti come esseri romantici e asessuati che non possono desiderare di vedere solo le maschili, le femminili, o chi ha un ruolo predominante a letto.
Ho riscontrato che il meccanismo di contatto è totalmente etero-mimetico: nel mio profilo “donna femminile” ricevevo molto consenso da donne butch molto esuberanti, mentre quando avevo io il profilo donna maschile, non si batteva chiodo e dovevo io, “in modo molto stereotipato” corteggiare infinitamente” delle fighe di legno.
In pochi giorni mi sono capitate alcune stalkers, e, in modo opposto alle app lui x lui (dove è già tanto se non si sale in casa dopo 5 minuti dal contatto online), c’era gente che chiariva di “essere veg per un’eventuale convivenza futura” ahah.
Nomi e volti anche connettendosi in provincia e dal sud.
Conclusioni: app ottima per una lella o una curiosa. Dovrebbero migliorare i filtri.

GLEEDEN:
E’ un portale, con app annessa, molto particolare. E’ pensato per la donna “Milf“, sposata, che vuole trasgredire con qualcuno che lei sceglie. Ci si può registrare come M, F, omo, etero e bisex. E’ molto frequentata da uomini slave, e anche da uomini “trav“, quindi immagino anche da mistress.
E’ un portale che ho trovato interessante, sia per l’impostazione (poi non sempre rispettata dall’utenza), sia dal fatto che ho trovato un maggior numero di uomini non binari, sia in quanto praticanti di bdsm, sia bisessuali, sia di identità di genere non conforme. Successo sia come donna maschile che come donna femminile.

WHIRPL
E’ un’app “non binaria” e per appassionti del bdsm che nasceva con le migliori intenzioni. Puoi iscriverti come uomo, donna e una serie di tag di generi non binari, e anche il tuo gradimento puo’ essere legato a solo alcune di queste tag. Per un ftm è quindi facile selezionare chi ha flaggato la sua identità di genere. Nel mio caso ho scartato tutti coloro che avevano inserito “mi piacciono: ftm + donna” e ho invece dato la precedenza a chi aveva inserito “ftm + uomo bio“, ma un altro ftm potrebbe sentirsi più a suo agio con un eteroflessibile piuttosto che con un omoflessibile.
Purtroppo recentemente è stata tolta da Google Play e si accede su invito.

 

Questo articolo non ha bisogno di particolari conclusioni, perché una conclusione univoca non c’è: ci sono app più adatte ad un target, altre meno, ma quello che è sicuro è che nessuna è ancora adatta alle persone pansessuali e/o gender not conforming, e, nel caso lo sia, non ha avuto modo di diffondersi in Italia.
Spero di poter aggiornare presto l’articolo con nuove informazioni.

 

L’amico Ethan mi ha inoltrato un commento che pare sia stato rivolto, per vie traverse, in una lista a tema queer ma che di fatto è binaria, al mio precedente articolo.
L’articolo era la trasposizione per iscritto del mio intervento all’evento “pansessualità e bisessualità”, in cui si parlava degli orientamenti eteroaffettivi “non trans-escludenti, ovvero delle persone (lesbiche, uomini etero) attratte da donne che non escludono le trans mtf e delle persone (donne etero, uomini gay) attratte da uomini che non escludono i trans ftm.

A sentirsi urtati dal disquisire di questo non sono stati nè le donne etero, nè gli uomini etero, nè tantomeno le lesbiche (che si stanno mostrando molto aperte e interessate al mondo delle trans e del transfemminismo e translesbismo): la lamentela è ovviamente partita da un gay.

Mentre il mondo si evolve e ormai sempre di più gli attivisti omosessuali sono sensibili alle tematiche T, rimane uno zoccolo duro di giovani universitari devoti ai vecchi attivisti, in un rapporto di devozione tutto maschile cis, in cui si organizzano simposi culturali che strizzano l’occhio a quel mondo antico tanto rimpianto in cui l’omosessualità era lecita ma la misoginia dilagava ed era data per scontata.

Ecco il commento:

Questo articolo è un capolavoro. È l’incarnazione letterale dell’espressione: “discutere del sesso degli angeli”. I protagonisti, infatti, sono talmente angeli da lasciare i corpi in secondo piano, gli antagonisti sono diabolici gay discriminanti. Dal momento che non vogliono darlo a chi tra le gambe ha una vagina, ecco che stanno discriminando perché troppo legati al carnale (e la carne, si sa, è Regno di Satana).
Far notare che nel frattempo le prostitute transessuali vengono ammazzate, che in Italia non c’è la piccola soluzione, e che il matrimonio gay ce lo scordiamo ancora per dieci anni sarebbe veramente triviale, stupido e piccolo borghese. Di conseguenza, di fronte a tali raffinate questioni io mi ritiro a leggere Ockham e mi taccio.

Divertiamoci a fare l’analisi del testo, come fosse una poesia di Cecco Angiolieri

Questo articolo è un capolavoro (sarcasmo).
È l’incarnazione letterale dell’espressione: “discutere del sesso degli angeli” (ovviamente se si parla di trans si parla di sesso degli angeli e di cose inutili, inutili ad un gay che sente e pretende come unica tematica quella degli uomini biologici attratti dagli uomini biologici e trova superfluo il partare di altro).
I protagonisti, infatti, sono talmente angeli da lasciare i corpi in secondo piano, (l’analfabeta funzionale deve essersi perso il passo in cui si diceva che un’attrazione per un corpo androgino non è affatto asessuata, e che percepirla come tale significa screditare, in modo “pacatamente” transfobo, chi è attratto dall’androginia, e anche la bellezza stessa delle persone androgine e gender not conforming, che secondo questi binari non possono essere oggetto di desiderio, non tanto per se stessi, cosa che sarebbe comprensibile, ma neanche per altri)
gli antagonisti sono diabolici gay discriminanti.(in realtà il lettore distratto non si è accorto che si parla anche di ftm gay, o di gay in coppia con ftm, ma ovviamente per lui nessuno di questi due casi è un “gay“. si tratta ovviamente in un caso di una donna etero, nell’altro di un uomo etero, quindi il cattivo gay è quello che schecca e scappa quando sente la parola “vagiaaaina”!!!)
Dal momento che non vogliono darlo a chi tra le gambe ha una vagina,
(il gay che scrive mette talmente tanto al centro il suo pene, che è davvero convinto che tutta letteratura pansessuale e dedicata agli orientamenti non binari sia tutta una macchinazione atta a convincere gli omosessuali attratti solo dal fallo, quindi una parte degli omosessuali, a “dare” l’uccello a chi ha la vagina, magari con una bella penetrazione vaginale, essendo loro poco fantasiosi per comprendere i tanti modi in cui un uomo ftm puo’ dare e provare piacere…)
ecco che stanno discriminando perché troppo legati al carnale (e la carne, si sa, è Regno di Satana).(deve essersi perso la parte in cui si diceva che l’attrazione che i partner delle persone T provano per le persone T è tutt’altro che platonica)
Far notare che nel frattempo le prostitute transessuali vengono ammazzate,(a parte l’uso della vetero-parola transessuale in luogo di transgender, ecco il momento del benaltrismo, scommetto che lui impiega il 90% del tempo del suo attivismo a salvare le trans dal femminicidio)
che in Italia non c’è la piccola soluzione, (a parte che l’attivismo T non usa da un decennio il concetto di “piccola soluzione”…se seguisse il blog o le attività dell’associazione che ha proposto l’evento relativo all’intervento contestato saprebbe che si è estremamente sensibile alla rettifica anagrafica delle persone non medicalizzate)
e che il matrimonio gay ce lo scordiamo ancora per dieci anni (quindi si deve parlare sempre dei gay cisgender e dei loro problemi?)
sarebbe veramente triviale, stupido e piccolo borghese. (come se l’autore del blog fosse un punkabbestia comunista che taccia tutti d’esser borghesi)
Di conseguenza, di fronte a tali raffinate questioni (che non ha l’intelligenza di capire) io mi ritiro a leggere Ockham e mi taccio (appunto, se consideri superfluo questo articolo e la sua tematica, perché sei venuto a rompere i coglioni?).

Probabilmente questi sono quelli che considerano di cattivo gusto l’etero medio e buzzurro che dice “ahò, come se fà a prendere er cazzo, a me fa specie”.
Non hanno torto a definire omofobo questo eterello, ma poi loro stessi scheccano schifando la vagina (questo però non viene visto come misogino o “eterofobo”, perchè alle minoranze si perdona tutto….)
http://www.mirror.co.uk/news/world-news/its-like-partially-deflated-balloon-7210095

Concludendo….Tutto questo ha senso precisarlo se l’articolo fosse rivolto a criticare chi ha un orientamento binario e non a parlare di chi invece ha orientamenti non binari.

E anche se fosse, come mai si sentono così tanto toccati i gay? e non le lesbiche, i e le etero?
Quale tematica smuove in alcuni gay il fatto che un ftm gay possa essere oggetto di attrazione per un gay cisgender? Cosa lo disturba nel fatto che ciò succeda? Paura della competizione?

Forse dovrei evitare di rispondere agli imbecilli che vogliono rimanere anonimi, oppure agli anonimi che vogliono rimanere imbecilli…

Gentilissimi lettori e lettrici, questo articolo è stato pubblicato per gli amici del gruppo Sordi Lgbt Milano, i quali con mio enorme piacere hanno scelto il nostro evento “Bisessualità e Pansessualità: una riflessione su sessualità, desideri ed affettività in una prospettiva non binaria”, previsto per la Pride Week 2016 di Milano.

Il mio intervento era pieno di parole tecniche, spesso non italiane, spesso poco traducibili da parte degli interpreti del linguaggio dei segni (ma credo poco interpretabile per tutti coloro che non conoscono ancora questi termini), ma a me fa enorme piacere renderlo disponibile per iscritto con le opportune spiegazioni e link alle parole chiave, per tutti coloro che avessero voglia di approfondire.

Il titolo del mio intervento è : Orientamenti non trans-escludenti.
Premetto che parlare di orientamenti non binari non rappresenta un giudizio per chi ha un orientamento binario, esattamente così come parlare di omosessualità non è un giudizio verso gli etero🙂

Una visione vetusta degli orientamenti fa si che essi siano visti:

    1. solamente sotto l’aspetto sessuale e non quello affettivo
    2. in modo binario (omosessuale, eterosessuale)
    3. a determinarli è sempre il proprio sesso biologico e quello del/della partner 

 

 

Il superamento di questa visione ha portato a parlare di:

  1. orientamento erotico-affettivo
  2. orientamenti intermedi tra omo ed etero (come bi e pan)
  3. l’orientamento non fa più riferimento ai sessi biologici (dell’amante e dell’amato/a) ma ai generi

 

CAPITOLO UNO: il passaggio da “sessuale” ad “erotico-affettivo”

Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che sia i transgender e gli asessuali sono sempre esistiti, ma solo da relativamente poco tempo hanno portato le loro istanze e lo hanno fatto insieme alla comunità omosessuale.
Se i primi, i transgender, hanno portato il tema della differenza tra sesso biologico e orientamento sessuale, mettendo quindi in discussione il concetto stesso di orientamento (è gay un uomo attratto dai maschi, o dagli uomini?), la presenza di attivisti asessuali ha sollecitato un dibattito già presente da decenni: se anche gli asessuali hanno un orientamento affettivo (o come preferiscono dire, romantico), allora non si può parlare di orientamento facendo riferimento solo al sesso, ma si deve dare spazio e attenzione a ciò che davvero fa da protagonista nel determinare l’orientamento di una persona: l’affettività.
Del resto ci sono tante persone che, se esaminate limitatamente all’orientamento sessuale, potrebbero dirsi attratte da entrambi i sessi e/o generi (bisessuali?), ma che poi tendono a formare relazioni (progettuali e non) solamente con un sesso e/o genere, e credo che ciò sia maggiormente rilevante quando si parla di diritti e di istanze.
Il parlare di orientamento eroticoaffettivo e non più di orientamento “sessuale” , non mettendo più al centro l’attività sessuale, può portare ad approcci che rendono secondari i corpi e i genitali.
Secondo questa nuova visione, le persone potranno essere viste, in relazione al loro orientamento erotico/affettivo, in relazione a quanto sono portate o predisposte a creare relazioni con le donne, oppure con gli uomini, oppure indifferentemente con uomini o con donne, o con una maggiore preferenza per un genere, poiché maggiormente compatibili con una personalità femminile, oppure con una maschile, o indifferentemente con l’una o l’altra, o con una maggiore preferenza per un genere.

Mettere in risalto i generi e non i corpi potrebbe far borbottare gli attivisti vecchio stampo, far pensare che ci avviamo verso una visione bigotta e moralista dove il desiderio e l’attrazione vengono censurati e messi forzatamente in secondo piano.

La motivazione di questa presa di posizione è il fatto che chi prova desideri mono-sessuali e binari (chi è gay nel senso che è attratto dal corpo geneticamente maschile, o chi è lesbica nel senso che è attratta dal corpo geneticamente femminile) pensa che gli orientamenti rivisitati nella chiave del genere possano minacciare e cancellare l’accezione che loro hanno dell’orientamento, legato ai corpi.

In realtà la loro visione è pacatamente transfoba, poiché esclude che le persone in cui sesso e genere non sono canonicamente coniugati possano essere oggetto di desiderio per alcune (non poche) persone (che non sia al massimo una curiosità effimera e morbosa) e che addirittura possano essere scelti come partner.
Quindi se gli orientamenti vengono riletti includendo chi prova attrazione per le persone gender not conforming, allora automaticamente chi desidera queste persone deve essere per forza attratto dalla loro “mente”, come se si trattasse di corpi asessuati, o di corpi brutti in quanto non conformi, da cui essere attratti “nonostante” la loro non conformità e non certo “per”.



CAPITOLO DUE: il passaggio da una visione “binaria degli orientamenti (omo/etero) ad una visione inclusiva degli orientamenti bi e pan

Nel precedente capitolo ho usato la parola “preferenza”. Questa è una parola quasi tabù all’interno della comunità LGBT, perché ce l’hanno appioppata, parlando con leggerezza e anche con “relativismo” dei nostri orientamenti, come se fossero reversibili, “curabili”, effimeri.
Non posso escludere che non vi sia anche una, volontaria o involontaria, bifobia.
Rileggere gli orientamenti in chiave “non binaria” potrebbe rivendicare, nel caso di persone con orientamenti non nettamente omo o etero, il termine “preferenza”, poichè molte persone non hanno un interesse uguale verso i sessi/generi, ma a volte vi è un maggiore interesse verso uno dei due sessi o verso un genere in particolare, pur non escludendo il desiderio, l’attrazione, l’affettività verso l’altro.

Vengono considerate persone bisessuali tutte coloro che hanno un orientamento che non esclude persone di genere femminile e maschile, qualunque sia la sfumatura dell’orientamento (che vi sia una preferenza per il maschile o per il femminile non importa). Quando l’orientamento bisessuale non è polarizzato solo verso uomini biologici e donne biologiche, ma vi è un atteggiamento di non esclusione verso le persone transgender, spesso si usa il termine pansessuale, ma non tutti coloro che hanno un orientamento bisessuale non binario scelgono questo termine. Alcuni preferiscono il termine bi, nonostante la sua etimologia contenga implicitamente una visione duale e binaria.



CAPITOLO TRE: a determinare gli orientamenti si considerano i generi e non i sessi, sia dell’amante-desiderante, sia dell’amat0/a-desiderato/a

Così come gli asessuali (ma non a-romantici) hanno portato a mettere in discussione il termine “orientamento sessuale” per approdare al termine “orientamento erotico/affettivo”, le persone trangender hanno portato a mettere in discussione la determinazione stessa degli orientamenti sessuali.

Premetto che per sesso si intende il sesso genetico/biologico e per genere si intende l’identità di genere della persona.

Oggi, ad esempio, se si deve parlare dell’orientamento di un ftm, a prescindere dai suoi genitali o dalle sue apparenze, il suo orientamento sarà declinato in base alla sua identità di genere, quindi egli sarà uomo ftm etero se attratto dalle donne, uomo ftm gay se attratto dagli uomini e non il contrario.

Se in coppia con una donna, questa coppia verrà chiamata etero, se in coppia con un uomo, sarà chiamata coppia gay.

La compagna dell’ftm, in quanto attratta da lei, non potrà essere considerata lesbica, e il compagno dell’ftm di conseguenza non potrà essere considerato etero.

Nel parlare degli orientamenti non “trans-escludenti, devo per forza parlare sia di pan-fobia, sia di trans-fobia, sia del fenomeno di incomprensione e fraintendimento che colpisce le persone trans, i e le loro partner.

Tutti noi conosciamo il sessismo, e chi di noi frequenta l’attivismo LGBT sicuramente conosce l’etero-sessismo, che è quell’atteggiamento che ci fa percepire il mondo secondo regole non scritte relative al mondo eterosessuale. Si parla poco, e se ne parla solo nel mondo transgender e pansessuale, del cis-sessismo, ovvero quella visione del mondo che detta regole non scritte secondo la prospettiva di chi non è transgender (appunto, i cisgender). Essa viene usata anche quando si parla delle relazioni che le persone trans hanno con partner cis.

Spesso la visione cis-sessista viene assorbita dalle alcune persone transgender e gender not conforming, che iniziano a pensarsi in coppia come ripiego, e non come partner scelto o scelta in quanto tale.

Ci sono persone che addirittura hanno una maggiore preferenza per le persone trans o androgine. Si è diffuso recentemente il termine (forse dal suono cacofonico)  skoliosessuale, rivolto a chi è particolarmente attratto dalle persone gender not conforming. Esso non deve essere associata ai fetish, altrimenti potremmo anche dire che una donna lesbica sia una “feticista” delle donne, o un uomo gay un “feticista” degli uomini, quindi cosa renderebbe “feticista” chi trova attraente l’androginia?

Non si deve però pensare che, nella maggioranza dei casi, vi sia una ricerca in particolare della persona T o androgina. Spesso questa caratteristica del (o della) partner diventa una delle tante che costituiscono la persona per cui si prova fascino. Infatti a sopravvalutare sessi, generi, la loro consonanza o dissonanza è chi ha una visione binaria e quindi tutto ciò ha un risalto, e rimane poco spazio a tutte le altre caratteristiche che compongono l’individuo nella sua complessità e che lo rendono interessante/attraente.

Per un amico binario la cosa rilevante è che stai con una trans. Per un amico non binario sarà rilevante che personalità ha, cosa ti ha colpito di lei, in che ufficio lavora, cosa legge e che musica ascolta.

Ci sono donne lesbiche che scelgono una compagna che è T, ma il fatto che essa sia T non è nè il motivo della scelta, nè un deterrente: semplicemente una donna cisgender (biologica) si innamora (e/o ne ha desiderio) di una donna, che nel caso particolare è una donna transgender, ma è prima di tutto donna, e quindi la sua figura è compatibile col desiderio eroticoaffettivo della compagna lesbica (anche se questo lascerà basito chi ha una visione degli orientamenti legata più ai corpi che all’essenza).

Il fatto che questa donna cisgender e lesbica sia attratta da una donna transgender non la rende meno lesbica e non la rende “automaticamente” bisessuale o pansessuale. Dire che i (e le) partner delle persone T debbano essere “almeno” bisessuali è un atteggiamento transfobico, poichè è probabile che una donna etero, attratta solo da uomini, sia attratta da un ftm e lo scelga come compagno, così come un uomo etero, attratto solo dalla femminilità e non dalla virilità, scelga una donna transgender.

Se le persone T ricevono transfobia sia dalla comunità omosessuale, sia da chi ne è esterno, ciò capita anche a chi, per caso o per scelta, si ritrova partner di una persona T.

Spesso quella visione per cui i partner T sono un ripiego è la visione delle persone che circondano il o la partner della persona T. Ci sarà magari nostalgia per i o le partner precedenti che ha avuto l’amico/a cisgender, ci saranno dubbi per l’orientamento sessuale e affettivo dell’amico o amica storica, che “si credeva” di conoscere, e la bifobia e la transfobia si uniranno nell’atteggiamento di mancata accoglienza e incoraggiamento per la nuova relazione.

Ad creare un vergognoso e pericoloso connubbio tra l’atteggiamento transfobo e quello bifobo rispetto alla coppia in cui una delle due persone è T è la visione binaria. Una coppia cis/trans rimescola le carte e dà fastidio, perché chi la circonda si sente messo in discussione e deve rivisitare i concetti di uomo e di donna, di omo e di etero, e non vuole farlo.
E così, quando un uomo omosessuale attratto solo da maschi, o una donna lesbica attratta solo da femmine, sente parlare di orientamenti non binari o non transescludenti, e sente come “delegittimato” il suo dirsi gay o dirsi lesbica (quando invece queste persone sono sì omosessuali, ma sono solo uno dei tanti modi di essere omosessuale), non è diverso da un etero che, sentendo parlare di gay, sente minacciata la sua definizione di “normale”.

Faccio alcuni esempi che ovviamente non sono rappresentativi della realtà di ciò che accade, poichè le persone binarie sono sempre meno.

Se un uomo etero vede un ftm fidanzato con un gay, si sentirà minacciato nella sua definizione se anche lui ne è spontaneamente attratto. Allo stesso modo un gay non attratto dagli ftm si sentirà minacciato se un altro gay invece ne è attratto tanto da starci insieme, ed usa la stessa definizione che lui ha scelto per sè. Lo stesso succede alle donne (lesbiche ed etero) quando una loro amica intraprende una relazione con un ftm. E lo stesso succede quando è una propria amica o un proprio amico a fidanzarsi con una trans mtf.

Siamo talmente fragili, e a dirla tutta, monosessisti e bifobici, che non facciamo caso alle altre caratteristiche dei e delle partner che i nostri amici e conoscenti ci presentano. Siamo talmente tanto binari e abituati a connotare le persone per i genitali che è il genere non conforme al sesso che ci turba e ci fa sentire minacciati.

Il binarismo, che un tempo faceva sembrare una minaccia le persone omosessuali (ora per fortuna succede solo con i quattro stronzi dei partiti estremisti e reazionari da 1%), oggi, assodato che l’omosessualità maschile e quella femminile rientrano in una simpatica e ordinata matrice 2×2 insieme a gli e le eterosessuali, se entrano in gioco bisessuali, pansessuali e transgender, viene fuori un meraviglioso ventaglio di possibilità di attrazioni ed affettività, e questo, al posto di sorprenderci e arricchirci, ci spaventa.

 

 

di Ethan Libano

Riprendo ora il mio precedente articolo (Dimostrazione dell’esistenza di un attivista parte 1) illustrando brevemente le premesse alla mia critica politica e morale di quella parte di movimento LGBT che accetta argomenti di natura essenzialista, tanto cari ai nostri oppositori. L’essenzialismo di genere ha la sua radice nella convinzione che uomini e donne siano intrinsecamente diversi e che tale differenza sia dovuta al genere, usato come sinonimo di sesso. La convinzione base che vi siano solo due possibilità, XY maschio e XX femmina, fornisce materiale a molte “argomentazioni” transfobiche. 

A questo proposito possiamo affermare che la costruzione del sesso basata sui cromosomi è stata pressoché demolita dagli esperti nel settore.

Sarah S. Richardson, professoressa di scienze sociali ad Harvard, nel suo libro “Sex Itself: The Search for Male and Female in the Human Genome” dimostra come l’attribuzione impropria delle caratteristiche femminili e maschili ai cromosomi x e y sia divenuta il pilastro di un particolare modo di trattare e pensare il sesso biologico come un codice genetico binario e inalterabile. La Richardson spiega come, nel corso del XX secolo, i concetti di X e Y come cromosomi che influenzano il “femminile” e il “maschile” abbiano influenzato la comprensione delle differenze sessuali in biologia e medicina.

C’è una parola chiave: normale. La percezione di ciò che è normale e la convinzione , basata sul buonsenso ma non sulla scienza, che la divisione binaria proposta dal modello xx-y spieghi il dimorfismo, ha giocato un ruolo decisivo non solo per quello che pensiamo siano e facciano i cromosomi x e y, ma per la loro stessa esistenza di cromosomi “sessuali”. Per la Richardson l’invenzione dei cromosomi sessuali ha portato ad una cattiva scienza e a moltissimi dei pregiudizi esistenti sul sesso e sul genere.

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– Claire Ainsworth , ricercatrice di Cambrige, ha pubblicato un interessante articolo su Nature, intitolato Sex redefined, in cui mostra come il sesso sia uno spettro di variazione e il binarismo una costruzione.

Azzardiamo ancora di più, il cromosoma y ha un’influenza minima nel determinare il sesso maschile come minima è l’influenza del cromosoma x nel determinare il sesso femminile. La costruzione del genere e del sesso basata sui cromosomi sessuali ha influenzato i modelli, le domande e le risposte che la scienza si è posta assumendo un concetto tassonomico come reale.

Recenti studi pubblicati su Science con il titolo The brains of men and women aren’t really that different, study finds, hanno dimostrato che non esistono cerveli maschili e femminili ma che vi sono conformazioni diverse dovute alle diverse attività che convenzionalmente attribuiamo a maschi e femmine.              La maggior parte dei cervelli è “un mosaico di parti femminili e maschili” e solo lo 0,1% dei soggetti hanno comportamenti corrispondenti agli stereotipi di maschio e femmina. E’ probabilmente tempo di rivedere i test cui vengono sottoposte le persone transgender.

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Concludendo la demolizione dell’argomento base dei fruitori dell’essenzialismo possiamo dire che la costruzione del sesso mediante i cromosomi x e y si basa sulla convinzione di partenza di alcuni scienziati che nel corpo umano ci dovesse essere per forza qualcosa che fosse essa stessa “sessuale” (Per ulteriori argomentazioni si cerchino anche gli articoli accademici di Anne Fausto-Sterling, docente di biologia e studi di genere alla Brown University).

Cosa succede politicamente quando accettiamo il sistema sopra descritto?

  1. L’azione politica riduce drasticamente le sue proporzioni e diventa mero mestiere per far includere una categoria individuata e costruita sulle basi di un sistema escludente senza però elaborare una visione alternativa poiché incapace di immaginarla.
  2. Si individua la categoria da rappresentare come soggetto giuridico in base ad una pura astrazione. Si costruisce la categoria giuridica selezionando solo coloro che rispondono ad una visione binaria e presentabile. Statisticamente si lascia fuori la maggioranza di popolazione che richiede di essere riconosciuta.
  3. La costruzione di una categoria e la selezione arbitraria (ignorando le definizioni riconosciute a livello internazionale) delle caratteristiche dei suoi componenti, nella fattispecie parliamo della lettera T dell’acronimo lgbtqia, costringe i non-conforming a “migrare” sotto altre categorie. L’adozione di assunti abituali basati sulla differenza maschio/femmina rendono impensabili le pratiche di genere minoritarie (chi scrive non è convinto che siano così minoritarie). Gli argomenti utilizzati in maniera impropria e generica sono: l’egoismo, l’egocentrismo e il neoliberismo (usato senza cognizione di causa come argomento jolly). L’affermazione standard è che si tratti di una moda.
  4. Si usano gli argomenti essenzialisti per delegittimare le differenze o si sostiene che le differenze siano insensate proponendo un’inclusione illusoria che non è accettazione ma tentativo di far dissolvere gruppi che mettono in discussione la monoliticità della categoria.
  5. La scelta della presentabilità porta a creare la divisione tra moderati e radicali in base alla scelta di adesione o no al modello sociale mainstream.                    L’ala moderata ha un miglior dialogo con le istituzioni poiché non mette in discussione lo statu quo escludente. Questo porta a due conseguenze:          a) le concessioni saranno limitate b) l’ala “moderata” non lavora per la popolazione lgbtqia (al massimo solo per una parte) ma per il sistema vigente. L’ala “radicale”, d’altro canto, avrà serie difficoltà nel rapportarsi con le istituzioni ma porterà avanti istanze molto più aderenti alla realtà e la possibilità di porre in essere una vera politica di cambiamento.
  6. Quest’ultima osservazione non deriva da quanto scritto sopra ma ha carattere di pura critica politica:                                                                        Continua ad essere sostenuta la convinzione per cui se non ci si organizza in partiti e non si individuano categorie e istanze precise e circoscritte non si ottengono risultati (la prevedibilità di un sistema è estremamente rassicurante). A queste persone devono essere sfuggite un paio di cose: a) il fallimento del sistema dei partiti b) le più grandi conquiste degli ultimi anni (ma anche quelle storiche) sono state ottenute da movimenti intersezionali. Sono i grandi movimenti di persone di differente natura ma convergenti in una visione della società comune a creare pressione sul sistema politico e sociale. I cambiamenti nella politica economica delle multinazionali, così come le conquiste dei diritti ambientali, sono avvenuti non per la politica (che ora rischia di far passare un accordo che renderà schiave le persone e che pone le multinazionali al di sopra degli Stati) ma per l’opera reale di una moltitudine che riconosce gli stessi valori. La struttura politica è sostenuta da quei figli del ’68 che hanno amato molto di più la struttura del potere che la rivoluzione e che forse vi hanno aderito non per vitalità ma per conformismo.

Osservazioni morali

Dirette conseguenze dell’accettazione del binarismo e dell’essenzialismo sono:

  1. Transfobia interiorizzata : è la convinzione di valere meno di una persona cis. Questo porta a volere/dovere giustificare la propria esistenza, a rifugiarsi in argomenti deterministici e pseudo-scientifici e a valorizzarsi attraverso l’esaltazione del dolore. A quanto pare, per molte persone trans* il valore e l’autenticità del genere sono misurati mediante gli interventi cui ci si sottopone e al grado di disagio che si prova. L’esaltazione dell’esperienza del dolore è speculare al disprezzo che i sostenitori dell’essenzialismo tentano di riversare sulle persone T*. 
  2. Transnormatività : è il tentativo di imporre un modello accettabile che ricalca quello cis/eteronormativo. Per cui verrà ritenuta rispettabile e legittima la persona transgender che si adatterà o esprimerà l’aspettativa del ruolo di genere della società. Le donne trans* dovranno rispondere alla costruzione del femminile e gli uomini trans* alla costruzione del maschile.
  3. Misgendering : l’atteggiamento violento di porre in discussione l’identità di genere di una persona. Questa pratica è diffusa anche tra le persone T* che non sanno riconoscere un transgender se non dal suo aderire a stereotipi.Frasi esemplificative di misgendering sono:– Ho appena finito di lavare i piatti e “mi sento” una “lavastoviglie” e voglio essere riconosciuta come tale. – Dentro mi sento un gatto e ogni tanto miagolo. Ma che discorsi del bip! 

    – Così ti puoi anche sentire Napoleone.                                                                                                                                                                             – Così ridicolizzi il mio percorso!                                                                                                                                                                                       – Non puoi impormi il tuo genere, al massimo uso il pronome che vuoi per cortesia. 

    Queste sono le tipiche frasi di chi non sa cosa sia l’identità di genere e impone la legittimazione solo a posteriori danneggiando esistenzialmente le persone transgender. Queste persone promuovono la cultura della violenza e sono responsabili del disagio sofferto da chi è nella loro stessa condizione e che può giungere anche a conseguenze estreme. Queste non sono opinioni ma transfobia.

  4. Body shaming : attuato da persone T* nei confronti di altre persone transgender è una strategia di misgendering che punta a enfatizzare e ridicolizzare le caratteristiche femminili negli FtM e maschili nelle MtF.Una frase tipica è: sembri decisamente una femminuccia. 
  5. Sessismo : l’accettazione di modelli stereotipati porta ad adottare tutti i comportamenti che si attribuiscono ai due sessi. Facciamo dell’aspettativa del ruolo di genere la nostra identità.Abbiamo per gli FtM il cosiddetto Manning up (Fai l’uomo!) consistente in tutti quei comportamenti che negano la sensibilità e la fragilità, l’esaltazione della mentalità sessuale predatoria dell’uomo, del paternalismo che lo vuole protettore del gentil sesso e via dicendo di tutti i luoghi comuni del modello del macho.Per le MtF si ha l’adozione del modello della “femmina” con ciò che ne consegue : modello fisico del “femminone”, modello della “bimba” : vulnerabilità, sensibilità portata al paradosso, mito del principe azzurro etc. o modello “ape regina”.                                                                                                                                                                                                
  6. Bullismo : la necessità di difendere la legittimità basata su fragili convinzioni porta a dinamiche di gruppo che isolano coloro che non la pensano e non vivono allo stesso modo. Si arriva a veri e propri linciaggi di gruppo in cui il singolo si sente forte perché vede ripetuta dal gruppo la sua convinzione a discapito di un altro. Questo avviene in quei gruppi dove c’è uno/a pseudo-leader e dei gregari. In certi gruppi ci sono assurde regole per le quali non si potrebbe assumere il nome d’elezione e usare i pronomi del proprio genere prima di aver iniziato la transizione o comunque se non ci si è adoperati per adattare la propria immagine all’aspettativa di genere.
  7. L’accettazione di tutti i luoghi comuni di cui abbiamo parlato porta ad azioni che tutelano gli interessi solo di alcune persone T* a discapito di tutti gli altri non-conforming trasformando un’azione politica in una personalistica.

Conclusioni

Alla luce di tutto quello che è stato discusso possiamo giungere alle seguenti conclusioni:

  1. Occorre riconsiderare il rapporto con gli specialisti ed elaborare un linguaggio e dei modelli che descrivano realmente le persone transgender e non le obblighino entro costruzioni fittizie per poter accedere alle terapie necessarie. Si deve anche tenere ben presente che non tutte le persone transgender desiderano transizionare al sesso opposto. I termini FtoM e MtoF indicano una direzione verso la quale ci si muove ma non indicano obbligatoriamente l’arrivare al sesso opposto.
  2. Considerare e perseguire la depsichiatrizzazione della condizione transgender in quanto non si tratta di un disturbo ma di una condizione legittima nello spettro della variabilità dell’identità di genere.
  3. Riconsiderare la narrativa per descrivere e raccontare la condizione transgender riducendo la narrativa del dolore e descrivendo la complessità del fenomeno. Fornire maggiori e più precise informazioni sia alle persone transgender, al fine di permettere una scelta consapevole delle terapie di cui si necessita, sia a coloro che si avvicinano con interesse a questa realtà. Occorre rimodellare l’immagine mainstream che forniamo ai media e che i media ci rimandano in un meccanismo chiuso e falsato.
  4. Contrasto più consapevole e preparato alla transfobia portando alla luce i meccanismi a monte della violenza che risiedono nel linguaggio e nelle convinzioni sessiste ed essenzialiste. L’insulto (o forme di violenza peggiori) è una forma di transfobia evidente ma scaturisce da costruzioni mentali acquisite.
  5. Promuovere i movimenti intersezionali in quanto permettono un’azione concreta sui meccanismi, che sono reali, e non sulle categorie, che sono costruzioni. L’intersezionalità permette un’analisi completa di un problema e non è un’alleanza di convenienza ma il riconoscimento di una visione comune del futuro, quello che rende un’azione politica produttiva e creativa e non normativa.

Lo scopo di un’educazione liberale è quello di trasmettere il senso del valore delle cose che non fanno parte delle forme di dominio, contribuire a creare dei cittadini equilibrati di una comunità libera, e attraverso la combinazione di questa appartenenza alla comunità con la creatività individuale mettere gli uomini in condizione di conferire alla vita umana quello splendore che, come un numero limitato di persone hanno dimostrato, la vita può raggiungere”. (B. Russel)

 

Ho peccato. Confesso che ho peccato nel farmi trascinare nel mondo dei frammenti, dei pettegolezzi, delle malignità. Sono stato ingenuo.                                       Però colgo questa divertente sfida: la dimostrazione della mia esistenza come attivista (quella fisica e indipendente dai miei compagni di attivismo sembra, almeno per alcuni, non essere più in discussione).
Fig. 1 incredulità san tommaso

Attivismo

Essere attivi significa dare espressione alle proprie facoltà e capacità, alla molteplicità di doti che ogni essere umano possiede. […] L’attività consiste in un comportamento socialmente riconosciuto e volto a uno scopo, che si manifesta in corrispettive trasformazioni socialmente utili. (E. Fromm)

Se ci sono doti che possiedo sono quelle del pensiero e dell’analisi. E se c’è un’attività che posso fare (compatibilmente alla mia situazione attuale) è quella di documentarmi, capire e informare.

L’informazione corretta:

  1. Cambia lo stato delle persone, le fa uscire dall’isolamento, rende loro possibile l’azione.
  2. Può eliminare pregiudizi che creano danno alle persone.
  3. Permette di scegliere veramente ciò che è meglio per se stessi.

Questa mia principale (ma non unica) attività ha causato reazioni scomposte in un piccolo gruppo di persone. Non decet. Non dovevo compiere l’indecenza di voler mostrare le cose come sono. Così, non potendo attaccare le idee, hanno attaccato la persona. E la mia risposta sarà non sulle persone ma sulle idee.                      Suddividerò le mie osservazioni in tre parti: ideologiche/teoriche, politiche e morali. Se queste mie osservazioni avranno effetto, allora sarà dimostrato che esisto in quanto attivista. Se avranno un buon effetto, allora sarà dimostrato che sono un buon attivista.

Osservazioni ideologiche/teoriche

Le basi su cui poi si costruirà tutto il pensiero e l’azione, non solo come attivisti, ma come persone che si riconoscono in un genere e in una comunità, influiscono sulla scelta del lessico, sul modo di esprimersi e formulare idee, proposte e soluzioni, finanche a influire sull’immaginare sé stessi e il proprio futuro. Sulle premesse che si accettano si baserà l’azione politica e la possibilità di fare rivendicazioni e con queste si influisce, se non si sceglie direttamente, il futuro di chi viene dopo di noi e il nostro.

Arrivo quindi a porre l’attenzione sulla prima importante osservazione:             si è scelto, per motivi contingenti o per mancanza di lungimiranza, di accettare la logica inclusione/esclusione dalla società. Fino al DSMIV abbiamo accettato la narrativa di chi ci voleva “fuori norma”, non pensando che la norma è una convenzione e che può essere discussa.

La società è la sintesi di una norma” è la frase che mi sono sentito dire da certi attivisti per confutare l’esistenza e la legittimità di categorie di persone nonconforming. Questa frase riporta al concetto, per fortuna superato, di malattia mentale. Malato è tutto ciò che non risponde o non è organico alla società, alla maggioranza, e pone le persone transgender e nonconforming sotto il perenne ricatto della possibilità di “essere riparate” (questa è ancora una grande paura di alcuni attivisti storici gay). E’ l’argomento utilizzato dai ProVita, Manif Pour Tous, Family day, intellettuali sul libro paga del Vaticano. E’ sempre stato retaggio di una mentalità conservatrice e autoritaria che ha le sue radici culturali tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 e che tanto danno ha fatto.

Il DSMV ha, per fortuna, ridefinito i termini di malattia mentale anche alla luce di molteplici studi i quali dimostrano come, in culture non normalizzate che accettano soggetti non conformi, questi non soffrano di nessun disturbo. Questo significa che vi è un grande peso dovuto alla cultura, costumi e mentalità di una società. Questo significa che alcuni tipi di disagio, interpretati come disturbi, possono variare in una scala che dipende dal “differenziale” culturale.

E’ per questo che si è passati a parlare di disforia ,e non più di DIG, e che vi è una scala di disforia (http://dare.ubvu.vu.nl/bitstream/handle/1871/40250/?sequence=8) e diversi tipi di disforia. 

 

Figura 2 grafico utrecht

Cosa comporta quindi l’accettazione della logica imposta da vaticanisti e gruppi omofobi e transfobici?

In prima istanza costringe a giustificare la propria natura mediante argomenti pseudo-oggettivi o oggettivi ma utilizzati in maniera strumentale.

La prima costruzione pseudo-logica è l’equivalenza transgender=disforia=transizione.

Esaminiamo i vari fattori:

Transgender indica un’identità di genere, quindi una percezione di sé complessa che coinvolge il modo di essere, di percepire il mondo e di rapportarsi agli altri. Ho osservato come, cambiando semplicemente il modo di parlare di sé (mediante i pronomi adeguati al genere e la scelta di un nome) le persone cambino atteggiamento, è come se si animassero, i loro gesti diventano propri. Questi sono i primi segni che si é trovata la propria identità.

Transgender è una definizione ombrello che ospita una parte dello spettro di variazione di genere che coinvolge le persone il cui genere non corrisponde al sesso biologico.

Gli stessi studi che hanno portato a ridefinire il concetto di malattia mentale mettono in evidenza che vi sono culture nelle quali le persone transgender non soffrono di disforia o ne soffrono minimamente (What can the Samoan “Fa’afafine” teach us about the Western concept of gender identity disorder in childhood?). Questo perché la cultura e gli ambienti in cui si trovano li socializzano per quello che sono.

Da qui cade il concetto di condizione necessaria e sufficiente di sperimentare disforia per avere un’identità transgender.

Anzi, possiamo dire che la disforia non fa parte dell’identità transgender ma può essere una conseguenza dovuta alla cultura cui si appartiene

Non solo, occorre puntualizzare che l’identità è la base e che la disforia, e un eventuale transizione medica e chirurgica, possono essere una conseguenza e non una legittimazione. Invertire l’ordine di queste categorie è legittimare una logica di violenza che vuole che sia l’esterno a definire l’individuo mediante prove  dolorose e, a volte, inutili.

Le persone T* che impongono questo modo di pensare esercitano un comportamento violento e discriminatorio dovuto al timore che un concetto plurale e complesso dell’identità di genere transgender ponga l’attenzione sul fatto che l’intensità della disforia dipenda dal cambiamento (naturale e continuo) dei costumi e della cultura di una società e non da una malattia immutabile e che questo avvantaggi le argomentazioni dei gruppi intolleranti nel nostro paese.

Sostanzialmente, accettando la narrativa della parte “nemica”, si è in uno stato ricattabile con l’argomentazione del “capriccio” o della scelta.

La colpa degli attivisti che accettano e promuovono questa mentalità è di lasciare così a fattori esterni la determinazione di chi sono e ciò succede solo per le persone lgbtqia+ e non per chi aderisce al modello eterosessuale. Quindi, per alcuni esseri umani l’identità di genere è un dato di fatto mentre altri devono dimostrarla.

Tutto questo non significa affatto che non esistano persone che soffrono di disforia a livelli importanti e debilitanti e che abbiano diritto all’accesso alle terapie ma significa che non vi è un unico modello di transizione, un unico modo di esprimersi, un’unica narrativa.

Disforia

Dal DSMV la disforia di genere è una condizione persistente per la quale un individuo percepisce una marcata differenza tra la percezione/espressione di sé e la percezione che la società ha di lui/lei/loro. Questa situazione crea effetti invalidanti quali disagio, ansia, stress e si ripercuote sulla sfera sociale e lavorativa della persona. Il manuale continua affermando che la disforia può essere vissuta in varie maniere, incluso il forte desiderio di essere socializzati come il genere opposto, di essere liberi da alcune caratteristiche di un genere, o la forte convinzione di sentire e reagire come il sesso opposto.

  1. Ricordiamo che il DSM è un manuale di diagnosi e non indica terapie che vanno decise a seconda dei casi dopo un attento esame e non meccanicamente. E’ inoltre da far notare che il National Istitute of Mental Care sta prendendo le distanze dall’uso del DSM.
  2. Il DSM non afferma in nessun caso l’equazione transgender=disforia ma afferma solamente che può esserci disforia di genere.              Inoltre occorre porre la questione della dipendenza della disforia di genere (richiamando la sua definizione) dalla struttura della società e dall’intorno sociale dell’individuo. Persone con identità transgender possono sperimentare diversi tipi di disforia (fisica, sociale) a diversi gradi. Facciamo un esempio molto stereotipato: se cresco in un ambiente molto binario in cui i ruoli e le espressioni di genere sono rigidissime è chiaro che soffrirò di più. Non sono da escludere neppure i fattori dell’età e della fragilità strutturale della personalità degli individui. Ho notato che persone che iniziano il percorso in età più matura hanno una maggiore serenità. Questo può dipendere dal fattore di attività sessuale (il periodo in cui il corpo è più attivo, probabilmente, rende la differenza percepita maggiore) e dal rafforzamento della personalità che avviene negli anni. Il DSMV e gli studi svolti in proposito sembrano confermare questa ipotesi trattando in maniera differente i bambini e gli adolescenti transgender.
  3. Il DSM non afferma da nessuna parte che se si ha un’identità di genere transgender è necessario sottoporsi a trattamenti ormonali e/o chirurgici.     Ma afferma solamente che tali trattamenti rimuovono o diminuiscono, con buona probabilità, situazioni di disagio.

Date queste premesse viene a cadere l’equivalenza costruita ad arte transgender=disforia=transizione.                                                                   Decade quindi l’affermazione, già logicamente scorretta, per cui l’identità deve essere confermata dall’esterno e, in maniera specifica, dal provare disforia.

Abbiamo quindi usato argomenti logici per far cadere argomentazioni basate solo su impressioni e paure personali.

Purtroppo queste argomentazioni assolutamente illogiche, come per la teoria del Gender e la distorsione grossier operata sugli studi Queer, portano a conseguenze molto pesanti e vanno ad influire sulla libera scelta e sulla qualità di vita di molte persone.

  1. Una conseguenza è la creazione e imposizione di un modello unico di transgender, spesso identificato con la persona transessuale, che vuole la persona con questa identità di genere obbligata a dimostrare la sua autenticità adottando comportamenti stereotipati. Non solo, una delle conseguenze più dannose, per il presente e per il futuro, é continuare a fornire lo stesso dato ai professionisti, ovvero a confermare una visione stereotipata ed esagerata, pur di avere accesso senza problemi alle terapie. La soluzione sarebbe combattere per ottenere maggiore trasparenza e accessibilità e non quella di “falsare” un dato su cui poi si baseranno teorie, studi, terapie. Questo comportamento equivale a turbare la misura di un dato e la conseguenza è che il dato diventa insignificante.
  2. Transnormatività e “presentabilità” : accettare la logica dei detrattori della comunità LGBT significa importare e rielaborare il concetto che, per avere una vita sociale ed essere inseriti, occorre adottare i costumi e i modi di pensare della società. Si tende quindi a presentare un’immagine che ci “mimetizzi” perdendo l’identità di genere per ritrovarci inclusi nella categoria di maschio o femmina. Sostanzialmente si opera una menomazione dell’identità. Non tutti i transgender (anzi, una prospettiva statistica e non normativa suggerirebbe che le situazioni limite sono le meno frequenti) rientrano nelle definizioni maschio/femmina. La presentabilità è un’altro meccanismo di forte castrazione della personalità e del genere. Rafforza l’idea di dover mendicare la legittimità ad essere ed esistere e rafforza un sistema normativo.              E’ assolutamente lecito assumere un modo di vivere binario e convenzionale purché questo sia nella natura della persona ma non è lecito imporlo. Non è lecito presentare solo aspetti censurati spacciandoli per rappresentativi con la motivazione di ottenere diritti per tutti.Vi sono due paradossi in questa mentalità:a) si rinuncia alla libertà personale e ad essere se stessi per essere inclusi in società.                                                                                                    b) ci poniamo contro noi stessi appoggiando ed agendo secondo un sistema correttivo.
  3. Linguaggio unico: l’accettazione della visione ristretta che costringe a giustificarsi e provare la propria identità e la costruzione completamente artificiale dell’equazione transgender=disforia=transizione porta a eliminare la magnifica complessità e narrazione di questa identità di genere. Riducendola a diagnosi e terapie si forma un vocabolario fatto di parole negative e alla descrizione di stati di sofferenza, aumentando il disagio delle persone e non fornendo la possibilità di pensarsi diversamente e quindi di concepire azioni alternative possibili. Questo linguaggio negativo aumenta gli stati di depressione e ansia. Riducendosi ad una identità stereotipata si porta ad un linguaggio che perpetua il sessismo e fornisce un quadro falsato per gli studi di genere e per i terapisti. Il linguaggio è fondamentale non solo per esprimersi e comunicare ma anche per pensarsi e quindi si va a danneggiare su più livelli , compreso quello psicologico, la persona.
  4. Le ripercussioni sul mondo del lavoro sono pesanti se si continua con la logica della malattia. Per quanto possiamo essere competenti ed equilibrati dovremmo sempre dimostrare, se ci viene permesso, il nostro valore, mentre, per il resto dell’umanità  viene data per buona la competenza fino a che non si fallisce. Questo, spesso, preclude l’accesso a professioni qualificate e condanna le persone T* a lavori umili e poco retribuiti.
  5. Transfobia interiorizzata: l’accettazione della logica della giustificazione della condizione T* porta a reiterare le stesse dinamiche che si subiscono contro i transgender che non rispondono alla norma.                                   Su questo tornerò nella seconda parte dell’articolo.

    Ethan Bonali

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da: Ladri di Biciclette

In questi giorni ho osservato alcuni, giovani e meno giovani, ragazzi transgender del web, Andrew Cacciatore ed Ethan Bonali, essere violentemente presi di mira da persone trans medicalizzate, i quali li attaccavano semplicemente per il loro fare informazione sui percorsi non medicalizzati.

Non c’era arroganza, senso di superiorità, non c’è biasimo dei percorsi altrui. Sia Andrew che Ethan portavano della documentazione, a volte anche ripresa da questo blog, di persone transgender non medicalizzate che avevano trovato un equilibrio senza la medicalizzazione e che erano socializzate secondo genere d’elezione nella loro quotidianità.

Venivano anche usati avatar e copertine del diario, su facebook, che dichiaravano che esistono trangender non medicalizzati e che non è la medicalizzazione (eventuale) a rendere transgender, ma la propria identità di genere, che va rispettata.

La presenza di questi due giovani (e meno giovani) attivisti, non legati a ruoli istituzionali, e quindi liberi di esprimersi senza tener conto della permalosità e dell’analfabetismo funzionale altrui, ha causato un violento rigurgito di intolleranza.

Diverse persone trans medicalizzate hanno iniziato a giudicare la loro vita, partendo dal fatto che “si, possono dire di essere felici, ma poi quando entrano dal panettiere sono donne”, con una certa cattiveria e rivendicazione di superiorità per il loro miglior “passing“.
Delegittimano la richiesta di rispetto del proprio genere perchè “se non passi non devi aspettarti niente ed è inutile che fai vittismo”.

Oppure ho letto di forzature sul fatto che addirittura il ragazzo T non medicalizzato “amerebbe” il suo corpo e addirittura il ciclo mestruale (che onestamente non amano neanche le donne biologiche cisgender) e andrebbe in giro con minigonne (del resto anche loro, il giorno prima di iniziare gli ormoni, immagino andassero in giro con minigonne…).

Un altro pretesto per screditare le persone transgender non medicalizzate sarebbe quello che “sono velate, attivisti da testiera, non hanno nome e faccia, appena spengono il pc tornano a vivere come da sesso biologico“. Questo pregiudizio cancella non solo le tante persone transgender non medicalizzate (compresi me, Ethan ed Andrew) che su internet usano i loro volti e i loro veri cognomi, ma anche che non prendere ormoni non significa essere velati e non vivere socialmente il proprio genere d’elezione, come fanno già tanti non medicalizzati, sia attivisti, sia non attivisti. Inoltre non si capisce perché dal non medicalizzato si aspettino il “sacrificio” obbligatorio dell’attivismo oppure “nome cognome e faccia” oppure di essere referenziati su google, quando loro stessi, referenziati dal prendere ormoni, possono permettersi cognomi finti, avatar fittizi, e di non avere l’onere di fare attivismo.
Altro pretesto è la reversibilità. La società “non deve dare credito ai non medicalizzati“, perché se lo facesse “poi questi potrebbero tornare indietro e screditare i veri trans!“, come se a chi si dichiara gay o lesbica si chiedesse un giuramento a vita per evitare che poi “si torni indietro“.
E poi, ovviamente, il fatto che sicuramente chi non prende ormoni lo fa “per paura o perché, diversamente da noi, non ha le palle, con statistiche inventate al momento (tipo: nel 99% dei casi), come se avessero lanciato un sondaggio con campione affidabile..
Inoltre viene confuso il “non voler prender ormoni” con l’essere “contro, come se si volesse spingere gli altri a non prenderli, oppure screditare il percorso di chi li prende. E’ come se un bisessuale che ne è fiero, in questo modo screditasse i gay, o un mulatto screditasse i neri.
Spesso appare anche la precisazione “comunque io nonostante loro sono soddisfatto del mio percorso e lo rifarei”. Non capisco il senso di questa precisazione: perché l’esistenza dei non medicalizzati dovrebbe insinuare dubbi in chi è nel percorso canonico?. L’esistenza dei bisessuali rischia di scatenare curiosità nei gay e negli etero?

Altro pretesto è che, secondo loro, le persone transgender non medicalizzate, si autonominerebbero “transessuali, quando, rileggendo tutto il materiale proposto dai due attivisti sopracitati, non ho mai visto apparire la parola “transessuale” e l’attivismo mondiale va verso la sua abolizione e verso l’uso della parola, che il movimento ha coniato e scelto, transgender, che include tutte le persone portatrici di una diversità di genere (gender not conforming).
A quel punto alcune dicevano, con disprezzo per la parola transgender, al massimo sono transgender” o “al limite sono transgender“, come fosse un contentino che loro davano a questi “nè carne nè pesce” o “finti trans”, ma un contentino che stavano danto quasi controvoglia, tanto che spesso veniva aggiunto “vorrei vedere voi se non foste incazzati se qualcuno vi rubasse le etichette. Poi vi era sempre la precisazione chetrans” sarebbe abbreviativo di transessuale e che quindi non puo’ essere usato dai non medicalizzati, e che addirittura ftm ed mtf indicherebbero direzioni percorse in senso medicalizzato, e che quindi anche queste non possono essere usate dai non medicalizzati.
Anche se gli intellettuali transgender hanno deprecato “mtf” ed “ftm anche nel caso di persone medicalizzate, perchè indicano percorsi binari in cui si “diventa” qualcosa, quando in realtà il sesso genetico neanche cambia, queste parole potrebbero essere di semplice comprensione e di facile utilizzo, per capire, senza dover spiegare in modo morboso, il sesso di nascita e il genere verso quale la persona sta andando. Ma anche queste parole dovrebbero essere rigidamente di chi sta facendo la transizione medicalizzata, e di chi rigidamente spolvera una vecchia parola, poco usata all’estero: transessuale, per mettere una distanza verso chi non sta seguendo un canone di transizione “standard che i cisgender (non transgender) hanno deciso con una loro legge, e che parte della comunità trans ha deciso essere il percorso “normale” per “meritare di essere transgender“.
Vi è di base un’ignoranza anche sui termini: chi è stato lontano dall’attivismo T e dalla letteratura T è convinto che transgender sia un termine che riguarda chi ha un’identità di genere a metà tra M ed F (genderqueer) e che invece transessuale è il termine (migliore e più nobile) per definire le persone nel percorso canonico. Se qualcuno dice il contrario, ovviamente è lui l’ignorante…

Nel frattempo le persone transgender non medicalizzate, per fuggire da accuse e da esclusioni, si sono rifugiate nelle definizioni della teoria queer: genderqueer, genderfluid, a volte anche senza esserlo (a volte si tratta di persone con identià di genere definita completamente come maschile o femminile), ma perché usandole continuano ad essere sì disprezzate dai trans canonici (che continuano a dire che queste persone dovrebbero sparire perchè creano confusione), ma almeno non sono più “ladri di etichette“.

Questa polemica, che ha visto coinvolti Andrew ed Ethan (e persino io, che, visto come “il boss dei non medicalizzati” venivo visto come il mandante della disinformazione antibinaria e loro i miei poveri sicari soggiogati…), ha visto anche molta solidarietà da parte di donne transgender che non sono medicalizzate. Di alcune nessuno sapeva che non prendessero ormoni, o che non li prendessero più, ma l’attacco è sempre maggiormente rivolto agli uomini T, sui quali appare evidente la presenza di medicalizzazione ormonale. Queste donne T non medicalizzate, di cui non faccio nomi, ma che sicuramente sarebbero contente se li facessi (non si vergognano di non prendere ormoni), sono lasciate in pace perché non vi è una grande differenza estetica tra loro e le medicalizzate, anzi addirittura a volte passano di più.

Allora qual è il problema? Disturba che alcune persone transgender non “pàssino” ? e quindi risultino “non accettabili” agli occhi della società binaria? In questo modo loro “lederebbero la reputazione” di chi ha un aspetto che potrebbe permettere di integrarsi meglio nella società binaria ed eteronormata?

Se il passing non esistesse, non fosse possibile con ormoni e chirurgia, tutte le persone gender not conforming sarebbero visibili come tali, e la popolazione umana dovrebbe abituarsi all’idea che esistono donne XY e uomini XX.

Non so come la presenza di persone che, pur non “passando”, chiedono il rispetto della loro identità di genere, possa “danneggiare” chi invece ha un aspetto che è sicuramente coerente con la propria immagine di se, ma è anche coerente con ciò che la società vuole da un uomo e da una donna.

So già che critiche arriveranno, a causa del  “vigente” analfabetismo funzionale. Le ferite interne dei lettori fragili faranno si che questo mio post sia interpretato come “Nathan fa disinformazione, dicendo che i trans medicalizzati transizionano solo per la società”. Io non ho mai detto questo, ma penso che le persone che hanno transizionato per se stesse e per raggiungere l’immagine di se, sono poi quelle che non odiano i non medicalizzati, non li vedono come una minaccia, non si sentono “lesi” dalla loro esistenza e non vedono messo in dubbio il proprio percorso.

Chi invece si sente leso dall’esistenza di quelli che “al massimo sono transgender“, dovrebbe interrogarsi del cosa tutto ciò solleva in se stesso/a.

 

 

 

 

Se l’amico del mio amico è mio nemico?

Pubblicato: maggio 22, 2016 da Nathanael in Uncategorized

Ogni mese mi appresto a pulire la mia lista amici facebook rimuovendo persone con cui non interagisco.

Ripenso alla mia lista amici del 2009, di quando muovevo i miei primi passi nella comunità LGBT e di conseguenza nell’attivismo.

Ad essere apparsi, negli anni, o in alcuni casi, riapparsi (non le persone ma le tipologie di persone), sono metallari, musicisti, buddhisti, radicali, liberali, massoni, praticanti bdsm, collezionisti di pipe, laici ed atei, attori e doppiatori, e tutta una serie di persone eterosessuali che condividono come una passione o un’area di studio, che conoscono la mia situazione (sesso F, genere maschile) e non si pongono il problema di “accettarla“, proprio perché non c’è nulla da accettare, e non sono abituati all’idea di essere loro a “decidere” se la mia condizione personale è legittima.
Se a loro mi presento come uomo, per loro sono uomo, e questa cosa non distrugge per loro anni di certezze e teorizzazioni.

Cio’ non accade invece nel mondo dell’attivismo, o almeno in parte di esso, nello zoccolo duro di teorici, di quelli che inventano percentuali (esempio: il 99% dei bisessuali è gay), che si atteggiano ad antropologi senza averne titoli, quelli che non sono riusciti a completare percorsi di studi e si nascondono dietro il “ma io ne so di più degli studiosi in materia” per imporre visioni vetuste, superate anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”, legate al proprio vissuto e agli incontri casuali fatti da loro.

Recentemente ho “deciso” che la mia lista amici è preziosa, e non voglio rischiare di avere in lista persone che magari mi hanno aggiunto per via degli amici comuni lgbt, ma che poi mettono mi piace a chi considera illegittima la condizione di transgender non medicalizzato.

Qui non si parla di ideologie diverse. Posso essere pro Israele e dialogare con chi è pro Palestina e viceversa, o essere milanista e dialogare con gli juventini, essere di destra e dialogare con chi è di sinistra, perché ci si può confrontare in modo sereno con chi diffonde e sostiene idee, ideologie e teorie anche diverse dalle proprie, ma in questo caso non si tratta di contestare un’idea o una teoria, ma di seminare odio, intolleranza e disinformazione verso chi si trova in una determinata condizione personale.

Un tempo i cristiani fanatici, integralisti e fondamentalisti, attaccavano i gay e le lesbiche. Qualcuno fece notare loro che non era carino accusare qualcuno per una condizione personale e indipendente dalla sua volontà (essere nero, ebreo, o in questo caso gay), ed è in quel momento che le menti più geniali del mondo reazionario hanno trasformato il gay in un omosessualista, e la sua condizione personale è diventata un’ideologia, una teoria, ovvero quella gender.
E se è quindi di cattivo gusto attaccare qualcuno per una condizione personale (il gay, la lesbica) non è affatto di cattivo gusto attaccare qualcuno che diffonde un’ideologia atta a corrompere i giovani, ad “omosessualizzarli“…

Con un parallelismo inquietante ed evidente, viene commesso, dai gay e dalle lesbiche anziane, lo stesso comportamento verso i portatori di identità e di orientamenti meno conosciuti o meno frequenti: i bisessuali, i pansessuali, i transgender non medicalizzati, le translesbiche, gli ftm gay, etc etc.
Queste persone spesso non hanno mai aperto un libro di teoria queer, nè vi sono interessati, anche perchè spesso, se attivisti, si sono formati con la letteratura relativa al loro retroterra politico (i B hanno studiato gli autori e i pensatori bisessuali, i T hanno studiato la letteratura transgender), mentre la teoria queer spesso interessa più che altro a chi è gay o lesbica (gli esponenti della teoria queer in italia sono filosofi gay e lesbiche, e non transgender e bisessuali).

Ad ogni modo, non mi interessa chi sostiene e riempie di like chi, nascondendosi dietro l’accusa di una teoria, di una ideologia, colpisce persone bisessuali, pansessuali, e transgender non canoniche, seminando odio, diffidenza, allarmando gay e lesbiche e transessuali verso coloro che rappresenterebbero addirittura un “pericolo” per loro.

Se metti mi piace a queste idee, non puoi essere mio amico. Potrai dirmi che segui le persone che propongono queste idee perchè “infondo sono degli attivisti capaci” e “che tanto hanno fatto nei decenni per gay e lesbiche“, e che “tuttosommato la loro bifobia e transfobia risultano secondari rispetto a tutto il bene che hanno fatto ai gay e alle lesbiche“. Ma stai dicendo questo semplicemente perché non sei nè T nè B. Probabilmente, se non fossi ebreo, o nero, riuscirei ad apprezzare un grande storico “che però è razzista” o “che però è antisemita“, perché il non sentire colpita la mia personale condizione mi aiuterebbe a passarci sopra, facendo un torto ad ebrei o neri. Quindi, non parlerei di maggiore lucidità od oggettività nel saper apprezzare un o una intellettuale che “ha dato tanto” ma “che però è bifobo e transfobo”, ma semplicemente di strafottenza.

Non ho bisogno di inseguire le persone, nè ho particolari vincoli sull’uso dei miei spazi virtuali privati. Non mi interessano veteroattivisti, bifobi e transfobi. Il mondo è abbastanza grande e penso che chi vuole mettere dei like a concetti che seminano l’odio verso la T e la B puo’ fluttuare aldilà della mia lista amici, esattamente come coloro che mettono like ad Adinolfi e a Gasparri.

Consideratemi pure “paranoico“, ma a casa mia invito chi voglio🙂