Gianni Ciulla, italoamericano, disabile, english teacher :D

Oggi intervistiamo Gianni Ciulla, interior design, italo-americano, insegnante madrelingua di inglese, appassionato di giardinaggio, attivista contro le Malattie Sessualmente Trasmissibili e in particolare l’HIV.
Dal prossimo novembre insegnerà inglese pro bono (devolvendo i proventi dei suoi aperitivi al circolo, per le spese e le iniziative di attivismo che organizza) al Circolo Culturale TBIGL Harvey Milk di Milano, di cui è socio e supporter.

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Ciao Gianni: raccontaci di te. Età , origini, studi, professione, passioni…

Mi chiamo Gianni Ciulla e sono nato a Palermo il 10 agosto 1958: perciò, oggi ho 58 anni e 3/4. Avevo circa due anni, quando i miei genitori si trasferirono da Palermo (Passo di Rigano) a Milano.
In Italia, ho frequentato due anni di scuola superiore; poi, ho interrotto gli studi, per dedicarmi al lavoro come elettricista industriale. All’età di circa 27 anni, mi trasferii negli Stati Uniti d’ America con il mio ex AMORE, Maurizio. Eravamo alla ricerca di una vita migliore per persone non eterosessuali, dato che in Italia non era facile per nulla. Andava ancora peggio con i miei genitori siciliani, molto tradizionalisti e cattolici.
Dopo un paio di anni di residenza a New York City, un amico mi suggerì di seguire alcuni corsi di Interior Design all’ università FIT, Fashion Institute of Technology, detto scherzosamente Fogget intitute of technology (fogget vuole dire froce).

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Raccontaci un po’ la tua vita tra l’Italia e gli USA.

A circa 25 anni, ho conosciuto Maurizio, al ONE WAY di Milano. Dopo circa un anno di convivenza, abbiamo deciso di volare lontano lontano. Dopo un anno, tra Tokio e New York City, abbiamo scelto New York City. Il primo periodo fu molto duro, per la mancanza di una buona conoscenza linguistica. Durante i primi anni trascorsi nella big apple, ho svolto una gran varietà di mestieri: tagliare l’erba, cuocere le pizze, lavorare in ristorante come BUS-BOY (aiutante cameriere) e poi come WAITER (Cameriere), durante gli anni dell’ università.
Dopo un paio di anni nella nuova città, i nostri rapporti sentimentali erano cambiati: è successo di tutto. La nostra relazione finì nel nulla.
Arrivò il mio primo amore americano, Peter, figlio di sino-americani. Peter parlava solo inglese, perché i suoi genitori gli avevano proibito di parlare cinese: nuova vita e nuova lingua. La relazione terminò dopo circa un anno e mezzo: io abitavo a New York City e Peter a Chicago, per cui incontrarsi era molto difficile e costoso. Una sera, andai al MONSTER BAR-DISCO, di fronte a STONE WALL, nella SIXTH AVENUE OF AMERICA, e chiesi a un ragazzo dove si potesse ballare. Continuammo a parlare per tutta la notte; fu una bella chiacchierata romantica, in cui parlammo di tutto e delle stelle nel cielo. Non ci fu un abbraccio e nemmeno un bacio, ma quella sera fu l’ inizio della relazione con Peter, che era studente universitario di biochimica a Chicago. Una volta a mese, io volavo da New York City a Chicago e lui, il mese dopo, da Chicago a New York City.

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Com’era la vita LGBT negli USA e quali le principali differenze con l’Italia?

La vita LGBT negli USA era ed è molto più libera e disinvolta. A New York, ci sono una marea di bar e discoteche gay o gay-friendly.
Negli anni ’90, la zona più gay-friendly era il WEST VILLAGE, con CHRISTOPHER STREET come punto centrale. Ma, negli anni 2000, la zona gay-friendly si espanse sulla EIGHT AVENUE, fin oltre la 20ma strada di Manhattan. Poi, spuntarono anche le zone GAY-FRIENDLY nell’UPPER EAST SIDE, verso la settantesima strada. Anche nel Queens, dove io abitavo (uno dei cinque borghi della citta), c’era una zona GAY-FRIENDLY composta da bar-discos che chiudevano alle 6 del mattino.
Mi ricordo di quando andavo al GAY CENTER, un palazzo di 4 piani, con molte stanze e una reception al ground floor. In ogni stanza, esisteva un gruppo diverso: per esempio, quello per coloro a cui piacciono i portoricani; un altro per coloro a cui interessano le persone obese; un’altra stanza ancora per coloro a cui piacciono le persone nere, e cosi via. In queste stanze, si tenevano meetings e feste. Questo modo di organizzare era molto più compatto rispetto a quello che ho trovato qui, a Milano, dove ci sono varie organizzazioni, ma quasi separate dalle altre. Io vedo che, qui in Italia ancora oggi molta gente si nasconde o nega la propria identità di genere e identità sessuale.
I canali televisivi americani sono molto più liberali e informativi di quelli italiani. Per esempio, esiste un canale televisivo chiamato LOGO, che, per 24 ore al giorno, trasmette informazioni sul mondo lgbtiqa e molti shows. Questo, in Italia, non l’ho ancora visto. Noto che, ogni tanto, su CANALE CIELO e su REAL TIME, trasmettono shows educativi alla sessualità e al genere, ma solo dopo le 23:00. Perché, prima di quell’ora, nessun adolescente deve vedere quelle importanti informazioni, secondo la morale italiana.
Riguardo unioni civili, matrimoni e divorzi egualitari, una coppia di miei amici avevano ottenuto la PARTNERSHIP, ossia UNIONI CIVILE, circa 20 anni fa, prima del 2000. Per noi, americani e non, era normale legalizzare le coppie, se lo volevano. Vedo che qui, in Italia, c’è un’estrema arretratezza, sia a livello legale che a livello educativo-culturale.

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Ti definisci Gay, ma sei anche anti-binario: hai mai messo in discussione il tuo essere completamente omosessuale?

Diciamo che mi sono sempre sentito omosessuale, ma non posso dire che non guardo nessuna donna. Potrei dire che ho avuto tre relazioni con donne, ma le vedevo più come amiche che come amori. Posso dire che mi sono innamorato più di una volta di uomini, ma mai di donne. La parola anti-binario mi sembra quasi una formula matematica da risolvere: un po’ troppo costruita. Preferisco dire: libero di amare uomini e fare del buon sesso. Non ho mai avuto esperienze con persone trangender, ma ne sarei curioso. Comunque, sono molto interessato alle definizioni della nuova era dei Gender Studies e sto leggendo alcuni libri in materia. Due libri che suggerisco sono:
STRANIZZA, di Valerio La Martire, e DIRITTO D’ AMORE ,di Stefano Rodotà, che ci ha appena lasciati all’età di 84 anni.

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LGBT e disabilità: un tuo tema, ci racconti perché?

Scoprii di essere HIV positivo anni fa, cosa che mi causava frequenti raffreddori e influenze prolungate. Probabilmente, era perché non avevo fatto sesso protetto. Ma, a quei tempi, il preservativo non si usava: si faceva semplicemente sesso e non si sapeva nulla dell’ HIV. Quella notizia cambio radicalmente la mia vita, in tutte le sue sfaccettature. Io ero abituato (quando andavo al bar con amici) a fare 3 o 4 giri di Drinks: a New York, era normale bere 3 o 4 bevande. I vari medici mi diedero vari consigli da seguire: non più bevande ad alto livello alcoolico, una dieta molto più salutare e, tutte le notti, una buona dormita. In quel periodo, io non avevo l’ assicurazione medica (come del resto avveniva in molte industrie); ma, vista la mia situazione, il medico mi disse di fare domanda per AIDAP. È un’assicurazione pensata appositamente per pazienti con HIV, sovvenzionata dal governo americano. Infatti, il governo americano investe molto denaro nelle ricerche e le cure mediche, cosa che gli Stati europei (come quello italiano) fanno assai poco. All’incirca nel 2000, amici e medici mi fecero notare che il mio udito era scarso. Il medico mi consigliò di usare Earing Aid: protesi per udito inserite nelle orecchie. Per qualche anno, li usai; ma continuavo ad avere problemi di udito, specialmente al telefono: un vero incubo. Quando mettevo la cornetta del telefono vicino all’ orecchio, sentivo spesso un grande fischiettio e nient’altro. A quel tempo, andai a fare una visita all’ NYU, New York University Hospital. Qui, uno specialista mi suggerì subito un impianto cocleare: ossia, un intervento chirurgico per inserire dietro l’ orecchio un file collegato al cervello e una protesi appoggiata all’ orecchio, con microfono multidirezionale collegato con batterie ricaricabili. Un mese dopo l’ intervento chirurgico, mi sembrò di rivivere: riuscivo a sentire il fruscio dell’ acqua di scarico della mia vasca di pesci, di cui prima non avevo assolutamente idea. Dopo un paio d’anni, subii il secondo intervento chirurgico all’ orecchio destro, che (per circa tre mesi) mi scagliò fuori binario. Dovevo usare un bastone per camminare e per rimanere eretto; a volte, camminavo appoggiandomi al muro. Oggi, ho due protesi bilaterali che mi aiutano a sentire quasi normalmente; ma, quando noto che più di due persone parlano contemporaneamente, mi perdo in confusione. Grazie al governo americano e agli anni lavorativi, oggi percepisco una piccola pensione di disabilità che mi permette di sopravvivere. Sono tornato in Italia circa sei anni fa. Durante i primi tre anni, ho cercato lavoro come consulente di interni, oppure nella vendita di mobili; ma non ho mai ricevuto risposta, neppure dall’ ufficio di collocamento. Adesso, vivo da solo, in un appartamento che ho ereditato dai miei genitori, entrambi spentisi anni fa. Sono l’ ultimo di una produzione imperfetta di dieci figli: 5 maschi e 5 femmine. Io l’unico imperfetto? Non ci credo assolutamente.
Oggi, le mie passioni sono:
avere un acquario con pesci da osservare e nutrire. Adesso, i miei pesci sono africani, ciclids.
le arti: andare a musei e gallerie e, ogni tanto, dipingere su tela (ma, adesso, raramente).
fare attivismo per i diritti umani, soprattutto per i diritti lgbtiqa. Al Gruppo Relazioni del Circolo Culturale Harvey Milk, sto conoscendo gente molto interessante, che propone varie tematiche sulle relazioni e sull’identità di genere. Ciò aiuta me stesso a conoscermi meglio e a capire le altre persone appartenenti alle realtà non conformi alla società etero-normativa binaria. Il mio pensiero è di aiutare i nuovi insegnanti a elaborare una migliore educazione sessuale e di genere, a cominciare dalle scuole materne.
Giardinaggio: nel mio appartamento, ci sono due balconi; vi coltivo basilico, salvia e rosmarino, senza dimenticare prezzemolo e fragole. Ho anche due piante di zucchine e due di peperoni. Anche quest’anno, ho fatto il pesto “alla Gianni”, con basilico fresco, pinoli, aglio, sale, pepe e olio di oliva siciliano.

Fabio Bottero sindaco e Gianni (1)

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Tormentoni VeteroFemministi…

Scandalo nel bagno delle donne!

Totoscommessa: chi sta postando dalla pagina FB delle VeteroLelle?

VeteroLesbiche TransEscludenti…ecco perché

Non sono di certo solo recenti gli episodi di transfobia provenienti da ambienti separatisti lesbici.
Talvolta ad essere colpite sono le donne T, di cui viene delegittimata la femminilità.
Altre volte a non essere rispettata è l’identità di genere degli Ftm, come in quest’intervista racconta Gianmarco Negri, oggi importante attivista T.

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Vediamo cosa succede quando la loro logica viene ribaltata…

Veterolesbiche e separatismo

Ricordo ai lettori e alle lettrici del blog che questa è solo satira, e non vuole “dimostrare” nulla. Vuole strappare semplicemente un sorriso 😀

Bagni transgender e benaltrismo gay

Chiacchierata con Miki Formisano, importante attivista trans pugliese

Oggi diamo la parola a Michele Formisano, attivista trans, fondatore di T genus, e uno dei principali punti di riferimento in Puglia su temi trans e temi di MTS

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Chi è Miki? Anni, provenienza, passioni, sogni, paure…

Ciao, sono Miki, ho 53 anni,sono nato e vivo a Taranto, città in transizione che presto sboccerà in tutta la sua bellezza.

Miki o Michele? C’è una precisa intenzione nell’usare Miki o è un vezzeggiativo? 😀

Sono Miki per gli amici, ed è un nomignolo che, più che come un vezzeggiativo, ho usato per renderlo neutro ed eludere cosi la A finale di Michela. Oggi mi sta benissimo Michele, ma ormai Miki è riconosciutissimo ed accostato alla mia persona.

Quando hai capito di essere un ragazzo? Come hai vissuto questa consapevolezza?

Ho capito subito di essere un ragazzo, gia dall età di5/6 anni, ma ci convivevo bene, non ero consapevole della sessualità e del fatto che un giorno sarei cresciuta e non cresciuto. Poi, all età dell adolescenza, la consapevolezza che ero cresciuta e che non avevo nessuna via di scampo per far vivere Michele. Quindi ho vissuto malissimo tutto questo: il seno e tutto ciò che mi rendeva agli occhi della gente ciò che in realtà non ero non mi offriva via d uscita.

Quali sono le disavventure che hai affrontato anche a causa del non comprendere o non accettare la tua identità?

A causa di questo disagio, misto a dolore crescente, ho deciso di farla finita, ma ho optato il sistema sostanze (eroina): una morte lenta, dolce; una morte che ti fa sua anche quando respiri, perché vivi solo grazie al battito automatico del cuore, ma con cuore inteso come “sentimenti e amore verso te stesso” c è ben poco. Per anni  e anni è durato questo percorso di autoditruzione legato alle sostanze che ovviamente mi hanno portato altri numerosi problemi legali e non solo.

Quali gli ostacoli e i contrattempi a portare avanti il percorso?

Fortunatamente gli unici ostacoli, più che a portare avanti il mio percorso di transizione, sono stati dovuti alle pochissime informazioni sulla modalità del percorso, a chi rivolgersi, quali centri vi fossero. Tra l’altro anche le poche associazioni presenti non riuscivano a raggiungere tutti come invece oggi grazie al potente mezzo del web…

Quali sono stati i primi punti di riferimento? Virtuali o reali?

…infatti il mio punto di riferimento è stato un gruppo chiuso su yahoo: non so neppure io come mi ci sono imbattuto, non ricordo quale giro su internet, che a mala pena esisteva prima degli anni dell esordio…
Ho avuto info su questo gruppo ma subito dopo abbiamo deciso di incontrarci: giungemmo a Roma, come un gruppo di temerari assetati di informazioni, per noi vitali. Uno di loro aveva già finito il percorso, un altro portava il petto fasciato per nasconderlo, e mi passò questa fascia sudatissima: la indossai, mi guardai allo specchio e mi riconobbi, fu un momento che non dimenticherò mai.
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Tu sei etero ma sei anche un uomo T. Facendo tesoro del loro passato, in cosa può essere migliore un uomo T nel rapporto con una donna?

Un uomo transgender potrebbe essere migliore, nei confronti di una donna, perché comprende la sua fisicità e la sua emotività, i vari punti G nella mente e nel corpo…fermo restando che non si voglia rivestire il ruolo di uomo alfa.

Come è nata l’idea del tuo gruppo fb?

L’idea del gruppo FB, a dire la verità, in origine non è stata la mia ma di un mio amico: mi chiese una mano, e da allora il gruppo è cresciuto molto. Non mi riferisco ad una crescita numerica (se fosse per quello saremmo arrivati a numeri inverosimili) ma ad una crescita culturale e interiore di ognuno di noi che ne fa parte. Sono molto orgoglioso di questo gruppo,dedico molto del mio tempo anche solo a leggere…ormai loro sono cosi’  in gamba tutti e tutte che intervengo poco.

Come è nata T Genus?

L associazione TGenus è nata dalla necessità di agire sul territorio in maniera concreta, cercando o meglio contribuendo a creare una rete innanzitutto tra persone T e poi con le istituzioni,famiglie e servizi sanitari.

Che servizi offre T Genus?

TGenus è una Onlus. Ci mettiamo tanto entusiasmo e tempo, e i servizi che offriamo sono legati innanzitutto all’ accoglienza e ascolto, e far sentire la persona NON sola è la nostra priorità- Indirizziamo le persone ai centri più adatti a loro, per questioni geografiche o altre, ovviamente il tutto ragionato e condiviso con la persona. Organizziamo convegni, tavole rotonde, eventi culturali, e ogni tipo di evento legato alla strategia del cambiamento culturale. Non ultimo TGenus “cerca” di sensibilizzare le istituzioni sanitarie e politiche per migliorare gli accessi ai percorsi clinici della persona in transizione, dalla presa in carico del percorso psicologico all’ultimo intervento chirurgico (la dove la persona voglia sottoporsi). Anche da punto di vista legale offriamo informazioni e indicazioni, affidando la persona a legali della loro zona geografica.

In che rete di altre realtà simili (LGBT) e non (politica, servizi, altro) è T genus?

Cerchiamo di essere presenti su tutto il territorio nazionale, ovviamente avvalendoci anche delle altre associazioni presenti sul territorio nazionale e ce ne sono di validissime.

Quali gli obiettivi?

Gli obbiettivi ovviamente sono legati a migliorare la qualità della vita della persona T e al cambiamento culturale.

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Come far conoscere le nostre esperienze e realtà al di fuori? Quale il corretto approccio.

Le nostre esperienze e la nostra realtà possone essere conosciute al di fuori, mostrando semplicemente il lato umano della persona, eludendo il pensiero dell’ essere accostati al degrado e alla deviazione:ovviamente è necessario informare e sensibilizzare la gente a questa “nostra realtà

Parlaci del tuo romanzo. Resto” Umano.

Parlerei volentieri di RESTO UMANO, romanzo autobiografico scritto a quattro mani con la dott.ssa Anna Paola Lacatena. La vera penna è lei, io ci ho messo la storia della mia vita, una storia che parte dai banche della scuola elementare, fino ad arrivare ad oggi…ma bisogna leggerlo: da allora ad oggi c è una vita raccontata nei dettagli, senza filtri, includendo una varietà di argomenti che hanno fatto parte della mia vita.

Hai a cuore anche il tema della salute e delle MTS. Il tuo impegno in questo settore cosa comporta? quanto è importante la prevenzione e l’informazione?

Ho a cuore la salute delle persone perché so quanto è importante la prevenzione, nel caso specifico dalle MST: la salute è un bene prezioso, e informarsi sulle modalità di trasmissione, e quindi su come evitare contagi, può in alcuni casi salvarvi la vita. Il sesso è meraviglioso ma bisogna farlo anche con la testa.

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Internet è un buon primo aiuto per una persona che sta capendo di essere T, ma quando è importante il contatto reale?

Internet è un ottimo mezzo per carpire informazioni, ma bisogna saperlo usare bene e sopratutto non prendere per buone tutte le info che ci sono: oltre il web credo sia essenziale il confronto reale, e i rapporti umani dovrebbero essere sempre privilegiati.

Perché tra ragazzi T ci si discrimina? Ftm etero vs gay, percorsi diversi med o non med, identità nette o identità fluide…e invece di dialogare si litiga. Perché? Ognuno di noi non potrebbe solo portare la sua storia?

Oggi si litiga tra ftm etero, ftm gay, genderfluid ecc…perché la cultura è ancora troppo radicata al binarismo. Il cambiamento deve nascere da noi, ma proprio “nel nostro mondo” c’ è ancora troppa ignoranza. Infondo siamo tutti persone, lo diciamo fuori ma dovremmo prima dircelo tra noi…
PERSONE!!!

Il web è pieno di sedicenti attivisti che si nascondono dietro cognomi e foto false. Putroppo nella nostra epoca è difficile distinguere i veri punti di riferimento da questi “leoni da tastiera”: un giovane T come deve muoversi in questa baraonda?

I leoni da tastiera sono pericolosissimi: si spacciano per attivisti e spesso danno informazioni davvero disastrose per la persona. Purtroppo è difficile fermarli, e per questo ci vogliono dei punti di riferimento ben visibili, punti di riferimento referenziati dove le informazioni vengono filtrate  e sopratutto alcune  informazioni non si dispensano generalizzando, ma vanno dispensate da persona a persona.

Che ne pensi dei concorsi per mister T?
Dovrebbero essere più ironici? O proporre nuovi modelli di maschile?

Il concorso Mister T è stata un ottima idea per dare visibilità,credo che crescendo questo concorso offrirà una varietà di tipologie maschili, come mi pare sia stato fatto nelle precedenti due edizioni, e si amplierà sicuramente.

Torniamo a noi: gli ftm a fine percorso non hanno più problemi di “passing”, ma ce ne sono altri: i documenti, le persone che prima di conoscevano al femminile, il rapporto col passato. Parlaci, se ti va, della tua esperienza.

Nel mio percorso il passing è stato quasi immediato: il problema è nato con i documenti, documenti al femminile e fisicità marcatamente maschile. E’ stato brutto dover spiegare volta per volta tutta la storia. So che oggi rilasciano un documento che comunque mette la tua vita e la tua privacy alla mercè, ma al momento è inevitabile, almeno fino a quando questa situazione verrà serenamente riconosciuta senza preconcetti.
Gli amici si sono abituati a darmi del maschile, certo all’inizio non è stato facile, ma solo per una questione di abitudine.

Ftm e donne: c’è ancora binarismo o le donne “non lesbiche” si approcciano senza paura a noi ftm?

Credo che la maggior parte delle donne etero si relazionino serenamente con noi ftm. Penso che siamo noi molto disforici verso la nostra sessualità biologica. Certo ci sono donne che cercano necessariamente il pene,ma non è assolutamente la prassi anzi…

Binarismo: quanto è il rischio per noi ftm di incappare alla fine noi stessi nel machismo? Non dovremmo forse, memori dell’esperienza passata, lottare contro gli stereotipi?

Capita di sovente che noi stessi restiamo intrappolati nello stereotipo di uomo macho: mi ritrovo spesso a osservare foto di ragazzi ftm nel gruppo, quando, sopratutto, mettono  la foto prima e dopo, vedi la foto del prima con espressione spontanea e sorridente, la foto del dopo con espressione accigliata e sguardo da duro. Sorrido, ma penso che sia davvero sbagliato: è come voler a tutti costi rivestire un ruolo che TU ti sei imposto, plagiato da una società legata allo stereotipo, mentre è ora di liberarci di tutte le etichette e gli stereotipi costruiti negli anni!

 

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Famiglia e coming out: ti va di raccontarci come hai gestito il coming out e come consigli di gestirlo ai giovani ftm?

Mia madre e la mia famiglia mi ha sempre vissuto come un maschiaccio: quando ho detto loro che volevo affrontare il percorso di transizione l’unica preoccupazione era legata agli interventi chirurgici, ma poi mi hanno visto sempre più felice e libero e si sono sempre più convinti che avevo ragione, e che avrei dovuto farlo prima. Ai giovani consiglio sempre di essere se stessi e di lottare per quello che sono, parlarne gradualmente con la famiglia. Poi ci possono stare famiglie conservatrici: sopratutto a questi ragazzi dico di pazientare, di studiare e, parellelament,e di rivolgersi alle associazioni di volontariato, che sapranno dare loro il giusto supporto.

FTM e sanità: siamo davvero tutelati? Quali le regioni e le realtà messe meglio? cosa puo’ fare l’attivismo?

La sanità non ci tutela moltissimo. Certo stiamo meglio di altri Paesi, ma tanto c’è da fare: da regione a regione cambiano un po di cose, più che altro legato alla distribuzione degli ormoni, come liste di attesa, presa in carico, e liste di attesa per interventi, stiamo messi non benissimo ovunque. Non c’è uno storico e anamnesi sull’assunzione delle terapie ormonali, non c è nulla al momento legato alla medicina di genere, ma proprio da un paio di mesi l’ISS e l AIFA, dietro suggerimenti e “pressioni” di attivisti transgender, hanno istituito un tavolo di lavoro per creare una piattaforma dedicata ad affrontare le criticità del mondo transgender legate alla salute. Quindi, attivisti e associazioni devono continuare a sollecitare ,e sensibilizzare le istituzioni.

FTM e lavoro: qual è la situazione attuale e cosa possiamo afre come attivisti?

Il mondo del lavoro oggi è un mondo difficile per tutti: ancora più penalizzate sono le persone transgender, ma per onestà devo dire che le MTF sono più penalizzate in quanto colpevoli di aver retrocesso il loro status. E’ necessario collaborare con i sindacati, sollecitando corsi di formazione e informazione ai datori di lavoro e centri per l’impiego.
Sensibilizzare la politica per far si’ che realmente i diritti siano riconosciuti a tutti indistintamente.

Un ultima domanda: che consiglio dai, da veterano ftm, ai giovani?

Da “vecchio” transgender, dico ai giovani  che la vita è una e va vissuta: non abbiate paura di riconoscervi! Amatevi e, sopratutto, sappiate che nella vita tutti gli esseri umani hanno dei limiti: bisogna accettarli e non pensare che siamo persone limitate.
Amatevi solo cosi sarete in grado di amare,ma amatevi per quello che siete…perchè comunque sarete UNICI…