Laura e Nathan presentano “Questo libro è gay” di Juno Dawson in Pride Week

Una guida per parlare di orientamento sessuale e identità di genere, per raccontare la comunità LGBTIQ+ con testimonianze, storie e un pizzico di british humor. In “Questo libro è gay” Juno Dawson parla chiaro: non ci saranno più segreti, né peli sulla lingua.

Questo libro è gay

Tante grandi domande con altrettante grandi risposte:
⛔- si può sconfiggere il bullismo omo/transfobico?
🙏- perché molte persone religiose discriminano la comunità LGBTIQ+? Qual è la risposta all’odio?
⏳- quali stereotipi condizionano la nostra vita quotidianamente?
📢 – coming out: perché non dev’essere uguale per tutt*

Ne parliamo con:
– Nathan, autore del Progetto Genderqueer 2.0 e presidente onorario del circolo culturale TBIGL+ Rizzo Lari (ex Harvey Milk), vignettista per Il Simposio

– Laura, responsabile gruppo auto mutuo aiuto del progetto “Identità di genere” del Circolo Culturale tbigl+ Rizzo Lari ex Harvey Milk Milano

Modera: Gianni Geraci per Il Guado, gruppo di riflessione su fede e omosessualità.

Venite a conoscere il libro e a dirci la vostra! 🏳‍🌈😍
Venerdì 21 Giugno, ore 18,
presso Il Guado, Via Soperga 36, Milano

Locandina di Sam Mera

Evento facebook

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Nathan e Josephine Signorelli all’Alessandria Pride e all’Inchiostro Festival

Parteciperò alla presentazione di “Romanzo Esplicito di Fumetti Brutti” della fumettista Josephine Signorelli (FumettiBrutti), che sarà presente insieme a me, a Lavinia Caradonna e Andrea Musso.
L’evento, promosso dall’Inchiostro Festival 2019 del 2 Giugno ad Alessandria, fa parte dell’Alessandria Pride Week

L’appuntamento è il 2 giugno, ore 15.00
Sala degl Affreschi, Chiostro di Santa Maria di Castello (Alessandria), come da programma del festival

fumetti brutti

Josephine Yole Signorelli, classe 1991, catanese ma attualmente vive a Bologna, troppo carina per finire in prigione e quando la chiamano artista risponde: “sono solo una perdente </3”. La sua pagina, Fumettibrutti, è stata una delle next big thing del mondo del webcomic in questo 2017 (tanto da arrivare alla candidatura immediata ai Premi Micheluzzi). La neonata collana di Feltrinelli Comics, curata da Tito Faraci, sta per lanciare il suo primo lavoro stampato per la grande distribuzione.

Nathan

Lavinia Michela Caradonna nasce nel 1989. Quando legge fumetti ne blatera curando Plutocratica Sicumera (www.plutocraticasicumera.it), un progetto composto da un sito e una newsletter, e conducendo per Querty.it il podcast Tizzoni d’inferno insieme a Tito Faraci. Quando non legge fumetti, invece, si occupa di editoria libraria e comunicazione digitale. Milano è l’unico posto al mondo in cui vuole vivere.

Andrea Musso è illustratore freelance, appassionato di moto, snowboard e gatti. Dopo il liceo artistico si iscrive allo IED di Milano. In seguito lavora in diverse agenzie pubblicitarie e con molte case editrici come freelance.
Ha lavorato per grandi brand come Unilever, Mentadent, Sammontana, Mulino Bianco e segue il progetto artistico personale Music on my Moleskine.
Collabora in progetti di editoria per bambini come la recente serie del Gatto Killer ed è cofondatore di Inchiostro Festival, evento giunto alla VI edizione dedicato al mondo dell’illustrazione e dei suoi autori e protagonisti.

Calendario-eventi-AL-pride

 

Evento facebook

Dal sito è disponibile il programma:
Questo è il post di presentazione del festival su Instagram con la locandina ufficiale che include tutti gli artisti ospiti:

 

 

Visite e dispositivi penetrativi, salute, sessi e generi

Dai corpi femminili ci si aspetta “agio” rispetto alle pratiche penetrative medicali e non. Dai corpi maschili ci si aspetta disagio, soprattutto se si tratta di maschi etero. Questa disuguaglianza tutela o no la salute delle persone?

colonscopia uomo

Questo articolo è stato ispirato dalla notizia del politico, maschio eterosessuale, che, per giustificare l’iva al 22% (come i beni di lusso) per gli assorbenti, ha consigliato alle donne di infilarsi la coppetta mestruale o tuttalpiù usare i pannolini lavabili.

Premetto che ci sarebbero tante cose da dire sulla notizia: sul fatto che ogni politico che ha parlato di agevolazioni per gli assorbenti è stato deriso, che gli stessi che inneggiano all’ecologia poi sfottano Greta, che a proporre il tutto sia un maschio etero, e che magari i pannolini lavabili dovrebbero lavarli ogni sera i mariti/compagni.

coppetta fecale

Non sono gli aspetti su cui mi soffermerò: voglio soffermarmi sul fatto che i corpi umani siano fatti di cavità, sia quelli femminili, che quelli maschili.
Sono però i corpi xx quelli da cui viene atteso un “agio” con la penetratività/ispezionabilità delle parti del corpo cave, e non solo per pratiche salvavita.

Ad esempio, si fa grande promozione della coppetta mestruale, e sicuramente ci sono motivazioni ecologiche, e magari anche di risparmio economico, ma se ogni volta si precisa che non è consigliato alle vergini, alle suore, alle testimoni di geova e via dicendo, le si “consiglia” a coloro che fanno un uso sessuale passivo della vagina. Il sottotesto è che “dove entra un cazzo, perché non altro?“. Questo però è un aspetto che trascura molte cose: la prima è che il rapporto vaginale passivo dura il tempo di procurare piacere, e quindi è cosa ben diversa dal portarsi un corpo estraneo dentro il corpo per la città, tra l’altro con una forma diversa da quella di un pene, una forma semisferica che spinge verso i lati. Un maschio lo farebbe mai?
Per carità, io so che molte persone xx la trovano comoda, economica, ecologica, e non vuole essere una crociata “contro” la coppetta mestruale, anzi.
So che il 99% dei commenti al post saranno fuoritema e saranno elogi alla coppetta, ma se accadrà vuol dire che non è chiaro il punto della critica che voglio porre.
Anche in pratica direi affatto “salvavita”, si dà per scontata la penetrazione del corpo femminile, come naturale, soprattutto da parte di donne che sono sessualmente “attive” tramite rapporti in cui la vagina viene penetrata (donne etero, donne non etero che usano dildi…).

visita ginecologica uomo

Ci sono molte pratiche penetrative salvavita: colonscopie, rettoscopie, ma tutti sappiamo quante sceneggiate mediamente fa l’uomo etero prima di sottoporsi a queste pratiche, a volte mettendo in mezzo anche il fatto che è etero e che non si farebbe mai penetrare (neanche da un medico per un controllo, o da un dispositivo per un esame).
Se si pensa alla banale supposta, che, scavalcando il fegato, fa arrivare dritto agli organi il principio attivo, esse vengono maggiormente prescritte alle donne, spesso testimonial il pubblicità televisive di supposte…
Si pensa, quindi, che la donna sia maggiormente a suo agio con tutto ciò che “penetra” il corpo (non solo in vagina).
I medici devono combattere contro l’ignoranza sessista che fa si che i “maschi” non vogliano ispezionare e porre a controlli le “cavità” del corpo.

visita ginecologica

Infatti, sono molto, ma molto, più diffuse le campagne per la prevenzione di malattie ai genitali femminili, controlli che richiedono penetrazioni vaginali, ma anche il corpo maschile avrebbe bisogno, periodicamente, di controlli che richiedono ispezioni alle cavità (prostata, etc etc), solo che queste pratiche sono molto meno promosse.
So che andrologi, gastroenterologi, vorrebbero che i pazienti maschi si liberassero di questi pregiudizi, atto che a molti salverebbe la vita, o farebbe arrivare molto prima a diagnosticare malattie, tuttavia quanto si fa non è abbastanza.

colonscopia (2)

Tempo fa, su un social parlai di quanto gli ftm fossero restii a pratiche di ispezione corporea che richiedono la penetrazione. Molte donne biologiche, anche etero, anche “attive” sessualmente tramite penetrazione della loro vagina, hanno confessato che anche loro trovano sgradevoli le visite ginecologiche, e che il fatto di trovare piacevole un rapporto vaginale in cui vengono penetrate da dita, pene, o altro, non significa automaticamente che gradiscono le visite ginecologiche.
Molte di loro le fanno periodicamente anche in quanto madri, o future madri: entrano in un loop di visite “necessarie” a processi che poi portano a gravidanza, parto, profilassi varie, etc etc.
Ne rimangono tagliati e tagliate fuori donne lesbiche, ftm , persone non binary di biologia xx.
A volte penso che il problema, la ritrosia delle persone xx di identità di genere “non femminile” non sia solo la disforia coi genitali, ma anche un approccio “maschile” alle ispezioni corporee. Hanno assorbito lo stereotipo del maschio che, di fronte ad una visita in cui verrà penetrato, fa scenate, e quindi non vogliono sentirsi da meno.
Perché in un caso di parla di “disforia” (uomini t, xx non binary) e in un caso di legittimo fastidio (uomo etero)?

coppetta mestruale

Se non fosse ancora chiaro che questo non è un articolo “contro” la coppetta mestruale  e il suo utilizzo, concludo dicendo che quando le donne hanno risposto al politico pentastellato che, con nonchalance, consigliava la coppetta, dicendo di “mettersela nel culo lui”, i social sono impazziti: uomini (presumo etero), chiarivano che giammai avrebbero messo qualcosa nel “culo”, e che la sola idea era ridicola, “perché” non erano donne o gay.
Del resto, se non erro, anche da un gay ci si aspetta maggiormente che “non faccia storie” per rettoscopie e supposte.
Quindi, si torna alla mia triste teoria: ci si aspetta che chi si fa penetrare per piacere sessuale, deve poi farlo “senza troppe storie” per ragioni sanitarie.
Gli altri, invece no, o solo per ragioni “salvavita”, e a volte neanche in quei casi.

Rimane che il corpo xx è sempre territorio di “caccia”, anche per la medicina. Non sono lontani gli anni in cui veniva curata l’isteria, con metodi penetrativi.
Il poco garbo degli operatori rimane ancora, e lo testimonia il disagio che riportano molte persone xx pazienti, che non si sono sentite comprese e accompagnate in una visita “invasiva” rispetto ai propri genitali.
Professioniste come Marina rimangono un’eccezione.

Penetrativa suppostatermometro in culo

Cosa chiedo in questo post? Che i corpi delle donne siano meno “penetrati” per ragioni di salute? no di certo.
Che si dia meno per scontato che le persone “sessualmente passive” siano a proprio agio con l’ispezione delle cavità del corpo? ecco, questo si.
Che si facciano campagne di sensibilizzazione dell’uomo biologico verso gli esami “penetrativi” e le profilassi? Di certo anche questo.
In sostanza, chiedo che il binarismo dei ruoli di genere lasci la medicina.
Ci sono differenze fisiche, questo è sicuro, ma non sovraccarichiamole di dati culturali e sociali.

Gastrologist. Doctor's office

 

Le Iene, Luxuria, e la rappresentazione delle persone transgender

Come attivista transgender che ha a cuore il tema della rappresentazione T nell’immaginario collettivo e tramite i media , e come persona che ha scritto sull’inclusione delle persone transgender nelle app e siti di dating, non posso tacere su quanto avvenuto durante una recentissima puntata del programma televisivo “Le Iene”, che ha messo in scena le (dis)avventure di una donna transgender all’interno del portale Tinder, con un approccio morboso fin dal titolo della candid camera.

tindermen luxuria iene

La trasmissione ha coinvolto Vladimir Luxuria, donna transgender che non ha bisogno di presentazione.

Si inizia con una “candid camera” che ha come protagonista proprio Luxuria, coinvolta da una “Iena”, scelta donna per rendere il tutto più alla Sex and the City, anche se non c’è alcuna solidarietà tra donne, e la trivialità, come leggerete, rimane quella dei suoi colleghi maschi.

Tinder e sorpresa” e l’iscrizione di Luxuria al portale

Dopo un’introduzione, totalmente gratuita, dove viene ricordato che Luxuria “all’anagrafe è Vladimiro Guadagno” in sovraimpressione appare un titolo pecoreccio: “Tinder e sorpresa”, che, alludendo all’assonanza con l’omonimo uovo di pasqua, anticipa la candid: Luxuria si iscriverà su Tinder riservando la “sorpresa” del genitale maschile ai gentlemen che la contatteranno.

Dopo un’intelligente riflessione di Vlady sul diritto di iscriversi come “trans” (anche se in realtà sarebbe meglio poter inserire “donna transgender” e “uomo transgender” come categorie distinte tra loro), le mie speranze che la candid prendesse una piega brillante sono state deluse.
Nel profilo Tinder appena creato Luxuria viene descritta come donna con una “marcia” in più, tra tanti risolini della iena, la quale chiarisce che stanno arrivando tante richieste di uomini interessati a “quella cosina lì”.

Alle chat di questi uomini, che dicono di “Non mettersi paletti”, la Iena risponde con squallide battute sui “paletti”, con allusioni falliche, chiarendo che presto saranno “cazzi” loro in senso letterale.

I tre “tindermen” e gli incontri a telecamera nascosta…

Tra i tanti avventori, lo staff del programma ne sceglie tre. La iena precisa che i tre tindermen non immaginano “il sorpresone”, e aggiunge che “troveranno pane per i loro denti: la baguette”.

Il primo tinderman chiarisce di essere bisessuale, slave e di ruolo sessuale attivo (finemente, dice di non aver mai “preso il cazzo”). La voce fuoricampo della iena chiede se si farà trivellare, mentre inizia, agevolata dalle richieste della regìa, una scena di feticismo dei piedi e una in cui lo slave fa le pulizie posizionato alla pecorina. La iena invita poi Vlady a chiedergli di toccarsi e di fare “l’elicottero col pisello”.

Il secondo la riconosce, chiarisce che a lui piacciono “le donne” (mostrando una tale transfobia da non volerla neanche baciare in guancia).
Mentre Luxuria fa una battuta sulle patatine fritte per rompere la tensione, la voce fuoricampo della Iena pronuncia una battuta sull’avere una “trave tra le gambe”.
Luxuria gli fa i complimenti per essere stato un gentiluomo e non averle mandato foto hard, ma l’uomo rivela che il motivo è che ha i genitali piccoli.
La scenetta finisce con la iena che dice che il tindermanha preferito il due di picche all’asso di bastoni“.

Il terzo, riconosce Luxuria, e immediatamente la iena, sottolineando la complicità “tra maschi” che secondo la sua visione transfobica si è creata tra i due, dice che “battono il cinque come due camionisti in trattoria“. Anche lui spiega che essendo etero non può eccitarsi con lei. Vengono usate parole come “donna-donna“.
Il tinderman si mostra sensibile più dello staff della trasmissione, chiamando Vlady con una perifrasi politically correct: “non nata donna“.
Vlady e l’uomo bevono vino, e la iena suggerisce a Luxuria di dire che il vino “glielo sta facendo diventare corposo”. I doppi sensi della voce fuoricampo continuano con “sfondarlo”, “div-ano”, “buco nero”, “fargli prendere la mazza”. La iena sottolinea il solito cliché dell’uomo etero che “tiene il culo ben attaccato al divano”.
Il tinderman, alle proposte insistenti di Luxuria, pilotate dallo staff del programma, le chiede se lei si sentirebbe imbarazzata se una donna (da cui lei non è attratta) insistesse così tanto con lei.
Parte poi una “virile” partita a biliardo, con una carrellata di battute su “palle piene”, “palle ruvide, palle di lui e di lei, e posizioni allusive a schiena piegata durante la partita.
L’apoteosi trash si ha quando lei è in bagno e lui si mette allegramente le dita nel naso

La cosa incredibile è che l’unico viso oscurato è quello del tinderman attratto dalle donne transgender, e che quindi deve essere “tutelato” in quanto fautore di qualcosa di moralmente riprovevole: non oscurati i volti di chi disconosce le donne transgender come donne, o addirittura esplora le sue narici.

Vladimir-Luxuria-alle-Iene

Finale con intervista squallida

Segue un’intervista “a bruciapelo”, in cui Luxuria viene sottoposta a domande morbose su “palle e cazzo”, e addirittura a gare di lunghezza del pene: l’intervistatore, ad un certo punto, le chiede le dimensioni dei genitali in uno squallido discorso da caserma “tra maschi”, in cui l’intervistatore precisa di averlo lungo 19 centimetri.

Tutte le domande sono di natura sessuale e ricostruiscono una visione della persona transgender, da parte dell’intervistatore, come soggetto sessuale a disposizione del desiderio dell’uomo etero.
Ogni tentativo di argomentare, da parte di Luxuria, è stato censurato, tramite tagli evidenti nel montaggio, e dubito che la showgirl ne sia stata lieta.

Riconduzione alla biologia e ai ruoli da essa “previsti”

Stendendo un velo pietoso su tutto, e sul fatto che, ahimè, queste trasmissioni hanno ancora molti ascolti, mi chiedo perché l’unica versione di transgender che “buca” lo schermo è quella della transgender immaginata di ruolo attivo e che insiste con uomini etero che non la considerano “donna-donna.
Del resto, anche con gli uomini ftm gli unici presenti sui media sono quelli che usano la vagina nei film porno, o che rendono mediatica la loro gravidanza.

Si rileva quindi che la persona transgender che piace è quella che viene ricondotta ai genitali di nascita, oltre che al ruolo sessuale previsto, da stereotipo, per la sua biologia.

Premetto che non vi è in me nessun giudizio verso le persone transgender a proprio agio con la propria genitalità e che spaziano nei propri ruoli sessuali.
Inoltre, anche se non è il mio caso, non tutte le persone transgender si identificano totalmente nel genere simmetrico a quello atteso rispetto alla loro biologia: ho conosciuto diverse persone transgender eterosessuali che vivevano una continuità col loro passato omosessuale/drag, tornando talvolta a rivendicarlo identitariamente, come in passato ha fatto Luxuria.
Penso che ciò sia possibile, come insegna anche il bellissimo libro Stone Butch Blues, perché se l’orientamento sessuale prevede molte condizioni intermedie tra omo ed etero, è possibile che sia così anche per l’identità di genere.
Questo, però, non dovrebbe portare, di per sé, a rappresentazioni televisive squallide.

L’immaginario, i media e lo sguardo dell’uomo etero

Ho sempre avuto stima di Vladimir Luxuria, e, quando ero ancora molto giovane e “questiong” sulla mia identità di genere, osservavo lei in televisione, e le vedevo costruire un immaginario positivo, sostituendo la parola “transgender” alla parola “transessuale”, raggiungendo persone che l’attivismo non riesce a toccare, e sostituendosi al precedente immaginario che si aveva della persona trans: ignorante e addetta solo ed esclusivamente alla prostituzione.

Gli attivisti, però, riescono a malapena ad arrivare alle persone questioning che, tramite la nostra piccola fetta di visibilità politica, capiscono di non essere soli, mentre sono le trasmissioni come “Le Iene” che pilotano l’immaginario delle persone etero che chiacchierano accanto a me al bar, con cui lavoro, che mi osservano nei mezzi pubblici.
Per questo dovrebbe essere dato un maggiore spazio all’attivismo relativo all’immaginario “Mediatico” riguardo alle persone LGBT in generale e T in particolare, una rappresentazione tossica che ci riconduce sempre alla sessualità e alla genitalità relativa alla nostra biologia di nascita.

Qualcuno potrebbe pensare che in questa mia indignazione ci sia sessuofobia, ma il problema non è il fatto che si parli della sessualità delle persone transgender, altrimenti non avrei scritto delle “guide” per esploratori ftm dei portali di dating.
E’, piuttosto, il punto di vista che mi perplime: i media propongono sempre lo sguardo pruriginoso dell’uomo eterosessuale, mentre dovremmo tornare artefici della nostra sessualità.

Alla ricerca del Nord per la bussola Bisessuale, intervista ad Andrea Pennasilico

Già in passato questo blog ha intervistato attivisti ed attiviste bisessuali. Oggi intervistiamo Andrea Pennasilico, psicologo e attivista per la visibilità bisessuale. Con lui parleremo della presenza delle persone bisessuali nell’immaginario collettivo e dell’esigenza di creare una subcultura B.
Ho fatto molte domande scomode…allacciatevi le cinture…

Andrea Pennasilico Bisessuale

Andrea Pennasilico, ragazzo bisessuale dichiarato

Ciao Andrea, parlaci un po’ di te…

Ciao! Mi chiamo Andrea Pennasilico, ho 25 anni, sono uno psicologo e mi sto formando come psicoterapeuta sistemico-relazionale. Mi interesso al mondo LGBTQIA+ da diversi anni, oltre a mille altre cose come ad esempio la passione per film, serie tv e cartoni animati, che integro molto nel mio studio della rappresentazione nei media.

 

Che definizione dai al tuo orientamento erotico-affettivo? E perché hai scelto proprio questa definizione?

La definizione che ho scelto è bisessuale. Ci sono moltissime altre definizioni che potrebbero descrivere il mio orientamento più nello specifico, ma ho deciso di scegliere un termine ad ampio respiro e con una lunga storia alle spalle, dato che si sposa meglio col mio modo di vedere la comunità

 

Ti definisci un attivista bisessuale?

Ho uno strano rapporto col termine “attivista”: a volte mi appartiene, quando mi occupo di sensibilizzare e informare su temi centrali della comunità LGBTQIA+, altre volte la sento come una definizione più estranea, soprattutto misurandomi ad alcuni dei miei più cari amici attivisti che devolvono alla comunità un contributo molto più concreto e impegnato di quello che mi sento di fornire.

 

Quali le tue attività di attivismo online? e quali sul territorio?

Il mio attivismo online e sul territorio si rispecchiano molto. Entrambi si occupano soprattutto di informare e sensibilizzare le persone su temi troppo poco discussi, cercando al contempo di alleggerire il peso delle nostre battaglie più importanti con contenuti più leggeri e divertenti. Sul web lo facciamo attraverso la pagina Orgoglio Bisessuale, che condivide un misto di post di sensibilizzazione e di intrattenimento, mentre sul territorio stiamo organizzando incontri informativi su bifobia e poliamore (argomento molto sconosciuto e troppo spesso associato erroneamente alla bisessualità) in diverse associazioni LGBT in modo da combattere le discriminazioni interne alla comunità.

 

Logo orgoglio bi

Logo del gruppo Orgoglio Bisessuale

 

Perché c’è così tanto velatismo nel mondo delle persone sotto l’ombrello “bi” (alcune si dichiarano etero e alcune omo, oppure si dichiarano omo con gli omo ed etero con gli etero)? E da cosa dipende?

Il problema principale delle persone bisessuali è la mancanza di una comunità a cui fare affidamento. Alcuni studi che ho spulciato per scrivere la mia tesi di laurea riportavano che la percentuale di persone bisessuali nella popolazione (equivalente o superiore a quella di persone omosessuali) calava drasticamente se si andava a misurare all’interno delle associazioni LGBT: questo vuol dire che negli spazi che dovrebbero essere dedicati anche a loro le persone bisessuali non si sentono a proprio agio, principalmente a causa della bifobia interna alla comunità. Alcune decidono di adattarsi nascondendo la propria bisessualità mentre altre decidono di rimanere fuori dalle associazioni, ed entrambe le cose possono avere effetti negativi sulla salute mentale delle persone bisessuali, oltre a farne percepire poco la presenza nella comunità.

Un altro aspetto che spinge le persone bisessuali a rimanere “in the closet” è la mononormatività presente nella società, ovvero la presupposizione che chiunque si trovi davanti a noi sia necessariamente etero o gay. Spesso il coming out omosessuale viene dalla visibilità del proprio rapporto col partner, mentre il coming out da bisessuale non si può evincere da altro se non dalla presa di posizione della persona che ne rivendica il termine, altrimenti si verrà sempre considerati eterosessuali o al massimo omosessuali nel caso della presenza di un partner dello stesso genere.

 

Soffri maggiormente la bifobia da parte del mondo etero o da parte del mondo omosessuale?

Decisamente da parte delle persone omosessuali, perché solitamente la comunità eterosessuale tende a ignorarci direttamente, a dimenticarsi della nostra esistenza. Questo succede spesso anche nella comunità LGBT, ma almeno lì hanno una “B” nel nome che ogni tanto gli ricorda che ci siamo anche noi e per certi versi essere discriminati è preferibile all’essere invisibilizzati, perché almeno per discriminare qualcuno devi riconoscerne l’esistenza.

Secondo te qual è la radice della bifobia da parte del mondo dell’attivismo gay e lesbico?

Le teorie sono molte, ma quella che trovo più convincente è quella del Prof. Yoshino sul contratto epistemico della cancellazione bisessuale, in cui tra i vari motivi che spingono le persone monosessuali (ovvero etero e omo) a cancellare la bisessualità c’è la necessità di rimanere il più possibile separati tra loro. Essere accostati agli omosessuali è un pericolo per i moralismi del mondo etero ed essere accostati agli eterosessuali è un pericolo per le ideologie del mondo omo, la bisessualità ha la sfortuna di rappresentare un ponte tra le “due sponde” dove invece si desidera ci fosse un muro, dunque la scelta più comoda è di ignorare quel ponte e fingere tutti che il muro ci sia, che se un ragazzo bacia un ragazzo sarà inequivocabilmente gay, mentre se bacia una ragazza sarà inequivocabilmente etero senza spazio per ambiguità, incertezze o scale di grigi.

Secondo te è vero che l’uomo bi è maggiormente discriminato (o comunque in modo diverso)? e, se sì, perché?

L’uomo bisessuale è certamente più invisibilizzato rispetto alla donna bisessuale, che ha da un lato la fortuna di essere più rappresentata e dall’altro la sfortuna di essere pesantemente sessualizzata, specialmente dall’uomo etero. La donna bisessuale smette di essere invisibile quando la sua bisessualità diventa un motivo di eccitazione per l’uomo etero (rimanendo però sempre una “bisessualità performativa” finalizzata al soddisfare le fantasie sessuali maschili, mai una concreta e complessa attrazione verso più generi), mentre l’uomo bisessuale, non avendo alcuno scopo nella soddisfazione delle fantasie maschili (che in una società cis-etero-patriarcale come la nostra sono le uniche a cui viene attribuita importanza), semplicemente sparisce.

Chi sono i e le bisessuali iconiche tra i personaggi famosi e quali i principali riferimenti nell’attivismo storico e presente? Qualche nome italiano? E i personaggi storici?

Tra i principali riferimenti nell’attivismo storico non può che venirmi in mente Brenda Howard, considerata la “madre” del Pride per aver organizzato la parata di New York in occasione del primo anniversario dei moti di Stonewall, che si è poi evoluta nel Pride annuale che conosciamo oggi, mentre per l’attivismo presente di sicuro i personaggi che palesano maggiormente la propria bisessualità sono quelli che ci aiutano a contrastare di più l’invisibilità, mi vengono in mente personaggi della musica e dello spettacolo come Lady Gaga, Janelle Monae, Tessa Thompson, Alan Cumming. Nel contesto italiano i personaggi famosi dichiaratamente bisessuali si contano davvero sulle dita di una mano, spesso si preferisce evitare di etichettare la propria sessualità piuttosto che affrontare lo stigma legato alla bisessualità.

Per quanto riguarda i personaggi storici sembrerebbe quasi scontato elencare ogni singolo personaggio dell’antica Grecia e moltissimi dei personaggi Latini. Inoltre molti dei personaggi che sono diventati col tempo simboli della comunità omosessuale erano bisessuali, come Saffo, Walt Whitman, Eleanor Roosevelt e ovviamente Freddie Mercury.

A proposito di Freddie, recentemente c’è stata una polemica su Mercury: nel film lui stesso si definisce bisessuale in un episodio ricostruito storicamente e realmente accaduto, ma questo ha generato polemiche nell’attivismo gay: tu cosa ne pensi?

Per quanto io non approvi il modo in cui alcune persone della comunità gay si stiano scagliando in difesa dell’omosessualità di Freddie non posso dire che non lo capisca: per decenni i media hanno fatto bi-cancellazione e hanno creato l’illusione nel pubblico che Freddie fosse gay, rendendolo anche un simbolo importante della comunità. Dopo che l’immagine di Mercury come ambasciatore gay si è sedimentata posso immaginare che sia difficile accettare che si trattasse di un’imprecisione, specialmente se la cosa porta acqua al mulino di un orientamento che si ha difficoltà a riconoscere come legittimo e “meritevole” di una tale icona.

Quale o quali persone B sono i tuoi punti di riferimento?

Provo rispetto e ammirazione per qualunque persona che nel momento in cui si trovava sotto i riflettori ha avuto il coraggio di dire la temutissima parola con la B e non ha assecondato un mondo che ci vorrebbe nascosti o cancellati. In particolare rispetto immensamente Janelle Monae come artista e ritengo che il suo lavoro sia importantissimo nell’aiutarci a superare i ruoli di genere e i rigidi confini della sessualità, oltre ad essere deliziosamente intersezionale (occupandosi di etnia, genere, transgenderismi, orientamento e tanto altro).

Perché l’attivismo B fa fatica a svilupparsi sul territorio?

Alla bussola bisessuale manca un nord. Le associazioni LGBT ci ignorano o nei casi peggiori ci cacciano creando un ambiente per noi ostile, l’invisibilità sociale ci fa sentire come se fossimo aghi in un pagliaio (molti non sanno che le persone bisessuali sono il singolo gruppo più numeroso della comunità LGBT) e le associazioni B sono troppo poche e troppo poco conosciute.

I “finti B” quanto e come danneggiano il movimento B? parlo sia degli etero curiosi infiltrati che molestano le donne B nei gruppi protetti, ma anche tutte le persone che di fatto sono gay e lesbiche e preferiscono dire B.

Il concetto “finto B” danneggia estremamente il movimento bisessuale, ma a dir la verità ritengo che sia molto più una figura mitologica, uno spauracchio creato per rendere facile l’invalidazione di una persona nel momento in cui si dichiara bisessuale.

Gli uomini etero curiosi infiltrati che molestano le donne B non si fanno troppi problemi a dichiararsi eterosessuali nella mia esperienza che però è abbastanza limitata in proposito, mentre per quanto riguarda gay e lesbiche che preferiscono dire B non ritengo siano così comuni come si pensi: perché qualcuno dovrebbe preferire un’etichetta più invisibilizzata e più bistrattata? Al massimo penso che più che nascondere la propria omosessualità attraverso l’etichetta bi può succedere che qualcuno nel processo di scoprire la propria omosessualità creda davvero per un periodo di essere bisessuale per difficoltà di abbandonare l’eteronormatività che la società ci impone, ma anche lì penso che i casi siano molto minori rispetto a quanto si percepisce, specialmente visto che il concetto di “essere una fase” è uno degli stereotipi che ci colpisce di più.

 

Bi, pan, omoflex, eteroflex, puoi fare chiarezza su questi termini e anche sulle critiche che ricevono nel dibattito interno all’attivismo b?

Cercherò di essere chiaro e conciso, perché alcuni di questi termini creano dibattiti virtualmente infiniti:

Bisessualità
Essere attratti a persone di due o più generi. Alcuni non conoscendo questa definizione, che è la più diffusa e condivisa nella comunità, insinuano ingiustamente le persone bisessuali siano attratte solo dai generi binari o addirittura solo dalle persone cis, cosa assolutamente falsa.

Pansessualità
Essere attratti a persone di tutti i generi. La pansessualità ha una forte sovrapposizione con la bisessualità e per questo motivo alcuni la accusano di essere inutile o ridondante e di rinforzare cancellazioni e disinformazioni sulla bisessualità. La mia posizione sul tema è che la scelta delle proprie etichette è estremamente soggettiva e non è mai bello invalidare le definizioni altrui, questo a patto che per spiegare la pansessualità non si facciano paragoni errati con la bisessualità (ad esempio dire che le persone pan sono attratte anche da persone non binarie e trans, implicando che non sia così anche per le persone bisessuali).

Omoflessibilità ed Eteroflessibilità
Essere attratti quasi esclusivamente al proprio genere/ad un altro genere. Questi termini descrivono un tipo di attrazione in cui si rivedono molte persone e cadono comunque sotto l’ombrello Bi+ (non importa il tuo livello di attrazione ad un genere rispetto ad un altro, se sei attratt* da più di un genere puoi definirti bi), ma hanno dei grossi problemi nella semantica, dato che contribuiscono alla cancellazione bisessuale e rinforzano l’idea che la persona bisessuale sia in una certa percentuale etero e in una certa percentuale omo, concezione estremamente bifobica e mononormativa.

Parlaci della Scala Kinsey e del suo ideatore

Scala per misurare l’orientamento sessuale introdotta da uno dei più rivoluzionari studiosi della sessualità umana: Alfred Kinsey;  la scala va da 0 (esclusivamente eterosessuale) a 6 (esclusivamente omosessuale). Essa è il primo esempio di disposizione della sessualità su uno spettro piuttosto che su un binario ed ha un valore storico fondamentale. Tuttavia essa è superata, dal momento che è ancora intrisa in un binarismo di genere e tende a calcolare la sessualità in base alle esperienze piuttosto che in base alle attrazioni. Una delle mie aspirazioni è aggiornare la Scala Kinsey in modo da riferire alla dimensione del desiderio e includere le attrazioni ai generi non binari.

Come c’è una “subcultura” gay, una lesbica e una trans, esiste una subcultura B? e se non c’è, vale la pena crearla? E perché?

C’è una subcultura bi, con le sue piccole caratteristiche e i suoi simpatici luoghi comuni, come l’essere incapaci di decidersi su qualunque cosa, l’essere completamente catturati da ogni tipo di bellezza, l’essere incapaci di sedersi in modo “normale”, l’essere sempre imbarazzati e socialmente impediti ricorrendo spesso a gesti di circostanza come il pollice in su, il simbolo della pace o le pistole con le dita. Purtroppo al di là di queste piccole caratteristiche, non c’è ancora un’identità definita della cultura bi, soprattutto perché ci manca un’idea archetipica (che non afferisca a stereotipi bifobici) di bisessuale, anche grazie alla mancanza di rappresentazione mediatica e culturale. Ritengo che la formazione di una subcultura sia fondamentale per la costruzione di una comunità coesa.

L’attivismo B all’estero è maggiormente sviluppato oppure subisce gli stessi problemi dell’italia? Differenze tra Nord e Sud Italia?

All’estero le cose si stanno muovendo in una direzione positiva, grandi associazioni Bi stanno nascendo, viene fatta pressione politica e sociale per una maggiore inclusione e i risultati si iniziano a vedere. In Italia siamo in altissimo mare, ma ci stiamo impegnando per migliorare la situazione, insieme ad associazioni come BIT, BProud e Fuori dai Binari. Non saprei delineare sostanziali differenze tra nord e sud.

 

Cosa consigli ad una persona giovane che si scopre bisessuale?

Fai parte di una comunità molto più grande di quanto vogliano farti credere. Trovarci non è facilissimo, ma una volta che ci riesci rimarrai stupit* dalla bellezza e positività di questo grande insieme. Se hai difficoltà a trovare il tuo posto nel mondo scrivici a Orgoglio Bisessuale e faremo sempre il possibile per offrirti i consigli e il sostegno di cui hai bisogno.

 

Link di approfondimento

Pagine e associazioni B italiane:

Bibliografia:

(San Francisco Human Rights Commission) Bisexual invisibility: impacts and recommendations

(Kenji Yoshino) The epistemic contract of bisexual erasure

(Andrea Pennasilico) Gli Invisi li: bifobia, cancellazione e invisibilità bisessuale e il loro impatto sulla salute mentale

 

L’acceso dibattito sulle donne trans nello sport agonistico e i retroscena ideologici

Nonostante ci sia spesso malafede nel portare in ordine del giorno il tema delle persone transgender nello sport, l’unica soluzione è non censurare e provare insieme a definire delle linee guida sostenibili affinché non ci siano discriminazioni e disparità in nessun senso.

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La polemica sullo sport agonistico come grimaldello del femminismo “biologista”

Il dibattito sulla presenza delle persone transgender nello sport agonistico, uno dei pochi ambiti in cui la differenza prestazionale dovuta ai corpi ha un valore, è improvvisamente stato messo all’ordine del giorno tra gli argomenti di discussione riguardanti il movimento LGBT.

E’ un momento particolare della storia del movimento T, poiché si rivendica il diritto al riconoscimento sociale e legale della propria identità di genere, senza alcuna imposizione di intervento tramite ormoni e chirurgia.

Questa richiesta è stata fonte di grandi polemiche con un’area del movimento, principalmente popolata da femministe con un approccio “biologista” e che praticano il “negazionismo dell’identità di genere”(ovvero sostengono che esistono solo i sessi biologici e i ruoli di genere come costrutti sociali), le quali sostengono che il riconoscimento legale delle persone transgender cancellerebbe la differenza sessuale (tra i sessi biologici) e le tutele riservate a persone di sesso (biologico) femminile (questione che in realtà ha senso porre solo per la specificità britannica, a causa della loro impostazione giurisprudenziale, ma che ahimé sta inquinando il dibattito internazionale).
In questo universo di femministe (lesbiche e non) e gay tradizionalisti, esistono varie posizioni, più o meno moderate:
alcuni attaccano le persone non medicalizzate o semplicemente non operate, dicendo che esse non meritano un riconoscimento legale come appartenenti al genere d’elezione e vanno esclusi/e dagli spazi riservati alle persone del loro genere d’elezione;
altri, invece, rifiutano il riconoscimento di qualsiasi persona transgender (anche operata), sostendendo che il corpo di nascita e la socializzazione infantile abbiano un valore inalienabile, e che quindi gli spazi sociali o di riflessione divisi per genere siano destinati a chi quel genere lo ha vissuto dalla nascita e che dalla nascita ha determinate caratteristiche fisiche.

Era abbastanza prevedibile che, in un’epoca in cui sesso e genere dovrebbero essere irrilevanti in un sacco di contesti (dalle competizioni “sportive” nel gioco degli scacchi, in cui giocatori e giocatrici sono divisi per sesso a quasi tutti i contesti lavorativi che non richiedono forza fisica), l’attivismo legato a visioni “biologiste” cercasse di dare visibilità a quei pochi ambiti dove la differenza fisica ha ancora grande importanza: lo sport agonistico.

Sarebbe un errore censurare e zittire chi porta in ordine del giorno questo tema, che presenta degli irrisolti importanti e sui cui è possibile trovare una soluzione oggettiva e che permetta una competizione equa.

Rachel_McKinnon podio

L’episodio d’attualità che ha fatto scaturire il dibattito

La dottoressa Rachel McKinnon, donna trans medicalizzata e coi documenti rettificati, ha vinto i mondiali Master su pista di ciclismo.
La vittoria ha scatenato molte polemiche, sia da parte di altre cicliste, sia da parte del popolo della twittosfera, che hanno commentato la vittoria in modo critico nel migliore dei casi, con insulti a sfondo transfobico nel peggiore dei casi.
Penso che molte delle reazioni sianodi pancia e dovute all’estetica della ciclista, che ha un corpo androgino e attualmente porta i capelli corti.
La mia critica non va tanto ai contenuti della polemica, ovvero se sia una vittoria meritata o no (critica che comunque non dovrebbe essere rivolta a Rachel, ma al massimo alle associazioni sportive che l’hanno ammessa al campionato femminile secondo standard da loro approvati), ma, come sempre, ai toni di chi l’ha criticata.

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La reazione della tennista Martina Navrátilová

Ha preso parola sulla questione un’atleta di un’altra disciplina, il tennis, Martina Navrátilová, la quale vuole che sia approfondito il problema della presenza delle persone transgender negli sport agonistici, ed in particolare delle donne trans che competono con le donne biologiche nella categoria femminile.
Martina, una delle prime lesbiche a fare coming out nel mondo dello sport, è stata destituita dal ruolo di ambasciatrice e consigliera dell’organizzazione americana che si batte per gli sportivi Lgbt, Athlete Ally.

La causa di questa espulsione non risiede nella sua richiesta di una regolamentazione riguardo alla partecipazione delle donne trans nello sport agonistico femminile, bensì sulla transfobia di certe sue affermazioni:

“Non puoi soltanto dichiararti donna per poter competere con le donne. Bisogna avere certi standard. Avere un pene e gareggiare con le donne non è uno di questi. Un uomo può decidere di diventare donna, assumere ormoni come è richiesto dalle associazioni sportive, vincere tutto e allo stesso tempo guadagnare una fortuna, poi può cambiare di nuovo la sua decisione e tornare a fare figli se desidera. È insano e ingannevole. Sarei felice di incontrare una donna transgender, ma non di giocarci contro. Non sarebbe giusto.

Ridurre soltanto il livello di ormoni non risolve il problema. Un uomo sviluppa più muscolatura e più densità ossea, assieme a un più alto numero di globuli rossi, sin dalla nascita. L’allenamento allarga la forbice. Infatti se un maschio volesse eliminare ogni vantaggio fisico, dovrebbe iniziare un trattamento ormonale sin dalla pubertà. Per me questo è impensabile. Vorrei anche fare una critica distinzione tra transgender e transessuali. Questi ultimi hanno subito un intervento chirurgico e il passaggio è stato completo. Ma sono solo un piccolo numero”


Queste stesse parole potevano essere dette senza inserire questi elementi transfobici.
Il misgendering, ad esempio: si può fare riferimento al fatto che una donna transgender è di sesso biologico maschile senza per forza usare “un uomo” per descriverla.
Inoltre, se il problema è lo sviluppo osseo del corpo della donna trans precedente all’assunzione di estrogeni ed antiandrogeni, è incomprensibile questo riferimento al pene, che Martina fa in vari passaggi, sottolineando la possibile fertilità della donna trans, la reversibilità (la possibilità di tornare a vivere da “padre di famiglia”) e mostrandosi giudicante verso le persone transgender (parola che usa per descrivere le persone trans non operate), “salvando” invece le persone transessuali (parola che usa come sinonimo di “persona trans operata”).
Se il (possibile) problema è la densità ossea, a che serve il misgendering e l’attacco ai genitali?

Corregge il tiro, Martina, in questo comunicato sul suo sito, ribadendo che l’unica cosa che ha a cuore è l’equità nella competizione, ma avrebbe dovuto porre la questione sotto questi termini fin dall’inizio.

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Un argomento di cui è giusto parlare, ma attenzione alle strumentalizzazioni

Ci sarebbe tanto da dire sulla partecipazione delle persone transgender in un settore (necessariamente) binario come gli sport agonistici.
Alcune trans sottolineano che avere un’ossatura pesante quando hai una muscolatura indebolita dagli antiandrogeni ti rende fisicamente svantaggiata rispetto ad una donna biologica, ma sarebbero tante le cose da tenere presenti per fare una valutazione equa che permetta una competizione “sostenibile”.
La stessa Navrátilová precisa che “assumere ormoni come è richiesto dalle associazioni sportive” quindi l’allarmismo riguardante l’ingresso nello sport agonistico delle persone trans non medicalizzate è attualmente infondato, e serve solo a soffiare sul fuoco della polemica attorno alle leggi che permettono alle persone transgender non medicalizzate di essere socialmente e legalmente riconosciute con nome e genere d’elezione.
Legare questi due temi (l’inclusione negli sport agonistici e il riconoscimento legale) non ha senso, perché il riconoscere legalmente il genere d’elezione di una persona transgender non medicalizzata non costringerebbe le associazioni sportive a smettere di imporre l’assunzione di ormoni per gareggiare nella categoria inerente al proprio genere d’elezione. Mettere in discussione il riconoscimento legale è quindi, da parte degli attivisti “biologisti”, strumentale, visto che lo sport agonistico è davvero uno dei pochi contesti dove la differenza biologica ha un valore.

Da non sportivo e da non medicalizzato ammetto di conoscere poco gli attuali requisiti di ammissione delle sportive transgender nelle competizioni agonistiche, ma se questi requisiti vanno perfezionati, che lo si faccia. Esistono differenze molto forti, di peso, d’altezza, a volte legate a dati etnici, a volte no, che creano delle disparità anche tra persone “cisgender” (anche all’interno dello stesso sesso biologico), quindi basterebbe introdurre nuovi criteri (già presenti in alcuni sport) per cercare di riprodurre una competizione non discriminante in nessun senso.

 

Un lavoro di revisione sereno e razionale è possibile?

Mi chiedo, però, se questo lavoro possa essere fatto serenamente, visto il periodo di profonde tensioni tra comunità transgender e comunità lesbica. Questa revisione dei requisiti può essere davvero fatta in modo razionale e scientifico o, per forza di cose, verrà caricata di significati simbolici legati a dei macro-scontri che stanno infiammando il conflitto politico tra correnti con agende politiche praticamente opposte?

E mentre queste polemiche infiammano le nostre bacheche social, un po’ di ottimismo arriva dalla notizia relativa al Manuel, primo pugile transgender a disputare un match da professionista negli Stati Uniti e a vincerlo.

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Laboratorio per persone transgender non med e/o non binary: giovedì 21 febbraio a Milano

Nasce a Milano un laboratorio destinato alle persone transgender non med e/o non binary e il loro riconoscimento legale e sociale.
L’obiettivo è riflettere sui problemi che ci accomunano ed elaborare del materiale destinato ad informare della nostra condizione il contesto sanitario e il mondo del lavoro, oltre ad elaborare una legge che ci riconosca e ci includa, e a riflettere sulla difficoltà e credibilità dei nostri coming out, il nostro ingresso nell’immaginario collettivo e la nostra autodeterminazione.

non med non binary

Ci saranno 4 incontri nel 2019

1) “Non med e Non binary: entrare nell’immaginario e autodeterminarsi”

Una riflessione sulal difficoltà dei nostri coming out, spesso ignorati o derisi, sull’esigenza di ripeterli più e più volte alle stesse persone o contesti.
Si rifletterà sulla nostra esistenza nell’immaginario collettivo, e sulla nostra capacità di autodeterminarci, oltre che riflettere su un’eventuale “vergogna” relativa alla nostra condizione, dovuta proprio dal non esistere nell’immaginario collettivo.
data del primo incontro: giovedì 21 febbraio, ore 21.00
via Soperga 36 Milano, citofono guado, seminterrato scala a sinistra

2) “Non med e Non binary e sanità: abbiamo un corpo ma anche un’identità di genere”

Con l’aiuto di alcuni professionisti, tra cui la Dott.ssa Marina Cortese, elaboreremo del materiale informativo destinato ai contesti sanitari, che devono curare il nostro corpo, ma anche relazionarsi correttamente alla nostra identità di genere

3) “Non med e Non binary e professione: come essere riconosciuti sul posto di lavoro”

Una riflessione sui coming out ignorati e sminuiti a causa del non passing, e su come pretendere rispetto anche nel contesto lavorativo.
Ci aiuterà la dott.ssa Monica Romano, consulente del lavoro e attivista di Crisalide. Creeremo del materiale informativo sulla nostra condizione destinato ai datori di lavoro ed ai clienti.

4) “Non med e non binary: una legge che riconosca le nostre identità anche sui documenti”

Grazie all’aiuto di amici giuristi, proveremo a lavorare su un disegno di legge che includa le persone non med e non binary.
Potremo contare sull’esperienza della dott.ssa Laura Caruso, persona non med e attivista.

La grafica e parte dei contenuti sarà curata dall’attivista e grafico Sam Art.
Conduce il progetto, Nathan, autore di Progetto Genderqueer e presidente onorario del circolo Rizzo Lari

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Come si accede al laboratorio?

mandando una mail a presidenteonorario@milkmilano.com presentandosi in poche righe (dichiarando se si è transgender non med, non binary oppure una figura professionale interessata a contribuire ad uno dei temi proposti) e dicendo per quali motivi si desidera partecipare.

Chi sono le persone transgender “non med”?

Sono le persone transgender che compiono un percorso senza ricorrere alle modifiche farmacologiche

Chi sono le persone transgender “non binary”?

Sono le persone transgender con identità di genere non corrispondente a “uomo” o a “donna”

Le istanze

Le istanze delle persone “non med” e di quelle “non binary” meritano uno spazio di discussione interamente dedicato alle loro tematiche:
– esistiamo nell’immaginario collettivo?
– i nostri coming out vengono compresi o ignorati?
– il mondo della sanità si rapporta in modo corretto alle nostre istanze ed esigenze?
– il mondo del lavoro è capace di includerci rispettando la nostra identità di genere?
– come poter avere una legge che ci permetta di essere noi stessi sui documenti?
Finora l’assenza di spazi fisici dedicati ha causato l’impossibilità di discutere problemi e soluzioni tramite il confronto e il “partire da sé”, ma ciò adesso è possibile grazie all’associazione Rizzo Lari e al suo Progetto Identità di Genere.

Si tratta di un gruppo di autoaiuto? di un laboratorio? di un ciclo di eventi culturali?

No, in associazione esiste già un gruppo Ama su tematiche transgender (anche non med e non binary).
Il progetto “non med+non binary”, invece, avrà un approccio “operativo”:
partendo dalle nostre esigenze e storie di vita, lavoreremo insieme a dei documenti che ci permettano di comunicare la nostra condizione a persone con cui dobbiamo relazionarci per motivi sanitari, professionali o altro.
Ci saranno una serie di eventi tematici.
La regola del non giudizio e della segretezza rimangono, poiché ci saranno momenti di condivisione di esperienze e disavventure legate alla nostra condizione personale.

Che frequenza avrà il laboratorio? Saranno incontri a tema?

La cadenza è da decidere insieme. Gli incontri avranno temi monografici, volta per volta, partendo dal primo incontro, dedicato all’autodeterminazione, al coming out e alla condizione non med/non binary nell’immaginario collettivo.

Cosa succede tra un incontro e l’altro?

Si creeranno gruppi di lavoro per creare materiale divulgativo, opuscoli e manifesti, da condividere nei contesti dove ignorano la nostra condizione e le richieste di rispetto della nostra identità (sanità, professione, altro).
E ci sarà una mailing list per condividere idee ed esperienze. Infine, sarebbe bello parlare anche della situazione legislativa e pensare, insieme ad avvocati ed attivisti storici, a soluzioni che includano le persone non med e non binary.

Che approccio ha il gruppo?

Non ideologico, fortemente pratico e legato alla situazione italiana nella sua complessità
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