Nelle mie sperimentazioni elaborate per il precedente articolo (binarismo sulle app e i portali), ho provato a propormi anche come genderfluid, genderqueer, agender, etc etc.
Mi rendo conto che queste identità abbiano ancora meno rispetto delle identità “trans” canoniche.
Se una persona dice “ftm”, sta “informando” l’altro del punto di partenza (patata) e quello di arrivo (maschile), e viceversa anche se si dichiara mtf.
L’interlocutore ha bisogno di sapere come sei nato/a.
Se invece ti dichiari “genderfluid” senza accostare le f, le m, le partenze, e gli arrivi, l’interlocutore rimane disorientato, e matura il bisogno quasi ossessivo di “orientarsi” e capire che cosa sei biologicamente.
Se dichiarare di essere uomo ftm o donna mtf puo’ non essere accettato, ma mette a conoscenza l’interlocutore della genetica di chi si presenta come tale, chi si dichiara genderfluid, e magari vuole rendere indifferente la sua appartenenza genetica, disorienta e infastidisce. La sua identità fluida viene presa meno sul serio di quella degli ftm ed elle mtf, attira meno rispetto, e quindi si arriva a domande come “si ma sotto cos’hai?” oppure “ma come ti chiamavi all’anagrafe? qual è il tuo nome vero?”, come se quel dato oggettivo e burocratizzato mettesse ordine nell’anarchia che, illegittimamente, il genderfluid avrebbe voglia di mettere.
Inoltre non si mette in considerazione che un nome anagrafico per un genderfluid potrebbe essere disforico quanto per una persona trans canonica. Si insiste sul volerlo sapere, come se, caduto il binarismo dell’identità di genere, e la retorica del “nato nel corpo sbagliato“, le uniche certezze fossero il sesso di nascita e il nome anagrafico, come se la persona genderfluid fosse semplicemente un maschio o una femmina con ambizioni non binarie (che però valgono quel che valgono).
La genderfluid-fobia dovrebbe allarmare i trans canonici? Si.
Se ci accettano solo e soltanto perchè siamo una realtà meno lontana dai loro modi di ragionare per matrici, e se, caduti questi  dettami, diventano ostili e legati al corpo, cosa ci garantisce che ci accettino e ci capiscano “davvero“?

Si avvicina “Miss Italia e non posso non dedicarvi un articolo.

L’attivismo antibinario e in parte anche quello LGBT promuovono la decostruzione degli stereotipi di genere, e spesso nel mirino finiscono, giustamente, i concorsi di bellezza, non tanto perché ad essere premiato è un mero dato fisico, ma soprattutto perché esso è portatore dei canoni estetici eterosessisti e binari.
Quasi tutte le “Miss Italia” sono modellate secondo il desiderio dell’uomo etero, e a volte le poche candidate androgine erano messe lì giusto per politically correct.

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Ricorderete l’articolo dedicato, un anno fa ad Alice Sabatini, Miss Italia 2015, androgina e sportiva, che ha guadagnato le simpatie del mondo LGBT

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Anche le associazioni LGBT, per finanziarsi e come atto di rivendicazione politica, promuovono concorsi come Mister Gay, Miss Trans e recentemente anche Mister Trans.
L’intento dovrebbe essere mostrare che un corpo può essere attraente anche se non è “scolpito” seguendo i dettami dell’eteronormatività (nel caso delle miss) e del machismo (nel caso dei mister).

Sarebbe bello promuovere (e che mediaticamente ciò arrivi anche al mondo etero) che si può essere belle anche senza lunghi boccoli, trucchi pesanti, orecchini ingombranti, e senza disporsi come cavalli in una scuderia.

Sarebbe bello che i concorsi nati in ambiti LGBT (per dare una spinta a quelli esterni all’ambito LGBT e non binario) valorizzassero altri aspetti relativi al fascino di uomini e di donne (cis e trans).

Esaminiamo l’esperienza delle varie edizioni di “Miss Trans”. Questa iniziativa nasce in seno a locali, serate gay, e associazioni, e, anno dopo anno, riceve il riconoscimento e il supporto delle istituzioni (a volte dei politici locali sono presenti in giuria).

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Le vincitrici (magari anche a causa dei maschietti etero presenti in giuria, ma non solo a causa loro) sono sempre donne trans con aspetti rassicuranti, ragazze che portano il giurato medio, binario, a pensare “embè, non avrei mai detto che è trans, sembra una donna vera!”, quindi a contare è soprattutto il passing, oltre ovviamente ad avvallare gli stereotipi binari, relativamente all’espressione di genere, già esposti per quanto riguarda Miss Italia “cis”.

Recentemente anche in Italia è approdato “Mister Trans“, che purtroppo da un lato sdogana un tema ancora poco trattato in italia (la bellezza dell’uomo ftm, e la condizione ftm in generale), dall’altro ad essere valorizzati e premiati continuano ad essere gli stereotipi di genere machisti (il ragazzo macho, con muscoli, peli e tatuaggi…) e rimane un valore quello del passing (“non avrei mai detto che quello era una donna! sembra un uomo vero!”)

Lo mostra anche l’articolo binario del sito gay.it, di cui cito due passi:
“primo concorso per trans che da donne sono diventati, con grande successo, uomini.”
“mostra i risultati incredibili di queste transizioni, cambi di sesso, che non sono di certo facili e, contempo, che diano davvero dei risultati incredibili

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Foto di mister trans: vince il ragazzo gender conforming e non quello più androgino accanto.

In poche parole, se non sapessimo che queste ragazze e questi ragazzi fossero trans, sarebbero candidati ideali per i programmi di Maria De Filippi, in quanto portatori di bellezze tipicamente polarizzate e portate avanti dal modello eterosessista.

Non sto dicendo che considero esteticamente sgradevoli queste donne e questi uomini, anzi li troverei adatti ed adatte a candidarsi e a vincere Miss e Mister Italia. E, se si proponessero, e subissero discriminazioni, mi batterei per loro.

Ma da un concorso proposto da un’associazione LGBT mi aspetto che i canoni per vincere siano altri, proprio per la valenza politica che un concorso promosso da noi, che siamo così critici verso i concorsi tradizionali, e che vogliamo tracciare una nuova rotta e dei nuovi spunti sulla bellezza e sul conformismo.

Miss Italia Trans è una bellissima donna, ma è rappresentativa dell’universo delle donne trans? O solamente delle donne trans che sentono come proprio un ruolo di genere tradizionalmente femminile? Perché in tutte queste edizioni non è mai stato dato spazio a una ragazza trans che, seppur medicalizzata, e seppur di identità di genere femminile, non rappresentasse un tipo estetico diverso? Una nerd, una rocchettara, una androgina. Perchè no?

Se i concorsi si chiamano Miss e Mister TRANS vuol dire che vogliono esaltare la bellezza dell’essere transgender e di esserne fieri. Che senso ha fare vincere persone chenon diresti mai che sono trans?” . Ridurci a merce davanti agli occhi di giurati etero e cisgender che decidono chi di noi è “venuto/a bene?”

Attenzione a non fraintendere. Quando si critica il binarismo dei concorsi, e il fatto che vengono premiate le persone aderenti ai ruoli di genere tradizionali (quelli tanto vantati dai complottisti del gender, quelli considerati innati e naturali), sia nei concorsi di bellezza cis, che in quelli LGBT, non si sta parlando nè di genderfluid, nè di non medicalizzati, in quanto anche rimanendo nell’universo di chi è portatore di un’identità di genere binaria e in un percorso medicalizzato vi sono tante varianti di espressioni di genere (esattamente come ci sono tra uomini e donne cis).

Qui non si giudica chi sente propria un’espressione di genere classicamente maschile e femminile. Anche io stesso amo fare il figo in giacca, cravatta e gemelli, con la pipa in bocca. Ma perché un concorso di mister trans dovrebbe essere vinto, magari di seguito, anno dopo anno, sempre e solo da chi (non diversamente da me) sente propria un’espressione di genere “binaria”, quando il maschile e le sue espressioni presentano una varietà infinta? (sia tra cis che tra trans?). 
Perchè i concorsi di miss trans hanno sempre e solo premiato UN solo ed unico modello femminile?

Se i vincitori di miss e di mister trans sono sempre e solo portatrici e portatori di un modello femminile e maschile stereotipato, all’esterno passerà l’immagine che tutte le trans e i trans incarnano questo modello, e ciò non è rappresentativo.

Per quanto riguarda “mister trans”, siamo solo alla prima edizione e credo che, nonostante lo strumento “concorso”, sia un buon modo di parlare di bellezza ftm, e di far conoscere questa realtà al di fuori delle cerchie T. Forse era troppo presto per sperare di vedere sul podio delle espressioni di maschile non canoniche.
Come dice Jonh Stuart Mill, ogni processo ha tre fasi: la fase dello scherno, in cui un’idea viene proposta da un pioniere che viene preso per pazzo; la fase della discussione, in cui si comincia già a parlare della cosa, in modo critico, e infine la fase dell’emancipazione.
Immaginate che il primo anno ci sia un/a candidato/a assolutamente non conforme, che non vince, nè entra nel podio, ma la gente comincia a parlarne, magari schernendolo.
Il secondo anno i candidati/e non conformi sono due o tre, e viene magari preso il secondo o terzo posto, in modo quasi “rappresentativo”(un po’ come quando Harvey Milk si candidò per la prima volta).
Il terzo anno magari una persona non conforme vince, e non per questo continua a vincere ogni anno, ma magari una volta è la bellezza curvy, una volta quella androgina, una volta quella inerente alle culture alternative, e via via il concetto di bellezza nel tempo cambia e si rinnova, diventando sempre più inclusivo.

A questo punto mi chiedo: che caratteristiche deve avere chi vince un concorso per persone transgender?
A chi queste persone devono piacere?
Come sono composte le giurie? Hanno al loro interno persone LGBT e in particolare T?
Il passing deve essere un valore che dà punteggio?
Anche appurato il passing, il o la partecipante deve avere poi un’aderenza ai ruoli di genere tradizionali?
Cosa differenzia i concorsi di Mister e Miss Trans dai concorsi di Miss e Mister Italia?
L’androginia non viene vista come qualcosa di attraente e avvenente?
Come possono le associazioni LGBT avvallare il fatto che i canoni per vincere siano binari, stereotipati, e quindi tutto cio’ contro cui combattono?
Perchè chi ha un’identità di genere binaria, e/o un’espressione di genere binaria, o ha fatto un percorso in cui ha soddisfatto un maggior bisogno di “passare” per biologico/a deve essere “premiato”?
Perché a vincere i concorsi “trans” è chi “non diresti mai che è trans“?

A voi la parola…

Un giorno mi sono visto in bacheca, da parte di ogni mio contatto “donna eterosessuale”, delle simpatiche vignette che chiedevano allo stato di dargli soldi e lavoro per rendere possibile il diventare madre.
Ho in seguito scoperto che questa indignazione era dovuta alla proclamazione del “fertility day”, campagna mirata non solo alla donna (l’uomo non è fertile? non ha il dovere di far figli?) ma che più che come donna la trattava come un utero, un utero che ha il dovere di sfornare figli italici e che soprattutto ha una data di scadenza.

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L’indignazione per il fatto che probabilmente non si fanno figli per motivi di soldi e di crisi economica ci sta, ma …perché non viene colto il vero problema?
Molte donne non fanno figli perché semplicemente non desiderano diventare madri. Altre, alcune di queste, non amano i bambini, cosa che è a quanto pare ancora un tabù, tanto che se una donna dice chiaramente di non amare i bambini viene guardata come cattiva e snaturata (cio’ non accade se un uomo non ama i bambini).

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Mi rendo conto della critica politica di chi accusa uno stato che chiede di fare figli non dando la possibilità di farli. Va ancora “di moda” firmare le dimissioni in bianco nel caso l’assunta donna rimanesse incinta…
Ma se dimenticassimo per un attimo tutto questo, e ci concentrassimo sul binarismo e sul sessismo che chiede alle donne di adempiere un “dovere” innato e naturale?
Tutto questo non vi ricorda….

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In quest’ultimo anno siamo diventati tutti esperti di islam. L’opinionista medio di facebook decide se tifare per il burqa o contro, e commenta.
Dichiaro di non essere assolutamente esperto di islam, ma di essere un discreto esperto di binarismo.

Alla luce di questo, vi invito alla presentazione del libro “Dio odia le donne“, di Giuliana Sgrena (clicca qui per il suo articolo sul burqini), lunedì 12 settembre dalle ore 21:00 alle ore 23:30, Villa Pallavicini, Milano (proposto dal Milk e da UAAR), in cui l’autrice ovviamente usa “dio” per indicare chi ha manipolato e deciso i dettami religiosi in modo che fossero svalutanti per il femminile.

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A volte mi chiedo come io possa perdere tempo a trovare sfumature binarie in un maestro di batteria che sottolinea che io sia bravo “per essere xx” a fare un paradiddle, quando poi su molte regioni del mondo stia calando un oscurantismo pericoloso che censura e mutila il femminile. Ho appena la forza di filosofeggiare in occidente per far notare i binarismi striscianti che pervadono le vite di uomini e donne italiani, al massimo cattolici, ma di solito abbastanza secolarizzati: come posso addentrarmi a parlare di una religione che non conosco, sebbene io, nel farmi un’idea, rimanga attaccato al postulato secondo il quale tutto ciò che è binario è oppressivo?

Non riesco a mettermi nell’ottica del pretendere molto di più dai generi in occidente, e guardare quel binarismo così estremo e violento con l‘occhio compassionevole del caucasico del “primo mondo, che non pretende di sollevare la donna non caucasica dal suo destino, perchè “tanto è di un’altra cultura, che non ho gli strumenti per giudicare“.
Il binarismo è il male: assegna un destino alle persone a seconda del loro corredo genetico. Se il binarismo è male in occidente, perchè va “rispettato” nelle culture islamiche?
Rimango molto perplesso osservando una sinistra confusa e senza identità che si limita ad esprimere idee opposte a quella che oggi è la controparte: l’unica destra rimasta, quella di Salvini e degli stronzi reazionari. Se questa gente, in malafede, attacca il maschilismo islamico non per amore e cura della donna nata nella cultura musulmana (poi si manifestano come sessisti con la donna occidentale, basti vedere come trattano Appendino, Raggi Kyenge e Boldrini), ma semplicemente per avere un appiglio in più per odiare gli stranieri (in grande percentuale musulmani), allora di contro la sinistra (anche quella femminista) pone l’accento sull’autodeterminazione della donna di mettere un velo integrale e tramite esso “autodeterminarsi, prendendo come esempio 4 intellettuali francesi di terza generazione, donne col velo (facendo confusione volutamente tra velo e burqa, tanto nel casino della polemica chi guarda queste differenze?), e facendo finta che invece non ci siano intere popolazioni di persone musulmane in cui le donne (ma a volte non solo loro) sono oppresse da dettami binari e teocratici, di cui il velo integrale è solo un simbolo riepilogativo. Non dànno qualche indizio le foto che si vedono di uomini e donne che felici tagliano barbe e bruciano veli?

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O quando gli uomini indossano burqa e veli per solidarietà alle donne?

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Oppure la curiosa protesta di una ragazza iraniana rasata che non vuole indossare il velo

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Non credete che la nostra connivenza radical chic col sessismo dell’islam politico sia offensivo verso questi popoli che vorrebbero la nostra solidarietà?
Vi rendete conto che a subire il binarismo in questi popoli mediorientali “teocratici” è anche la donna lesbica, la persona trans, etc etc? E che il turista ftm non rettificato dovrebbe armarsi di velo per visitare quei paesi?
Se in un paese straniero occidentale non venissero riconosciute le persone trans, ci indigneremmo o saremmo sereni perchè “evidentemente fa parte della loro cultura“?
Magari anche bruciare le attiviste transfa parte della loro cultura?”

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Ma no, si preferisce usare autodeterminazione per parlare di donne col velo integrale. E definire sessista e maschilista, quando non razzista, il dire che il burqa è binario (se non lo fosse lo indosserebbero anche i mariti, no?).
Oggi per essere “di sinistra” devi essere inclusivo verso tutto. Anche verso il binarismo dei popoli “non occidentali. Accusarli di binarismo e di sessismo sarebbe “razzista” e “giudicante”.

Ricordo come era difficile vivere, ai miei tempi in Sicilia. Catechismi, scuola, etc etc, ti convincevano che la brava ragazza doveva arrivare vergine al matrimonio, e alla fine ci arrivava anche, e , se le chiedevi, ti diceva che era una “sua scelta“. Sarei stato inorridito se avessi saputo che, dal Nord Italia, che immaginavo progredito e moderno, qualcuno, atteggiandosi ad “antropologo“, avesse detto che quel binarismo era giusto poichè parte della cultura meridionale, e che quelle donne erano vergini fino al matrimonio “per scelta“.Probabilmente anche molte donne somale, convinte che se non ti fai infibulare sei una troia, sono convinte che quella mutilazione sia una “scelta, eppure noi condanniamo l’infibulazione, perchè è una mutilazione fisica, e non pensiamo a quanto “mutilante” sia una vita intera dietro un velo integrale

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Eppure io ricordo le olimpiadi negli anni 80 e 90. Le guardavo con papà e vedevo donne e uomini di tutte le etnie indossare gli abiti sportivi standard. Ai tempi si parlava ancora di primo e di terzo mondo, e il cosiddetto “terzo mondo” era inebriato dalla modernità e dal desiderio di modernizzarsi. C’era fierezza e voglia di modernità nell’indossare gli abiti dello “stile internazionale“. Non c’era ancora stato l’ 11 settembre e la modernità, lo stile contemporaneo, veniva visto da tutti come “progresso”, e non come “occidentalizzazione”. E di quel progresso hanno beneficiato tante persone e tanti popoli, anche musulmani. Da quando questo feroce dibattito monopolizza la sinistra, sono sparite tutte quelle foto che chi è  giovane come me non puo’ ricordare. Le foto degli anni 70, della Persia e del Maghreb, in cui le donne, con tagli di capelli occidentali (o meglio, allora si sarebbe detto “internazionali”), vivevano lo stesso progresso che vivevamo noi, e non c’erano oriente e occidente: c’era solo un passato medievale e un futuro più equo, meno sessista, meno razzista, in cui le differenze scemavano e tutti quanti, uomini e donne, a precindere da religioni e colori della pelle, beneficiavano dell’illuminismo e delle sue conquiste.
Oggi invece è tutto un Occidente vs Medio Oriente. Chi difende burqa e burqini dimentica che non stiamo difendendo antiche tradizioni immutabili. Dimentica che le madri e le nonne di chi oggi indossa il burqini come se ci fosse sempre stato, andavano in giro in jeans, coi capelli corti, fumavano, erano donne libere (la foto sottostante non è di una spiaggia del nord del Mediterraneo, ma del sud del Mediterraneo).

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E, per gli increduli, ecco una gallery sulle donne iraniane negli anni 70.

 

E’ più semplice e populista dimenticare tutto questo, o considerarlo un “vizio borgheseche noi perfidi bianchi avevamo esteso alle donne “del terzo mondo”.
Oggi “fa razzista” proporre la modernità come concetto globale. Si pensa, comodamente, che siamo noi con la pelle rosa a dover e poter usufruire delle conquiste illuministe, mentre paternalisticamente dobbiamo abbandonare gli altri al loro destino, che va sempre di più verso l’oscurantismo.

Di contro le destre amano immaginare i musulmani come coincidenti con “l’islam politico”.
E’ facile immaginare come “atee” le femministe musulmane, cancellare il loro tentativo di conciliare spiritualità e libertà. E’ facile dimenticare che essere musulmani e moderni si puo’. E’ facile dimenticarsi delle spiagge dei paesi a maggioranza o totalità musulmana, che fino a pochi anni fa erano pieni di bikini.

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E’ facile fare finta che i costumi integrali non siano apparsi timidamente, che le prime non siano state derise, ma che anno dopo anno non siano diventate la maggioranza e che non siano infine diventate “puttane” quelle poche che il bikini hanno deciso di tenerselo (finchè potranno, dove possono).
Sembra che all’opinionista occidentale convenga fare confusione non solo tra velo e burqa, ma anche tra musulmani e islamisti.

E’ facile, se si è radical chic e si vive in centro, anche provenendo da percorsi di femminismo anni settanta, rivendicare una moschea in un quartiere periferico, lontano dalla loro casa, dove si auspica che la “comunità musulmana” trovi un suo polo (ovvero, un ghetto). E’ facile e e fa chic dire che si vuole la moschea a Milano ma disinteressarsi completamente di come poter creare una coabitazione rispettosa ed inclusiva tra le persone LGBT (e le donne emancipate) che abitano la periferia (e sono tantissime) e l’immigrazione musulmana (che, se raccolta in un ghetto, non aiuterà di certo le donne ad usufruire dei progressi della modernità).

Con che coraggio consideriamo l’illuminismo una “nostra” conquista. L’illuminismo è bianco? è cristiano? è ateo?
Più la modernità (antibinarismo compreso) verrà considerata occidentale, più sarà facile pensare per noi che estenderla sia “razzista” e “irrispettoso”, e più il machista, bigotto e reazionario non occidentale potrà imporre oscurantismo rivendicandolo come qualcosa di etnicamente proprio.

La modernità e l’illumismo sono conquiste umane e noi occidentali (soprattutto illuminati e “di sinistra” non abbiamo alcun diritto di farne qualcosa di nostro e solo nostro).
La donna con la pelle scura non ha meno diritto di noi di vivere ed autodeterminarsi in un ambiente non binario.
Quanto siete davvero” di sinistra?

 

 

Nelle ultime settimane ho riflettuto sul termine uomo xx.
Alcune persone queer si infastidiscono per la scelta di usarlo per indicare me stesso e la non conformità di genere di origine genetica xx e di espressione maschile.
Premetto che non mi accodo a tutta la letteratura e saggistica di decostruzione del sesso biologico. E’ vero che esiste l’intersessualità, che molte persone, più di quanto si pensi, siano intersessuali e che si debba trovare un modo di esprimere sesso, genere e orientamento tenendo conto dell’intersessualità.
E’ anche molto frequente che delle persone trans agli inizi, con una buona dose di transfobia interiorizzata, amino fantasticare sul fatto che la loro identità di genere dipenda da una presunta e immaginaria intersessualità, che li “discolpa”.
Sarebbe più politicamente corretto, come si fa all’estero, usare “assegnato maschio” o “assegnato femmina” alla nascita. E’ una terminologia che diventa molto importante se stiamo parlando di persone intersessuali, per cui sarebbe incompleto e riduttivo parlare del loro sesso in modo binario (quindi ci si rifà a come esso è stato interpretato, probabilmente erroneamente).
Ma amo pensare che mi abbiano assegnato “female” perchè sono female e non perchè si siano sbagliati o siano stronzi. Il problema non è che io sia female, e che lo sia davvero (a prescindere poi dall’essere o non essere strutturalmente androgini), ma il fatto che nell’attuale società male/female contino più di man/woman, quando dovrebbero contare solo dal punto di vista sanitario, e non sociale/relazionale/lavorativo, ma qui entriamo nella sfera del binarismo sociale e fomentato dalla politica che quotidianamente noi attivisti combattiamo.
Onestamente non so perché a me il termine “uomo xx” stia simpatico.
Uomo e donna descrivono le identità di genere, e a descrivere i corpi di solito sono i termini maschio e femmina. Il mondo esterno a quello delle nostre riflessioni però non usa questi termini in modo corretto. Spesso maschio e femmina sostituiscono uomo e donna quando l’opinionista medio vuole parlare di queste persone ostentandone le caratteristiche e gli istinti (“quella è proprio femmina”, “da come agisce si vede proprio che è maschio“, “è l’istino della femmina“…),  e questi sono senz’altro utilizzi che ostacolano io mio potermi dire serenamente “femmina” (dato reale dal punto di vista biologico).
Di contro, anche se con la transizione “medicalizzata” non si “cambia sesso“, si è sicuramente una modifica estetica e funzionale molto importante dal punto di vista del “sesso biologico”, e maschio e femmina, che continuano ad essere corretti in linea teorica, diventano difficili da usare se parliamo di una persona medicalizzata (tramite ormoni e/o interventi).
XX ed XY invece non cambiano mai, fanno parte del nostro corredo genetico e nel parlare comune non sono ancora stati (sovra)caricati di significati comportamentali stereotipati.
XX è semplicemente la persona nata F che presumibilmente (al netto di tos, interventi) puo’ generare con una persona XY (che poi l’xx sia rasato a zero e l’xy abbia una mega parrucca bionda e un tacco dodici…diventa tutto molto relativo).
L’uomo xx è diverso dall’uomo xy? Si. Dirlo è transfobico? No.
L’uomo xx vive parte della sua vita in una condizione fisica/sociale diversa dall’uomo nato xy. Questa cosa influenza moltissimo la personalità dell’uomo xx, anche nel caso prendesse subito coscienza della sua identità di genere e/o del fatto di essere uomo trans (e credetemi, quelli della mia generazione potevano anche aver inquadrato chi erano, ma non si parlava tanto di ftm all’epoca, o di possibilità che un nato xx potesse essere “Trans”, o addirittura ftm gay). A prescindere da come e quando io abbia preso consapevolezza, e abbia pubblicamente dichiarato chi sono, tutto questo è stato preceduto da un’educazione e un modo di relazionarsi a me da parte degli altri che presupponeva che io fossi F e “una futura donna. Per quanto io (o altri) possa venire da una famiglia non binaria (avevo l’album di figurine dei calciatori, il motorino, suonavo basso e batteria, dicevo parolacce e bestemmiavo…), io ero socializzato come F e in modo diverso da come venisse socializzato mio fratello maschio biologico. Tutto questo è dipeso dal peso che la società (famiglia, scuola, e persino i catechisti) dà al fatto che una persona sia nata xx o xy. Se non ci fosse binarismo sociale probabilmente un uomo xx non avrebbe così tanto bisogno di rivendicare il suo imprinting come parte di se stesso che ha infine accettato e incluso.
Se non ci fosse binarismo sociale, l’uomo xx semplicemente prenderebbe consapevolezza di essere uomo e (medicalizzato o non), vivrebbe semplicemente da uomo, notando in se stesso dinamiche molto simili a quelle degli uomini geneticamente xy. Ma essendo che il binarismo è ancora fortissimo, l’uomo xx (come la donna xy) si porta dietro un retaggio che è difficile (e forse non utile) cancellare.
Questi imprinting però non rendono la persona t “meno uomo” o “meno donna”: è semplicemente un modo di essere uomo o donna che si arricchisce di un’esperienza diversa e puo’ generare una maggiore comprensione per il genere umano (a prescindere dall’appartenenza di sesso e genere).
Io sono uomo xx. Per me è importante dirmi uomo, ma è importante dirmi xx, demarcare la mia differenza da chi è maschio, e come uomo è stato socializzato fin dall’infanzia.
Per me è importante dirmi uomo xx perché è importante comunicare che non solo in un corpo maschile (dalla nascita) può albergare quel tipo di identità di genere che (forse per convenzione) chiamiamo maschile.
Per me è importante comunicare che in una società non binaria si potrebbe vivere liberamente come uomini xx, uomini xy, donne xx, donne xy, senza che il fatto che statisticamente le persone xx abbiano un’identità di genere e quelle xy abbiano l’identità di genere “diametralmente opposta” (che poi, sarà vero?) determini poi una regola e “legittimi” o meno alcune condizioni rispetto ad altre.
I termini trans-sessuale, o f TO m, m TO f, trasmettono una visione cis-sessista in cui i generi sono due, e sono intrinsecamente legati ai sessi (quindi al “cambiamento di sesso” se non ci troviamo nella dicotomia uomo-maschio / donna-femmina), quindi sono termini che non solo non hanno la mia simpatia (ciò non significa che poi non li usi se non ne abbia bisogno per semplificare), ma che non mi descrivono: nel mio percorso di vita (ma anche in quella di altre persone gender not conforming) non c’è nè quello che con una grande semplificazione chiamiamo “cambiamento di sesso“, nè un vero e proprio “cambiamento di genere” (semmai presa di consapevolezza).
Se proprio devo usare la T (in senso squisitamente trans-gender e dove intendo trans come al di là dei generi), allora preferisco usare uomo T, donna T, piuttosto che termini che sottolineano la “transessualità” del percorso e non la non conformità di genere.
MI rifaccio anche all’autrice ed amica Monica Romano, che, sicuramente partendo da presupposti meno rivoluzionar-conservatori dei miei, rivendica il termine “ragazza xy“, nel suo romanzo “Storie di ragazze xy“.
Credo sia importante ridurre la differenza tra noi e i cisgender a un mero dato cromosomico. Oltre ad essere simpatico a livello fonetico, ci ricorda quanto sia assurdo che i cromosomi possano, a causa del binarismo sociale, tracciare un destino per persone cis e trans
Alla luce di questo non con maggior imbarazzo di quando dico che sono B negativo, dico anche di essere xx, di avere un corpo di genetica femminile, probabilmente fertile, di essere stato assegnato come F alla nascita (e non per un errore dei medici), di aver anche vissuto per anni identificando me stesso come F (in un’epoca in cui una persona molto giovane non ha molte restrizioni di ruolo, e potevo tranquillamente fare le cose “da maschio“), e di aver poi preso consapevolezza come uomo. Di non desiderare di essere trattato come un uomo xy, o come un “maschio, ma semplicemente di essere rispettato come uomo xx (che non è meno uomo dell’uomo xy, sia chiaro), e soprattutto sottolineo che se oggi il mio impegno politico è soprattutto indirizzato contro il binarismo sociale e politico, contro una burocrazia che dà molto peso ai nostri cromosomi e alla nostra biologia piuttosto che alle nostre attitudini e capacità, è unicamente legato al fatto che sono un uomo xx, e non un uomo xy.

Gentilissimi lettori, ho appena finito un lungo test sui portali di acchiappo.

Inizierò con l’elencarvi ciò che volevo dimostrare
– nei portali in cui sono l’uomo paga, la donna diventa automaticamente una merce che deve “sdebitarsi” coi paganti, e in fretta (prima che scada il loro abbonamento)
– non sono i portali a radunare i soggetti peggiori, ma sono le persone che al limite sono se stessi solo sui portali
– quando la persona agganciata dice di no, partono gli insulti

Materiale usato per il dossier:
essendo una persona di aspetto androgino, ho potuto usare per il mio sondaggio delle mie foto reali, che, a seconda del tipo di acconciatura, ho usato per vari profili (donna maschile etero, donna femminile etero, donna maschile lesbica, donna femminile lesbica, uomo etero, uomo gay, uomo ftm se permesso dal portale/app).
Ho quindi fatto vari profili e li ho impostati tutti come bisex , in modo che potessi raccogliere i feedback sia dagli uomini che dalle donne.
Alcuni portali non contemplavano l’opzione bisex (solo meetic), e quindi ho dovuto fare più profili, e alcuni non lo contemplavano (curioso che nei portali gay ci si possa iscrivere come bisex ma nei portali per donne no!)

CONSIGLIO: per guardare gli slideshow, usate il tasto “pausa” 

P.s. a volte mi hanno scambiato per F con la foto “maschile” (comprensibile), e per M con la foto “femminile” (eppure mi ero impegnatooo😀 )

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Ecco alcuni uomini che si chiedono “cosa sono” (mi hanno cercato col “mio” profilo F)

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E alcuni che mi identificano come donna maschile, ma quindi devo essere per forza lesbica o bisex…

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Anche “son” si chiede cosa sono…ma ha un interesse personale (lo scoprirete nell’ultimo screen)

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Elenchiamo quindi i feedback significativi:

 

MEETIC:
esperienza donna maschile: la donna maschile è poco cliccata, e chi la clicca spesso lo fa o per interesse per il genere, o per interessi comuni, oppure usa l’ “approccio sfottente” (vedi primo screenshot allegato). E’ quindi il maschietto beta presunto alfa che provoca con l’obiettivo che scatti, nella compagnuccia di classe a cui tira le trecce, un meccanismo di ammirazione per la sua forza ed esuberanza. Capita anche che clicchino gli andocojocojo, che cliccano tutti i profili F, e anche gli slave, che pensano che la donna “maschia” sia portata a dominare
esperienza donna femminile: l’approccio vede dei banali copiaincolla poetici atti ad attirare l’attenzione. Senza neanche scambiare due parole, si passa al “dammi WA“, per avere in un solo colpo il numero di telefono. La fretta è dovuta al fatto che c’è sempre un  abbonamento che sta per scadere e vanno traghettate più donne possibili in altri canali gratuiti (WA preferito a Facebook, dove l’amicizia verrebbe interecettata dalla fidanzata ahaha).
esperienza uomo etero: si viene contattatati principalmente da rumene e russe iscritte come se si trovassero a Milano o a Roma, ma che in realtà sono ancora nel loro Paese d’origine, e cercano il pollo per sistemarsi.
Pareri sul portale/applicazione: è impostato male. L’uomo etero paga una cifra, donne e uomini omo pagano la metà, la donna etero entra gratis. Tutto questo scatena dei meccanismi secondo i quali l’acchiappo viene pagato alla romana dalle coppie omo di uomini e di donne, mentre nella coppia etero è sul groppone dell’uomo, che si mette nell’ottica del trattare la donna come una merce da consumare nel più breve tempo possibile, ed è aggressivo se ciò non avviene.  L’applicazione inoltre è non solo transescludente, ma anche bisex-escludente. Una persona bisessuale dovrebbe registrarsi con due account, pagandone, paradossalmente, uno più dell’altro.
Altro problema: oltre alla modalità shuffle (ovvero contattarsi solo se entrambe le parti mettono like all’altro) vi sono anche altre modalità in cui anche uno che non piace può contattare, e ciò appesantisce i profili F etero, sovraccaricate dagli stalkers.

Meetic allegato 1: quello con l’approccio sfottente

meetic
Meetic allegato 2: slideshow “ah, non mi dài il numero?”

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Meetic allegato 3: “uuuuh, per essere una donna….”
meetic

Meetic allegato 4: rifiutato si incacchia
respinto meetic

meetic allegato 4: cattolico new age vuole correggermi

meetic

OKCUPID
E’ il miglior portale in assoluto. Permette non solo di registrarti come bisex (accedendo a potenziali partners M ed F), ma anche di mettere delle tag personalizzate relative al tuo orientamento e alla tua identità. Non esclude neanche poliamorosi, sapiosessuali, asessuali, demisessuali.
L’unica grandissima pecca è che è usato pochissimo in Italia, che non ha l’interfaccia in italiano, e che non ha il filtro per nazione ma per chilometri. Ha anche una discreta applicazione e un buon test di matching.
OkCupid allegato 1: esempi di iscritti/e non binari.

Ok Cupid allegato 2: purtroppo anche qua capitano le coppie scambiste tranny chaser

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TINDER
Tinder è una famosa app di aggancio internazionale. In Italia è usata poco, soprattutto nell’Italia del nord, è gratuito per tutti e non puo’ essere consultata da pc. Pochi in Italia la usano per aggancio, spesso viene più usata per amicizia o per cercare persone con cui uscire in comitiva. Ha solo la modalità shuffle (scorrono le immagini e si mette like a chi si gradisce, e solo se l’altro/a ricambia può partire la chattata), e questo porta alcuni a mettere like a tutti/e coloro che appartengono al genere desiderato.
Si può desiderare di visionare, nello shuffle, sia uomini che donne.
Ogni registrazione a Tinder è legata a un account facebook, ma vi è un buon grado di personalizzazione dei dati (il genere, le foto).
Vi è una penalizzazione degli e delle omosessuali dovuta al fatto che chi, omosessuale, imposta di vedere persone dello stesso sesso, vede comunque anche le persone etero (senza sapere chi, delle immagini che scorrono nello shuffle, sia omo o etero), quindi spreca tempo a dare like a persone che hanno il filtro “stesso sesso” spento, ed essendoci i like limitati (ogni 24 ore), si perde molto tempo.
Capita anche che una lesbica metta like a delle donne che ricambiano il like, ma solo perché sono donne etero che, per amicizia, aprono il filtro ad entrambi i generi.
Sicuramente però, nella modalità lesbica, è molto utile ad agganciare donne bisessuali curiose che mai si iscriverebbero ad app esplicitamente lesbiche.
Altro vantaggio: la modalità shuffle aiuta uomini gay e donne lesbiche a non perdere tempo e provare imbarazzo a contattare persone dello stesso sesso, omosessuali, ma non interessate. Cio’ succede e spesso nelle app luixlui o leixlei, in cui spesso, vuoi anche per l’omofobia interiorizzata, si è molto ostili e maleducati con persone che contattano ma non sono gradite.
Ti mostra gli amici comuni su fb con eventuali utenti che appaiono nello shuffle, e anche gli interessi comuni (ricavati dalle pagine a cui hai messo il like su fb).
esperienza donna etero femminile: ho provato l’app sia al nord che al sud. ho riscontrato da parte dell’uomo etero lo stesso grado di machismo. C’è colui che legge “solo amicizia” nella descrizione , e contatta solo per il gusto di “rimproverarti” perchè non stai usando il portale per il fine desiderato da lui (sesso). C’è chi invece ha avuto l’intelligenza di mettere una foto che dichiara i suoi interessi (il metallaro, il musicista, il teatrante, il buddhista) e quindi viene ” likeato” da persona con interessi simili, e il dialogo si spinge molto verso gli interessi comuni.
Al sud non è molto conosciuta o usata, quindi ho avuto modo di parlare con meridionali che erano lì in vacanza ma studiano o lavorano al nord da anni, e per questo conoscevano l’app.
Alcuni la usano per amicizie, in quanto si sono trasferiti da poco o vogliono trovare comitiva in luoghi di villeggiatura.
esperienza donna lesbica femminile: questa modalità è molto “likeata” dalle lesbiche evidenti e dichiarate. Ho notato che il machismo con cui si approcciano non è inferiore a quello dei maschi etero. Pretesa di foto, da davanti, da dietro, etc etc. A questo si aggiunge il terrore che tu sia un uomo etero nerd e pippaiolo che si finge lella giusto per trollaggio o fetish, e quindi la richiesta insistente di una traccia audio o di un contatto telefonico.
Poi vi sono le femminili, le “curiose“, che sono li per trasgressione sessuale o per sperimentarsi come lelle. Si perde molto tempo a far loro ammettere che hanno messo il filtro donna non per amicizia ma per bisessualità, e, sarà che io sono li per l’articolo e non in quanto donna e lesbica, io questo tempo e pazienza non ce l’ho.
Esperienza uomo etero, donna maschile etero, donna maschile lesbica: riscontrato poco interesse per queste categorie. I pochi like erano di uomini e donne orientali. Approfondirò questa mancanza di appiglio per l’androgino nelle prossime recensioni.

Tinder allegato 1: carrellata di tinderisti. Aggressività per l’iscritta per sola amicizia, insulti se la donna è sopra i 30 anni, qualche perplesso per le foto androgine, qualche slave arrapato…

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Tinder Allegato 2:  ecco due etero terrorizzati dalla possibilità che io possa essere “un trans” (una donna mtf o un uomo gay che si finge donna…sapessero che sono ftm ahaha)

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Tinder allegato 3: ecco un uomo che prova a valorizzare una donna che scrive nel profilo di essere batterista…ma lei gliele canta di santa ragione (lui in verde lago, lei in grigino).

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Tinder allegato 4: un altro tinderiano che chiede foto dettagliate…ma non si aspetta che anche la donna puo’ avere un approccio così fisico, ehehe

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Tinder allegato 5: non sei qui per sesso? e allora vattene!

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Tinder allegato 6: che bello, fumi la pipa? io i cannoni….

tinderrr

Tinder allegato 7: per finire (ultimo allegato da tinder “lui che si propone a lei”) con approccio sfottente

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Tinder allegato 8: Marco o Carlo?

tinder carlo
Tinder allegato 10: bisessuale narcisista che odia le etichette….prende male il mio coming out…

coglione - Copia

Tinder allegato 11: gay sincero

tinder gay

HAPPN
Happn è un’applicazione che, romanticamente, ti permette di conoscere le persone che “sfiori” nella vita reale, in treno, in metro, etc etc.
Puoi mostrarti “charmed” e, se loro accettano, iniziare a conversare con loro. Gli charm gratuiti sono però limitati. L’app è, in compenso, gratis per tutti, e puoi impostare l’iscrizione per vedere sia uomini che donne (ignorandone però l’orientamento sessuale). E’ connessa al tuo fb, ti mostra eventuali interessi comuni.
E’ molto meno usata di Tinder, ma anche meno spinta al sesso. Ho ricevuto pochi like, e sicuramente quei pochi nel profilo “femminile” e non in quelli androgini (uomo, donna maschile). Consiglierei quest’app a una donna etero che non vuole le pressioni e il bombardamento di contatti che invece avviene su Tinder o Meetic. La sconsiglio in generale alle persone LGBT
Happn allegato uno: si vergognano di dire che sono lì per sesso, e si incacchiano se tu sei lì per altro…

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Happn allegato due: trasferiamoci su facebook…mi attraggono le mascoline..
etero affascinati da mascoline

 

PLANETROMEO
Planet Romeo, al secolo Gay Romeo, è uno storico portale per uomini gay, bisessuali e T.
Ho conosciuto molti fidanzati gay e bisex quando “ero giovane“, tramite questo portale.
Permette di iscriverti come B, T, G o “non mi espongo“.
Ho provato il portale sia iscrivendomi come ragazzo bio con foto, sia ragazzo bio senza foto, sia ragazzo T con foto, sia ragazzo T senza foto (nella descrizione però spiegavo sempre).
L’interesse è alto, ormai sempre più persone sanno cosa è un ftm. Non viene mai chiesto se prendi o no ormoni. L’unica cosa che interessa (scimmiottando un po’ dinamiche mtf), è se sei o no operato, ma non nella speranza che tu lo sia: a volte anche nella speranza che tu non lo sia.
Se alcuni contatti avvengono lentamente, altri chiedono il primo incontro già a casa loro.
Mediamente però un ftm vuole un primo incontro di filtro, magari per capire se l’altro è attratto anche dal suo corpo dal vivo (a volte diverso dalle foto), o per chiarire la sua lontananza dall’immaginario trans come concepito nel mondo del sesso, o anche, banalmente, per essere sicuri che l’altro piaccia esteticamente.
Non dovete pensare che questo renda l’ftm “femminile” o comunque soggetto ad un imprinting prudente di chi è cresciuto come F. E’ una questione pratica: l’ftm di aspetto androgino (la persona T in generale) preferisce non vivere il rifiuto da parte di un uomo attratto dal suo genere (ma non dal suo sesso) e poi non vorrebbe esporsi a un pericolo (la forza fisica è quella che è, e poi vi è l’opinione diffusa del trans che nel sesso è carne da macello o oggetto di piacere).
Moltissimi ad avermi contattato tra ragazzi ftm gay o ragazze mtf che ancora vivono come ragazzo gay, sia per solidarietà che anche per provarci.
Frequenti anche uomini gay curiosi di provare l’ftm, non solo attivi.
Alcuni di loro si sono posti in modo morboso nelle loro domande e curiosità, ma non per malafede. Si è realmente sorpresi nell’appurare che l’ftm è fiero di sé e non si sente una brutta copia dell’uomo bio, non supplica chi lo clicca, nè lo ringrazia devoto per averlo preso in considerazione.
Rimane la paura (che non è solo relativa ai T) di contattare un attivista, la paura di essere aggiunti su facebook, la richiesta di discrezione (problemi già presenti in generale nei contatti luixlui e leixlei).In generale si respira, nelle descrizioni, un disprezzo per gli “effeminati” e un vanto per “L’insospettabilità”, quindi la virilità apparente.
Conclusioni: planet romeo è più che altro un portale, anche se ha un’app, ancora da perfezionare. Lo consiglierei ad un ftm perchè è maggiormente lento rispetto alle app, e non basato solo sull’estetica. Una persona ha il tempo di spiegare, mettendo il filtro T, cosa è, e di ftm ce ne sono già tanti, e mediamente l’utente sa cosa è.
Ai progettisti consiglierei di dividere mft ed ftm per maggiore fruizione: in molti mi hanno chiesto se indosso mutande di pizzo, pensando che fossi una trav o una trans😀
Un grande vantaggio è poter vedere i visitatori, e poter mandare impronte di gradimento, per un gioco di “sguardi” virtuali.
Allegato planet romeo: alcuni gay curiosi

Allegato 2: gli ftm piacciono…

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GRINDR:
E’ la più nota e famosa applicazione luixlui.
Ha il filtro “trans” (sempre non differenziato in ftm ed mtf) e una serie di altri filtri legati al ruolo sessuale. Ha il vantaggio di essere molto popolata. Ho trovato beneficio iscrivendomi con “ftm” direttamente nel nome. Molte domande, curiosità e interesse.
Vi è ovviamente una maggiore fretta nell’incontro, quindi incontri in giornata, con relativi bidoni molto frequenti.
Aprendo l’app dalla provincia meridionale, ho riscontrato che le persone LGBT mettevano la faccia e il nome come al nord. Ci tengo a dirlo perché da anni sento dire il contrario.
Allegati Grindr: curiosi e persone che non hanno capito quanto fiero di sé mediamente è un ftm.

 


SCRUFF:

Scruff è poco usato in Italia, pensato per l’uomo in tutte le sue sfaccettature, anche gender not conforming (trans, queer, drag), e anche il tuo interesse puo’ essere per una di queste categorie o piu di una. Puoi nascondere le visite ai profili, o dichiararle con un “woof“, che poi potrebbe essere ricambiato. Ottimo portale, che permette di visualizzare anche persone molto lontane, magari all’estero, queer, o drag, o magari ftm.
Allegato scruff: uno dei tanti utenti, che ha fatto del suo inestetismo il suo punto forte😀
scruff

WAPO:
Ex “bender”, quest’app è meno usata di grindr, ma ho riscontrato un discreto interesse per gli ftm. Ha meno filtri di scruff, solo per età e per ruolo. Nasconde le visite, a meno che tu non voglia lasciare un’impronta di gradimento, che pero’ puo’ vedere solo chi ha il profilo premium. Anche qui, volti e nomi quando ci si connette dalla provincia meridionale.
Allegato Wapo: alcuni ftm curiosi, ma ocio: l’ftm è li x scopare, mica per fare attivismo…


WAPA:
Ex “brenda”, è la relativa app femminile di wapo.
Non ha filtri, se non per età, a prova che le donne vengono visti come esseri romantici e asessuati che non possono desiderare di vedere solo le maschili, le femminili, o chi ha un ruolo predominante a letto.
Ho riscontrato che il meccanismo di contatto è totalmente etero-mimetico: nel mio profilo “donna femminile” ricevevo molto consenso da donne butch molto esuberanti, mentre quando avevo io il profilo donna maschile, non si batteva chiodo e dovevo io, “in modo molto stereotipato” corteggiare infinitamente” delle fighe di legno.
In pochi giorni mi sono capitate alcune stalkers, e, in modo opposto alle app lui x lui (dove è già tanto se non si sale in casa dopo 5 minuti dal contatto online), c’era gente che chiariva di “essere veg per un’eventuale convivenza futura” ahah.
Nomi e volti anche connettendosi in provincia e dal sud.
Conclusioni: app ottima per una lella o una curiosa. Dovrebbero migliorare i filtri.

GLEEDEN:
E’ un portale, con app annessa, molto particolare. E’ pensato per la donna “Milf“, sposata, che vuole trasgredire con qualcuno che lei sceglie. Ci si può registrare come M, F, omo, etero e bisex. E’ molto frequentata da uomini slave, e anche da uomini “trav“, quindi immagino anche da mistress.
E’ un portale che ho trovato interessante, sia per l’impostazione (poi non sempre rispettata dall’utenza), sia dal fatto che ho trovato un maggior numero di uomini non binari, sia in quanto praticanti di bdsm, sia bisessuali, sia di identità di genere non conforme. Successo sia come donna maschile che come donna femminile.

WHIRPL
E’ un’app “non binaria” e per appassionti del bdsm che nasceva con le migliori intenzioni. Puoi iscriverti come uomo, donna e una serie di tag di generi non binari, e anche il tuo gradimento puo’ essere legato a solo alcune di queste tag. Per un ftm è quindi facile selezionare chi ha flaggato la sua identità di genere. Nel mio caso ho scartato tutti coloro che avevano inserito “mi piacciono: ftm + donna” e ho invece dato la precedenza a chi aveva inserito “ftm + uomo bio“, ma un altro ftm potrebbe sentirsi più a suo agio con un eteroflessibile piuttosto che con un omoflessibile.
Purtroppo recentemente è stata tolta da Google Play e si accede su invito.


BADOO
Concludiamo con Badoo, che non ha bisogno di presentazioni (sia portale che app).
Ti puoi iscrivere anche come Bisex ed è gratis sia per uomini che per donne. Molto popolato da trav. Purtroppo è invadente e segnala la tua iscrizione ai tuoi amici Fb e a volte manda inviti automatici via mail ed altri mezzi ai tuoi conoscenti. Ho sgamato un mio collega con nome farlocco.
Le trav però non sono molto aperte verso gl ftm…

Allegato uno: trav cerca “uomo vero”

badoo trav

Questo articolo non ha bisogno di particolari conclusioni, perché una conclusione univoca non c’è: ci sono app più adatte ad un target, altre meno, ma quello che è sicuro è che nessuna è ancora adatta alle persone pansessuali e/o gender not conforming, e, nel caso lo sia, non ha avuto modo di diffondersi in Italia.
Spero di poter aggiornare presto l’articolo con nuove informazioni.

 

L’amico Ethan mi ha inoltrato un commento che pare sia stato rivolto, per vie traverse, in una lista a tema queer ma che di fatto è binaria, al mio precedente articolo.
L’articolo era la trasposizione per iscritto del mio intervento all’evento “pansessualità e bisessualità”, in cui si parlava degli orientamenti eteroaffettivi “non trans-escludenti, ovvero delle persone (lesbiche, uomini etero) attratte da donne che non escludono le trans mtf e delle persone (donne etero, uomini gay) attratte da uomini che non escludono i trans ftm.

A sentirsi urtati dal disquisire di questo non sono stati nè le donne etero, nè gli uomini etero, nè tantomeno le lesbiche (che si stanno mostrando molto aperte e interessate al mondo delle trans e del transfemminismo e translesbismo): la lamentela è ovviamente partita da un gay.

Mentre il mondo si evolve e ormai sempre di più gli attivisti omosessuali sono sensibili alle tematiche T, rimane uno zoccolo duro di giovani universitari devoti ai vecchi attivisti, in un rapporto di devozione tutto maschile cis, in cui si organizzano simposi culturali che strizzano l’occhio a quel mondo antico tanto rimpianto in cui l’omosessualità era lecita ma la misoginia dilagava ed era data per scontata.

Ecco il commento:

Questo articolo è un capolavoro. È l’incarnazione letterale dell’espressione: “discutere del sesso degli angeli”. I protagonisti, infatti, sono talmente angeli da lasciare i corpi in secondo piano, gli antagonisti sono diabolici gay discriminanti. Dal momento che non vogliono darlo a chi tra le gambe ha una vagina, ecco che stanno discriminando perché troppo legati al carnale (e la carne, si sa, è Regno di Satana).
Far notare che nel frattempo le prostitute transessuali vengono ammazzate, che in Italia non c’è la piccola soluzione, e che il matrimonio gay ce lo scordiamo ancora per dieci anni sarebbe veramente triviale, stupido e piccolo borghese. Di conseguenza, di fronte a tali raffinate questioni io mi ritiro a leggere Ockham e mi taccio.

Divertiamoci a fare l’analisi del testo, come fosse una poesia di Cecco Angiolieri

Questo articolo è un capolavoro (sarcasmo).
È l’incarnazione letterale dell’espressione: “discutere del sesso degli angeli” (ovviamente se si parla di trans si parla di sesso degli angeli e di cose inutili, inutili ad un gay che sente e pretende come unica tematica quella degli uomini biologici attratti dagli uomini biologici e trova superfluo il partare di altro).
I protagonisti, infatti, sono talmente angeli da lasciare i corpi in secondo piano, (l’analfabeta funzionale deve essersi perso il passo in cui si diceva che un’attrazione per un corpo androgino non è affatto asessuata, e che percepirla come tale significa screditare, in modo “pacatamente” transfobo, chi è attratto dall’androginia, e anche la bellezza stessa delle persone androgine e gender not conforming, che secondo questi binari non possono essere oggetto di desiderio, non tanto per se stessi, cosa che sarebbe comprensibile, ma neanche per altri)
gli antagonisti sono diabolici gay discriminanti.(in realtà il lettore distratto non si è accorto che si parla anche di ftm gay, o di gay in coppia con ftm, ma ovviamente per lui nessuno di questi due casi è un “gay“. si tratta ovviamente in un caso di una donna etero, nell’altro di un uomo etero, quindi il cattivo gay è quello che schecca e scappa quando sente la parola “vagiaaaina”!!!)
Dal momento che non vogliono darlo a chi tra le gambe ha una vagina,
(il gay che scrive mette talmente tanto al centro il suo pene, che è davvero convinto che tutta letteratura pansessuale e dedicata agli orientamenti non binari sia tutta una macchinazione atta a convincere gli omosessuali attratti solo dal fallo, quindi una parte degli omosessuali, a “dare” l’uccello a chi ha la vagina, magari con una bella penetrazione vaginale, essendo loro poco fantasiosi per comprendere i tanti modi in cui un uomo ftm puo’ dare e provare piacere…)
ecco che stanno discriminando perché troppo legati al carnale (e la carne, si sa, è Regno di Satana).(deve essersi perso la parte in cui si diceva che l’attrazione che i partner delle persone T provano per le persone T è tutt’altro che platonica)
Far notare che nel frattempo le prostitute transessuali vengono ammazzate,(a parte l’uso della vetero-parola transessuale in luogo di transgender, ecco il momento del benaltrismo, scommetto che lui impiega il 90% del tempo del suo attivismo a salvare le trans dal femminicidio)
che in Italia non c’è la piccola soluzione, (a parte che l’attivismo T non usa da un decennio il concetto di “piccola soluzione”…se seguisse il blog o le attività dell’associazione che ha proposto l’evento relativo all’intervento contestato saprebbe che si è estremamente sensibile alla rettifica anagrafica delle persone non medicalizzate)
e che il matrimonio gay ce lo scordiamo ancora per dieci anni (quindi si deve parlare sempre dei gay cisgender e dei loro problemi?)
sarebbe veramente triviale, stupido e piccolo borghese. (come se l’autore del blog fosse un punkabbestia comunista che taccia tutti d’esser borghesi)
Di conseguenza, di fronte a tali raffinate questioni (che non ha l’intelligenza di capire) io mi ritiro a leggere Ockham e mi taccio (appunto, se consideri superfluo questo articolo e la sua tematica, perché sei venuto a rompere i coglioni?).

Probabilmente questi sono quelli che considerano di cattivo gusto l’etero medio e buzzurro che dice “ahò, come se fà a prendere er cazzo, a me fa specie”.
Non hanno torto a definire omofobo questo eterello, ma poi loro stessi scheccano schifando la vagina (questo però non viene visto come misogino o “eterofobo”, perchè alle minoranze si perdona tutto….)
http://www.mirror.co.uk/news/world-news/its-like-partially-deflated-balloon-7210095

Concludendo….Tutto questo ha senso precisarlo se l’articolo fosse rivolto a criticare chi ha un orientamento binario e non a parlare di chi invece ha orientamenti non binari.

E anche se fosse, come mai si sentono così tanto toccati i gay? e non le lesbiche, i e le etero?
Quale tematica smuove in alcuni gay il fatto che un ftm gay possa essere oggetto di attrazione per un gay cisgender? Cosa lo disturba nel fatto che ciò succeda? Paura della competizione?

Forse dovrei evitare di rispondere agli imbecilli che vogliono rimanere anonimi, oppure agli anonimi che vogliono rimanere imbecilli…